L’errore di correlazione tra latte e osteoporosi

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale per commentare lo studio svedese.

Abbiamo parlato in passato dell’errore di correlazione come una distorsione statistica presente nelle stesse ricerche scientifiche, il quale può farci prendere fischi per fiaschi e credere che la diminuzione del numero di pirati sia la causa dell’innalzamento delle temperature medie [1].

In particolare, fra gli esempi abbiamo citato quello del consumo di latte nei paesi occidentali che causerebbe l’osteoporosi. Più che il latte di per sé, ad essere precisi, in questi casi ad essere prese di mira sono le proteine di origine animale in esso contenute, e quindi anche le carni.

Infatti, così pare, è stata notata [2] un’incidenza più alta delle fratture da osteoporosi nei paesi occidentali che farebbero largo uso di latticini nell’alimentazione, in particolare in quelli nordici e negli Stati Uniti, quando le popolazioni nere che sono più intolleranti al lattosio e bevono meno latte hanno meno casi di osteoporosi. Da qui l’assunto: queste popolazioni mangiano latticini e hanno un alto tasso di fratture, quindi il latte causa l’osteoporosi.

Ora, ogni buon investigatore sa che gli indizi sono uno spunto su cui indagare, una pista da provare a seguire nella speranza di acciuffare il colpevole, ma non delle prove. Una correlazione non è un’associazione, è condizione necessaria, ma non sufficiente per stabilire un nesso. Potrei, per esempio, dire che anche la diffusione dei mobili in legno in Svezia o della musica nu metal negli Stati Uniti sono aumentate, ma ciò non vorrebbe dire che l’Ikea e i Korn causino l’osteoporosi.

Prima di stabilire cause ed effetti, quindi, bisognerebbe avere evidenze più forti a supporto e tenere conto di altri fattori.

Il modello avanzato dai contestatori per spiegare il legame fra latte/carne e osteoporosi potrebbe essere tutto sommato biochimicamente plausibile: secondo il loro modello, alcune proteine contenenti zolfo nei propri amminoacidi (detti solforosi) presenti nei derivati animali, per poter essere smaltite, coinvolgerebbero un meccanismo che acidificherebbe il sangue. Quest’ultimo fenomeno, per poter essere tamponato e mantenere così il normale pH del sangue, necessita di minerali ossei, che verrebbero consumati appositamente per impedire l’insorgere di una grave acidosi. La prova, a detta loro, consisterebbe nella maggiore quantità di calcio riscontrata nelle urine.

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Ecco cosa vi succede bevendo LATTE (lo vedete tutto intorno)!!!!

 

In realtà però le cose non stanno esattamente così: la quantità di tali amminoacidi nel latte è limitata, per di più sono presenti anche in molti alimenti vegetali (anzi, ne sono presenti in quantità ben maggiore in fonti proposte come alternative, come la soia). I meccanismi tampone del sangue seguono primariamente meccanismi che non associano i composti dello zolfo dalla perdita di calcio osseo (ragazzi, abbiate un po’ di considerazione per i vostri polmoni e reni che fanno tanto per voi!) e le proteine svolgono anche funzioni protettive di cui tenere conto nel computo totale: aumentano l’assorbimento intestinale del calcio (il vero motivo per una eventuale presenza di calcio nelle urine, detta calciuria), e favoriscono la sintesi di molecole utili per la manutenzione ossea [3]. Per questo, fermiamoci un attimo e vediamo bene, potrebbe non essere così chiara e netta l’associazione fra latte e osteoporosi.

Purtroppo non si può fare un esame di fisiologia o biochimica a ciascun cittadino e, spero ne converrete, lo slogan semplicistico ha molta più presa.

Come spiegare allora la correlazione notata all’inizio? Ci sono altri indizi che non sono stati presi in considerazione, finendo per far forzare una determinata pista.

Il primo è che nei paesi nordici è bassa anche l’esposizione solare. Essa è importante perché stimola la sintesi di vitamina D [4], dal ruolo chiave nel mantenere l’integrità ossea. Per contro, nei paesi con maggior luce l’incidenza di osteoporosi si riduce; cliccando qui [5] possiamo vedere valori intermedi per la maggior parte dei paesi europei fra le donne, andando sugli uomini compaiono anche molti più paesi con valori bassi fra cui la Francia, nota proprio per il consumo di latticini.

