Il mito dei delfini stupratori

 

Vi è mai capitato di avere una bella convinzione idilliaca, infranta da un brutto dato di fatto?

Qualcosa tipo l’essere dei grandi ammiratori di un personaggio famoso, salvo poi rimanere delusi alla scoperta che lo stesso è stato implicato in qualche crimine o scostumatezza.

A molti può essere capitato dopo aver scoperto la “verità” sulla natura di quegli esseri che eravamo abituati a concepire come giocosi e socievoli, i delfini.

Provate a fare una ricerca su Google riguardo i delfini stupratori (o in inglese su “dolphin rape”).

Troverete di tutto e di più, sia in italiano che in pagine internazionali: che stuprano le loro femmine, per esempio.
Ma questo è poco.

Si va dai delfini che arrivano ad uccidere stuprando per sfogare la frustrazione sessuale [2] a quelli che addirittura stuprerebbero umani [3]. 15 all’anno, pare. E non mancano le gangbang [4]. Forse per iperbolizzare il tutto, esiste persino una pagina che sostiene che i delfini rapiscano nuotatori incauti per stuprarli in caverne marine nascoste [5].

(credits: Beatrice the Biologist, per gentile concessione)

Non è nemmeno un argomento di nicchia, anzi è diventato abbastanza popolare nella cultura mainstream. Sembra quasi una gara a chi sottolinei maggiormente i dettagli più raccapriccianti verso questi cetacei, forse perché i racconti più sconvolgenti o che turbano maggiormente l’immaginario collettivo sono anche quelli che attraggono di più (e portano più visite).
O forse per un gioco di contrapposizione fra fazioni.

Ma è chiaro comunque che queste notizie vanno ripulite dai fronzoli vari che in genere le accompagnano.

Il metodo razionale ci insegna che è utile e doveroso approfondire l’argomento andando a vedere gli studi scientifici in merito, se non altro per avere le idee più chiare sulle caratteristiche dell’evento che non affidandosi solo a articoli sensazionalistici che sicuramente in alcuni casi esagerano (i bagnanti rapiti?! da delfini con i peni prensili???).

Andiamo quindi a cercare “dolphin rape” su Google Scholar [6]. Che cosa troviamo, proveniente da ricerche scientifiche effettive?

(credits: Beatrice the Biologist)

Niente.

Davvero, la letteratura scientifica peer-reviewed non parla affatto di stupri ad opera dei delfini. Solo blog o giornali.

Com’è possibile, se molti degli articoli giornalistici citano proprio studi di ricercatori? A cosa è dovuta questa discrepanza?

C’è uno scrittore e divulgatore scientifico, Justin Gregg, che ha lavorato anche a studi sulla comunicazione e la socialità dei delfini. Si è incuriosito riguardo queste voci e ha deciso di scrivere il suo pensiero personale a riguardo (da cui attingiamo molto) [7].

Gregg espone subito che il motivo per cui la nostra ricerca di riferimenti non ha avuto successo è abbastanza semplice, per dire la verità: il termine stupro non può essere utilizzato per descrivere il comportamento che gli scienziati hanno osservato verificarsi fra i delfini.
Tanto per cominciare, la definizione legale di stupro implica la mancanza di consenso da parte della vittima costretta ad accoppiarsi [8] [9], ma noi non sappiamo fino a che punto i delfini o altri animali siano capaci di essere “consenzienti”. Un atto non consenziente come lo stupro ha, per definizione, delle “implicazioni morali e legali” [10] che però acquisiscono significato solo nella società umana e che gli zoologi hanno smesso di usare dall’inizio degli anni ’80 proprio per la relativa inapplicabilità al contesto animale [11]. C’è abbastanza accordo fra gli autori a riguardo, etologi, zoologi e psicologi animali.

Il termine corretto da utilizzare, ci ricorda Gregg, per descrivere l’atto con cui un maschio può approcciare aggressivamente una femmina per indurla all’accoppiamento, è invece copulazione forzata. Questa pratica è stata osservata nelle anatre, nelle lucertole, nei moscerini, negli oranghi, negli scimpanzé ed in innumerevoli altre specie [12] [13] [14] [15] [16] [17] [18].

