L’ennesima scoperta di una cura per il cancro

Secondo molte teorie del complotto le cure per il cancro esisterebbero già, oppure sarebbero dovute esistere già, solo che i poteri forti non vogliono che si diffonda o si scopra la cura per il cancro, altrimenti non si potrebbero più fare profitti con costose chemioterapie e radioterapie. I media sono collusi perché oscurerebbero le notizie.

Il discorso è tornato in auge dopo la recente scoperta di alcuni ricercatori ad Urbino, che avrebbero trovato un modo per combattere il cancro nella molecola del maltolo. Tale notizia è stata commentata così dagli ambienti dei social network e della condivisione facile, abbinandola a questa immagine:

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Notizia talmente censurata da essere presente su un GIORNALE.

Sui social network che potete bene immaginare, sono numerosi anche i commenti carichi di odio, sfiducia e accuse verso il mondo della ricerca, facendo riferimento ai soliti luoghi comuni e dando praticamente per scontato che questa scoperta verrà cassonata e così via.
La stessa immagine è esemplificativa, dando per scontato che i media censurerebbero tali notizie (ma non notate che si tratta di una foto di un giornale? Come autosbugiardarsi da soli al primo colpo) e insinuando che le case farmaceutiche faranno forse insabbiare il brevetto.

Sarebbe invece più utile pubblicare dettagli sulla ricerca come pubblicazione scientifica, ma questo alla ggente non importa e non lo vuole cercare, troppa fatica e richiederebbe conoscenze che stempererebbero gli animi (per la cronaca potete leggere qualcosa in inglese qui). Invece è molto più agevole il pensiero del gregge comune, l’acclamazione popolare, la folla che incita Barabba.
Lo stesso giornale usa un titolo un po’ sensazionalistico e che quindi potrebbe risultare fuorviante: difatti molti commentatori hanno inteso che è stata scoperta (l’ennesima) cura per il cancro, cioè si potrebbe procedere già da ora a terapie efficaci e ben scandagliate. E Big Pharma sicuramente si attiverà visto che da domani potrebbe crollare tutto il suo fatturato, no?

Andiamo a vedere cosa c’è scritto nell’intervista effettiva ai due ricercatori di Urbino. Effettivamente, a voler essere rigorosi, non si parla proprio della scoperta di una molecola che fa “suicidare le cellule malate”, bensì di studi riguardo molecole di maltolo opportunamente modificate che sarebbero in grado di alterare la conformazione della cromatina nelle cellule tumorali; con le giuste alterazioni si possono indurre processi come l’apoptosi (la “morte programmata”) della cellula. Tali studi hanno avuto dei riscontri positivi nei test in vitro, e dopo aver ricevuto sostegno in seguito alla pubblicazione su importanti riviste scientifiche, si stanno indirizzando verso i test in vivo. Ulteriori ricerche potranno sfruttare queste conoscenze per la produzione di nuovi tipi di farmaci da utilizzare nelle terapie anti-tumorali… e quindi sempre chemioterapia, si spera più efficace e con meno effetti collaterali, con buona pace di chi vede nelle case farmaceutiche (che finanzierebbero gli studi e brevetterebbero tali farmaci) e nella chemio il male nascosto.
Esemplare è questa frase citata dall’intervista:

«Tale meccanismo di azione, ad oggi mai osservato in molecole ad azione antineoplastica, è alla base per un potenziale sviluppo di molecole che possano sfruttare strategie alternative con cui bersagliare le cellule tumorali. Insomma, speriamo di poter sviluppare nuove armi con cui aggredire il cancro con le quali poter migliorare le attuali cure soprattutto per quei tipi di tumore ad oggi sprovvisti di terapia o derivanti da una recidiva.»

Avete letto bene, si parla di potenziale sviluppo, strategie alternative, speranze di poter sviluppare nuovi farmaci con cui migliorare le attuali cure. Si tratta insomma della consueta ricerca scientifica che parte da un’idea o da un’intuizione, ci lavora su e pianifica dei possibili sviluppi per poter giungere a possibili previsti risultati. Niente che giustifichi il sensazionalismo e il meschino complottismo con cui è stata accolta la notizia.
Io, quando lessi la notizia la prima volta, non rimasi folgorato dalla “splendida notizia”, perché già so che ogni volta che si parla di ricerca in abito di cure mediche, funziona così: un ricercatore annuncia un nuovo passo, un’intuizione, un abbozzo di progetto per quello che in futuro avrà una forma definita, magari anche solo una congettura che se confermata potrebbe portare a determinate conseguenze… i giornali, puntualmente, esordiscono con la folgorante rivelazione della “scoperta la cura per il male X”. Se ipotizzassi che il Lambrusco potrebbe in futuro essere utilizzato come carburante per razzi (esempio assurdo ma per rendere l’idea), verrebbe titolato che è stato inventato il nuovo mezzo di trasporto per atterrare su Marte.
D’altro canto, attira di più i lettori annunciare la scoperta improvvisa di una cura per qualcosa che affligge la popolazione (anche se non è scoperta né tantomeno improvvisa), piuttosto che discutere pacatamente di un percorso di ricerca. Si tratta di un trucco giornalistico, quello dell’esagerazione, molto becero e sfruttato spesso in numerosi ambiti.
Purtroppo coloro che alimentano questo circolo vizioso recepiscono solo il titolo a caratteri cubitali, assimilano poco o nulla del contenuto dell’articolo (che magari ridimensiona notevolmente la faccenda), non si sforzano minimamente di approfondire la tematica bensì si apprestano esclusivamente a condividere il link polemico su Facebook e a sbroccare verso entità generiche negative. In questo caso l’unica cosa capita è che è stata scoperta, come dal nulla, una molecola speciale, con cui far “suicidare” in fretta e senza tanti patemi il tumore, al posto della chemioterapia, e che quindi deve esserci il complotto dietro perché altrimenti chissà cosa. Beata ingenuità.

