In risposta alle teorie alternative sull’HIV

In questo post cercherò di rispondere alle principali obiezioni che i dissidenti negazionisti dell’HIV sollevano nei confronti del nesso di causalità fra il virus e l’AIDS.
Prima una premessa: per quanto riguarda l’aspetto biologico sul virus, e la sua descrizione scientifica, ci sono varie fonti che, come cultura generale, sono fatte molto bene. Per esempio:

Anche la voce di Wikipedia Italia sull’HIV per quel che ci interessa è ricca di dettagli e riferimenti, quindi basterà cercare lì se si vogliono nozioni di tipo generico. Per cose più approfondite siamo disponibili sia a chiarimenti diretti, sia a fornire interi libri di microbiologia (in inglese) disponibili su internet.

Cominciamo da un punto molto importante, i postulati di Koch

robert koch
Robert Koch (Clausthal-Zellerfeld, 11 dicembre 1843 – Baden-Baden, 27 maggio 1910), medico, batteriologo e microbiologo tedesco.

Questi postulati sono la base di qualunque tipo di studio microbiologico per poter stabilire quale sia l’agente responsabile di una malattia e si riassumono nei quattro punti seguenti:

  1. Il patogeno deve essere presente in tutti i casi di malattia;
  2. Il patogeno deve poter essere isolabile in ogni caso di malattia;
  3. Reinfettando con il patogeno estratto da un caso di infezione, la malattia deve ripresentarsi;
  4. Deve essere possibile isolare il patogeno dalla malattia causata dalla seconda infezione.

Secondo i dissidenti, l’HIV non rispetta i postulati di Koch.

In effetti, alla fine degli anni ottanta (perché questa leggenda sui postulati di Koch risale a dichiarazioni di Peter Duesberg del 1987) si poteva pensare che il virus non rispettasse queste leggi, ma per fortuna la ricerca è andata avanti. Il virus è completamente assente dal circolo sanguigno dopo un breve periodo di viremia (virus nel sangue), per molti motivi, primo fra tutti, la sua stessa biologia molecolare che gli impone di entrare nelle cellule e disintegrarsi completamente, di lui rimane solo il genoma (in questo caso chiamato provirus) integrato nel genoma delle cellule che ha infettato.

Non è silente, continua a moltiplicarsi ma lo fa lentamente e inoltre lo fa in cellule, quali i globuli bianchi, che per la maggior parte non si trovano nel circolo sanguigno, ma nei linfonodi. Ecco che il lieve calo iniziale dei poliziotti del corpo è dato dalla morte nei linfonodi, che sono strutture che non si trovano nel circolo sanguigno ed è quindi ovvio che se analizziamo il circolo con gli esami del sangue, non ci sia il virus intero.

Però sono rintracciabili alcune sue parti, come il genoma (tramite la tecnica della PCR, dall’inglese “polymerase chain reaction”: si prende un campione di DNA o di RNA, si decide quale parte di esso ci interessa e si “fotocopia”, facendone tantissime altre copie, in modo da poterlo vedere (se c’è) e quantificare facilmente), o gli anticorpi che si porta dietro: i test sulla sieropositività riconoscono gli anticorpi che l’organismo sintetizza contro il virus non appena ci viene a contatto, esattamente quindi durante quel breve periodo di viremia iniziale. Ergo: se ci sono gli anticorpi, ci sono anche i virus.

Grafico che mostra la variazione degli anticorpi per HIV nel tempo. Fonte: http://www.aids-chushi.or.jp/English/general/antibody_test/index.html
Grafico che mostra la variazione degli anticorpi per HIV nel tempo.
Fonte: http://www.aids-chushi.or.jp/English/general/antibody_test/index.html

Il secondo punto è confermabile semplicemente ricordando che l’isolamento del virus è fatto in tutti i laboratori del mondo tutti i giorni e che in rete esistono dettagliati protocolli da seguire per isolarlo (e così sbugiardiamo l’idea, sempre viva, che non sia mai stato isolato).

Il terzo è confermato dall’esperienza di laboratorio: se col virus isolato infettiamo dei globuli bianchi essi producono virus e muoiono. Non c’è bisogno, credo, di parlare del quarto, poiché il virus non solo è stato isolato, ma si è anche sequenziato il genoma di HIV-1.

Passiamo ora ad un altro argomento citato spesso dai negazionisti: molti sieropositivi non sono malati di AIDS, e molti immunocompromessi non sono sieropositivi.

La sieropositività è data dalla presenza degli anticorpi, se ci sono gli anticorpi contro l’HIV è perché nell’organismo c’è l’HIV. La malattia, per fortuna, non è rapida e lascia molto tempo prima che la persona presenti i sintomi dell’AIDS. Inoltre con i farmaci attuali la speranza di vita di un sieropositivo è cresciuta fino a 30 anni dalla diagnosi (alcuni negazionisti fanno il conto all’indietro dicendo che si arrivava al 1979 e che l’AIDS non esisteva: questo però è un errore metodico sulle proiezioni statistiche). La speranza di vita è quella attuale con gli attuali farmaci, non quelli di dieci o venti anni fa.

