Libertà di vaccinarsi?

Ultimamente, nelle discussioni sulle vaccinazioni, è emerso anche il discorso sulla libertà individuale nel decidere come curarsi, senza costrizioni dall’alto – ognuno poi responsabile di sé stesso.

Ma le cose non sono tanto semplici.

Il dibattito attorno ai vaccini non è solo questione di informare correttamente, e in maniera scientifica, sugli stessi e sul perché sono state inventate molte frottole a riguardo dagli anti-vaccinisti.

Non è vero che oggi i vaccini non servano e non è vero che si tratta di un’imposizione a senso unico, perché in realtà vaccinarsi si ripercuote sulla collettività: non vaccinandosi si mette a repentaglio una parte della popolazione, come minimo chi ancora non è vaccinato o non può vaccinarsi (come molti neonati). Per esempio, mettiamo caso che un nostro amico rientri da un viaggio all’estero con qualche ospite sgradito (accadde con molte malattie in fondo). Ci sarebbe un pericoloso focolaio di infezione che troverebbe spazio per espandersi e contagiare anche chi, non per sua scelta, non ha potuto vaccinarsi.

Che succederebbe se una persona che ha deciso di boicottare le vaccinazioni, dopo aver letto degli articoli scandalistici dubbi, si ammalasse proprio di una di quelle malattie e contagiasse un altro individuo che non può vaccinarsi o non lo ha ancora fatto (e che fino a quel momento contava sull’immunità di gruppo)?

Che succederebbe se in nome della libertà di scelta decidessimo che “non bisogna sottoporre i propri pargoli a questo, altrimenti saremmo in uno stato di polizia! Quando sarà adulto potrà decidere da solo”… però prima che i nostri figli siano abbastanza grandi da decidere autonomamente si ammalassero di pertosse (contagiati da qualcuno) o di tetano (magari proprio giocando in un prato)?

Che succederebbe se da un paese dove la tal malattia X non è debellata o non è endemica, arrivassero un turista o un migrante, portatori di patogeni da cui sono stati contagiati altrove?

Che succederebbe se un ceppo, trovando un nuovo pool in cui attecchire e moltiplicarsi, mutasse divenendo sciaguratamente pericoloso anche per i già vaccinati?

Per esempio, l’antitetanica protegge dalla tossina tetanica, ma non uccide il batterio. Il Clostridio del tetano contamina comunemente il terreno e le feci di erbivori. La poliomielite è ancora presente nel terzo mondo fra malati e portatori sani. Anche un clandestino o un turista imprudente hanno deiezioni, verosimilmente contaminabili da poliovirus. Nei paesi dell’Europa dell’est recentemente è ricomparsa la difterite, mentre verso la fine degli anni ’90 nel Regno Unito il meningococco ha causato un’epidemia.

Ancora adesso capitano casi di persone immunocompromesse o neonati non ancora vaccinati, che sciaguratamente vengono contagiati da qualche portatore sano, o a causa dell’imprudenza di altri. Proprio per questo è importante vaccinare anche per gli altri e non solo per sé stessi.
Senza l’immunità di gruppo sarebbe facilissimmo che chi non è protetto, per esempio perché non ha ancora effettuato la vaccinazione, rimanga contagiato.

Ulteriore scenario, e perdonatemi se sembrerò catastrofista, ma esiste anche la possibilità di terrorismo e non sarebbe neanche difficile da operare: in nessun posto al mondo i liquami vengono sterilizzati e si possono facilmente inquinare le acque superficiali usate per irrigare, per farci il bagno, per lavare…

Riflettete prima di pensare che vaccinarsi sia solo una cosa singola da restringere al campo delle scelte individuali, perché in realtà si tratta di una questione che si ripercuote sugli altri.

Non è vero che la vaccinazione si esaurisce con l’assumersi le responsabilità della propria sorte.
Non è vero che sarebbe costrizione o dittatura.

La libertà personale finisce dove inizia quella altrui.
E non si ha alcun diritto di mettere a repentaglio la salute altrui, quella di un neonato, di un immunodepresso o della collettività per un semplice capriccio.

 

APPROFONDIMENTI UTILI:

Raccolti anche nel nostro datalink a riguardo.

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