Limiti dell’informazione libera

 

Spesso molte persone si affidano, per informarsi, a siti cosiddetti “alternativi” e di “libera informazione senza censure”, che citano come riferimento quando si diffondono teorie del complotto, pratiche non riconosciute dalla scienza, verità alternative e quant’altro. Così possono dar credito a quella che noi riteniamo una pseudoscienza, o a sostenere che “la medicina ufficiale non vuole che si sappia perché lederebbe i suoi interessi”, o a porre dubbi su questioni che nei media ufficiali non vengono citate, al contempo accusando giornali, notiziari televisivi e siti web politici di mentire o occultare determinati fatti.

Insomma di fondo la questione è sulla libera circolazione delle idee e delle informazioni, sulla libertà di comunicazione e di stampa, sull’informazione da fonti indipendenti. Qui c’è da dire che tutti costoro, dal semplice frequentatore del centro sociale al complottista più efferato, hanno effettivamente un motivo di avere ragione (anche se con una riserva che vedremo a breve): il mondo della stampa è una grossa cagnara, è incline alla distorsione sulla base delle idee personali di chi scrive, è facilmente manipolabile e sulla competenza di chi riporta le notizie non sempre c’è da esserne sicuri.

Non si tratta semplicemente di paura che sopraggiunga un nuovo regime hitleriano o staliniano a dire cosa devi scrivere (e se non lo fai arriva la polizia militare a manganellarti per bene): è questione del fatto che anche in un paese democratico, è facile che un giornale rifili tarallucci e vino confezionati per imbonire il lettore o compiacere un pezzo grosso (un editore, un imprenditore, un politico, una qualsiasi figura di spicco), o che rifili solo parte della verità, di modo da portare a conclusioni fuorvianti. Ciò accade perché i giornali qui da noi non si limitano a riportare dati e numeri, ma ci aggiungono anche le interpretazioni dei fatti.

Il principio fondamentale di chi contesta l’operato di questa stampa maggioritaria è che non si può essere veramente liberi se le cose vengono presentate diverse da come sono realmente, a quel punto non si è molto distanti dalla negazione del più elementare dei diritti. Qualora si controllasse il flusso di informazioni si sfocerebbe prima o poi verso il dispotismo.

Non si tratta del tutto di di fantasie, lo vediamo tutti i giorni da anni nel nostro paese: non c’è periodo senza il quale non vi sia neanche un episodio che venga strumentalizzato, rigirato per bene o “commentato da più punti di vista”, oppure che una notizia venga gonfiata a dismisura oltre il suo reale valore mentre un’altra venga snobbata come se avesse poco valore. Non accade naturalmente solo da noi: in America, per esempio, sul fronte repubblicano per attaccare Obama in campagna elettorale si insinuò che fosse un islamista in incognito, mentre i democratici dal canto loro non facevano che favoleggiare di incredibili successi raggiunti non si sa bene dove né quando.

Non intendo impelagarmi nella situazione in Siria, in Iran, in Cina o peggio ancora in Corea del Nord.

Su Malainformazione.it ci sono dei comodi riassunti sulle tipiche mistificazioni che la stampa può adoperare NON per informare, ma per far passare un messaggio, cioè fare propaganda.

Ma ora lasciamo da parte questi esempi, che rischiano di sfociare nel discorso politico, e torniamo a chi “contesta” tutto questo.

Essi, sfiduciati e privi di alcuna considerazione per la stampa “ufficiale”, sono soliti invece affidarsi alla stampa “alternativa”, che nella loro ottica (ingenua) dovrebbe compensare i difetti dei media d’alto rango diffondendo ciò che questi distorcerebbero (o peggio censurerebbero).
Ed ecco un fiorire di siti web più o meno “di cronaca”, spesso facendo riferimento alla disinformazione, al non avere censure, al dover “resistere” a qualche potere forte che sfrutta la nostra ignoranza, al trattare argomenti “di confine”, alla consapevolezza delle persone comune che certe cose non le sanno; nei casi peggiori definiscono marcia la scienza, oppure riprendono teorie nate in ambito new age e accompagnate da linguaggio pseudoscientifico (supercazzole) e magari da prodotti in vendita.

