Riequilibrio quantiCHE? – parte 2 # la kinesiologia applicata

Eravamo rimasti al dr. Fincati e al suo “riequilibrio quantistico integrato” con cui si propone di risolvere diversi problemi e che pubblicizza in vari modi, soprattutto su youtube e su facebook.

Analizziamo dunque alcuni video che si trovano sul canale di questo misterioso metodo.

In questi video vengono fatti per esempio dei bizzarri esami muscolari, con i quali si presuppone di determinare cose come la perdita o l’acquisizione di forza da parte dei pazienti. Molti di questi “test” si basano su di una branca alternativa, la cosiddetta kinesiologia applicata (da non confondere con la kinesiologia biomeccanica che studia il movimento del corpo). Essa si basa sulla valutazione della forza muscolare esercitata del paziente sottoposto a condizioni diverse, ideata nel 1964 da George J. Goodheart Jr. (un chiropratico di Detroit).

Uno per esempio è questo [5]:

Qui, Marco Fincati afferma che se l’esaminatore si posiziona davanti al paziente quest’ultimo perde la forza perché ogni persona ha una polarità.

Prima di analizzarlo, però, è necessario mettere in chiaro alcuni concetti, per capire meglio cosa ci troviamo di fronte.

Innanzitutto, che cos’è un esame muscolare?

Si tratta di un metodo manuale per verificare la capacità dei nostri muscoli di svolgere correttamente la loro funzione motoria e di sostegno, cioè di funzionare durante il movimento e di fornire stabilità al corpo. Questo esame è molto importante soprattutto in caso di patologie (sia di tipo muscolo-scheletrico che a livello neurologico) ed infatti è una tappa richiesta nelle visite ad opera di  diversi specialisti: fisioterapista, ortopedico, neurologo, fisiatra, medico sportivo ecc.

A chi viene chiesto di condurre un test muscolare viene domandato anche di possedere una professionalità specifica, cioè deve avere tutte le conoscenze e le competenze del caso riguardo le funzioni muscolari, la posizione del corpo e la sua organizzazione. Nei test il paziente deve essere posizionato in maniera stabile, la parte anatomica da esaminare (usiamo ora dei termini prettamente fisici) deve essere “contro gravità” e la pressione esercitata deve essere opposta alla linea di trazione del segmento muscolare preso in considerazione. Vuol dire in poche parole di consentire al paziente di opporre una resistenza di modo da misurarne la stessa forza con una scala di riferimento. Sembrerebbe banale, ma gli stessi fisioterapisti ricordano che in realtà la corretta valutazione della forza muscolare è laboriosa e bisogna fare attenzione a molti fattori, sia nell’esecuzione del test che nella misurazione della forza.

La kinesiologia applicata non si basa su questo tipo di esame qui sopra, bensì sul proprio “test kinesiologico”. Secondo i suoi sostenitori, tale test permetterebbe all’operatore di comunicare con il corpo del paziente per diagnosticare malattie di ogni tipo, intolleranze alimentari o scegliere una terapia semplicemente sentendo la forza o la debolezza del muscolo scelto. Ogni disfunzione è, secondo questa pratica, infatti, accompagnata da una particolare debolezza muscolare.

La kinesiologia applicata non ha alcun riscontro medico o clinico [6], né fondamenti scientifici. Numerosi test scientifici sono stati fatti per cercare di stabilire se ci fosse almeno un principio valido o qualcosa che avesse efficacia nel metodo, ma la kinesiologia applicata si è rivelata inconclusiva. Un riassunto narrativo dell’affidabilità della KA nonché del test manuale muscolare (MMT) è stato inoltre fatto in uno studio condotto da Haas e colleghi [7], mostrando proprio questa mancanza di validità scientifica. Derren Brown, prestigiatore e mentalista noto per la sua attività di divulgazione e di scetticismo, ebbe a incontrare un kinesiologo che vantava di ottener risultati spettacolari, salvo poi non riscontrarli più una volta sottoposti a test in doppio cieco. Il commento del kinesiologo? Beh, a detta sua ciò dimostrava che i test scientifici non funzionavano, per questo non li svolgevano! [8]

Ulteriori riferimenti bibliografici sulla kinesiologia applicata possono essere trovati in inglese sull’ottimo sito di debunking biomedico Quackwatch, in questo articolo di Stephen Barrett [9].

Nonostante tutto questo, esistono numerosi metodi che promettono di comunicare con l’inconscio, eliminare lo stress e auto-guarirsi, migliorare relazioni, autostima e aumentare il benessere economico, facendo ricorso anche alla kinesiologia applicata.