 

Ma non nei delfini.

L’immaginario collettivo ormai ficca in ogni dove riferimenti alla carnale violenza dei delfini [19], a volte facendo riferimento a cose vere, altre volte arrivando anche a suscitare dibattiti perplessi riguardo il loro essere “stupratori bisessuali e gay” [20].

Probabilmente, ci sono PARECCHI equivoci a riguardo, dovuti ai termini utilizzati e al passaparola successivo all’interpretazione dei video sul comportamento dei delfini, come col gioco del telefono rotto (quando non venivano mal interpretati gli stessi documentari). In alcuni casi inoltre si sono mescolate mezze verità e confusi fischi con fiaschi.

Gli scienziati, piuttosto, hanno osservato una certa serie di comportamenti aggressivi da parte dei delfini nell’ambito dei rituali di accoppiamento, che però non sono riconducibili a quello che intendiamo come “stupro”. I “professionisti” della copulazione forzata sono invece primati, uccelli ed insetti. Che ciò avvenga nei delfini non solo è tutto da dimostrare ma a controllare bene non è mai stato detto nemmeno dagli stessi scienziati. E di certo non aggrediscono umani per farci cose inenarrabili in stile Pulp Fiction.

Il problema è: cosa leggono i giornalisti, prima di scrivere un articolo? Sembra ci sia un discreto problema di comunicazione.

Stephen Hamblin, un giornalista scientifico, di stampo biologico, cita proprio il caso dei delfini stupratori (portato alla ribalta da testate pur diffuse come il Daily Mail) come esempio di cattivo giornalismo: sarebbe bastato controllare una ricerca citata in un particolare articolo per notare che non solo in quel caso non si parlava di stupri, ma nemmeno proprio di comportamento sessuale [21].

Un’altra divulgatrice, Katie McKissick, sul suo famoso blog personale Beatrice the Biologist, ha invece contattato Maddelena Bearzi, un’altra ricercatrice del comportamento dei delfini (e co-autrice del libro Beautiful Minds: The Parralel Lives of Great Apes and Dolphins)chiedendole maggiori delucidazioni sui presunti stupri dei delfini a danno di umani [22].
Anch’ella ha in poche parole debunkato le leggende metropolitane sugli assalti sessuali verso gli umani, riconoscendo invece che i delfini possono “giocare” in maniera curiosa ed anche un po’ spinta: il gioco sessuale è un momento normale nella loro crescita e nel loro modo di socializzare.

Niente aggressioni, assalti coatti o cose simili.

(credits: Beatrice the Biologist)

Vediamo prima alcune note sulle relazioni incestuose che possono intercorrere fra un delfino troppo curioso ed un umano troppo invitante.

Cercando un po’ online si possono trovare effettivamente esempi di delfini con erezioni e atteggiamenti “eccitati” diretti verso nuotatori umani (per esempio qui e qui). Nel caso dei video è un po’ difficile sapere se la penetrazione è nei loro intenti o se si tratta dell’equivalente in termini “delfineschi” di un cane festoso che cerca di montarvi la gamba [23]. In altre occasioni, sembra più chiaramente un comportamento del secondo tipo.

E definire “stupro” un cane che si aggrappa è come minimo mooooolto libera come interpretazione. Ma basta riflettere un attimo per capire che lo stupro di un essere umano sarebbe praticamente infattibile: il delfino dovrebbe essere fisicamente in grado di sottomettere fisicamente l’umano, togliergli gli indumenti (e se ha una muta da sub?) e poi procedere con la penetrazione. Il fatto di non avere pollici opponibili non aiuta di certo. Al massimo si può parlare di un comportamento un po’ molesto, che se fosse condotto da un animale più piccolo (come un cane, per l’appunto) ci fa tutt’al più sorridere.

I delfini sono dotati di un’intelligenza sviluppata e hanno comportamenti e strutture sociali abbastanza complessi – capire a cosa pensano o immaginare di prevedere il loro comportamento a priori è infattibile. Il comportamento di monta, che non sempre include la penetrazione (soprattutto perché anche le femmine a volte lo mettono in atto) è stato documentato e studiato in numerose specie ed è stato ricondotto come già detto ai soliti motivi: gioco, instaurazione e mantenimento di legami sociali, solidificazione di legami materni, ma anche dominio, aggressione, risoluzione di conflitti e, naturalmente, appagamento sessuale.

