Commento alle analisi della LAV sui contaminanti nelle pellicce

La LAV ha pubblicato un’inchiesta [1] per cui capi con pelliccia sarebbero contaminati da agenti tossici potenzialmente pericolosi, derivanti soprattutto dalla concia delle pelli. Probabilmente, in via precauzionale, si farà pressione per ritirare i capi dal mercato nel prossimo periodo (quello delle festività e degli acquisti) in attesa di contro-analisi.

La questione è sicuramente interessante. Si tratta di capi per bambini, maggiormente esposti ai tossici per un discorso di dosi: per questo cattura la nostra attenzione. Vediamo allora cosa hanno concluso alla LAV.

Le “analisi” sono disponibili in due documenti.

Vediamo prima cosa ci dicono.

Nel primo allegato vengono analizzati quattro particolari tossici che sarebbero stati rilevati. Sappiamo che la dose fa il veleno, ma i contaminanti rilevati superano tutti le soglie massime consentite negli standard di riferimento. Sono tutti potenziali tossici per ingestione, inalazione e contatto.

lavfoto
Credits: LAV.it

1° caso: cromo esavalente

Si parla di capi messi in commercio prima dell’effettiva riduzione del limite per le dosi. L’azienda non ne ha colpa, ma ciò non vuol dire che non si possa evitare un potenziale rischio. Il cromo 6+ è un potente irritante e ossidante a concentrazioni normali, nei test su roditori con dosi massicce è anche peggio. Lo IARC lo ha incluso nella classe 1 dei carcinogeni, le raccomandazioni sono soprattutto per i fumatori e per i lavoratori industriali. [2] [3]

2° caso: formaldeide

E’ un composto normalmente prodotto in piccole concentrazioni nell’organismo, ma che può risultare dannoso e irritante ad alte dosi, soprattutto per inalazione (es. fumatori, fumi industriali, disinfettanti ecc.). La cancerogenicità emersa dai test condotti su cavie da laboratorio è poco netta perché è necessaria una dose molto alta rispetto a quella solita a cui si va incontro. In genere i lavoratori delle industrie sono la categoria più a rischio. Può essere presente a basse dosi in cosmetici, prodotti da laboratorio o vernici. A volte veniva utilizzata in tracce come additivo alimentare o in altri prodotti soggetti a scadenza per via della sua proprietà battericida, ma per ulteriore scrupolo è stata sostituita dal lisozima. [4] [5]

3° caso: nonilfenolo etossilato

Viene utilizzato come detergente e tensioattivo. Non ci sono molti elementi sulla tossicità a breve termine, ma ad alte dosi può causare irritazioni per accumulo di pelle, tratto digerente, apparato respiratorio, occhi. A lungo termine si sospetta che interferisca col sistema endocrino. Lo IARC non lo classifica come cancerogeno. L’uso in Europa è stato ridotto, in America è stato eliminato dalle lavanderie. E’ però dannoso per l’ambiente, soprattutto acquatico. [6] [7]

4° caso: cromo trivalente

Si trova naturalmente nel cibo di origine sia animale che vegetale e a basse concentrazioni è un oligonutriente essenziale per l’organismo. Ad alte dosi può forse causare irritazioni, ma sulla genotossicità i pareri sono incerti e contrastanti. Gli studi a riguardo non sono conclusivi. Questo punto gioca un po’ sulla mancanza di una norma a riguardo. [8] [9] [10] [11]

flame test

Vediamo ora cosa il documento non ci dice.

Non dice dove i campioni sono stati analizzati e da chi. Già questo in una pubblicazione scientifica pregiudicherebbe l’accettazione del lavoro. Qual è il laboratorio di analisi? Chi ha firmato il referto?

Non vengono definiti i campioni: quale parte è stata analizzata? Come è stata trattata? Quanti campioni per ogni capo sono stati presi?

Non dice quale metodo analitico è stato utilizzato per dosare i presunti contaminanti. Quali strumenti e reagenti sono stati usati per le misurazioni? Qual è il principio condotto? Qual è lo standard di conyrollo?

Non dice quanto è diffusa la contaminazione: sono stati presi in esame solo tre cappotti, un po’ poco.

Non dice a quali rischi sono esposti i produttori, sicuramente esposti a dosi maggiori (preoccupa soprattutto il capo prodotto in Cina, ove la regolamentazione è fumosa).

Chi scrive non apprezza certe questioni dietro al commercio delle pellicce, ma non si può nascondere che il documento non dice nulla, dal punto di vista metodologico. Si tratta solo di considerazioni finali, come potrei scrivere io un articolo sulla cancerogenicità del cromo citando gli studi dello IARC. Ma io questi studi li devo riportare, come riferimento [12], altrimenti potrei anche inventarmi i dati (per ipotesi). Qual è lo studio completo dell’analisi?

Il secondo allegato mostra invece i capi in particolare analizzati, che però sono forse un po’ pochi. I valori in rosso sono tutti fuori norma. Ma come già detto non si ha alcuna informazione sulla metodica.

Prettamente parlando, questa non sarebbe da considerarsi un’analisi scientifica. Cioè, magari hanno trovato veramente qualcosa, ma l’analisi così com’è presentata non dice nulla.

I tossici rilevati potrebbero anche essere contaminazioni accidentali successive all’acquisto, fluttuazioni casuali, errori di misurazione, errori di metodo o addirittura grafici inventati di sana pianta da un eventuale tecnico di laboratorio poco professionale. Magari la contaminazione è sistematica e generale, magari interessa solo alcuni lotti, magari sono invece solo casi sporadici.

labmachines

 

La LAV ha pubblicato un documento troppo vago, sarebbe d’uopo se fornisse maggiori dati da analizzare, anche perché la questione della salute pubblica è molto importante. La cittadinanza è giustamente molto influenzata dalle discussioni a riguardo, è utile indagare a fondo per rasserenare o tutelare da possibili rischi. Bisogna indagare con approfondimento.

Inoltre, anche se nel comunicato non se ne parla, sarebbe utile chiarire meglio la questione dei produttori. Un fattore molto importante che ci è venuto in mente leggendo l’annuncio scioccato e che magari potremmo ricordarci di inserire in un documento esteso precisativo.

Chiediamo quindi alla LAV di fornire maggiori informazioni e i dati completi dell’analisi effettuata, di modo da investigare accuratamente la vicenda nell’interesse di tutti: in particolare dei bambini e degli operai. Ci auguriamo ci ascolti data l’importanza della tematica della salute pubblica.

A voi ulteriori considerazioni.

Note:

[1] LAV Toxic Fur 2

[2] http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol100C/mono100C-9.pdf

[3] http://www.inchem.org/documents/iarc/vol49/chromium.html

[4] http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol100F/mono100F-29.pdf

[5] http://www.cancer.org/cancer/cancercauses/othercarcinogens/intheworkplace/formaldehyde

[6] http://www.sciencemag.org/content/225/4662/623

[7] http://www.toxipedia.org/display/toxipedia/Nonylphenol+and+Nonylphenol+Ethoxylates

[8] http://www.europass.parma.it/page.asp?IDCategoria=584&IDSezione=14715&ID=389308

[9] http://www.epa.gov/iris/subst/0028.htm

[10] http://www.cdc.gov/niosh/topics/chromium/

[11] http://www.ing.unitn.it/~colombo/metalli_pesanti/cromo.html

[12] http://italiaxlascienza.it/main/2014/12/come-non-leggere-una-ricerca-parte-6-verifica-delle-fonti-citazioni-e-il-telefono-rotto/

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