Intervista a Lara Tait, creatrice di Tette per la Scienza

Chi frequenta i social media avrà notato negli ultimi tempi un boom di pagine dalla caratteristica, inusuale e curiosa, di abbinare tematiche scientifiche (chi attivamente, chi solo di facciata) a riferimenti a sfondo… sensuale. Una sorta di “Scienza & Scoscienza”. Ad aver riscosso un successo notevole di pubblico in soli due mesi, ultimamente, in particolare, è stato un blog nato su Tumblr e trapiantatosi anche altrove, di nome Tette per la Scienza.

L’iniziativa, a differenza di molte altre, propone una novità: produce i contenuti, in questo caso invitando a partecipare mediante una foto del proprio petto in bella mostra (nudo ma non per forza) assieme ad un cartello recante un’affermazione scientifica comprensibile, verificata e corredata di fonti.

Il progetto è stato citato da diverse testate giornalistiche anche all’estero, e ha sollevato non poche perplessità, dividendo le opinioni a riguardo.

Incuriositi da questa insolita iniziativa, certo molto diversa anche dal nostro modo di fare comunicazione, abbiamo deciso di parlarne con l’autrice, una giovane ragazza di nome Lara. Così magari da spiegarci in cosa consiste, quali sono i suoi obiettivi, quale è stato il feedback fino ad ora e cosa ne pensa del ricevimento avuto.

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Il logo dell’iniziativa.

Lei è molto cordiale e pacata. Accetta con cuore di scambiare quattro chiacchiere e noi siamo interessati a comprendere di più chi c’è dietro questo vivace progetto.

Innanzitutto grazie Lara per partecipare a questa intervista. Siamo rimasti incuriositi da questo progetto e abbiamo seguito un po’ le reazioni che ha suscitato, sia positive che negative. Ci parli prima di tutto un po’ di te? Chi sei tu?

Grazie a voi per l’interesse. Mi chiamo Lara, ho 30 anni, mi occupo di web marketing dal 2011, anno della mia laurea specialistica.

Hai una formazione scientifica? Che cosa hai studiato e di che ti occupi attualmente?

Sono laureata in Archeologia e specializzata in Scienze Preistoriche, che è una laurea specialistica, ora non più esistente, della facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali di Ferrara. Ho studiato Evoluzione, Genetica, Paleontologia, Etologia. Per comodità si potrebbe dire che il mio percorso di studi mi definisce come paleoantropologa. Il mio sogno è sempre stato di lavorare nel mondo della divulgazione scientifica, e ormai qualche anno lavoro nel settore della comunicazione digitale.

Ci puoi dire come è stata accolta in generale la tua iniziativa? Abbiamo notato un po’ di reazioni contrapposte…

Direi in generale molto bene. Il successo di pubblico è facilmente verificabile dai numeri del blog e della pagina Facebook, così come l’interesse giornalistico, che è stato subito molto consistente. Molti dei nostri lettori sono ricercatori o provengono dal mondo della scienza e quotidianamente ci dimostrano il loro supporto. