Supposizioni, congetture, teorie ed ipotesi

La questione recente dell’ufficiale ritiro della ricerca di Seralini sugli OGM ha nuovamente fatto risaltare il fatto che anche le riviste più quotate, il mondo accademico scientifico, la “scienza ufficiale” prendano delle cantonate, persino di forte impatto sociale e mediatico, e si debbano correggere.
Si tratta di un ulteriore tassello dopo la denuncia del redattore di Science sull’attendibilità delle riviste open access; ma ci ricorda che la questione è più grande di quel che sembra.

Ciò può essere più di un semplice problema isolato perché si temono varie conseguenze, per cui la scienza sia profondamente inefficiente nei suoi meccanismi di diffusione.

Innanzitutto si teme che la scienza manchi di rigore e finisca per perdersi per strada sprecando inutilmente fondi, tempo ed energie mentali per seguire teorie destinate ad essere accantonate, dibattiti basati sul nulla, ricerche senza scientificità matematica.
Ciò fa il palo con le polemiche sulla ricerca teorica pura, in quanto tale non “concreta”, e alle contrapposizioni fra scienza “dura” e “morbida”.

Nondimeno quando una rivista ufficiale pubblica dati sballati, e questi vengono citati da altri studi (il cosiddetto “impact factor”), il dubbio è che si conferisca autorevolezza illegittima a ricerche sbagliate, perpetuandone l’accettazione e magari conducendo a conseguenze funeste (in questo caso, chi devasta dei campi anche solo sperimentali perché convinto dalla ricerca di Seralini è sicuramente un problema).
Ci ricorda fra le righe del problema del “publish or perish”, pressante quando si tratta di ricevere fondi. E qui da anni esistono le controversie: citazioni incrociate, teorie sparate con pochi fatti (“far-fetched hypotheses”, magari solo per essere smentite, tanto se si avanza solo un’opinione senza stabilire niente e mettendo avanti le mani perché “ulteriori studi chiariranno le idee” non si fa male nessuno, ma intanto si aggiungono pubblicazioni al curriculum, si viene citati e si alza il proprio impact factor).
Il problema peggiore però è se qualcuno dovesse pensare che la scienza non sia affidabile; pertanto una pratica terapeutica alternativa (che sia antica chinesiologia orientale o moderna omeopatia occidentale) potrebbe avere tanta legittimità quanto la medicina ufficiale che di errori ne ha commessi, mentre chi fantastica di energie della mente o dei cristalli si incenserebbe da solo come qualcuno che i “dogmi ufficiali” ottusamente non vogliono comprendere.
Conosciamo bene i discorsi degli alternativi in cui fanno appello alle resistenze che importanti scienziati del passato hanno incontrato, prima che finalmente si accettasse la loro dimostrazione di come le conoscenze ufficiali e dogmatiche fossero “sbagliate”.

I creazionisti hanno marciato molto su queste considerazioni per delegittimare l’evoluzione e renderla come minimo non più attendibile della Genesi. La teoria dell’evoluzione, per dirla in sintesi, come già detto è stata attaccata dai creazionisti perché tutte le “speculazioni” darwiniane e i resti fossili messi assieme non valevano abbastanza.
Ma gli indizi erano schiaccianti, la genetica e la biologia molecolare stavano cementificando il tutto, la biomatematica ha fornito modelli matematici a supporto e, per dirla completa, è stato anche registrato un caso di evoluzione-lampo di una specie: una specie di lucertola in un isolotto in Croazia.