Si tratta di una forma di quello che gli scienziati chiamano comportamento socio-sessuale [24]. Si tratta di un termine ombrello per descrivere ogni comportamento che ha a che fare con l’utilizzo dei peni ma senza includere il tentativo di accoppiarsi con una femmina. Per esempio, il video sottostante è stato erroneamente etichettato come “accoppiamento tra delfini” e dovrebbe mostrare due maschi ed una femmina:

In realtà, mostra tre maschi. Si tratta di un gruppo di giovani delfini che ingaggia proprio un comportamento socio-sessuale.
A volte i delfini si sfregano fra di loro avendo un’erezione in corso, altre volte cercano di penetrarsi nell’orifizio anale o in zona genitale.

A differenza dei veri accoppiamenti, in cui di solito il maschio nuota al di sotto del ventre della femmina, questo tipo di comportamento mostra maschi approcciare altri delfini (di qualunque sesso) dalle spalle o dal lato. A volte sembra abbastanza aggressivo e brutale, altre volte sembra (come nel video in questione) rendere i delfini curiosi piuttosto appagati.

I delfini che intraprendono comportamenti socio-sessuali, compresa la monta, sono di entrambi i sessi e di tutte le età, sia giovani che maschi, e senza distinzioni di ruolo o parentela. A volte i giovani possono tentare di montare le loro madri (e viceversa), le femmine possono farlo con i maschi. Nonostante siano documentati tentativi di delfini di instaurare comportamenti socio-sessuali con degli umani, non ne esiste nessuno che testimoni di una penetrazione in un orifizio subita contro la propria volontà da un bagnante o sommozzatore. Ci sono svariati motivi per cui i delfini assumono un atteggiamento simile, in genere per stabilire o mantenere legami sociali e amicizia, ma anche per “punire” dei rivali oppure, semplicemente, per… divertirsi.

Ripetiamo, è difficile sapere cosa passa nella testa dei delfini quando attuano comportamenti del genere, figurarsi capire se si tratta di azioni consenzienti o meno. Di certo, non assomiglia a niente di riconducibile alla copulazione forzata.

(credits: Beatrice the Biologist)

Ma cosa accade veramente tra i delfini, nei veri casi erroneamente ricondotti alla copulazione forzata?

Il termine utilizzato nel descrivere il comportamento dei delfini (e per la precisione nei tursiopi della Baia degli Squali in Australia e della Baia di Sarasota in Florida) è coercizione sessuale [25]. Con questo termine sono state descritte una varietà di azioni o di tattiche impiegate da individui o gruppi di maschi per concludere con successo i loro tentativi di accoppiamento.

In Australia sono stati documentati casi di corteggiamento prolungato, in cui vari maschi permanevano a lungo in compagnia di una singola femmina, in pratica facendole tutti il filo.
Occasionalmente questi maschi iniziavano ad inseguire la femmina, un po’ come giocando a rincorrersi (magari tirandole i vestiti o i capelli), un po’ come quando un tamarro rompe le scatole anche ai divanetti o al bancone dei drink ad una tipa che voleva solo andare a ballare con le amiche. Altre volte, la femmina sembrava cedere spontaneamente alle avanches senza opporre tante resistenze. I maschi in alcuni casi assumevano un atteggiamento aggressivo per impedire alla femmina di andarsene a cercare altri spasimanti altrove o per tenere alla larga i potenziali rivali, nei casi peggiori dando quelli che sembrano sporadici morsi, ed è durante questo periodo di corteggiamento che l’accoppiamento ha alla fine luogo. Nonostante le eventuali intimidazioni, le femmine rimanevano nel gruppo assieme ai maschi.

Anche in Florida i maschi inseguivano le femmine durante il periodo degli amori, una sorta di “guardia del corpo” sessuale, ma raramente assumevano atteggiamenti aggressivi. E’ però confermato che i delfini a volte possono uccidere i cuccioli per stimolare le femmine a tornare nell’estro ed essere maggiormente ricettive, come avviene per esempio nei leoni.

