Obbligo a vaccinarsi: tutela della salute pubblica o violazione della libertà individuale?

Ultimamente, nelle discussioni sulle vaccinazioni, è emerso anche il discorso sulla libertà individuale nel decidere come curarsi, senza costrizioni dall’alto – ognuno poi responsabile di sé stesso.

Si può discutere su come, quanti e quali vaccini sia necessario somministrare, e si può legittimamente discutere se i provvedimenti presi per legge possano rivelarsi efficaci nel migliorare la copertura vaccinale o peggiorare l’accettazione e la percezione sociale dei vaccini. Dati alla mano si analizza cosa le pubblicazioni scientifiche, condotte con rigore e chiare nel metodo e nei risultati, dicono a riguardo.
Ma non si può dire che la vaccinazione si esaurisca solamente con l’assumersi le responsabilità della propria sorte e che “sono affari miei” o “obbligarmi è da stato di polizia”.
Vediamo perché e perdonateci se ci dilungheremo, ma seguiteci fino in fondo.

Image credits: Bev Sykes from Davis, CA, USA – Flickr, CC BY 2.0 via Wikimedia Commons

Esistono diversi vaccini per diverse malattie, ognuno fa discorso sé e sono interessanti anche le storie umane degli autori dietro la loro realizzazione (es. Jenner, Pasteur, Hilleman, Salk, Sabin…). Dati alla mano possiamo dire che nel corso della storia in generale le vaccinazioni sono state uno strumento utilissimo e sicuro per contrastare le malattie e porre fine a piaghe che un tempo mietevano numerosissime vittime. Se oggi non vediamo più bambini con le stampelle o nei polmoni d’acciaio per via della poliomielite, oppure temiamo molto meno di correre sui prati per via del tetano, è grazie ai vaccini. L’eradicazione del vaiolo è stato uno dei più grandi successi della scienza medica. In altri casi, come la lotta all’HIV, purtroppo non si è ancora riusciti a sviluppare un vaccino efficace. La ricerca proseguirà naturalmente.

Esistono, ovviamente, eventuali complicazioni o effetti collaterali: sono pur sempre farmaci e il rischio 0 non esiste con nulla. Ma il bilancio su efficacia e sicurezza nei decenni passati si è rivelato nettamente a favore della vaccinazione. Siamo numeri, ma siamo anche esseri umani ed è comprensibile volere avere rassicurazioni. Tuttavia, ultimamente, nelle discussioni sulle vaccinazioni, si è polemizzato su di un argomento che non riguarda l’aspetto tecnico-scientifico dei vaccini, bensì sul fatto che ognuno dovrebbe essere responsabile di sé stesso e libero di decidere come curarsi, senza costrizioni dall’alto. Ovvero, si argomenta che sì, i vaccini sono efficaci, e sì, sono sicuri, ma la mia libertà di fare come voglio è più importante.
È vero?

Le cose non sono tanto semplici.

Da un lato c’è quella che è una posizione sociale, ma la scienza medica mette in guardia sulle conseguenze di determinate scelte. Ciò si mescola soprattutto con la politica, laddove alcune posizioni sono generalmente a favore dell’inviolabilità della scelta individuale, complicando ancora di più la situazione.

Attualmente l’articolo 32 della Costituzione della Repubblica italiana recita così:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

Chiariamo che la libertà di cura (ovvero la libertà di rinunciare alle cure) è un diritto che possono esercitare solo i maggiorenni su sé stessi (a patto che ciò non comporti rischi per altri); ma le vaccinazioni pediatriche sono una cosa diversa e coinvolgono il dovere dei genitori/tutori di assicurare le cure necessarie (anche preventive) al minore.
Il discorso quindi si esaurirebbe parzialmente qui, ma è chiaro che ci si può soffermare su altre considerazioni.

Ora, può una vaccinazione essere disposta per legge?
Il dibattito attorno ai vaccini non è solo questione di informare correttamente, e in maniera scientifica, in cosa consistano singolarmente: valutare se un dato vaccino è efficace mentre un altro meno, qual è il livello di sicurezza raggiunto per quel vaccino, come funziona il sistema immunitario, perché non è vero che i vaccini causano l’autismo. Branche mediche come l’epidemiologia o l’igiene valutano l’impatto pubblico sulla salute, incontrando anche proprio quell’interesse della collettività.
Il concetto di immunità di gregge è ormai noto: come definita dall’OMS, descrive l’immunità che si ottiene quando la vaccinazione di una porzione della popolazione offre una protezione agli individui non protetti. Maggiore è la percentuale di individui immuni in una popolazione, più si riduce la probabilità che una persona suscettibile entrerà in contatto con un agente infettivo.
Immaginate le malattie come una pioggia e le vaccinazioni come ombrelli. Anche se non avete l’ombrello perché per varie ragioni non potevate acquistarlo, potete trovare riparo grazie agli ombrelli degli altri che vi riparano dalla pioggia. Tuttavia diventa molto difficile non bagnarsi se sempre più persone smettono di aprire ombrelli.

