Il China Study e la caseina

 

 

Sembra che “Le Iene” abbiano nuovamente preso nel mirino la dieta vegana/vegetariana e i suoi presunti poteri anti-tumorali. Per illustrare la vicenda hanno cercato degli studi scientifici a supporto della tesi e la scelta è caduta su “Il Progetto Cina” (The China Project). L’argomento è molto interessante e vale la pena suggerire alcuni dettagli su cui far attenzione, per evitare che il programma televisivo compia delle leggerezze e non riporti con rigorosa precisione tutte le informazioni disponibili.

Per chi si fosse perso i primi capitoli di questa storia può leggere i vecchi articoli cliccando qui.

Il progetto Cina, per chi non lo sapesse, è uno studio epidemiologico condotto circa 30 anni fa in Cina da T. Colin Campbell, che ha indagato sulla relazione esistente fra salute, alimentazione e condizioni ambientali (per maggiori informazioni su cosa sia uno studio epidemiologico consiglio di leggere questo breve articolo, questa interessante analisi e il nostro ciclo sugli errori nella lettura delle ricerche, prima di proseguire la lettura).

In questo articolo analizzeremo solo la parte dello studio su cui si fonda l’intera teoria di Campbell, evidenziandone errori, forzature e incoerenze. Ho preferito non svolgere un’analisi completa perché lo studio è molto lungo e ne sarebbe derivata una lettura troppo complessa e prolissa, meglio focalizzarsi sull’essenziale per ora. Nonostante questo le informazioni fornite di seguito saranno probabilmente sufficienti a far notare la fallacia della sua logica e l’evidente irrazionalità delle sue conclusioni.

Iniziamo.

 

Cosa bisogna sapere:

Le proteine sono macromolecole biologiche formate da una o più catene amminoacidiche e si differenziano principalmente per la sequenza degli amminoacidi che le compongono. Sono necessarie nella dieta degli animali, che, non potendo sintetizzare tutti gli amminoacidi di cui necessitano, devono ottenerne alcuni (i cosiddetti amminoacidi essenziali) dall’assunzione di cibo. Attraverso il processo di digestione, gli animali spezzano le proteine ingerite in amminoacidi liberi, che sono successivamente impiegati nella creazione di nuove proteine strutturali, enzimi, ormoni, o come fonti di energia.

Secondo la classificazione tradizionale, le proteine alimentari sono classificabili come nobili e non nobili in base alla conformazione del profilo amminoacidico e quindi alla presenza nelle giuste quantità di tutti gli amminoacidi essenziali (EAA). Gli otto amminoacidi essenziali sono così chiamati perché non possono essere sintetizzati dal corpo, ma devono essere ricavati tramite le proteine alimentari al contrario dei restanti dodici, i quali hanno la possibilità di essere sintetizzati per via endogena.

L’amminoacido limitante è quell’amminoacido tra gli essenziali la cui quantità condiziona la possibilità di sintesi di nuove proteine[1]. Detto in altri termini è il collo di bottiglia della sintesi: l’ingrediente di cui sono più carente determina la mia massima capacità di produzione.

La caseina è una proteina nobile che si trova nel latte e i suoi derivati, quindi non ha amminoacidi limitanti.

La Lisina è un amminoacido essenziale ed è l’amminoacido limitante del grano.

 

Cosa dice Campbell:

Un esperimento condotto su topi ha rivelato che la caseina ha una relazione così stretta con il cancro da poter essere usata come interruttore per la crescita dei tumori. Campbell ha imposto un regime alimentare costituito al 20% di caseina nel primo gruppo di topi, e del 5% in un altro. L’esito di questi esperimenti è stato sorprendente: i topi che assumevano caseina al 5% mostravano tumori significativamente più piccoli di quelli appartenenti al primo gruppo[2].

Successivi esperimenti hanno mostrato come, sostituendo la caseina con le proteine della soia e del frumento, non si evidenziasse più la stessa differenza in termini di crescita fra i due gruppi [3]. Campbell concluse che la caseina potesse essere “l’agente cancerogeno più potente mai scoperto” [4].

