La Società della Terra Piatta (“giro, giro, tondo” parte 2)

La prima puntata è disponibile cliccando qua e illustra in breve come non sia vero che durante il medioevo la cultura ritenesse la Terra piatta, né che Colombo venne canzonato perché sarebbe precipitato oltre i confini del mondo. Vediamo ora chi realmente ha iniziato a sostenere che la Terra è piatta – in maniera semiseria, anche perché è meglio sorriderci su.

I padri putativi dell’odierno mondopiattismo (o piattomondismo?) furono William Carpenter (da non confondere con molti omonimi fra cui uno zoologo) e soprattutto Samuel Rowbotham, due poveri diavoli che credevano sinceramente nelle loro strampalate idee e che cercavano di diffonderle a loro spese stampando opuscoli e libretti che spiegassero le loro motivazioni.

Carpenter, in particolare, aveva parecchia fantasia e rappresentava l’estro creativo del movimento: poiché il Nilo scorreva diretto verso il mare, e poiché i marinai non usano i mappamondi, la Terra non può che non essere un globo. Manca qualche passaggio intermedio nella dimostrazione, ma ciò che conta è l’ideale.

Rowbotham invece era il Fedele alla Linea del duo: un sostenitore del “famolo strano” e delle lolite (giuro, è vero) che, dopo esser scappato da una condanna per malcostume sessuale, coniò il termine “astronomia zetetica” (termine ampolloso per dire che erano dei “cercatori della verità”) e si ritrovò a sfidare uno scrittore di astronomia, Richard Proctor, a Plymouth. Proctor gli mostrò in lontananza le luci di una nave che compariva gradualmente e per prima all’orizzonte, secondo la vecchia dimostrazione aristotelica. Rowbotham disse che non era vero e aveva ragione lui. Allora Proctor gli indicò un faro a 14 miglia di distanza, la cui lanterna si vedeva solo a metà. Niente da fare: non era vero e aveva ragione lui. Vabbè.

L’ostinato mondopiattista sfidò anche il famoso naturalista Alfred Wallace (quello che con Darwin disse due cosette sulla selezione naturale) sul fiume Bedford, con termini simili. Wallace vinse anche qui la scommessa e gli diede anche qualche lezione di fisica, spiegandogli un po’ di rifrazione atmosferica che aveva tratto in inganno il vulcanico piattomondista facendogli vedere oggetti molto lontani che sarebbero dovuti essere nascosti dalla curvatura terrestre. Rowbotham disse anche qui che non era vero e aveva ragione lui. I suoi sostenitori, fra cui l’arbitro e l’editore della rivista che doveva descrivere la sfida, gli diedero ragione e dissero che Wallace imbrogliava.

Dopo la loro morte, i loro seguaci ne continuarono il lavoro in un’associazione di astronomi zetetici che pubblicava persino una rivista, The Earth Not a Globe Review, col compito di “propagare la conoscenza della cosmogonia naturale in accordo alle sacre scrittura, basata sull’investigazione pratica scientifica”, e di illustrare le prove a riguardo. Le “prove” citate erano di un’ingenuità commovente, come il fatto che dai palloni aerostatici non si riuscisse a vedere la curvatura planetaria (bisognava salire… un pochino più su). La rivista la leggevano in pochi, ma ridendo e scherzando sopravvisse per alcuni decenni fino al dopoguerra. Ripeterono anche l’esperimento del fiume Bedford, spendendo anche fior di quattrini per assumere dei fotografi che scattassero foto il più lontano possibile per mostrare che non c’è curvatura. E non ci riuscirono.

Negli Stati Uniti invece c’era la Chiesa Cristiana Cattolica Apostolica, fondata da una sorta di santone, John Alexander Dowie, nel 1895 a Zion, nell’Illinois. Che non c’entrava niente, ma ahinoi finì sulla strada degli zetetisti. Negli anni successivi ebbe qualche decina di migliaia di iscritti e la sua rivista raggiungeva vari paesi del Commonwealth. Nel 1906 Dowie fu sostituito alla guida della comunità dal suo braccio destro Wilbur Glenn Voliva, convinto sostenitore della teoria della Terra piatta. Voliva offrì un premio di 5.000 dollari a chiunque fosse riuscito a dimostrare la non validità del modello della Terra piatta e iniziò a predicare le teorie dell’astronomia zetetica, che voleva obbligatoriamente insegnate, e divenne uno dei più ferventi sostenitori della Terra piatta assieme ad altre teorie che strombazzava un po’ a tutti tramite scritti coatti, autoinviti a manifestazioni e persino partecipazioni non richieste a cause di tribunale. Per lui inoltre il Sole era largo solo 32 miglia e ne distava non più di 3000 dalla Terra. Il motivo: Dio ha deciso così, altrimenti un cittadino di Zion potrebbe puntare una lampada a Kenosha e illuminarla tutta. Considerava anche l’astronomia, l’evoluzionismo e la storiografia critica come “la trinità del male” e, colto dalla sindrome di Giacobbo, predisse la fine del mondo nel 1923, nel 1927, nel 1930 e nel 1935. Fece venire una sincope ad un po’ di astronomi, voci non confermate parlano di qualche conversione immediata e temporanea all’Islam per lanciare una jihad verso l’Illinois. Karl Popper era per sua fortuna appena nato, altrimenti gli avrebbe sbattuto in testa qualche suo tomo sul principio di falsificabilità.

