Giro giro tondo: il mito della Terra piatta nel medioevo

Contrariamente a quel che comunemente si crede, durante il medioevo non era affatto ritenuto un dogma che la Terra fosse piatta. Nessun filosofo o pensatore venne ostracizzato, scomunicato o inquisito per aver sostenuto la sfericità terrestre. Nessuna autorità ecclesiastica, autore o studioso impose tale concezione del mondo. Cristoforo Colombo non incontrò mai resistenze al suo viaggio per il timore che la spedizione sarebbe precipitata oltre i confini della Terra.

È un mito, un errato luogo comune storico: una bufala.

John Gower tende una freccia verso la Terra, rappresentata come una sfera composta da aria, acqua e terra, Vox Clamantis, circa 1400
John Gower tende una freccia verso la Terra, rappresentata come una sfera composta da aria, acqua e terra, Vox Clamantis, circa 1400

 

(illustrazione di una Terra sferica in una copia del XIV secolo de L'Image du monde del 1246)
Illustrazione di una Terra sferica in una copia del XIV secolo de L’Image du monde del 1246.

Anzi, per gli uomini di cultura medievali e rinascimentali era un dato di fatto che la Terra fosse tonda, basandosi soprattutto sugli scritti degli antichi greci che già avevano accertato la sfericità del globo terrestre. Tutti i cartografi e gli astronomi degni di tal nome nel medievo descrivevano la Terra come una sfera, e così veniva insegnato nelle università e così erano scritti i più importanti scritti distribuiti dai borghi alle corti (il più diffuso testo di astronomia di tutti fu il Tractatus de sphaera di Giovanni Sacrobosco, scritto nel 1230).
La filosofia scolastica si basava molto sugli insegnamenti di Aristotele, Pitagora, Parmenide e compagnia bella a riguardo.

Su tutti il famigerato Tolomeo, sul quale per secoli si basò l’astronomia europea e che fra l’altro inventò i concetti di latitudine e longitudine. Le sue celebri cartografie, come anche il modello astronomico geocentrico, si basavano su di una rappresentazione sferica della Terra. Egli aveva inoltre notato che quando una nave si avvicina alla costa dal mare aperto, si intravedono prima le sommità delle montagne, poi le loro basi e infine la riva.

Un altro resoconto viene da Aristotele che descrisse come i viaggiatori che vanno verso sud vedono le costellazioni meridionali salire più in alto rispetto all’orizzonte e come il bordo dell’ombra terrestre sulla Luna durante la fase parziale di un’eclissi lunare è sempre circolare, non importa quanto la Luna sia alta sopra l’orizzonte (le sfere proiettano ombre circolari, i dischi ombre ellittiche). Inoltre, Aristotele fu il filosofo per eccellenza nel medioevo e in età moderna, l’Ipse Dixit si fonda su di lui e ciò che disse era praticamente sapere da imparare a memoria per gli intellettuali rinascimentali (esistevano persino dei clubs dedicati ai filosofi, con tanto di rivalità come quella contro i seguaci di Platone e “discussioni” accese come quelle fra gli ultrà… che dire, tutto lo spaziotempo è paese).

Eratostene invece decise di strafare e provò pure a misurare le dimensioni terrestri, sbagliando di pochissimo [1]. Eratostene per i suoi calcoli notò la differente altezza raggiunta dal Sole a mezzogiorno del solstizio in due città: Alessandria e Siene (oggi Assuan). A Siene, prossima al tropico, i raggi solari formano un angolo di 90° col suolo: si dice che il Sole è allo zenit. Invece su Alessandria l’angolo è di 83° rispetto all’orizzonte, con una differenza quindi di 7°.

Siene ed Alessandria erano situate quasi sullo stesso meridiano, ovvero erano sulla stessa immaginaria linea perpendicolare all’equatore. Poiché lo zenit a Siene e quello ad Alessandria, immaginandoli come rette prolungabili, si incontrano al centro della Terra, la distanza fra di loro era misurata in 5000 stadi egizi (circa 787,5 km).
Eratostene impostò allora una proporzione, la differenza in gradi dell’inclinazione dei raggi solari stava all’angolo giro completo della Terra sferica come la distanza fra le due città stava alla circonferenza terrestre:

Immagine via Università degli Studi di Ferrara http://www.unife.it/
Immagine via Università degli Studi di Ferrara 

7° : 360° = 5000 stadi : X

dove X è la circonferenza della Terra

X = (5000) (360) / 7 = 257.142 stadi

circa 40.500 km (il valore giusto è 40.075 km)

In realtà il metodo di Eratostene era più complesso, ma i suoi scritti sono andati perduti. Fu Cleomede a parlarci dei suoi calcoli e a descrivere questa misurazione, che lui stesso ammette essere una versione semplificata rispetto a quella contenuta nell’opera di Eratostene, che venne poi replicata da vari studiosi cristiani e anche arabi (come Ermanno il contratto o Abu Rayhan Biruni) .

Come già detto, tutto questo era già noto nel medioevo. Sebbene non è escluso che negli ambienti rurali più isolati e meno alfabetizzati fosse presente l’idea di una Terra piatta basata sull’apparente osservazione empirica (ma probabilmente il problema non veniva neanche posto, così come nei posti più arretrati attuali nessuno si pone domande di fisica odierna), e sebbene esistano alcune sporadiche rappresentazioni artistiche di una Terra come un disco, in realtà negli ambienti urbani e soprattutto in quelli istruiti, specialmente quelli accademici, veniva mantenuta l’idea cosmologica degli antichi greci che avevano già intuito la sfericità terrestre.

