Feromoni e sessualità: davvero basta un profumo per accendere il desiderio?

 


“Sei poco attraente? Hai poca fiducia in te stesso? Vorresti avere più rapporti sessuali? Ho quello che fa per te! Usa questo profumo a base di ferormoni e nessuno potrà resisterti!”

Esiste un fervido mercato, per lo più sul web, dedicato alla compravendita di ferormoni di ogni tipo. Le promesse sono notevoli: a giudicare da ciò che dichiarano i venditori si direbbe che sono la soluzione definitiva per chi proprio non riesce a farsi notare dal sesso opposto, ma anche per chi vuole avere più successo sul lavoro o per aumentare la propria autostima.

Sui vari siti che ho visitato ho trovato riferimenti a studi scientifici, spiegazioni riguardo al principio di funzionamentovideo e racconti che ne testimoniano l’efficacia… Ma è proprio tutto autentico? Basta spendere poche decine di euro per diventare Tony Stark?

Il buon senso suggerisce di no, ma facciamo un’analisi accurata.

Ferormone è una parola abbastanza recente che ha solo 50 anni, deriva dal greco antico e letteralmente significa “portare eccitamento”. I ferormoni sono sostanze prodotte dalle ghiandole esocrine (sudoripare, lacrimali, salivari, etc.) della maggior parte degli esseri viventi e servono ad indurre reazioni fisiologiche e comportamentali negli individui della stessa specie che vi entrano in contatto. I ferormoni più famosi sono quelli sessuali ma ne esistono di varia natura, nelle api, ad esempio, i feromoni dell’ape regina inibiscono lo sviluppo degli organi riproduttori delle operaie.

Nonostante fin dall’antichità si fosse a conoscenza del fatto che le femmine di alcune specie fossero in grado di comunicare ai maschi di essere in calore attraverso “segnali invisibili”, nessuno riuscì ad identificarne la causa fino a non molto tempo fa. Nel 1959, dopo 20 anni di ricerche, un gruppo di ricercatori tedesco capitanato da Adolf Butenandt identificò il primo ferormone, ossia il ferormone sessuale del baco da seta [1]. Questo studio richiese un’impressionante quantità di bachi (mezzo milione) per produrre materiale sufficiente ad effettuare le analisi chimiche, in quanto i ferormoni vengono prodotti in quantità davvero esigue. Butenandt riuscì a dimostrare che ci fosse un’unica sostanza a fungere da richiamo sessuale; come controprova sintetizzò la molecola del ferormone in esame e mostrò che i bachi maschi reagivano allo stesso modo.

Gli umani sono soggetti all’effetto dei ferormoni?

L’idea che la nostra fisiologia e il nostro comportamento possano reagire se esposti a ferormoni umani è una naturale estensione del fatto che pressoché qualunque altro animale lo faccia. Ma, nonostante una massiva attività di ricerca, possediamo informazioni molto frammentarie a riguardo[2].

Il limite più evidente della ricerca è dato dalla quantità di soggetti su cui possono essere fatte le analisi; Butenandt ebbe successo nella sua analisi perché poté usufruire di un numero immenso di esemplari della stessa specie, ripetere lo stesso studio sugli umani è impraticabile. Un ulteriore problema è dato dal fatto che noi umani, per via della nostra intelligenza, non siamo influenzati dalla chimica dei ferormoni allo stesso modo degli insetti e i mammiferi in generale hanno dimostrato come considerino largamente anche l’esperienza e il contesto. È interessante, per esempio, notare come nelle persone adulte sia la cultura a determinare cosa è un buon odore e cosa no: per un neonato non esiste la puzza, qualunque odore è semplicemente interessante, l’educazione che riceve successivamente gli insegna a distinguere [3]. La somma di questi fattori rende difficoltoso identificare quali sostanze fungano da ferormoni e in che modo e in che misura ci influenzino.

Gli effetti ferormonali più evidenti individuati negli umani sono quelli che causano cambiamenti fisiologici, perché vengono più facilmente osservati e quantificati, e alcuni studi, ad esempio, hanno dimostrato che:

–          Un composto presente nelle secrezioni ascellari degli uomini aumenti il livello di cortisolo (ormone associato allo stress) e influenzi il rilascio di ormone luteinizzante (ormone regolatore del ciclo mestruale) nelle femmine [4].

–          Un altro composto presente nelle secrezioni ascellari delle donne influenza il ciclo mestruale di altre donne esposte al suddetto [5].

Nell’immagine B il bambino è esposto ad una provetta pulita, nell’immagine C è esposto alla secrezione delle mammelle di una donna

L’effetto ferormonale comportamentale più interessante di cui ci sia traccia è quello dovuto ad un particolare composto che secernono le donne in stato di allattamento dalle ghiandole di Montgomery, i puntini intorno all’aureola del capezzolo. Esponendo dei neonati addormentati a questo agente, questi aprivano la bocca e iniziavano a tentare di succhiare e, dato che il composto veniva estratto da donne diverse, è possibile che si tratti di un ferormone [6], ma ancora una volta non abbiamo nessuna certezza.

In conclusione, nonostante gli incredibili progressi in questo campo degli ultimi 50 anni non possediamo informazioni concrete riguardo l’importanza dei ferormoni per la specie umana nel mondo moderno. La ricerca suggerisce che anche noi, come tutti i mammiferi, produciamo ferormoni, ma non fornisce nessun dettaglio su quali sostanze agiscano come tali e in quale modo queste influenzino la nostra vita.

Spiacente, non basterà un profumo per avere sesso facile.

 

Pietro Sottile

 

Referenze:

–          [1] A. Butenandt, Beckamnn, R.; Hecker, E., Über den Sexuallockstoff des Seidenspinners .1. Der biologische Test und die Isolierung des reinen Sexuallockstoffes Bombykol in Hoppe-Seylers Zeitschrift für Physiologische Chemie, vol. 324, 1961.

–          [2]Peter A. Brennan – The neurobiology of olfaction – Chapter 6Pheromones and Mammalian Behavior

–          [3]Kate Fox – MCM Research – The smell report

–          [4] Wyart C., Webster W.W., Chen J.H., Wilson S.R., McClary A., Khan R.M., Sobel N. Smelling a single component of male sweat alters levels of cortisol in women. J. Neurosci. 2007;27:1261–65. [PubMed]

–          [5] Preti G., Wysocki C., Barnhart K., Sondheimer S., Leyden J. Male axillary extracts contain pheromones that affect pulsatile secretion of luteinizing hormone and mood in women recipients. Biol. Reprod. 2003;68:2107–13.[PubMed]

–          [6] Marlier L., Schaal B. Human newborns prefer human milk: Conspecific milk odor is attractive without postnatal exposure. Child Dev. 2005;76:155–68. [PubMed]

 

 

Nota: per chi contesta l’uso del sostantivo “ferormone” o di “feromone” (l’uno o l’altro), in realtà si può dire in entrambi i modi (Treccani); il secondo è molto più utilizzato, mentre il primo è più vicino all’etimologia greca (φέρω phero “portare” e ὁρμή orme “eccitamento”).

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