Come NON leggere una ricerca scientifica, parte 2 – Le dosi

Facciamo ora un esempio più specifico.

Pensiamo al terrorismo alimentare che ha toccato molte sostanze, come l’aspartame, il glutammato o il fruttosio, accusate di provocare cancro, leucemia, calvizie, impotenza, invasioni di cavallette, morte del bestiame, terremoti e di far piovere. Esso è poi sfociato nella moda di stabilire effetti precisissimi per gli alimenti più svariati, dalle più mirabolanti proprietà terapeutiche ai più nefasti effetti dannosi.

Si tratta di pretese come minimo esagerate se non del tutto fallaci (assieme a quella che fa distinzione fra sostanze “chimiche” o “naturali”, legata al concetto di chemofobia). Esse si originano proprio da errori metodologici negli studi tirati in ballo.

A volte si tratta di errori nel selezionamento dello studio epidemiologico nutrizionale, che può andare incontro a varie fallacie logiche spesso citate (per esempio, selection bias, correlation bias, confirmation bias ecc.). Altre volte si tratta di errori a livello farmacologico/laboratoriale, per esempio nel caso si sia fatto assumere a cavie di laboratorio dosi abnormi e spropositate di un composto, osservandone per forza un effetto tossico e concludendo che “fa male” (non mi sembra una grande scoperta).

Nel caso dell’epidemiologia nutrizionale, praticamente tutto pare essere utile per combattere il cancro o potrebbe invece causarlo; un’apparente contraddizione di cui ne ha parlato molto esaurientemente Alessandro Tavecchio qui[6] e a breve citeremo alcuni episodi in cui si nota un’interpretazione quantomeno dubitevole degli studi. Fra i grandi esempi, sono state molte le pubblicazioni controverse e discusse, dal famigerato China Study[7] al caso della sindrome cinese collegata all’aspartame.

Quando si parla di effetti tossici, nel campo specialistico innanzitutto si tengono a mente concetti come la dose assunta dalle cavie nello studio che ne ha causato la morte, il calcolo della quantità assumibile giornaliera, il livello massimo assunto entro il quale non si verificano effetti o le quantità in microgrammi o in parti per milione (LD50, ADI, NOEL, ppm ecc.). Nella vita comune però questi termini sono più ostici e il messaggio che tutti noi recepiamo maggiormente è “fa bene – fa male”. Giustamente, non siamo tutti accademici. Ciò però può portare a equivoci o distorsioni.

Prendiamo per esempio proprio l’aspartame, divenuto tristemente noto nel decennio scorso sulla rete come sostanza pericolosa e che dopo le accuse epidemiologiche ebbe anche una controversa fase laboratoriale. Si tratta di un edulcorante utilizzato per sostituire lo zucchero comune da tavola, poiché a parità di calorie del saccarosio il suo potere dolcificante è 200 volte maggiore. È composto da due amminoacidi (i mattoni che costituiscono le proteine), l’acido aspartico e la fenilalanina, quest’ultima connessa con il metanolo [8].

I dubbi sull’aspartame riguardano il fatto che il metanolo tende a staccarsi dalla molecola intera, possiamo dire che ogni 100 grammi di aspartame 10 g sono di metanolo. Una parte di metanolo si trasformerebbe in formaldeide ed acido formico, secondo la teoria più accreditata, e questi causerebbero vari sintomi come cecità o cancro.

Un ricercatore, il dottor Soffritti, in uno studio[9] del 2005, ha sostenuto che l’aspartame induce leucemia e linfomi nei ratti. Secondo lo studio, l’aspartame deve essere considerato cancerogeno anche al livello per cui se ne assumono 20 mg per ogni kg di peso corporeo, cioè la metà della dose giornaliera ammissibile secondo le autorità europee (40 mg/kg).

Non temete, numerosi altri studi sono subentrati in seguito a indagare e l’autorità competente europea (l’EFSA) ha fatto un po’ di chiarezza con le sue valutazioni, ma qualcosa lo possiamo già elaborare a partire dalle stesse dichiarazioni dello studio senza dover tirare in ballo altre ricerche.

Sicuramente dire che “la quantità assumibile giornalmente secondo le autorità è il doppio di quella che può provocare il cancro!” può spaventare e suscitare indignazione nei consumatori. Ma andiamo un po’ a vedere effettivamente a quanto corrispondano questi 20 mg al chilo. Per una persona di 70 kg, sarebbero 20 x 70 = 1400 mg al giorno.

