Cancro, acidosi e dieta alcalina

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale (sintetizzato e alleggerito il testo).

Il pomo della discordia:

Una questione molto confusa salita alla ribalta nella rete negli ultimi anni è che il cancro sarebbe causato primariamente da un’acidificazione dei tessuti e che Otto Warburg ricevette il premio Nobel per avere scoperto questo fenomeno negli anni ’30. Da ciò si evincerebbe che per curare il cancro bisogna mangiare alimenti “basici” per alcalinizzare il sangue.

La risposta in breve:

Otto Warburg non vinse il Nobel per questo, il cancro non è dovuto all’acidificazione dei tessuti e questa non la si può sovvertire con l’alimentazione. Stili di vita sani aiutano per altri motivi, non perché “alcalinizzano” il sangue. Soprattutto, non si possono smettere le cure pensando di poter rimediare solo cambiando dieta. Il pH sanguigno deve rimanere tra 7.35 e 7.45 altrimenti si va incontro ad acidosi o alcalosi metaboliche e si rischia di lasciarci la pelle. Esistono sofisticati meccanismi per mantenere in equilibrio il pH del sangue.

Andiamo con ordine. Proviamo a far riferimento alle nostre conoscenze attuali per venirne un po’ a capo.

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Incominciamo con la questione del Nobel. Otto Heinrich Warburg nacque a Friburgo in Brisgovia nel 1883, ovviamente l’8 ottobre. Fu un grande medico e fisiologo, ma non ricevette il Nobel per “aver scoperto la causa primaria del cancro”, bensì per aver scoperto come agissero gli enzimi della respirazione cellulare all’interno delle cellule tumorali, come dice la stessa Fondazione Nobel.

Dunque, semplificando un po’ il “carburante” del nostro organismo è un carboidrato semplice chiamato glucosio, che ci dà l’energia per muoverci, conversare e condividere fanfaluche su internet. Normalmente all’interno di una cellula avviene una reazione chiamata glicolisi, con cui il glucosio viene spezzato in due molecole più piccole di piruvato. A questo punto il piruvato viene sottoposto a un processo chiamato ciclo dell’acido citrico o ciclo di Krebs, a cui segue un altro processo chiamato fosforilazione ossidativa aerobica. È a questo punto che viene prodotta l’energia che utilizziamo, ma questo processo richiede ossigeno (ecco perché respiriamo) rilasciando anidride carbonica come scarto. In assenza di ossigeno il piruvato non entra nel ciclo di Krebs ma viene sottoposto alla fermentazione omolattica, che produce una quantità minore di energia ma può avvenire anche in condizioni anaerobiche, e ha come sottoprodotto l’acido lattico che poi viene successivamente smaltito. Questa fermentazione avviene per esempio quando siamo sottoposti a uno sforzo intenso, perché i muscoli stanno lavorando molto e l’apporto di ossigeno è insufficiente (viene il fiatone per aumentare la ventilazione).

Per la serie di trasformazioni complete dal glucosio fino alla fosforilazione ossidativa consigliamo dei buoni testi di biochimica come il Voet o il Lehninger.
Stiamo semplificando, ma d’altronde non si può pretendere di rimandare lettori comuni a studiarsi testi accademici di biochimica come il Voet o il Lehninger.

Ora, torniamo a Warburg. Egli scoprì che nei tessuti tumorali c’è un ritmo enormemente velocizzato della glicolisi, fino a 200 volte più intensa anche quando l’ossigeno è abbondante, seguita da una significativa fermentazione omolattica. L’acido lattico accumulatosi acidifica così l’ambiente tumorale. È il cosiddetto effetto Warburg. L’acidificazione è quindi una conseguenza del tumore, non la sua causa.