Certo, quasi nessuno ascoltava Voliva e gli altri zetetisti. Ma, purtroppo, quasi.

Nel 1956 un membro della Royal Astronomical Society, Samuel Shenton, fondò la Flat Earth Society, che doveva raccogliere l’eredità della ormai scomparsa Universal Zetetic Society, con un taglio meno religioso e più aperto alle scienze alternative. Data l’epoca, Shenton si trovò di fronte nientepopòdimenoche i programmi spaziali sovietico ed americano, con le prime fotografie della Terra vista dallo spazio: una sfera. L’ostinato Shenton così commentò: « È chiaro che una foto simile possa ingannare un occhio inesperto ». Niente, eh. Quando si dice, avere la coccia dura…

Tanto per iniziare a scavare una volta raggiunto il fondo, la posizione della FES fu che il programma spaziale fosse una montatura e gli sbarchi degli astronauti sulla Luna fossero una finzione cinematografica, il tutto mirato ad ingannare l’opinione pubblica con la falsa idea di una Terra sferica. Il fatto che questo casualmente attirasse anche sciami di lunacomplottisti ad iscriversi alla società, con le loro quote d’associazione, non deve sminuire le grandi capacità argomentative e comunicative con cui Shenton voleva diffondere la verità, sia ben chiaro.

Alla morte di Shenton la baracca fu messa sulle spalle dal suo delfino Charles Kenneth Johnson, che ci teneva a non essere da meno del suo mentore e purtroppo è riuscito nell’impresa di farcelo rimpiangere. Sotto la sua guida la Società divenne un movimento che, oltre a sostenere la solita astronomia zetetica, raccoglieva sostenitori di pseudoscienze in generale e si batteva contro le scienze consolidate. Il fulcro della sua crociata era la difesa dalla grande cospirazione che la scienza stava mettendo in atto contro la religione. Naturalmente esisteva anche un complotto contro la “Terra piatta” e nel 1980 pubblicò un articolo sullo Science Digest in cui lanciava invettive un po’ contro tutti. Pare venga anche introdotto finalmente un termine per definirli, planoterrestrialisti, ma è una questione controversa perché sembra sia stato coniato nel 1970 per riferirsi a sé dalla sezione canadese del FES che però non credeva nella Terra piatta (?) e non si capisce dove volesse andare a parare.

Nel 1995 la sede della Società di Johnson, un rifugio nel Deserto del Mojave, in California venne distrutto da un incendio, e con esso tutti gli archivi comprese le liste degli associati. Il 19 marzo 2001 Johnson morì, lasciando la Flath Earth Society al suo destino; all’epoca la società contava poche centinaia di iscritti.

Gli ultimi epigoni della FES sono rappresentati da Daniel Shenton, che nel 2004 ha creato un forum su interneti di discussioni sul mondopiattismo e ha aperto un nuovo sito per la Società nel 2009 con tanto di wiki e database di articoli a sostegno delle loro idee.

Nonostante nel frattempo una fazione scismatica (non voglio sapere riguardo cosa) abbia creato un sito a parte dedicato al piattomondismo, attualmente oltre 500 persone sono tesserate come membri della società in tutto il mondo.

Non un grande risultato, a dire il vero.

Sono relativamente più diffusi, a confronto, i sostenitori del geocentrismo, che ogni tanto saltano fuori per rivelarci che è tutto un complotto dei massoni, del capitalismo, della NASA e degli scientisti per screditare gli antichi saperi.
Tanto per ribadire che siamo nel cialtronevo.
E anche loro si “meritano” un articolo a parte.

Nella prossima puntata, comunque, andremo a indagare sui motivi per cui si diffuse l’idea che nel medioevo e nel mondo antico si insegnasse che la Terra è piatta.

Note, approfondimenti e riferimenti:

Dove è evidenziato in azzurro c’è il link alle pagine di wikipedia in inglese degli eventi e dei personaggi citati, abbastanza esaustive anche se chiaramente meno ironiche.

CICAP – La storia di Giovanni Paneroni: “La terra non gira, o bestie”

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