Il rapporto tra uomini e cani

Spesso si sente dire che la ragione per cui alcuni animali domestici ce li mangiamo e altri no, è solo culturale, e che tra un manzo ed un cane alla fine non c’è differenza, oltre a quella che diamo loro noi. Questo vale sia per molti vegetariani-animalisti, che per esempio a proposito del fatto che in Asia si mangiano tranquillamente cani e gatti. Cultura, dicono.

Ma una differenza c’è, la ragione non è solo culturale ma prima ancora filogenetica ed etologica: i canidi accompagnano l’uomo nella sua evoluzione da molto tempo, in termini di decine e decine di migliaia di anni; il cane è stato il primo animale domestico in assoluto a non diventare tale in quanto schiavo e fornitura alimentare, ma come compagno e collaboratore volontario. Ci siamo evoluti con lui, è probabilmente già “scritto” nei nostri geni, che il cane è un compagno.

Inoltre i canidi (o meglio i lupi, gli antenati di tutti i cani domestici) sono animali estremamente sociali, con una socialità parecchio articolata e complessa, molto simile alla nostra come schemi. Cacciano in branco con regole e ruoli prestabiliti, c’è una gerarchia precisa, assoluto rispetto reciproco, un vero e proprio codice d’onore, regole inviolabili nei confronti degli inferiori, delle femmine, dei cuccioli. Mentalmente i loro schemi sono simili ai nostri, ed è proprio per quello che uomo e cane sono riusciti a capirsi e ad collaborare, in partenza; è stato l’inizio della domesticazione, ma non lo stesso tipo di domesticazione degli animali da lavoro e da carne, qui sta la differenza.

La socialità dei canidi si è sviluppata in quel modo perché erano cacciatori. Nel senso che i loro pasti non erano inclini a collaborare nel ruolo, quindi bisognava acchiapparli. E per acchiapparli bisognava essere in parecchi e in accordo, fino ad arrivare ad avere delle “regole” innate per attuare la collaborazione, per cui per esempio si distribuisce sempre a tutti, anche a chi non ha collaborato, dato che “serve” alla collettività. Questa è la differenza tra un branco di lupi e uno pecore per esempio: la carne bisogna guadagnarsela, l’erba non scappa, non c’è rischio che sia una preda troppo grossa per uno solo o che lo possa ferire od uccidere.

Questo ha fatto sì che gli uomini ed i cani iniziassero a collaborare, ha permesso che si “capissero” prima di tutto. Sicuramente i canidi hanno cominciato a seguire le orde umane per banchettare con gli avanzi; da lì a guidarli sulla selvaggina e poi ad aiutare alla cattura il passo è stato breve. Ed altrettanto veloce è stato l’accorgersi, da parte dell’uomo, che collaborare conveniva ad entrambe le parti.

I maiali ad esempio sono animali intelligenti, ma non si potrebbero addestrare a fare qualcosa in gruppo in modo coordinato tra loro, per ottenere uno scopo comune e vantaggioso per tutti, salvo poi spartirsi il “risultato” tra loro in modo assolutamente equo, a prescindere da chi l’ha ottenuto, da chi è il più grosso, da chi può prenderne di più, arrivando perfino a portare a casa pezzi di detto risultato a femmine immobilizzate dai cuccioli e ad animali feriti ed impossibilitati a cacciare.
Probabilmente si potrebbe insegnare ad un maiale a fare da guida per ciechi o da supporto disabili, ma c’è un problemino: se il maiale si stufa, se non ne ha voglia, se vede qualcosa che gli interessa, il maiale pianta in asso il disabile; la probabilità che lo faccia un cane è vicina allo 0. Perché un cane ha delle istruzioni genetiche (sono questi i famosi istinti) che lo “obbligano” a rispettare le regole, a collaborare, ha una dotazione di serie che si avvicina a quello che noi chiamiamo senso del dovere verso i compagni. I suini no.
Inoltre non sarebbe possibile insegnare ad un animale domestico diverso dal cane a difendere il suo compagno bipede; e come sa benissimo quasi chiunque abbia un cane, non serve nessunissimo addestramento apposito, il cane difende il padrone come voi difendereste un amico aggredito.

Vogliamo chiamarlo istinto? Benissimo, infatti è qualcosa di completamente innato. Come per noi.
Certo che i cani ci amano perché a loro conviene farlo: esattamente come noi amiamo gli altri, cani inclusi, perché ne traiamo vantaggi personali. Diversi, astratti, molto più complessi, ma sempre vantaggi sono.
Che differenza di base c’è tra un Licaone che porta della carne, rinunciando a mangiarla anche se non è proprio periodo di abbondanza, ad un animale ferito e che non ha partecipato alla cattura, e una persona che fa beneficienza o la carità ad un barbone? Gratta gratta, sotto il cortex, nessuna

Letture consigliate:

Konrad Lorenz – “E l’uomo incontrò il cane”, stesso autore, il famoso “L’anello di re Salomone” e “L’Aggressività” (un po’ meno easy ma leggibilissimo).

H. Van Lawick, Jane Goodall – “Assassini Innocenti” (si trova in inglese ma anche il Italiano cercando su Ebay per esempio). Stessi autori “Solo”.

Farley Mowat – “Mai gridare al lupo”.

David Mech – “Il Lupo Artico”.

Sono tutte abbastanza semplici, a livello divulgativo o quasi, ma gli autori non sono esattamente dei dilettanti.

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