Warburg ipotizzò a parte che questo effetto potesse essere dovuto a una qualche forma di danneggiamento dei mitocondri (dove avviene la fosforilazione ossidativa) che impedisse la normale respirazione cellulare e causasse tutta questa glicolisi e in definitiva lo sviluppo del tumore. Nel corso dei decenni i progressi dell’oncologia, della citologia e della biologia molecolare hanno fatto passi da gigante. Al giorno d’oggi sappiamo che le cause scatenanti un tumore sono talmente articolate che semplicemente non ha senso parlare di una singola “causa primaria”, perché ne esistono in realtà molteplici spesso agenti in sinergia. Il tumore è una cellula “impazzita”, che si riproduce fuori controllo e soprattutto non giunge al termine della propria vita come le altre cellule. Per via di numerose cause diverse, da un semplice errore nella duplicazione della doppia elica di DNA fino addirittura all’azione di oncovirus.
Non si può nemmeno parlare di “un cancro” o della “cura per il cancro”, perché esistono tanti tipi di tumore differenti, per genesi, modalità di propagazione e tessuto colpito. Dal melanoma cutaneo quando i raggi UVA bombardano la nostra pelle fino ai linfomi. Ognuno richiede i propri processi diagnostici e le proprie terapie. In un tumore i meccanismi di controllo della riparazione del DNA, della divisione cellulare, della  trascrizione o della morte cellulare non funzionano o funzionano male. Ad esempio, una delle molecole più note coinvolte nel mantenimento in ordine della cellula è una proteina chiamata P53, che nelle discussioni di laurea triennale in biologia viene scelta quasi ad ogni seduta, tanto è popolare. Una mutazione nei geni che regolano la produzione di questa proteina scatena tutta una serie di conseguenze poco piacevoli per la cellula.
Il sito dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro ha una sezione con tutte le informazioni esposte in maniera semplice e chiara su cosa sia il cancro,  e vi rimandiamo al link evidenziato in azzurro per approfondire l’argomento che in questa sede per forza di cose stiamo “banalizzando”.

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Ma in definitiva che cosa vuol dire “acidificazione del sangue e dei tessuti”?

Ci sono varie definizioni chimiche di acido e base. Per non annoiarvi vi riportiamo le più importanti in maniera sintetica. Nella definizione più usata scolasticamente, quella formulata da Brønsted e da Lowryun acido è una sostanza capace di donare un protone ad un’altra, mentre viceversa una base è una sostanza capace di accettarlo. Nella definizione di Lewis, un acido è una sostanza capace di accettare una coppia di elettroni, una base una capace di donarli. Per misurare il grado di acidità di un composto si usa la scala del pH, dove 7 è un valore neutro, al di sopra è basico (o alcalino), al di sotto è acido. Sostanze molto acide sono corrosive (ad esempio l’acido cloridrico dei succhi gastrici), sostanze molto basiche sono caustiche (come l’idrossido di sodio). Di nuovo, stiamo semplificando, entra in gioco poi la concentrazione di una sostanza in una soluzione e una stessa sostanza si può comportare da acido in determinate condizioni e da base in altre. Ma quando si parla di pH di qualcosa non va preso come “livello di potere distruttivo” in stile Dragon Ball.

Il pH fisiologico è lievemente superiore a 7. Per la precisione, nel sangue abbiamo un valore in equilibrio tra 7,35 e 7,45 mentre all’interno delle cellule abbiamo un valore che può variare tra 6,8 e 7,4. In condizioni di salute questo equilibrio non varia, se non entro un raggio di pochi punti centesimali. Deve mantenersi stabile, sia perché un pH troppo variato può danneggiare le membrane delle cellule, sia perché l’azione degli enzimi e le reazioni biochimiche che avvengono nel nostro organismo necessitano di valori di pH precisi per funzionare al meglio o addirittura per funzionare proprio. Se il pH si abbassa anche solo di poco, si va incontro ad acidosi metabolica. Se si alza, ad alcalosi. Sono condizioni patologiche che possono comportare danni fisiologici. Il problema è la variazione di pH, che in un senso e nell’altro è da evitare. All’interno dello stomaco il pH è molto basso, intorno a 2, perché necessario alla digestione. Le pareti dello stomaco secernono una mucosa che protegge da questa acidità. Quando il cibo passa attraverso il piloro nell’intestino, i succhi pancreatici e quelli biliari che sono alcalini neutralizzano l’acidità.
Questa scala è solo indicativa e semplificata.
Questa scala è solo indicativa e semplificata.