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Siti attorno i quali orbita una costellazione di blog più o meno “divulgativi” come quelli di Rosario Marcianò, di Valdo Vaccaro, di Tullio Simoncini, di Corrado Penna, di Claudio Messora o di Gianni Lannes (che fanno a gara a chi la spara più grossa).
L’intento dichiarato è quello di dare spazio a quelle notizie che in altri luoghi verrebbero pesantemente filtrate, manipolate o omesse, probabilmente perché risulterebbero quindi scomode a qualcuno. La realtà dei fatti è che si tramutano in accumulatori di corbellerie.

Qual è il problema di fondo però di questo tipo di siti, che li scredita fino a renderli inaffidabili e poco credibili almeno quanto i media “ufficiali”, come minimo?

Esattamente lo stesso che affligge questi altri: chi riporta le notizie, non riporta semplicemente le notizie, cioè i fatti, ovvero dati e numeri, bensì riporta (magari anche inconsciamente) la propria opinione personale, fa divulgazione delle tesi proprie dell’ideologia sovrastante.

Essa si basa sul fatto che, per esempio nell’Occidente è implicito ogni male, che su ogni notizia vi mentono (tranne loro, ovviamente), che esistono poteri nascosti che prendono le decisioni per tanti, che qualunque ente o associazione agisce contro il bene comune per tutelare il proprio interesse, che la scienza e la medicina siano grosse menzogne che nascondono il motore per l’energia libera o la cura per il cancro eccetera. Anche quando tali siti si limitano effettivamente a riportare i fatti nudi e crudi, lo fanno con un bias di fondo. Le fonti spesso sono dubbie, o addirittura non vengono neanche controllate. Spesso copiaincollano o condividono notizie senza verificarle, senza alcuna conoscenza di base o competenza minima in materia, selezionando ciò che fa comodo (anche se falso) e ignorando ciò che non lo è (anche se vero) qualora vada in accordo con le loro opinioni.

Il risultato è che anche quando passano notizie esatte e/o che è stato giusto pubblicare, sono accompagnate da un mare indecifrabile di altre notizie viziate dalle idee di chi le pubblica, raffazzonate ad arte, basate sul sentito dire, fuffa pura. Più adatte ad uno studio di sceneggiatori di serie televisive che ad una redazione giornalistica seria.

Non c’è da stupirsi che soprattutto i complottisti e le loro tesi ci sguazzino in siti del genere, anche accanto a notizie che sarebbe interessante invece diffondere.

L’informazione libera, a conti fatti non è per niente più libera di quella ufficiale, a meno che non la si intenda come la libertà di diffondere e condividere qualsiasi fesseria passi fra le mani. In tal caso un sito come Disinformazione, ironicamente, ha senza renderse conto scelto il nome più azzeccato per questa attività.

Ne perdono credibilità anche coloro che si affidano molto a queste fonti di notizie, ma magari normalmente potrebbero essere ragionevoli e dal pensiero costruttivo.
E ne perde anche la vera informazione di inchiesta, perché denuncie vere e giuste per esempio verso l’operato di una casa farmaceutica rischiano di non esser credute perché accostate a chi crede che il cancro è un fungo o che i vaccini causino il signoraggio economico tramite gli OGM rilasciati nell’atmosfera.

Il popolo della blogosfera e dei social network non si attarda a sua volta a fare da amplificatore di risonanza delle notizie, come sempre per tutte le notizie delle fonti “alternative” – e come esse senza verificarne la veridicità.

Ma le foto messe magari sono false, gli articoli in inglese citati dicono tutt’altro o semplicemente non esiste alcuna fonte se non il sito che ha lanciato la notizia (e gli altri che si citano reciprocamente in maniera autoreferenziale), strumentalizzando qualsiasi cosa unicamente per la propria propaganda.

La cosa più assurda è che c’è chi comunque giustifica questi taroccamenti con ragionamenti del tipo “comunque sia i Malvagi sono là e compiono misfatti, quindi è giusto sensibilizzare l’opinione pubblica su argomenti che altrimenti verrebbero dimenticati”.