Ma ecco il punto principale del discorso: anche negli scenari che testimoniavano la più chiara coercizione sessuale, nessun ricercatore ha mai assistito ad una copulazione forzata. Mai.

Ciò che è stata osservato è un tipo di coercizione indiretta, laddove le tattiche impiegate dai maschi inducono la femmina (forse perché non ne può più di tanti piacioni e non ha nemmeno un po’ di tempo per guardarsi Sex and the City?) ad accoppiarsi ma senza forzarsi direttamente sulle femmine.

In un libro sui rituali di accoppiamento dei delfini confrontati con quelli degli scimpanzé, i ricercatori Richard Connor e Nicole Vollner hanno commentato in questo modo la vicenda [26]:

 

We have no evidence of direct sexual coercion in dolphins, including forced copulation or other behaviors directly associated with male attempts to mate.

 

Non abbiamo prove di una diretta coercizione sessuale nei delfini, inclusa la copulazione forzata o altri comportamenti direttamente associati col tentativo dei maschi di accoppiarsi.

In altre parole, se la copulazione forzata dovesse essere considerata l’equivalente non-umano dello stupro (così come appare ad un osservatore umano e da un punto di vista antropocentrico), pertanto considerando la femmina come non consenziente e in opposizione ad un atto di violenza, allora ancora una volta non è mai stata osservata nei delfini.

Ciò dovrebbe bastare a far riflettere sull’utilizzo del termine “stupro” per descrivere i comportamenti riproduttivi dei delfini.

Ed è qui che sempre secondo Justin Gregg casca l’asino: chiamare uno qualsiasi di questi comportamenti stupro banalizza il termine stesso.
O minimizza l’orribile comportamento umano dello stupro abbinandolo impropriamente a degli esuberanti comportamenti animali, oppure senza necessità diffama quello che per i delfini è solo un set comportamentale diverso che nemmeno implica tanto stress (e anzi, può essere consensuale nel 100% delle volte).

credits: Travis Smith

Nella maggior parte dei casi, quando un maschio utilizza delle strategie aggressive per accoppiarsi con delle femmine, il termine corretto è coercizione sessuale [27], che NON è un sinonimo di stupro [28].
A differenza dello stupro, la coercizione sessuale non implica la mancanza di consenso da parte della femmina che invece può essere presente, ed include diversi comportamenti coercitivi indiretti (es. inseguimenti, infanticidio), non solo la copulazione forzata. In ogni caso, quest’ultima azione non è mai stata osservata come tecnica di coercizione sessuale nei delfini.
Nei casi in cui i maschi hanno diretto i loro peni verso i corpi o gli orifizi di altri delfini a fini non riproduttivi, oppure assunto comportamenti come la monta, il termine corretto è probabilmente comportamento socio-sessuale. Anche qui, il termine può includere l’essere consenzienti e non per forza ha a che fare con la penetrazione se non la copulazione forzata.

Conclude Gregg:

Tuttavia, i meme sui delfini stupratori si sono diffusi al punto da diventare t-shirt alla moda o stimolare la realizzazione di titoli giornalistici allarmistici e disinformativi. Senza alcun dubbio lo stupro è un termine sbagliato per descrivere il comportamento dei delfini, che è stato caricato di significati non del tutto combacianti con la realtà animale e che andrebbe utilizzato unicamente per descrivere l’orribile crimine umano così come definito dalla legge. Non esistono equivalenti tra i delfini.

Per ulteriori approfondimenti:

Connor R.C., Vollmer N.  2009. Sexual coercion in dolphin consortships: a comparison with chimpanzees. In Sexual coercion in primates: an evolutionary perspective on male aggression against females (eds Muller M. N., Wrangham R. W.), pp. 218–243. Cambridge, MA: Harvard University Press

Connor, R.C., Wells, R., Mann, J. & A. Read. 2000. The bottlenose dolphin: social relationships in a fission-fusion society. In: Mann J., Connor R., Tyack P. and H. Whitehead (eds.), Cetacean Societies: Field studies of whales and dolphins. University of Chicago Press.