Le bustine di aspartame pesano più o meno dai 10 ai 20 mg (le compresse più comuni 18 mg [10]) a seconda della marca, anche qui ci sono deviazioni ma per il nostro ragionamento conta l’ordine di grandezza. Ora, per raggiungere questi 1400 mg in un giorno, se si aggiungono solo una o due compresse a caffè, servirebbe prendere decine e decine di tazzine al giorno. Per di più, la quantità di caffeina letale a seconda dei casi varia tra i 150 e i 200 mg per kg di peso corporeo[11], un limite che potrebbe ucciderci ben prima!

Il problema diviene minore se si considera che la dose giornaliera ammissibile fa riferimento ad una situazione di costante assunzione, ma difficilmente qualcuno ingerisce aspartame in continuazione.

Si possono fare discorsi simili anche per le bevande gassate senza zucchero o gli yogurt “light”, con due conti si evince che bisognerebbe bersi un intero distributore o mangiarsi chili di yogurt – che per quanto possa essere buono, soprattutto per chi come me ha origini alpine, dubito possa essere concepita una situazione simile.

Capite dove sta il trucco?

Intanto però, i siti di disinformazione (anche quelli che asseriscono di combattere la stessa) contribuiscono a creare allarmismo che tramite le catene di S. Antonio, soprattutto nei social network, influenzano le opinioni della massa.

Come disse Paracelso, la dose fa il veleno, qualunque sostanza in quantità eccessive può causare problemi, non solo l’aspartame; persino l’acqua (si possono bere 8 litri in un’ora e avere un collasso) o l’ossigeno (iperossiemia). Ma a parte quando io sommozzatore devo scendere in profondità elevate con miscele ad alte concentrazioni mentre faccio immersione, ciò giustificherebbe eventuali posizioni al limite del terrorismo psicologico verso la respirazione?
E tutta la disinformazione scaturita attorno allo zucchero (12), quando il buon senso basta a capire che sbafarsi dolci in quantità non fa bene a prescindere?

Quello dei test in laboratorio sulle sostanze è un argomento molto complesso e ci vorrebbero interi articoli a parte. In senso lato si potrebbe parlare fra parentesi anche delle ricerche che dimostrano (13) che la sostanza X uccide le cellule tumorali: ma anche il petrolio o uno sparo nella piastra le uccidono, nonostante ogni 2×3 i giornalisti proclamino la scoperta della cura per il cancro e i social media impongano di diffondere la “fantastica notizia” prima che vengano censurate dai poteri forti.

Bisognerebbe anche tener conto degli studi successivi che meglio indagano e chiarificano un presupposto, soprattutto quando lo studio iniziale esprime cautela col classico “further research is required” ma il giornalista disattento o il ciarlatano in malafede fanno diventare il tutto come una dimostrazione completa e integrale per demonizzare un alimento in generale. Infatti, bisogna anche fare attenzione al non far valere in generale l’affermazione di un singolo studio.
Per l’aspartame ci sono stati, come per il glutammato o tante altre sostanze. (14)

 

Gli articoli della serie:

  • La prima parte dell’articolo è disponibile cliccando qui.
  • La seconda parte dell’articolo è disponibile cliccando qui.
  • La terza parte dell’articolo è disponibile cliccando qui.
  • La quarta parte dell’articolo è disponibile cliccando qui.
  • La quinta parte dell’articolo è disponibile cliccando qui.
  • La sesta parte dell’articolo è disponibile cliccando qui.

Note e link utili per approfondimenti:

[6]: Alessandro Tavecchio, Prosopopea – Tutto causa il cancro, il bias dei capelli bianchi (link originale e su IxS)

[7]: il China Study, per dirla in breve, è stato interpretato a lungo come prova di quanto faccia male la carne, mentre andrebbe più correttamente valutato come prova di quanto un’alimentazione genuina lontano dagli stress e dall’inquinamento (e quindi uno stile di vita più sano) sia associata ad aspettative di vita migliori.

[8] fra l’altro, il metanolo è già presente naturalmente in molti frutti, come sottoprodotto del metabolismo delle pectine. Vietiamo i frutteti?

[9]: Aspartame induces lymphomas and leukemias in rats (http://www.ramazzini.it/fondazione/pdfUpload/Eur%20J%20Oncol%20Vol%2010%20107-116_2005.pdf)

[10] http://www.aspartame.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5&Itemid=10

[11]: Factors affecting caffeine toxicity: a literature review (http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/j.1552-4604.1967.tb00034.x/abstract)

[13]: ne parla molto bene MedBunker a riguardo.

[14]: https://www.fondazioneveronesi.it/i-blog-della-fondazione/il-blog-di-agnese-collino/la-riabilitazione-dellaspartame

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