Anche molti dei primi commentatori cristiani, come Sant’Agostino, Sant’Ambrogio o San Girolamo, abbracciavano l’idea sferica. Vissero d’altronde nell’Impero romano, immerso nella cultura greca e di cui cronache latine come quelle di Plinio il Vecchio ci hanno lasciato testimonianze fra cui quella secondo cui era credo comune che la Terra fosse sferica, mentre Macrobio discuteva delle dimensioni della circonferenza. A differenza di quanto accadde con geocentrismo ed eliocentrismo in età moderna (con la messa all’Indice del copernicanesimo e il processo a Galileo Galilei), la Chiesa non sostenne mai alcun dogma di fede su di una Terra piatta, anzi.

globo macrobio
Diagramma cosmico macrobiano raffigurante al centro la sfera del globo terrestre, circa IX secolo.
Terra sferica con le quattro stagioni. Illustrazione nel libro del XII secolo Liber Divinorum Operum di Ildegarda di Bingen
Terra sferica con le quattro stagioni, nel Liber Divinorum Operum di Ildegarda di Bingen, ca XII secolo.

Furono pochi, invece, i sostenitori espliciti di una Terra piatta, come Lattanzio o San Giovanni Crisostomo che ritenevano rispettivamente che un mondo sferico sarebbe stato contrario alla gravità e alla Bibbia.
Ma erano una minoranza senza seguito. L’idea dominante nel medioevo occidentale era della sfericità terrestre. Tommaso d’Aquino, il principale teologo medievale, sapeva che la Terra è una sfera e dava per scontato che anche i suoi lettori lo sapessero. Onorio Augustodunense, nel suo Elucidarium, un importante saggio di teologia e conoscenze popolari tradotto in numerose lingue europee, ammetteva un pianeta sferico. Oltre a loro, numerosi altri autori, ecclesiastici e laici, parlarono attivamente del globo terrestre: lo storico letterario Reinhard Krüger dell’università di Stoccarda ne classifica oltre un centinaio e, cosa più importante, molti scrissero in lingue volgari e non in latino, segno che erano letti dalla popolazione comune e non certo solo da pochi dotti eruditi nella torre d’avorio.

Lo stesso Dante rappresentava una Terra sferica nella sua Divina Commedia ed uno dei simboli di quest’epoca era il globo crucigero.

Codice miniato che illustra la Terra dantesca. Si notano la montagna del Purgatorio e Gerusalemme. Dipinto di Domenico Di Michelino, XV secolo (foto Scala, Firenze/Ministero Beni Culturali).
Codice miniato che illustra la Terra dantesca. Si notano la montagna del Purgatorio e Gerusalemme. Dipinto di Domenico Di Michelino, XV secolo (foto Scala, Firenze/Ministero Beni Culturali).

Cristoforo Colombo non si scontrò mai col pregiudizio che la sua spedizione sarebbe precipitata dal bordo della Terra: le resistenze che ottenne quando andò a chiedere finanziamenti prima ai portoghesi e dopo agli spagnoli (fino a che la regina Isabella decise di finanziarlo privatamente) erano dovute proprio dal fatto che, secondo i calcoli, l’estremo oriente fosse troppo lontano da raggiungere attraversando l’oceano ad ovest. Ed in un certo senso era pure vero: solo che nessuno aveva tenuto conto però che in mezzo ci fosse l’America, senza la quale Colombo avrebbe esaurito i rifornimenti fallendo l’impresa. Anzi, uno dei più antichi mappamondi, l’Erdapfel, è sferico e risale proprio al 1492, ancora prima che Ferdinando Magellano completasse la circumnavigazione del globo.

Erdapfel, mappamondo del 1492. L'America non è inclusa perché non se ne conosceva ancora l'esistenza. Foto di Alexander Franke (Ossiostborn), via Wikimedia Commons.
Erdapfel, mappamondo del 1492. L’America non è inclusa perché non se ne conosceva ancora l’esistenza. Foto di Alexander Franke (Ossiostborn), via Wikimedia Commons.

Era invece ritenuta eresia la convinzione che dall’altra parte del mondo, nei cosiddetti antipodi, esistessero popolazioni, poiché dai pensatori cristiani non era ritenuto concepibile che potessero esistere persone virtualmente al di fuori del raggio d’azione dell’avvento di Gesù Cristo o che ci fossero umani non discendenti da Adamo (era ritenuto assurdo che i suoi discendenti potessero attraversare l’oceano). [2]

Fu piuttosto proprio nell’800 che si diffusero veramente opinionisti organizzati che ritenevano che il mondo fosse piatto e facevano leva a sentimenti religiosi molto essenziali e zelanti, forse per evadere dalla modernità come i luddisti o gli amish. Ma di questo parleremo la prossima volta (clic per sapere dei terrapiattisti).

Bibliografia e sitografia per ulteriori approfondimenti:

Note:

[1] http://web.unife.it/progetti/matematicainsieme/matcart/misterra.htm

[2] De Civitate Dei, Libro XVI, Capitolo 9 – “D’altronde è troppo assurda l’affermazione che alcuni uomini, attraversata l’immensità dell’Oceano, poterono navigare e giungere da questa all’altra parte della terra in modo che anche là si stabilisse la specie umana dall’unico progenitore.”

 

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