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Immagine realizzata da Giacomo Vallarino.

 

Tradotto in maniera più formale, non si può dire che la vaccinazione sia un’imposizione a senso unico, perché in realtà vaccinarsi influisce sulla collettività, non vaccinandoci il rischio è che si metta a repentaglio una parte della popolazione. Anche a volerla porre sul piano libertario, non volersi vaccinare “perché è la mia libertà individuale” viola il principio di non aggressione, esattamente così come non posso io cittadino libero costruirmi un palazzone in zona ad alto rischio sismico che non rispetti le misure di sicurezza, mettendo a repentaglio gli inquilini e anche gli edifici circostanti che possono essere colpiti dal crollo. Non sono libero di guidare anche se da ubriaco, o tenendo i fari spenti di notte o facendo drifting in centro urbano solo perché “mi va”.

Si può discutere certo preliminarmente dell’efficacia di un vaccino, chiedersi, “questo vaccino specifico per la malattia X funziona? posso fidarmi per la sua sicurezza? mostratemi i dati per favore e valutiamo di conseguenza”. A quel punto è atteggiamento razionale raccogliere i dati e analizzarli (anziché affidarsi alle dichiarazioni shock di un personaggio famoso o di un ex-medico radiato per frode che grida al complotto). Invece, violare o rubare la proprietà di qualcuno coincidono con l’aggredire lo stesso individuo così come la negligenza verso la sua preservazione, che si tratti di fargli piombare addosso tonnellate di cemento e calcinacci, che si tratti di diventare pirati della strada, che si tratti di lasciare spazio aperto alla diffusione di patogeni.

Qualche esempio?
Innanzitutto, la mancanza di copertura può rappresentare un rischio per chi come minimo ancora non è vaccinato o non può vaccinarsi, come molti neonati. Per esempio, mettiamo caso che un nostro amico rientri da un viaggio all’estero con qualche ospite sgradito (accadde con molte malattie in fondo). Ci sarebbe un pericoloso focolaio di infezione che troverebbe spazio per espandersi e contagiare anche chi, non per sua scelta, non ha potuto vaccinarsi. Fosse anche una sola persona, prima che le autorità dispongano misure di quarantena per evitare che il contagio si diffonda. Oggi la poliomielite è quasi del tutto estinta in tutti i suoi ceppi grazie a Sabin e a Salk, ma se smettessimo di vaccinarci, potrebbe diffondersi nuovamente dalle poche zone in cui viene ancora diagnosticata. Sarebbe molto grave contagiare un neonato che non si è ancora vaccinato oppure non può vaccinarsi perché, ad esempio, è ammalato o allergico.
Ma anche per gli adulti possono esserci dei rischi. Pensiamo per esempio a persone immunocompromesse. Ciò può essere dovuto a una malattia, o anche a una condizione genetica, ma può essere dovuto anche a una terapia per un’altra malattia che però riduce il sistema immunitario. Le persone malate di cancro, ad esempio, sono molto più a rischio di noi che passeggiamo tranquilli e in salute.

Cosa succederebbe se, in nome della libertà di scelta decidessimo che “non bisogna sottoporre i propri pargoli a questo, altrimenti saremmo in uno stato di polizia! Quando sarà adulto potrà decidere da solo”… ma poi, prima che i nostri figli siano abbastanza grandi da decidere autonomamente, si ammalassero di pertosse (contagiati da qualcuno) o di tetano (giocando in un prato)?
Cosa succederebbe se un ceppo, trovando un nuovo serbatoio di persone in cui attecchire e moltiplicarsi, mutasse divenendo sciaguratamente pericoloso anche per i già vaccinati?

Vaccinarsi non è solo una cosa singola da restringere al campo delle scelte individuali, perché in realtà si tratta di una questione che si ripercuote sugli altri. Costituzionalmente, la base del patto sociale su cui si è costruito lo Stato stesso è proprio la rinuncia a parte della propria individualità in virtù della tutela dell’interesse comune (che riguarda anche l’individuo come parte della comunità). È lo stesso motivo per cui lo Stato in teoria rimborsa solo le terapie di dimostrato rapporto costo-efficacia: dato che la disponibilità di spesa non è infinita, per tutelare l’interesse comune, ossia curare efficacemente il maggior numero di persone, bisogna evitare di consumare risorse dietro qualcosa che non funziona.

Un noto aforisma afferma che la libertà personale finisce dove inizia quella altrui. Non si ha alcun diritto di mettere a repentaglio la salute di un’altra persona che sia quella di un neonato, di un immunodepresso o della società in generale, per una controversia che NON si limita alla libertà individuale. Per questo, non si può semplicemente ridurre il tutto a un discorso del tipo “solo io posso scegliere e ne affronto le conseguenze” e pretendere che ciò sia un assoluto inviolabile, tralasciando ogni potenziale ripercussione sulla comunità e la società.

Per fonti e approfondimenti rimandiamo su questo sito alla sezione “datalink —> vaccini“, contenente numerosi riferimenti su questioni singole inerenti le vaccinazioni.

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