Come un’antiquaria ha cambiato l’oncologia: la storia di Mary Lasker

Nessuno mi vorrebbe con sé nel proprio laboratorio per più di cinque minuti, non sono capace di sezionare una rana e certamente non sono in grado di operare.

Amava descriversi così Mary Lasker (1900-1994), eppure viene oggi ricordata come la donna che ha rivoluzionato il mondo della ricerca medica riorganizzando in modo sostanziale l’American Cancer Society (ACS).

Considerata dai suoi contemporanei “la fatina del cancro”, Mary Lasker era un’antiquaria americana diplomata a pieni voti in storia dell’arte ma pienamente consapevole dell’importanza dello sviluppo di nuove cure per malattie fino ad allora considerate incurabili a causa della presenza ricorrente nella sua vita della malattia e dell’inquietante spettro che essa lascia dietro di sé.

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If you think research is expensive, try disease.

Con questo slogan la giovane donna si apprestava a trasformare il tema della ricerca in questione pubblica. Venuta a conoscenza dei problemi della ACS, ovvero un eccessivo isolamento ed un’esagerata attenzione ad inutili questioni burocratiche , fece risorgere dalle ceneri in pochi anni l’associazione organizzando una fruttuosa raccolta di fondi e riportando alla luce il reale obiettivo dell’associazione, sostenuto con un ottimismo testardo e ostinato.
Mary riteneva fosse necessario “convertire” le persone insegnando loro l’importanza della ricerca scientifica in campo medico e sferrare un attacco all’ignoranza del Paese sulle questioni sanitarie.

Aveva proprio le fattezze di una “battaglia” l’impresa da lei portata avanti, tanto che i suoi seguaci furono scherzosamente identificati come “laskeriti” e la sua forte influenza giunse fino all’allora presidente americano Nixon.

Ispirata dal primo allunaggio di un essere umano, Mary iniziò a credere che come la Luna poteva essere conquistata così il cancro poteva essere sconfitto portando alla nascita del tanto potente slogan:

Oggi la Luna, domani il cancro.

Nel dicembre del 1969 pubblicò un articolo sul New York Times dal titolo: “Mr. Nixon you can cure cancer” portando finalmente alla luce questa malattia da sempre celata e taciuta e sostenendo che era necessaria una forte spinta dall’esterno per giungere a una cura, potente quanto quella che aveva permesso all’uomo di esplorare lo spazio. Questa e altre importanti iniziative dell’associazione portarono nel 1971 il presidente americano a firmare il National Cancer Act che prevedeva il versamento di 1,5 miliardi di dollari per la guerra contro il cancro e l’istituzione di un ente indipendente e autonomo per la ricerca oncologica.

Animato dallo stesso entusiasmo e determinazione Sidney Farber, il medico che aveva usato gli antifolati per indurre la remissione nei bambini affetti da leucemia, rappresentava il complemento di Mary: l’ambizione politica si univa a quella scientifica amplificando l’eco delle loro conquiste. I due svilupparono una collaborazione tanto stretta che, come si legge nella loro corrispondenza, la telepatia era la loro tecnica preferita di comunicazione e il medico americano ottenne pieno sostegno allo sviluppo della chemioterapia come cura unica per i tumori, una sorta di “penicillina per il cancro” come veniva definita allora.

Gli ultimi anni dell’attività di Mary sono stati caratterizzati da disillusione e senso di impotenza di fronte a un nemico che combatteva con armi tanto mutevoli e forme imprevedibili da dare l’impressione di un progresso aggressivo e disperato che riconduceva sempre ad un panorama desolato.

Anche a lei, tuttavia, dobbiamo il fatto che il cancro si sia trasformato da ombra distorta e sconosciuta a realtà dai confini definiti e si sia diffusa la consapevolezza che la capacità di vincere dipende da noi.

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Francobollo emesso dagli Stati Uniti nel 2009 per celebrare Mary Lasker, antiquaria e filantropa. Molti personaggi importanti della storia statunitense sono stati ricordati con un francobollo, da Jack London a Thomas Jefferson.

Testo a cura di: Serena Diazzi

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