Note:

[1] Telegraph – Dolphins resort to rape (http://www.telegraph.co.uk/earth/wildlife/9172937/Dolphins-resort-to-rape.html)

[2] Corriere.it – I delfini simpatici? In realtà sono animali violenti e opportunisti (http://www.corriere.it/animali/12_marzo_29/delfini-cattivi-marchetti_2cc3c6cc-799d-11e1-a69d-1adb0cf51649.shtml)

[3] Huffington Post – Frisky Dolphin Tries to Get Busy Divers (http://www.huffingtonpost.com/2012/09/06/frisky-dolphin-tries-to-get-busy-divers_n_1862148.html)

[4] Attualissimo – Dieci motivi per cui i delfini non sono così simpatici (http://attualissimo.it/10-ragioni-per-cui-i-delfini-non-sono-i-bravi-animali-che-credi/)

[5] http://emtoast.com/?p=1925

[6] http://scholar.google.com/scholar?hl=en&q=%22dolphin+rape%22&btnG=&as_sdt=1%2C5&as_sdtp=

[7] Justin Gregg – The Dolphin Rape Myth (http://justingregg.com/the-dolphin-rape-myth/)

[8] Articolo 609 bis del Codice Penale italiano: « Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: 1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento dei fatto; 2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi. » (Articolo aggiunto dell’art. 3, L. 15 febbraio 1996, n. 66)

[9] http://www.justice.gov/opa/pr/2012/January/12-ag-018.html

[10] Science Direct – Extra-pair-bond courtship and forced copulation among captive green-winged teal (http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0003347282800572)

[11] Craig T. Palmer – Rape in non human species, definitions, evidence and implications (http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/00224498909551520#preview)

[12] http://www.jstor.org/discover/10.2307/4534287?uid=3739256&uid=2&uid=4&sid=21102291274901

[13] http://www.jstor.org/discover/10.2307/3892780?uid=3739256&uid=2&uid=4&sid=21102291274901

[14] http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ajp.20511/abstract

[15] http://www.jstor.org/discover/10.1086/303368?uid=3739256&uid=2&uid=4&sid=21102291274901

[16] http://rspb.royalsocietypublishing.org/content/early/2009/10/06/rspb.2009.1552

[17] http://rspb.royalsocietypublishing.org/content/274/1612/1009.short

[18] http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0003347285701662

[19] http://www.slate.com/blogs/xx_factor/2009/05/13/dolphins_are_violent_predators_that_kill_their_own_babies.html

[20] http://www.theguardian.com/media/greenslade/2012/may/15/dailymail-dailytelegraph

[21] http://winawer.org/blog/2012/03/30/science-journalism-blows-it-dolphin-rape-edition/

[22] Beatrice the Biologist – Dolphin Sexual Harassment (http://www.beatricebiologist.com/2011/06/dolphin-sexual-harassment.html)

[23] Psychology Today – Why Dogs Hump? (http://www.psychologytoday.com/blog/animal-emotions/201209/why-dogs-hump)

[24] http://www.monkeymiadolphins.org/sites/default/files/Mann%20-%202006%20-%20Establishing%20trust%20socio-sexual%20behaviour%20and.pdf

[25] Evidence of sexual coercion in bottlenose dolphins (http://www.researchgate.net/publication/233649141_Aggression_in_bottlenose_dolphins_Evidence_for_sexual_coercion_male-male_competition_and_female_tolerance_through_analysis_of_tooth-rake_marks_and_behaviour)

[26]  Sexual Coercion in Primates and Humans – Dolphin Consortships: a Comparison with Chimpanzees (http://books.google.nl/books?id=Un5wFjW3BXQC&pg=PA239&lpg=PA239&dq=Dolphin+Consortships:+A+comparison+with+Chimpanzees&source=bl&ots=zJTCbU8c1M&sig=WsehSiuXBPyJBV1SABWl9pkDFXg&hl=en&sa=X&ei=uqqxUfzmOtOY0AXglYHYBg&redir_esc=y#v=onepage&q=Dolphin%20Consortships%3A%20A%20comparison%20with%20Chimpanzees&f=false)

[27] http://en.wikipedia.org/wiki/Sexual_coercion

[28] http://www.hup.harvard.edu/catalog.php?isbn=9780674033245

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