 

Cosa non dice Campbell:

Un esperimento condotto nel 1989 gli rivelò che la proteina del grano mostrava effetti cancerogeni molto simili a quelli della caseina quando veniva integrata con della Lisina, il suo amminoacido limitante[5]. Questo suggerisce che una qualunque combinazione complementare di amminoacidi stimolerà il tumore a crescere e che questo concetto è applicabile alle proteine vegetali tanto quanto alla caseina, e a quelle animali in generale.

In altre parole, la sola ragione per cui nei suoi esperimenti è sembrato che le proteine vegetali avessero un ruolo “protettivo” nei confronti dei tumori è dovuta alla deficienza di uno o più amminoacidi essenziali, situazione che difficilmente potrebbe verificarsi in un contesto reale, in cui viene assunto più di un tipo di alimento vegetale o non. Campbell stesso nota che una dieta vegana varia permette di assumere tutti gli amminoacidi essenziali di cui abbiamo bisogno, esponendoci così allo stesso fattore di rischio imputato esclusivamente alla caseina nello studio sopracitato [6].

Inoltre, Campbell si rifiuta di riconoscere tutta la nutrita letteratura scientifica che, eseguendo esperimenti analoghi ai suoi, ha dimostrato che la proteina Whey, chiamata anche “proteina del siero del latte”, ha significativi poteri anti-tumorali [7][8][9][10][11].

Questo unico esempio di proteina animale che frena la crescita dei tumori anziché stimolarla è sufficiente ad invalidare l’intera ipotesi di Campbell con la quale afferma che l’effetto della caseina sui topi possa essere generalizzato a tutte le proteine di origine animale.

Campbell non fornisce nessuna prova riguardo alle sue assunzioni, ad esempio:

  • Assumendo caseina, l’organismo umano subisce gli stessi effetti di quelli dei topi esposti ad aflatossina (la sostanza che ha usato per indurre i tumori);
  • La caseina ha gli stessi effetti anche quando somministrata nella sua forma naturale, all’interno di cibi veri.ì;
  • L’effetto della caseina è estendibile all’intero spettro di proteine animali.

Questo rende la sua intera teoria una serie di speculazioni completamente priva di fondamento.

Infine, pare che Campbell non si sia posto domande che dovrebbero sorgere spontanee di fronte a simili rivelazioni:

  • A sostegno della sua tesi egli riporta il seguente dato: le nazioni in cui si fa più largo uso di latte hanno una più alta incidenza di tumori al seno. Possibile che Campbell non abbia notato come queste nazioni coincidono sospettosamente con quelle in cui c’è una più alta aspettativa di vita? Non si è chiesto se in l’incidenza di tumori è in qualche modo legata all’età? Non è forse possibile che nazioni come USA, Australia e Norvegia abbiano una sanità migliore di Zimbabwe, Algeria ed Ecuador e che questo giustifichi un maggior numero di diagnosi? Perché non mostra dati aggiuntivi a riguardo?
  • Campbell è a conoscenza del fatto che il latte “umano” contiene alte concentrazioni di caseina? Le donne dovrebbero smettere di allattare i propri bambini per non esporli ad agenti cancerogeni? Possiamo ritenere possibile che la natura abbia fatto un errore del genere? Non è clamorosamente controintuitivo ritenere che un alimento largamente consumato da tutti i mammiferi in un’età in cui il sistema immunitario è fragile sia così dannoso per la salute?

Giudicate voi.

La lista di errori e omissioni fatte è lunghissima, per chi volesse approfondire consiglio vivamente questa pagina.

Alla luce di questi fatti, non posso fare a meno di credere che Campbell sia stato poco oggettivo durante lo svolgimento dei suoi studi e che abbia svolto esperimenti e analisi con l’obbiettivo di confermare, anche forzatamente, le sue teorie riguardo l’alimentazione vegana. Un tipico esempio di pessima scienza.

Pietro Sottile

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Referenze:

 

(Nota: pubblicato anche su scetticismo metodologico)

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