Un altro fattore di rischio importante per l’osteoporosi è lo stile di vita, difatti l’obesità, un’attività fisica scarsa (magari unita ad una dieta disordinata) andranno ad aumentare il rischio nonostante l’assunzione di calcio [6], e nei paesi occidentali, soprattutto quelli più industrializzati o che per molti periodi all’anno sono immersi nella neve e nel buio, sono diffuse anche la sedentarietà e l’obesità. Altra correlazione: i paesi ricchi, con questi problemi, sono anche quelli dove ci si può permettere di mangiare più prodotti caseari.

Le derive osteoporotiche in presenza di latte non finiscono qui: l’eccesso di sale favorirebbe la perdita di calcio [7], l’eventuale presenza di alcuni additivi che riducono l’assimilazione del calcio, o il fatto che formaggi o costolette sono alimenti grassi che in eccesso possono provocare obesità; tutti fattori che entrano in gioco nel complicare la situazione. Esiste addirittura una sindrome iper-calcificante, ironicamente.

Facciamo un attimino i sofisti però ora e passiamo dall’altro lato dello schieramento. Questo [8] studio invece mostrerebbe che i bambini che non assumono latte hanno maggiore possibilità di avere l’osteoporosi, ma attenzione: leggiamo bene, le assunzioni di calcio erano basse in generale e ciò non vuol dire che non si possano supplementare con alternative al latte (soprattutto in caso di intolleranze).

Jones II! Cosa stai facendo!!! E’ innaturale! Ti verrà l’autismo!!!11

 

Ciò che preme sottolineare in questi casi è che è più importante un’alimentazione equilibrata negli apporti nutrizionali e varia negli alimenti, piuttosto che glorificare un particolare cibo o demonizzarne un altro. Purtroppo la nutrizione è divenuta una sorta di religione e si assiste a schieramenti da stadio contrapposti, dalle semplici mode alle scelte di vita: dieta vegana, paleolitica, mediterranea, lowcarb, iperproteica, a zona ecc.

Supponiamo ora che un “esperto di nutrizione” di nome Ajeje Brazorf dal suo sito web vi inviti a comprare i suoi libri o a usufruire delle sue consulenze online a pagamento in cui sostiene il nesso latte-osteoporosi, passandovi questo [9] articolo come prova del fatto che il latte causi a lungo andare fratture ossee.

(non lo cito per caso ma perché è uno dei primi che viene solitamente tirato in ballo)

Nelle conclusioni leggiamo:

These data do not support the hypothesis that higher consumption of milk or other food sources of calcium by adult women protects against hip or forearm fractures.

Tradotto: “Questi dati non supportano l’ipotesi che consumi maggiori di latte o di altre fonti di calcio da parte di donne adulte proteggano dalle fratture alle anche o alle braccia”.
Chi cerca sui siti amici link da copiaincollare nelle discussioni sui social network potrebbe dire a questo punto “visto? non è per niente vero che dobbiamo bere tanto latte per stare bene, tanto più che il latte fa male!”.

Anche qui, attenzione: non avere effetti protettivi non vuol dire avere effetti dannosi. Inoltre, notiamo il raggio di valori entro il quale abbiamo una ragionevole certezza che i dati siano veritieri, cioè il margine statistico di errore, quello che viene chiamato intervallo di confidenza: è molto alto, il che vuol dire in poche parole che, da un punto di vista di statistica rigorosa e pignola, a livello globale c’è una ragionevole certezza che il latte abbia avuto effetti sul rischio di fratture compresi tra l’abbassarli del 15% e l’aumentarli del 140%. Ovvero, lo studio è lungi dall’essere conclusivo.

Scena tratta da Alien: Resurrection. Il tenente maggiore Hellen Ripley perde delle gocce di sangue che iniziano a corrodere il pavimento. Aveva bevuto LATTE!!!!!
Il famoso sangue acido. Non c’entrano ibridi fra esseri umani e alieni xenomorfi ma qualcosa di ancora più terribile: il LATTE.

 

Per concludere, mettendo forse una pietra sopra a tutta la discussione, le recenti metanalisi (cioè ricerche che mettono insieme analisi precedenti tirando le somme) sulle carni e sul latte sostengono che queste considerazioni siano come minimo fortemente esagerate o da sfatare. In poche parole, che l’ipotesi che sia la dieta onnivora a causare l’osteoporosi non ha trovato alcuna conferma. [10]

aggiornamento del 30 ottobre 2014

Uno studio nuovo condotto da dei ricercatori svedesi a Uppsala, nella fattispecie questo [11], sembra sostenere la stessa tesi che il latte faccia male.