Torniamo dunque alla “novità” del Riequilibrio Quantico Integrato e al primo video sopra linkato. Anzi, lo riproponiamo direttamente:

Come già detto, in esso Fincati afferma che la paziente, una volta che l’esaminatore si posiziona davanti a lei, perde la forza per via di una cosiddetta “polarità”, che non viene definita né misurata (non si sa a quanto corrisponda e come sia cambiata la forza di conseguenza). Il test muscolare vorrebbe dimostrare in termini scientifici l’influenza delle emozioni positive e negative sul corpo.

Già qui si nota una prima incongruenza: la forza dovrebbe aumentare o diminuire quando il paziente sta pensando a qualcosa di buono o cattivo. Nel caso del video la paziente non sta pensando, è solo sotto gli ”influssi” della presunta polarità. Si evidenzia insomma l’influenza suggestiva dell’aspettativa. L’esaminatore in pratica suggestionava la paziente, facendole fare ciò che lui voleva. Anticipandole che avrebbe perso la forza, per poi dirle che il suo campo energetico era libero da interferenze, tanto più quanto con decisione vengono fatte le affermazioni, l’esaminatore non ha fatto altro che forzare una conferma della sua aspettativa nella paziente. Si è trattato insomma di una ingiunzione, che ha fatto leva inconsciamente sulla paziente.

Ulteriore riconferma dei dubbi riguardo tale pratica, se il test fosse vero, quando siamo in un luogo affollato e una persona si gira, tutte le persone dovrebbero perdere la propria forza per questo presunto cambio di polarità.

Altro video [10]:

Qui invece si parla di come il cellulare e l’elettrosmog in generale possano modificare istantaneamente la forza di una persona. La paziente prende in mano il cellulare e subito perde la forza.

La scenata contraddice l’esperienza empirica: se fosse come nel test, dovremmo essere costantemente soggetti a questa perdita di forza, dato che siamo costantemente immersi in campi ed onde elettromagnetiche! Non solo quelle dei nostri cellulari che portiamo sempre con noi, ma anche quelli di televisori, o del wi-fi, della radio…

Vale anche in questo caso il discorso dell’effetto aspettativa, che in psicologia e nelle scienze sociali viene spesso accostato anche a fenomeni come l’effetto Rosenthal. Viene inoltre citato l’appello di Friburgo, che in realtà non ha nulla a che vedere con la presunta “debolezza muscolare” e che comunque è controverso in ambito scientifico (e non è certo condiviso da tutti i medici come il dottor Fincati lascia intendere).

Terzo video [11]:

Qui si parla di allergie e intolleranze alimentari [12].

E’ un passaggio vago, impreciso e superficiale. Non specifica a cosa si sarebbe intolleranti, si parla genericamente di “tossine” da cui ci si dovrebbe “riequilibrare”.

Facciamo un po’ di chiarezza.

Il termine allergia fu coniato per la prima volta nel 1906 per indicare l’alterata reattività dell’organismo nei confronti di sostanze generalmente innocue. Per riassumere, si definisce allergia alimentare una risposta anormale del sistema immunitario ad un nutriente, per esempio ad una proteina contenuta in un alimento (chessò, noccioline). Questa risposta è esagerata e può comportare complicazioni gravi come lo shock anafilattico.

La diagnosi viene effettuata tramite una visita allergologica, che può comportare test cutanei (Prick Test, Prick by Prick, Patch Test), test sierologici (determinazione delle IgE specifiche circolanti) ed eventualmente alcune settimane di regime alimentare ipoallergenico (dieta oligoantigenica per eliminare gli alimenti potenzialmente più allergenizzanti, a cui far seguire una dieta di provocazione una volta risolta la sintomatologia).

Un’intolleranza è invece definita come un’incapacità metabolica, in genere per mancanze enzimatiche (come nel caso dell’intolleranza al lattosio, perché manca l’enzima capace di digerirlo) o per motivi farmacologici (per esempio, le xantine di caffè e cioccolato, o le ammine biogene di certi formaggi e frutti, possono provocare reazioni avverse) o tossici (nel caso di certi additivi alimentari).

Sono pochi i test che hanno rivelato efficacia nel diagnosticare intolleranze, uno per esempio è il breath test usato per determinare l’intolleranza al lattosio. Gran parte di tutti gli altri test si sono rivelati scarsamente attendibili ed affidabili. I metodi kinesiologici utilizzati per diagnosticare le intolleranze alimentari parimenti non hanno mai dimostrato di fornire risultati attendibili. Inoltre, ignorano completamente le cause genetiche o ambientali che possano comportare una condizione, affidandosi invece ad una “valutazione completa ad ampio raggio” che presumerebbe di ricondurre malattie fisiche e psichiche ad una intolleranza.

Il test kinesiologico si basa sulla rilevazione della variazione del tono muscolare, quando il soggetto viene in contatto con cibi intolleranti. Secondo la pratica, tramite la rilevazione della variazione del tono muscolare sarebbe possibile rilevare la disarmonia dell’organismo. A volte la si abbina a pratiche naturopatiche od omeopatiche.