Ok, ma questo significa ammettere apertamente di non essere neutrali, non essere imparziali, in poche parole di non essere per niente attendibili e non aver alcun valore informativo.
L’ho anche constatato in prima persona in occasione della bufala sull’estinzione del rinoceronte nero che per primo (credo) verificai: fra i molti lettori che lasciavano commenti ai siti che hanno copiaincollato alla cieca la notizia senza controllarla, molti continuavano a ribadire pensieri il cui senso è “anche se non è vero, sarebbe comunque una cosa ingiusta e bisogna sollevare gli animi”. Sembra nobile ma in pratica vuol dire “inventiamoci le notizie che vogliamo, l’importante è diffondere le nostre idee”. Con tutte le conseguenze che comporta.

Per esempio, il dibattito sugli OGM non è mai tenuto su binari scientifici al livello pubblico, ma è sempre condotto dall’ideologia. Nel 1999, il direttore di Greenpeace Lord Melchett, alla domanda “La sua opposizione alle colture ogm, assoluta e definitiva, potrà essere modificata in base ai risultati di nuove ricerche scientifiche?” fatta da una commissione della House of Lords, rispose “la mia è una opposizione permanente e definitiva!”. Cioè uno schierarsi automaticamente per principio, a prescindere dai dati a disposizione, dalle indagini, dal valutare caso per caso se vi sono benefici o troppi rischi, a priori.

Gli animalisti più estremi e molti attivisti come quelli che occuparono lo stabulario di Milano sono altri che ragionano spesso per sentito dire e condividono ciò che li compiace e supporta le loro idee, senza però verificarle. Intanto però molti ricercatori in Italia se sacrificano un topo in più per una ricerca biomedica rischiano conseguenze penali assai gravi, mentre in certi allevamenti intensivi si fa molto peggio – lì però è molto più difficile che li lascino fare irruzione ed occupazione.

Veniamo a un esempio fresco: Snowden avrebbe svelato che le scie chimiche esistono realmente.

In Italia la notizia è stata diffusa per la prima volta pochi giorni fa da Stampa Libera, a quanto mi risulta, traducendo una semplice bloggata francese la quale a sua volta faceva riferimento ad un articolo in inglese di Internet Chronicle, che è la fonte originale. Subito naturalmente la notizia è stata trasmessa da molti altri siti, blog e pagine social. Naturalmente gridando all’imminente censura da parte dei media ufficiali. Nessuno di costoro l’ha fatto per diffusione libera e imparziale, bensì perché convinti delle scie chimiche e pronti a cogliere la palla al balzo per propagandare notizie che supportano la loro idea (come farebbe un giornalista repubblicano fazioso che sente dire che Obama è in realtà un musulmano socialista e magari anche rettiliano).

E nessuno di loro si è accorto che IC è un sito umoristico, un po’ come il nostro Lercio.
Bastava spulciare un po’ sul sito e fra gli altri articoli per rendersene conto, a meno di credere che Snowden abbia realmente svelato anche che gli USA vogliono lanciare dei satelliti spia nome in codice Sauron, o che il papa lo ha proclamato il Messia (1 e 2).

In tutto ciò il web 2.0 ha una sua responsabilità. Perché se è vero che la rete permette la libera circolazione delle idee, di mettere in contatto tutti e di poter raggiungere informazioni molto più facilmente e velocemente, è anche vero che ciò vale anche per ogni palla uno si potrebbe immaginare e diffondere. La condivisione facile e immediata rimpiazza lo studio e l’approfondimento, l’aggregazione diventa mentalità di gregge, l’ideologia (e il pregiudizio) di pochi viene ripetuta a pappagallo di molti. Ma tutto ciò esisteva già: il pettegolezzo, il conformismo sociale, la demagogia, l’imbonimento delle masse. Non è quindi colpa di Internet se esistono questi problemi, essa semplicemente offre la possibilità di velocizzare e facilizzare anche la cattiva informazione, è pertanto l’uso scorretto della rete da biasimare.

Sono i principi della “informazione della menzogna” e della “declassazione della competenza“.

Con un po’ della “teoria della montagna di merda“.

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