Greenpeace e i disegni di Nazca

Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre attivisti di Greenpeace hanno esposto un manifesto a favore delle rinnovabili sulle Linee di Nazca, patrimonio dell’Umanità e bene protetto dall’UNESCO dal 1994, danneggiando gravemente non solo il monumento (che è solo visibile nella sua interezza dall’alto), ma anche l’ambiente naturale stesso. Lo scopo era di lanciare un messaggio in occasione della conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici.

Il danno è stato causato dagli attivisti che hanno camminato sulle fragili rocce del deserto di Nazca, lasciando delle tracce visibili dall’alto.
Il lavoro che è stato fatto dalle popolazioni andine ha dello straordinario: hanno rimosso roccia per roccia, in maniera geometricamente perfetta e creando un monumento straordinario.
Le linee, infatti, sono state tracciate sul terreno desertico, che, grazie alla scarsa piovosità e ventosità le ha mantenute quasi intatte fino a noi.
Fino all’8 dicembre.
Non sappiamo se le linee potranno essere in qualche modo “riparate” e l’ambiente circostante possa essere in qualche modo aggiustato.

La foto scattata sotto è di una ricognizione aerea sopra la zona di Nazca compiuta dal capitano Juan Carlos Ruiz e mostra il danno causato.

nazca1Si vede chiaramente il segno dei passi lasciati dagli attivisti di Greenpeace. Hanno inoltre usato teli sagomati fermati da mattoni e spostato le rocce circostanti con non curanza.

La foto proviene dalla pagina facebook dell’associazione Maria Reiche, che si occupa della salvaguardia di questa zona.

Maria Reiche era una matematica e archeologa tedesca. Ha passato 50 anni della sua vita a curare la zona di Nazca, a documentare con foto aeree e a mantenere l’area con grandissima cura fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1998. Pochi anni prima era riuscita a far riconoscere Nazca come patrimonio dell’umanità e sito protetto dall’UNESCO.
La foto risale al 1984, nella quale la scienziata, allora 81enne, curava proprio la figura del colibrì.

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Sotto l’attrezzatura che usano gli archeologi e i geologi per entrare nel sito per la manutenzione. E’ possibile entrare nel sito di Nazca solo previa autorizzazione ministeriale. Nemmeno il presidente peruviano può entrare senza autorizzazione nella zona (la foto e il piede sono del geologo Patricio Valderrama):

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Peccato che questa attrezzatura non sia stata minimamente usata da Greenpeace:

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Come mostra ancora la foto tratta dalla pagina dell’associazione Maria Reiche.

L’ultima foto mostra come hanno lavorato gli “attivisti” di Greenpeace: sono entrati senza autorizzazione alcuna con scarpe da ginnastica e hanno usato strumenti per terra per posare i loro manifesti. Hanno camminato sopra le fragili rocce del deserto e sopra una delle linee principali di Nazca.

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Altre testimonianze dei danni che sono stati creati vengono dal noto fotografo Andrew Dare, che fa notare come Greenpeace abbia cercato maldestramente di coprire il danno fatto tramite Photoshop. Ma nel loro stesso video si vedono i segni lasciati dagli sconsiderati attivisti a Nazca:

greenpeaceOvviamente Greenpeace prima ha negato l’accaduto e addirittura sostenuto che nessun danno era stato causato:

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Nello stesso periodo il Ministero della Cultura del paese andino rilasciava un duro comunicato stampa:

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Nel quale era espressa indignazione per quello che era stato fatto dagli attivisti di Greenpeace e che ribadiva che la zona era strettamente proibita e off-limits a meno di speciali permessi. Che gli attivisti dell’associazione non avevano.

GPatetici

Fino a qualche ora fa, però, prima di un comunicato ufficiale di scuse (too little, too late), la versione ufficiale è che gli attivisti avevano lavorato con un archeologo, del quale non vi era menzione del nome.

Il comunicato ufficiale è stato rilasciato la sera del 10 dicembre, 2 giorni dopo l’azione che avevano sbandierato sulla loro pagina fb ufficiale. Qui il comunicato, nel quale Greenpeace si è detta pronta ad affrontare “ragionevoli e giuste conseguenze”…

Quello che è certo è che per quanto una battaglia, quella per la difesa dell’ambiente naturale, possa essere condivisibile e razionale, l’azione è idiota. Per quanto probabilmente quegli attivisti abbiano sbagliato in buona fede, l’ignoranza non è una scusa. Per quanto il nostro clima sia minacciato, quello che hanno fatto gli attivisti di Greenpeace è criminale. La stessa zona desertica delle linee di Nazca, infatti, è off-limits secondo le leggi peruviane. Il danneggiamento del patrimonio in Perù è considerato reato grave e si rischiano fino a 6 anni di carcere. Ovviamente, come riportato anche dal Guardian, il Perù intraprendera un’azione legale nei confronti degli attivisti.

Qui il tweet dell’associazione in cui annuncia la “performance”.

Qui un approfondimento in spagnolo.

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