Come NON leggere una ricerca scientifica, parte 5 – Le percentuali e il rischio

“Questo farmaco ha abbassato il rischio di contrarre la malattia del…”

“La molecola contenuta in questo alimento riduce il rischio di insorgenza della patologia di…”

“Questa sostanza garantisce un aumento delle prestazioni del…”

“L’analisi epidemiologica conferma che l’incidenza dell’evento in tale campione è di…”

Quante volte abbiamo letto notizie del genere, soprattutto legate alla sfera della salute? Riviste di nutrizione, giornali di fitness, promotori del farmaco, importanti test clinici e analisi chimiche laboratoriali snocciolano dati percentuali che sembrano mostrare risultati enormi [1].

Questi riferimenti detti così però sono incompleti. Non sono menzogneri, anzi magari dicono proprio la verità: magari tal integratore ha veramente aumentato le prestazioni del 50%, il farmaco ha realmente ridotto il rischio di metastasi del 30% ed in presenza dell’impianto wifi c’è veramente un aumento dei casi di tumore del 40%.
Siamo sicuri che il campione in esame è vasto e rappresentativo, e abbiamo passato la revisione tra pari più ostica.

Ma allora dove vogliiamo arrivare a parare? Il punto è che presentare le precentuali così dice solo una parte della verità: si omette di specificare che si tratta di percentuali relative. Un trucco, purtroppo, diffuso proprio nei settori “ufficiali”, e non solo fra i sostenitori delle verità alternative, in cui si gioca col rischio relativo. I matematici statistici, o chi deve in continuazione fare i conti con questi proclami, riconoscono spesso questi casi.

Che cosa vuol dire che si tratta di “percentuali relative”?

Facciamo direttamente un esempio pratico: il caso delle stazioni generatrici di onde elettromagnetiche [2].

Se in una regione di spazio si propagano onde elettriche e magnetiche, si dice che in essa sono presenti campi elettromagnetici.
Queste onde si propagano e sono generate sia da sorgenti naturali che da apparecchi di uso comune. Di conseguenza, ne siamo costantemente esposti. Le onde elettromagnetiche penetrano nel corpo umano e il loro principale effetto consiste nel riscaldamento dei tessuti, ma i livelli a cui siamo normalmente esposti sono talmente bassi che questo fenomeno è pressoché intangibile. Tuttavia, spesso è stata espressa la preoccupazione che possano causare gravi malattie come la leucemia, in alcuni casi in maniera autorevole, in altri generando bufale (come nel caso del wifi [3] assassino o del caso Muos [4]).

Studi di correlazione tra esposizione a campi elettromagnetici e aumento del rischio di cancro sono ancora in corso, soprattutto per valutare eventuali effetti a lungo termine. Gli organi sanitari internazionali, come lo IARC e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomandano un continuo controllo e monitoraggio del fenomeno. I campi elettromagnetici sono stati così classificati come possibili cancerogeni, ma le numerose ricerche epidemiologiche e di laboratorio non hanno fornito prove di una relazione diretta di causa-effetto tra campi elettromagnetici e insorgenza del cancro. [5] Tuttavia molti articoli hanno insistito sul fatto che gli studi confermerebbero con assoluta certezza il nesso di causalità, purtroppo a volte commettendo errori grossolani.

Immaginiamo prima un esperimento mentale. Poniamo di avere, in media 2 casi di leucemia ogni 10000 persone nel campione all’anno. Ciò corrisponderebbe ad una percentuale dello 0.02 % della popolazione presa in esame. Mettiamo però che, all’improvviso, dopo aver installato un elettrodotto insorga un caso in più in zona, quindi 3 casi di leucemia ogni tot. Che non è molto, e corrispondono pur sempre ad uno 0.03 % del totale, cioè potrebbe benissimo essere capitato per caso. La nostra indagine epidemiologica osservazionale ci direbbe che, nei pressi dell’emettitore, la quantità di casi è aumentata del 50 %, perché effettivamente il numero di nostri casi è aumentato della metà (da 2 a 3). La percentuale del 50 % è relativa, mentre quella assoluta rimane 0.03 %.

Ed ecco un inghippo, perché potrei sfruttare questa ambiguità per montare un articolo scandalistico sfruttando solo la percentuale relativa. Dire “i casi di leucemia sono aumentati del 50 % dopo l’installazione dell’elettrodotto!!!” non è falso, anzi nel nostro esperimento mentale è pure giustissimo in un certo senso. Solo che detta così sembra una cosa spropositata, l’opinione pubblica non conosce il discorso delle percentuali e omettendo lo 0.03 % assoluto distorciamo la percezione del dato.