Il nostro organismo è una sofisticata macchina capace di mantenere stabile questo equilibrio acido-base, tramite dei sistemi cosiddetti tampone. Si tratta di meccanismi di controllo tanto efficaci quanto efficienti. Con la respirazione, per esempio, e quindi la regolazione della quantità di anidride carbonica nel sangue. Ma anche con l’opera di filtraggio, riassorbimento ed escrezione dei reni. Oppure con il fegato, che può trasformare l’acido lattico in acido piruvico. Se non ci fossero questi meccanismi, basterebbe molto poco per non poter più vivere. In condizioni di patologia, questi equilibri possono venire meno e bisogna intervenire subito in ospedale.

Veniamo quindi al punto di approdo di questa confusione, nella cosiddetta dieta alcalina: si tratta di un regime alimentare inventato da Robert Young che suddivide i cibi in acidificanti e alcalinizzanti, con i primi che condurrebbero al tumore e i secondi che aiuterebbero a prevenirlo. Secondo Young le “ceneri degli alimenti digeriti” (termine che non esiste in questo contesto) possono indurre l’organismo ad acidificarsi, favorendo l’insorgere di tumori, oppure alcalinizzarsi, proteggendolo.
Col passaparola nel tempo si sono create diverse varianti della dieta alcalina, tutte accomunate dall’idea che “alcalinizzando” il corpo si vivrebbe una vita lunga e sana. Si va da quelle più “innocue” a quelle che propongono rinunce e combinazioni assurde. Vediamo prima il caso migliore. Quelle che direttamente risultano più “innocue” sono in realtà copiate da una normale e salubre dieta mediterranea o vegetariana, solo ribattezzate e spacciando le loro caratteristiche positive per una questione di “alcalinizzazione” (che non esiste). È un fraintendimento. Mangiare più frutta, verdura e carboidrati complessi e al contempo ridurre il consumo di alcolici, dolciumi e carni processate, ad esempio, fa bene per le loro caratteristiche nutritive, non perché “alcalinizzano”. Non c’entra nulla l’acidificazione del sangue. Sarebbe come dire che il caffè mattutino aiuta a risvegliarsi perché agisce sul pH, non perché la caffeina è un neurostimolante. Oppure come dire che il succo di frutta combatte lo scorbuto perché stimola le energie positive del vattelapesca acido-alcalino e non perché contiene la vitamina C, essenziale per mantenere saldi i tessuti. Sì, mangiando agrumi combatterai lo scorbuto, ma la spiegazione alternativa è semplicemente falsa.

Ora ci direte:

« Ma scusate, ragazzi di IUxS, alla fine che importa se non è quello il motivo, se uno può stare bene? Mi sembra una questione di lana caprina, dissertazioni di eruditi sui massimi sistemi. »

Interessante osservazione, ci arriviamo. Non è solo questione di “puntini sulle i” e “pignoleria scientifica”.
È chiaro a tutti che le molecole nutritive nell’apparato gastrointestinale vengono denaturate, scisse e scomposte per poter poi essere assorbite tramite i villi intestinali: così il nostro organismo assimila carboidrati, amminoacidi, lipidi, vitamine, sali minerali e altro. Non è possibile controllare o cercare di alcalinizzare il pH sanguigno mangiando cibo, che comunque finisce in un ambiente altamente acido (quello gastrico) che poi viene neutralizzato (con le altre secrezioni digestive).

Eppure ci capita occasionalmente di trovare immagini assurde come queste in giro per la rete o su depliant:
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Questa immagine è sbagliatissima e pericolosa!
Secondo questa immagine un pH superiore a 8, addirittura di 10 o 14, equivarrebbe a “salute”. Ma ciò vorrebbe dire che assumere soda caustica o ammoniaca, composti altamente alcalini, farebbe bene! Ragazzi, non fatelo a casa.
Chi ha creato questa immagine ha fatto una confusione enorme e potenzialmente rischiosa. Accade quando non si conoscono gli argomenti, ma si fa una lettura superficiale di nozioni prese a caso e assemblate senza reale cultura. Warburg sarebbe preso dallo sconforto vedendo un’immagine del genere. Ok, siamo sicuri che non ci sia pressoché nessuno lì fuori che consigli per davvero di bere ammoniaca perché è “alcalina”. Ma comunque ciò alimenta la superficialità nell’apprendere nozioni scientifiche e la distorsione dei fatti, in una parola la disinformazione. Il fatto è che il problema non è meramente “intellettuale”, di precisione nell’uso dei termini scientifici, ma più profondo e sociale.

 

Innanzitutto, anche nei casi con le migliori intenzioni, quando si invita a uno stile di vita sano con le motivazioni sbagliate, si mescolano verità stimabili e falsità discutibili. Se un qualche guru sostenitore di pratiche alternative consigliasse una dieta equilibrata, variegata, leggera e con molta attività fisica, chiamandola però “dieta alcalina”, darebbe un giusto consiglio, seppur per i motivi sbagliati (anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno). Col rischio poi che o le falsità verranno prese per buone, o (forse anche peggio) le verità perderanno di credibilità. Bisogna pensarci prima di lanciare proclami.
Ma quelli che danno giusti consigli nonostante tutto sono pochi. Ci sono molti personal trainer e naturopati che senza alcun titolo in nutrizione umana (ma anche dietisti e nutrizionisti di scarsa professionalità che cerano di riciclarsi) formulano diete completamente squilibrate e disordinate, che chiamano comunque alcaline e vendono promettendo salute. Altro che “dieta mediterranea o vegetariana ribattezzata”. Anche se la congettura dell’alcalinizzazione fosse vera, non basterebbe “mangiare alcalino” per alimentarsi in maniera salutare ed equilibrata. Come denutrire una persona facendole credere di star meglio.

Dopodiché, queste idee distorte e fuorvianti possono far danni ben oltre quel che sembra, perché vengono diffuse con un messaggio: “la medicina ufficiale è corrotta, gli scienziati sono al soldo di affaristi senza scrupoli! vogliono tenervi malati a vita per vendervi farmaci, poi sapete quanti pazienti vengono ammazzati dalla medicina?! noi vi stiamo raccontando la verità scomoda che i poteri forti vogliono nascondervi perché altrimenti non gli comprereste più i farmaci e vivreste a lungo in salute con le nostre terapie alternative”. Nonostante un’apparenza salutistica di certi consigli, spesso si finisce solo per demonizzare alimenti che non costituiscono preoccupazione e soprattutto a puntare il dito verso la medicina in generale, inducendo sfiducia e comportamenti a rischio. Molte persone, in buona fede, possono crederci.

Ciò conduce al terzo problema: indirettamente queste idee sono potenzialmente pericolose laddove le si consiglia come cura per le malattie al posto delle vere terapie. È un fenomeno più diffuso di quanto si pensi. Sempre più spesso ci capita di trovare, fra seminari a pagamento, libri sensazionalistici e condivisioni sui social network, sostenitori alternativi del “metodo naturale olistico” che invitano a smettere di curarsi per affidarsi alla terapia alternativa, o di non rivolgersi proprio a quella che viene retoricamente chiamata “medicina ufficiale”. Man mano che si copiaincolla o si riferiscono contenuti parziali e letti superficialmente, perché non si vuole approfondire la conoscenza ma assecondare convinzioni ideologiche e pregiudizi personali, l’effetto a catena può peggiorare.

Esageriamo? Facciamo allarmismo? Temiamo per il nostro “stipendio da professorone”?
Pensiamo per esempio al caso di Aysha: questa ragazza era diabetica, i suoi genitori le smisero l’insulina perché una santona disse che la medicina ufficiale nascondeva la cura per il diabete e le sarebbe bastato assumere le sue vitamine e i suoi integratori per guarire definitivamente. Finì in coma diabetico e morì.