Lo studio è sostanzialmente molto simile a quello già esaminato nel nostro articolo. Parla di protezione dall’osteoporosi non tanto alta in un sesso, parla di un impercettibile aumento delle fratture nell’altro, però è svedese e noi sappiamo da prima che in questo paese l’esposizione solare (quindi meno sintesi di vitamina D, fattore molto importante per l’osteoporosi) è bassa. Con differenze tanto minime, e così vari fattori confondenti a disposizione, siamo davvero sicuri di cosa abbia indotto cosa?

Fra l’altro lo studio è basato su di un questionario, quindi non è esattamente il massimo dell’affidabilità (ricordate lo studio in primavera che “dimostrava” che i vegetariani sono malati, prendendo in esame quelli che sono diventati vegetariani dopo aver avuto peggioramenti di salute, e quello di un paio di anni fa che “dimostrava” che gli onnivori sono malati, prendendo in esame gli obesi sedentari fumatori e considerando fra le morti anche quelle per incidente?).

Rispetto all’altro, ha un intervallo di confidenza molto più ristretto: vuol dire che c’è maggiore certezza su cosa si ha trovato.

Il problema a questo punto è un altro valore, detto “hazard ratio” (HR), o rapporto di rischio, che ci serve a dare un’istantanea di quanto aumenti il rischio di subire qualcosa (es. morire, o farsi male) nella situazione presa in esame (in questo caso bere latte). Quando il valore è uguale a 1, vuol dire che non c’è differenza fra chi non beve latte (o non mangia avocado, o non pratica jujitsu, o non vive vicino ad un’emittente radiofonica) e chi invece lo fa. Quando il valore è superiore a 1, vuol dire che il rischio aumenta. Un HR di 1.20 vuol dire che il rischio di prendersi un accidente nel corso dell’anno aumenta del 20%, che però può essere poco significativo per via della mala interpretazione dei rischi relativi [12]; un HR di 2 vuol dire che il rischio aumenta del 100%, il che può essere più significativo. Per i fumatori l’HR è oltre 4, la mortalità è di molto superiore rispetto ai non fumatori.

Nello studio degli svedesi però notiamo che gli HR sono cose tipo 1.03 e 1.15 fra maschi e femmine, cioè sempre ammesso che esista un effetto diretto causato dal latte (e non da altri fattori confondenti) è davvero poca roba. Gli effetti maggiori sono stati poi notati nelle fasce estreme del campione, cioè quelli che hanno trangugiato autobotti di latte ogni giorno. Chi assume quantità normali non è stato molto preso in considerazione. Questo è un errore chiamato “bias di conferma”.

Gli svedesi si sono limitati a notare effetti piccoli e situazionali, che si possono confondere con molte altre cose, e a fare affermazioni generiche. I ricercatori stessi levano le mani con i soliti crismi del caso sul fatto che ci vuole cautela perché “cautious interpretation of the results is recommended”, che (assieme a frasi simili tipo “further research is required”, “our observations may be due to something else” o altro) nella stragrande maggioranza dei casi vogliono dire quando buoni “non abbiamo dati a supporto per valorizzare delle tesi, facciamo qualche analisi più approfondita” e quando cattivi “abbiamo buttato i nostri dati a caso nel calderone della statistica e non sappiamo che è venuto fuori, fate un po’ voi”.

Approfondimenti:

Note:

[1] IUxS – Errore di correlazione

[2] Dairy milk is singled out as the biggest dietary cause of osteoporosis (http://www.news-medical.net/news/2005/09/12/13120.aspx)

[3]: un comodo riassunto lo fa Lattendibile qui.

[4] Lega Italiana Osteoporosi, la vitamina D

[5] Ten year probability of a major osteoporotic fracture for a 65-year-old person with a priority fragile fracture (http://www.iofbonehealth.org/facts-and-statistics/frax-map)

[6] Lega Italiana Osteoporosi, attività fisica

[7]: in breve, il sodio del sale viene escreto a livello renale con lo stesso meccanismo del calcio, che può quindi trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Alti livelli del primo ne richiederanno una escrezione “trascinandosi” anche i cosiddetti ioni calcio. Una ricerca interessante a riguardo è: Sodium and bone health: impact of moderately high and low salt intakes on calcium metabolism in postmenopausal women (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18410231)

[8] Children who avoid drinking cow milk have low dietary calcium intakes and poor bone health (http://ajcn.nutrition.org/content/76/3/675.full)

[9]: Milk, dietary calcium, and bone fractures in women: a 12-year prospective study (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9224182)

[10] Milk and acid-base balance: proposed hypothesis versus scientific evidence (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22081694)

[11] http://www.bmj.com/content/349/bmj.g6015

[12] http://understandinguncertainty.org/what-does-13-increased-risk-death-mean

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