Naturalmente la sperimentazione di nuovi farmaci segue un iter rigoroso e non certo immediato. Su Galenotech per chi è interessato si può trovare un riassunto qui. Pertanto, difficilmente domani troveremo i nuovi flaconi belli e pronti per la lotta al cancro. Obiettare che ci debba essere per forza la lobby dietro le quinte che ritarda le ricerche è fortemente offensivo verso il mondo scientifico e verso questi due ricercatori con i loro studi.

Contemporaneamente alla “splendida notizia” è stata ripescata inoltre la vicenda, risalente al 2010 ma ripescata in alcuni blog, di Roberta Benetti, ricercatrice di Udine che avrebbe anche in questo caso scoperto la cura per il cancro che le lobby boicotterebbero. L’immagine che gira è la seguente, accompagnata da un breve testo ed ispirata ad articoli come questo:

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DIFFONDI IN RETE-
ROBERTA BENETTI, 37 ANNI.
ricercatrice (precaria), dell’Università di Udine, ha fatto, nel 2010, una scoperta da “premio Nobel”, per curare il cancro . Ha scoperto le molecole “mocroRna” in grado di bloccare la duplicazione delle cellule tumorali. Ecco le donne Italiane che ci piacciono ! Eppure talvolta i “media italiani” continuano a propinarci notizie spesso definite come “spazzatura”. 
Siamo proprio ridotti malissimo.

Naturalmente anche in questo caso abbiamo avuto il solito coro di proteste assurde, invettive verso il mondo della ricerca e pretese di aver capito tutto della vita da parte di gente con poco senso critico.
Tralasciamo l’errore di battitura (è micro-RNA), possiamo già notare che la prima inesattezza è che la Benetti non ha affatto scoperto il micro-RNA. Esso è stato scoperto nel 1993 da un team americano, qui l’articolo scientifico, e le sue correlazioni con il cancro sono state già intuite per condurre studi vari pubblicamente disponibili, in barba al presunto complotto. Lei, assieme al suo gruppo di ricerca, ha invece condotto uno studio (qua) in cui si evince che tali molecole possono essere coinvolte nell’attivazione di particolari fattori anti-tumorali presenti nelle cellule. La cosa è molto importante perché in precedenza, addirittura, era stato visto che i micro-RNA possono anzi favorire la proliferazione di cellule tumorali in alcuni casi.
Ciò significa anche che adesso non ha scoperto nessuna cura, bensì le basi biologiche con le quali potrà eventualmente prodotto in futuro un farmaco.

Le considerazioni qui sono le stesse di prima sul sensazionalismo, sul fideismo e sul gregge. I siti di controinformazione alternativa, così come l’articolo citato, si sono subito sbilanciati: la “scoperta” assicura che verranno eliminate chemio e radioterapia, i poteri forti di sicuro metteranno a tacere questa speranza preziosissima, eccetera. Ma si sbagliano date, procedimenti e caratteristiche della ricerca.

Che dire, la stessa Benelli ha risposto qui allo stesso blog smorzando i toni entusiastici («In termini di applicabilità terapeutica lo studio sul miR-335 è ancora molto lontano dalla clinica e nessuno di noi ricercatori si è mai permesso di affermare che possa SOSTITUIRE la chemioterapia.») e ribadendo il concetto anche qua dove smentisce Bernardoni che parla delle solite lobby dietro («[smentiamo] sensazionalismi giornalistici incontrollabili [che], in primis, non garantiscono il rispetto ai pazienti colpiti da queste terribile malattia.»). Le sarebbe bastato elencare, a Bernardoni, tutte le ricerche relative a cancro e micro-RNA presenti su PubMed, di modo da zittirlo. Tutti quelli che però si tapperanno le orecchie e continueranno a condividere e a sbroccare su fb, mancando fra l’altro di rispetto al prezioso lavoro della ricercatrice, invece, dubitiamo si zittiranno questa volta.

A voi le conclusioni.

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