Uno studio di Kenney e soci [13] ha mostrato che le analisi statistiche non rivelano differenze rispetto ai placebo nell’efficacia di questo test, e che anche se il numero di soggetti o nutrienti non era vasto, l’utilizzo della kinesiologia applicata per determinare lo status nutrizionale non è più efficace di ipotesi casuali (quindi tanto vale tirare a indovinare!).

Non ha senso in ogni caso parlare di intolleranze generiche o associate ad un cibo in generale (con tutte le migliaia di molecole e composti chimici che può contenere). Se questo è un approccio “olistico”, è prepotentemente sbagliato. Si può essere intolleranti per esempio al lattosio, perché manca l’enzima capace di scindere la molecola, che poi si depositerà nel colon dove viene fermentata dalla microflora intestinale, causando accumulo di gas, e dove richiamerà acqua per osmosi, provocando gonfiori e diarrea. Non avrebbe senso parlare di intolleranza generica al latte. Se la spiegazione (molto sintetica) di qui sopra sull’intolleranza al lattosio vi è sembrata precisa, sappiate che essa è definita come riduzionistia o meccanicistica dagli alternativi. Quelli che poi prendono in prestito termini della fisica per vendervi cure a base di rimedi quantici ed energie positive.

Anche dal punto di vista nutrizionistico e allergologico-alimentare, insomma, la pratica si rivela sostanzialmente fuffa e non si è mostrata alcuna evidenza di efficacia. Per un discorso più in generale sui test per le allergie e le intolleranze alimentari, vi rimandiamo anche agli ottimi articoli su MedBunker [14] e L’Educazione nel Piatto [15].

Ogni video viene inoltre svolto in maniera ben poco professionale. I corpi non sono stabilizzati, vengono esaminati “alla buona” e con approssimazione. L’utilizzo della terminologia fisica è completamente fatta a caso, per esempio l’esaminatore utilizza i termini “forte” o “debole”, ma non chiarisce affatto in che modo e con quale scala di misurazione viene valutata la forza. Sembra quasi che la valutazione sia fatta a sua discrezione, ma questo oltre che metodologicamente scorretto è anche erroneo e da adito a confusioni. Basti pensare a quando, nel linguaggio comune, si faccia confusione con termini come “avere energia”, “essere forti”, “essere potenti”, dalle officine meccaniche alle palestre. Io, da praticante dilettante di sport da combattimento, l’ho notato alcune volte in allenamenti casuali, per esempio usando i colpitori per i pugni chiedendo all’allievo di esercitare meno forza ma essere più potente o esplosivo (con il povero ragazzo che vibrava colpi a caso non capendo che gli si chiedeva di essere veloci nel colpo senza affondare il pugno!).

Note:

[5] http://www.youtube.com/watch?v=99HNnEJMBAA&list=PLu4IMk3rSqxdQGreh1c2Vq5lZVbtpbFBQ

[6] Sulla kinesiologia applicata, rubrica “chiedi all’esperto” di Vialattea.net (http://www.vialattea.net/esperti/php/risposta.php?num=7666)

[7] 2007, Haas M1, Cooperstein R, Peterson D. – Disentangling manual muscle testing and Applied Kinesiology: critique and reinterpretation of a literature review (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17716373)

[8] Episodio raccontato nel libro di Derren Brown “Mentalista – i trucchi della mente”

[9] Stephen Barrett, Quackwatch (http://www.quackwatch.org/01QuackeryRelatedTopics/Tests/ak.html)

[10] http://www.youtube.com/watch?v=AajUcOGfw5s&list=PLu4IMk3rSqxdQGreh1c2Vq5lZVbtpbFBQ

[11] http://www.youtube.com/watch?v=sYTPwf198U4&list=PLu4IMk3rSqxdQGreh1c2Vq5lZVbtpbFBQ

[12] A volte i termini allergia ed intolleranza vengono confusi fra di loro, ne è un esempio il morbo celiaco che viene chiamato indistintamente intolleranza al glutine o allergia (non IgE mediata) al glutine. Fra le due per alcuni autori dovendo sarebbe più corretta la seconda, essendoci una reazione di tipo immunologico, per altri è più corretto intolleranza. Ma si tratta in realtà di una vera e propria malattia autoimmune, dato che questa reazione comporta la distruzione di cellule intestinali.

[13] 1988, Kenney JJ, Clemens R, Forsythe KD. Applied kinesiology unreliable for assessing nutrient status (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3372923)

[14] Sandra Perticarari su MedBunker – Aiuto, sono allergico! Ma sarà proprio così? (http://medbunker.blogspot.it/2013/10/aiuto-sono-allergico-ma-e-proprio-cosi.html)

[15] Giuliano ParpAglioni, L’educazione nel piatto – Test per le intolleranze allimentari, servono? (http://www.nutrizionistabrescia.com/2013/07/test-per-le-intolleranze-alimentari.html)

 

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