Sul fatto che anche le riviste scientifiche prendano dei granchi, errare humanum est: c’è addirittura un sito intero che raccoglie tutte le ricerche successivamente ritrattate in qualche maniera.
Su come funzioni il meccanismo delle pubblicazioni scientifiche rimando al post di Prosopopea, mentre su MedBunker c’è la simpatica storia del prof. Massimo Dell’Affidabilità che ci ricorda ci come dubitare delle riviste open access, il che spiega molti di quei casi in cui “illustri studiosi” vantano riconoscimenti accademici non riconosciuti dal mondo accademico (?) o in cui fioccano ricerche che sembrano contraddirsi tra loro. A volte è anche chi trae le conclusioni a non saper analizzare i dati della ricerca; su questo punto magari torneremo in seguito perché ora esula dal discorso principale.
Sul problema della speculazione teorica e delle supposizioni non ancora suffragate da adeguate evidenze pratiche, bisogna comunque ricordare che la scienza procede per raffinamenti successivi. Un grande limite è dato dalle limitazioni empiriche: essendo il materiale organico difficile da fossilizzarsi, per esempio, non si è potuto capire che certi dinosauri avessero le penne finché non se ne sono ritrovate delle impronte – e non potendo viaggiare nel tempo, possiamo solo immaginarne il colore, magari adatto a mimetizzarsi come per molte specie di uccelli, mentre in alcuni casi potrebbe esser stato sgargiante per selezione sessuale, come per altre specie.
Un altro problema è nelle limitazioni tecnologiche: prima della spettrometria non si poteva certo sapere che nel Sole è presente l’elio, prima della microscopia non si sarebbe mai potuto osservare i cromosomi e la divisione cellulare per individuare l’eredità genetica e la famosa parabola di Galileo sulla piuma e il sasso che in assenza d’aria cadrebbero alla stessa velocità venne testata solo ai tempi dell’Apollo 15.

Ma nella natura umana è presente il domandarsi il perché delle cose e il cercare di offrire delle spiegazioni ai fenomeni che incontriamo, all’esistenza stessa. A volte supponendo sulla base dei fatti fino a quel momento osservabili, a volte prevedendo matematicamente le cose e altre volte addirittura stabilendo appositamente qualcosa apposta per spiegare un modello. Qualche volta azzeccandoci, altre volte prendendo cantonate clamorose. Sempre però cercando di indagare l’ignoto partendo dalle basi già definite prima. Siamo pur sempre seduti sulle spalle dei giganti, in fondo.

Gli esempi più famosi sono dati dal mondo della fisica e astrofisica: il bosone di Higgs o i neutrini vennero postulati a priori per spiegare alcune cose nel mondo delle particelle che non rispecchiavano i modelli adottati fino a quel momento. Fu un procedimento del tutto artificiale, ma le osservazioni sperimentali diedero loro ragione.
Fu un po’ meno fortunata l’idea dell’etere: postulato come mezzo attraverso il quale si propagavano le onde elettromagnetiche nello spazio, per spiegare i raggi luminosi dal Sole alla Terra o la radio, semplicemente non esiste. Fu Rayleigh a descrivere con una famosa formulala dispersione della luce nell’aria, mentre la meccanica quantistica di inizio XX secolo formalizzò l’idea che la luce avesse caratteristiche sia di particella che di onda.
Attualmente, eminenti scienziati speculano sulla teoria delle supercorde, sui wormholes o sul multiverso, esattamente come i filosofi antichi immaginavano particolati, iperuranio o l’Uno.
Se verranno accantonate come elucubrazioni infondate oppure si svilupperanno in qualche maniera, non si sa.

Qualche esempio meno noto: Immanuel Kant coniò l’ipotesi della nebulosa planetaria per spiegare la formazione del sistema solare, prima ancora che i nostri telescopi potessero catturare immagini di queste immense nubi di gas e polveri confermando l’esistenza di simili aggregati. Prima ancora che si capisse come funzionano le stelle e cosa fossero atomi e molecole.
Gli stessi modelli atomici erano agli inizi molto fantasiosi, come quello “a panettone”, poi sostituito dal logo simil-sistema planetario che tutti conosciamo (e che è errato, come il concetto di nube elettronica e il principio di Heisenberg spiegano).
Previsti matematicamente sulla base delle attuali leggi del mondo subatomico ma non ancora osservati sono i gravitoni, le subparticelle responsabili dell’attrazione gravitazionale, anche se i fisici sembrano concordi nel non dubitare della loro esistenza. Teoricamente ammissibili dalla teoria della relatività sono anche i tachioni, ipotetiche particelle più veloci della luce, ma in questo caso come non c’è nulla che ne impedisca l’esistenza non c’è neanche qualcosa che la ammetta. Il lettore interessato troverà facilmente molte fonti di informazione a riguardo e potrà dilettarsi nelle “speculazioni” fattevi.

Uno dei primi modelli di atomo è veramente a “panettone”. I piccoli elettroni rosa sono i canditi e l’uvetta di un grosso pane protonico carico positivamente.

Spesso si brancola nel buio, e bisogna contentarsi di pochi frammenti disponibili per cercare di ricomporre il “puzzle”. Come degli investigatori, gli scienziati raccolgono indizzi, sotto forma di osservazioni empiriche o risultati di esperimenti, e provano a dedurre lo scenario che ha causato la “scena del delitto”. Se per esempio una vittima ha tracce di fibra tessile nelle unghie, potrebbe aver cercato di resistere all’aggressore, mentre la mancanza di segni d’effrazione o di collutazione può suggerire che l’assassino non fosse un estraneo e potesse introdursi liberamente per colpire alle spalle; così il fatto che i satelliti di Marte siano piccoli, irregolari e con orbite instabili è spiegabile con il fatto che si trattava di asteroidi vaganti, catturati dalla gravità del pianeta (si prevede entro alcuni milioni di anni che precipiteranno sulla superficie, per la cronaca).

In alcuni casi si immagina direttamente l’arma del delitto e la si cerca, per convalidare la pista seguita oppure al contrario riconsiderarla perché non si riesce a trovare nulla.

Tutti conosciamo la teoria del big bang, essa però iniziò ad assumere qualche consistenza dopo la scoperta della radiazione di fondo. Presenta ancora punti non del tutto chiariti e gli attuali dibattiti su queste famose “materia oscura” ed “energia oscura” sono implicati a riguardo.
Altrettanto noti sono i buchi neri, previsti matematicamente ma per definizione inosservabili direttamente. Almeno finché si iniziarono a cercare le prove indirette della loro esistenza, come gli effetti gravitazionali, o le immagini di immensi dischi massivi di polveri.
Invece, alcune perturbazioni nell’orbita del pianeta Nettuno vennero spiegate con l’esistenza di un misterioso pianeta X, troppo lontano per poter essere localizzato con i telescopi più vecchi ma sufficientemente grande per influenzare gravitamente il gigante blu. Non venendo trovato nulla, alcuni astronomi si chiesero se non potessero aver sbagliato qualcosa nell’assunto di partenza, e scoprirono che vi erano degli errori nei calcoli dei parametri orbitali di Nettuno. Correggendoli tutto tornava a combaciare.

La logica e le deduzioni non danno immediatamente la risposta definitiva, ma possono suggerire la pista giusta da seguire per trovarla.
Grossi aiuti vengono dati anche dai confronti interdisciplinari, applicando per esempio leggi fisiche o chimiche in un determinato contesto, oppure sfruttando le tecniche di una disciplina per trovare nuovi indizi da aggiungere alle deduzioni. In alcuni casi, si assiste al formarsi di vere e proprie sottobranche sperimentali, per ricreare le condizioni in cui misurare un determinato fenomeno (come gli acceleratori di particelle per tutta la fisica subatomica).

Ma ancora per molto tempo saranno presenti ritrattazioni, errori, cantonate, come anche stiracchiature, discorsi forzati e addirittura frodi.

L’unica soluzione che fino ad ora garantisce qualche sicurezza per far fronte a queste cose è continuare a investire nella ricerca in tutti i campi: perché la scienza si mette costantemente in gioco, si corregge da sola e muta continuamente sulla base delle nuove scoperte e osservazioni. Che non si possono fare senza ricerca e soprattutto desiderio di indagare. Che non si possono fare senza nuove menti, disposte a riflettere e a cominciare a sporcarsi le mani con le teorie, le prove sperimentali e la formulazione di teorie, ipotesi e modelli; piuttosto che continuare a ripetere a memoria il pensiero degli autori di un tempo.

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