Per la seconda parte, cioè che non tutti gli immunocompromessi sono sieropositivi beh, che dire, è vero. L’abbattimento delle difese immunitarie infatti, può essere un fattore genetico, può essere causato da farmaci antirigetto ed anche altre infezioni virali, come quella del morbillo, causano immunodeficienza, seppur temporanea.

Un altro argomento è che sono a rischio solo tossicodipendenti, emofiliaci e omosessuali

Signore e signori, il primo virus razzista della storia. Ah già, dimenticavo: il virus non esiste, quindi sono gli uomini che infettano queste categorie di persone, perché gli va. Ho letto in giro che gli emofiliaci rischirerebbero per via delle continue trasfusioni, non perché c’è il rischio di infettarsi con il virus, ma perché le proteine di un altro sangue sopprimerebbero il sistema immunitario. Vorrei tanto che il prof. Duesberg mi spiegasse i meccanismi molecolari di questa faccenda.

Un’altra affermazione che accompagna spesso le precedenti è che non esistono prove che l’HIV causi l’AIDS.

Qui dobbiamo metterci d’accordo: l’HIV esiste o no? Il problema è se causa l’AIDS o se esiste? In ogni caso, provate a scrivere HIV su PubMed e guardate le tonnellate di articoli che escono fuori, poi mi direte se secondo voi quelle tonnellate di documenti sono fatti solo per coprire un assurdo complotto delle case farmaceutiche contro l’intera umanità. E soprattutto, visto che come abbiamo visto il virus rispetta i postulati di Koch, riteniamo ciò una prova ampiamente sufficiente.

hiv microscope
Foto al microscopio elettronico di virus HIV. Fonte: http://histology.leeds.ac.uk/what-is-histology/The_electron_microscope.php
Immagine al microscopio elettronico a scansione che mostra virus HIV attaccare una cellula. (credits: Thomas Deerinck / National Center for Microscopy Imaging Research).
Immagine al microscopio elettronico a scansione che mostra virus HIV attaccare una cellula.
(credits: Thomas Deerinck / National Center for Microscopy Imaging Research).

Molti altri negazionisti fanno riferimento al fatto che la definizione della malattia è vaga: si dice che se una persona ha la TBC in Europa allora ha la TBC, se ce l’ha un africano allora subito a vedere se è sieropositivo, se risulta sieropositivo basta che abbia la TBC e quell’africano ha l’AIDS, con immunosoppressione o senza.

Non si capisce cosa ci sia di sbagliato in questo fatto: se sono sieropositivo, indipendentemente dalla TBC o dal fatto che io sia immunodepresso o meno, io porto l’HIV con me! Il fatto che siano collegate, molto, queste due malattie e il fatto che questo collegamento in Africa sia più evidente, non mi impedisce di pensare che sieropositivo = infetto. L’AIDS conclamato si ha quando si scende sotto una certa soglia di globuli bianchi, la sieropositività si ha quando si presentano gli anticorpi contro il virus, e tra le due fasi possono passare anni. Cosa c’è di vago?

Un’altra obiezione è che l’incubazione sia troppo lunga. Ma chi lo decide? L’HIV è nascosto nei linfonodi, un organismo forte ci mette parecchio tempo a far crollare le proprie difese immunitarie, inoltre con i farmaci attuali questo stadio di “incubazione”, come viene chiamato anche se impropriamente (visto che i primi sintomi ci sono nelle prime settimane, e che la malattia c’è ed è attiva), può essere lungo anche una vita.

Può capitare anche di leggere che le prostitute si ammalano perché sono tossicodipendenti.
Ma allora non ci sarebbe nessun rischio di ammalarsi di AIDS se si andasse con una prostituta senza protezioni. E chi l’ha preso solo perché appunto frequentava prostitute? Anche loro drogati? Tutti? Questo è palesemente un punto molto insostenibile.

HIV Credits: wikimedia commons
HIV
Credits: wikimedia commons

“La terapia con l’AZT è inutile e dannosa”: io la chiamerei dannosa e superata, non sono aggiornato ma non credo che si usi poi tanto, oramai, l’AZT. Vero, causa molti effetti collaterali, ma ha anche prolungato la vita di molte persone, e i farmaci di oggi sono una combinazione di principi attivi mille volte migliori della cara e vecchia AZT, con meno rischi per la salute e più vita (in tutti i sensi) per il malato
A suscitare dubbi c’è anche il fatto che i test sono l’unica prova che si è sieropositivi, il medico non decide più nulla senza di essi. Cosa c’è di sbagliato? Il test cerca gli anticorpi, e il medico non ha i raggi microinfrarossi per guardare i microbi del paziente e decidere se è infetto o no.

E già che ci siamo rispondiamo anche ad un’altra obiezione, quella dei falsi positivi.
Succede, è vero, a volte viene scambiata (soprattutto in Africa) la malaria per HIV e succede anche con altre malattie, ma è per questo che si fanno i test di conferma. Non c’è un solo test, se ne fanno almeno due, se non tre, e sulla base di due o tre test il medico decide se c’è l’infezione o no.Tralasciamo le questioni ridicole che vedono i dissidenti affermare che HIV non è un virus ma un retrovirus (che è come dire che la 500 non è un’automobile ma una FIAT) e ringraziamo Salvo Di Grazia per avere pubblicato originariamente questo articolo sul suo blog divulgativo MedBunker.

Bibliografia e sitografia per approfondire:

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