Eppure, è grazie anche alla medicina con le sue cure e le sue scoperte se possiamo permetterci al giorno d’oggi di vivere nel benessere, nel comfort di casa propria con un’aspettativa di vita di 80 anni, senza dover far fronte alla fame e alle malattie che si affrontavano nell’epoca antica quando tutto ciò non era disponibile. Se conosciamo i patogeni e i parassiti, tutti naturalissimi, e abbiamo le armi per combatterli. Al giorno d’oggi dal cancro si sopravvive molto più che in passato, le speranze di guarigione sono molto più alte, nonostante sia comprensibile che quando la medicina non riesce il dolore e la preoccupazione siano forti.

Pensare di poter guarire da un tumore mangiando “alcalino” è pericoloso e non ha riscontro scientifico. Seguire le forme più estreme di quella che viene chiamata “dieta alcalina”, come quelle che impongono di mangiare solo verdura rigorosamente cruda, può condurre a malnutrizione e altri problemi.  Sicuramente ci sono dei sostenitori della dieta alcalina che ammetteranno onestamente: “non prescrivo cure, quando c’è la malattia invito sempre a rivolgersi alle terapie convenzionali”; ma di nuovo, sono pochi, e sostenendo una pratica non scientifica comunque, indirettamente, favoriscono “colleghi” che non mettono le mani avanti allo stesso modo. Ma questi ultimi persistono perché la stessa genesi della dieta alcalina fu non scientifica e fraudolenta. Robert Young stesso non è né medico né biologo, vende libri e costosi biglietti per conferenze ed è stato incriminato per truffa.

Direi che possiamo finirla qui, visto che è un discorso che è stato analizzato in lungo e in largo in ogni dove.

Naturalmente, approfittiamone per ricordare che una dieta equilibrata, in cui non si abusa di determinati cibi, nonché una salutare pratica fisica e l’evitare vizi nocivi per l’organismo, sono importantissimi per mantenere il corpo in salute e per prevenire molte condizioni di stress fisiologico o patologiaUno stile di vita sano, in cui puntare al massimo e cercare il benessere sia fisico che mentale e psicologico (stare bene con sé stessi aiuta MOLTISSIMO) è un obiettivo importante e lodevole da conseguire.
Ma è deplorevole, menzognero, pseudoscientifico e potenzialmente dannoso spargere zizzania e alimentare la teoria del complotto secondo cui “basterebbe mangiare alcalino e guarirai dal cancro, lo dimostrò Warburg, smettila di dare retta ai medici che ingrassi solo le lobby farmaceutiche”. Si alimenta anche la falsa speranza di divenire resistenti o immuni al cancro.

Tutto ciò è poco rispettoso verso chi ha sofferto, chi ha perso e chi attualmente ancora lotta contro il cancro.

Consigliamo di fare riferimento alle guide dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e dell’Istituto Europeo di Oncologia, per quanto riguarda gli stili di vita che aiutano a prevenire il cancro e a vivere in salute:

Bibliografia scientifica di approfondimento per gli studenti:

  • Fondamenti di biochimica di D. Voet & J. G. Voet
  • I principi di biochimica di Lehninger – D. L. Nelson, M. M. Cox
  • Chimica organica – Brown, Foote e Iversen
  • Biologia molecolare della cellula di Bruce Alberts et al.
  • Principi di fisiologia generale di C. Casella & V. Taglietti
  • Fisiologia di Berne & Levy
  • Robbins e Cotran. Le basi patologiche delle malattie. Patologia generale
Per quanto riguarda i fraintendimenti più in generale sulla dieta alcalina, e del perché non si possa variare il pH sanguigno con la dieta, su MedBunker ci sono ulteriori approfondimenti.
Altri approfondimenti, dallo stesso autore, sulle problematiche riguardo cancro, comunicazione della medicina e terapie alternative:

 

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