Facciamo un esempio più preciso: abbiamo condotto un’indagine nazionale, sappiamo che mediamente possiamo incontrare 0.16 casi di leucemia in un territorio entro 2 km di raggio da un emettitore nel quale ci aspettiamo, statisticamente, di incontrare sempre un numero di casi in linea con la media fino ad allora. Tuttavia, in questa zona è insorto un singolo caso di leucemia, uno solo. Anche questo potrebbe essere benissimo una casualità, ma prendendo in esame questo singolo territorio potremmo dire che i casi di leucemia sono aumentati di 6 volte!

leucemia
Immagine tratta da: http://www.ge.infn.it/~squarcia/DIDATTICA/MSB/2_Decisione_clinica.pdf

 

Ecco come utilizzando la dialettica, sfruttando l’emotività delle affermazioni e facendo esercizio di retorica posso fare affermazioni che però spiegandole appaiono assurde. Questo non è nemmeno un esperimento mentale, è stato un vero e proprio claim [6], che ha fatto inorridire gli statistici – sfortunatamente, le obiezioni matematiche hanno suscitato l’indignazione di chi cercava un capro espiatorio.

Analizzando razionalmente i fatti diventa difficile in questi casi sostenere scientificamente una correlazione di causa-effetto o un suo essere significativa, altrimenti, potremmo attribuire i più disparati effetti benefici o malefici a qualsiasi cosa (cosa che in effetti viene fatta in molti titoloni).

Un rimedio è l’attribuzione casuale di ogni paziente che man mano viene ammesso al gruppo dei casi in trattamento sperimentale oppure al gruppo di controllo: in poche parole con la cosiddetta randomizzazione. Ciò permette di eliminare le distorsioni statistiche senza neppure dover sapere che esistono. Infatti essa garantisce che sui lunghi periodi o sui grandi numeri le distorsioni si bilanciano da sole l’une con le altre e il caso fortuito conta molto meno.

Sfortunatamente, i trial randomizzati sono più costosi e difficili da eseguire. Nell’epidemiologia nutrizionale per esempio non ne esistono molti. In loro mancanza possiamo condurre allora una meta analisi, cioè il mettere assieme più studi in una stessa analisi statistica. Ciò aumenta le dimensioni e la varietà del campione, riducendo anche alcuni fattori casuali di distorsione dei dati. I risultati possono aiutarci a diminuire la possibilità che eventuali risultati siano dovuti a coincidenze.

Gli articoli della serie:

  • La prima parte dell’articolo è disponibile cliccando qui.
  • La seconda parte dell’articolo è disponibile cliccando qui.
  • La terza parte dell’articolo è disponibile cliccando qui.
  • La quarta parte dell’articolo è disponibile cliccando qui.
  • La quinta parte dell’articolo è disponibile cliccando qui.
  • La sesta parte dell’articolo è disponibile cliccando qui.

Note:

[1] L’ambito della nutrizione e della vendita di farmaci in particolare sono parecchio a rischio di distorsioni simili e bisogna farci attenzione. Nessuno comprerebbe a prezzo pieno di brevetto nuovo un medicinale che rispetto alla precedente formula ora libera dai diritti migliora la speranza di guarire di un punto percentuale. E numerose aziende alimentari non potrebbero reclamizzare tanto i loro prodotti senza poter vantare le proprietà benefiche di una molecola contenuta nel cibo (o quelle dannose della concorrenza). Le conseguenze di una eventuale distorsione comunicativa possono essere economicamente rilevanti quando applichiamo il discorso ad un ipotetico farmaco che diminuisca la probabilità di morire dal 2 % all’1 % (in fondo sarebbe ben il 50, uao! senza citare però gli effetti collaterali), che i test clinici sul prodotto (un dentifricio, una crema per le rughe, qualcosa per perdere peso) hanno confermato un’efficacia maggiore del 20 % (magari il dimagrante ha fatto perdere 120 g invece di 100 ad un uomo di 90 kg, ed il prezzo è maggiorato ma che volete: è determinato scientificamente in laboratorio!) o che mangiando un determinato cibo della propria ideologia alimentare il rischio di contrarre un tumore passa dal 4 % al 3 %. Sperando di non incappare mai in casi simili, può essere utile fare attenzione ai proclami e buttarci uno sguardo critico. Bisogna vendere, dopotutto. E per vendere, bisogna mostrare risultati.

[2] https://www.cicap.org/lazio/temp.php?d=5&a=5

[3] http://attivissimo.blogspot.it/2013/12/disinformatico-radio-la-bufala-del-wifi.html

[4]  http://www.scientificast.it/2012/12/30/chi-ha-paura-del-muos/

[5] http://www.airc.it/cancro/disinformazione/campi-elettromagnetici/

[6] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/04/08/nostalgia-del-medioevo.html

 

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: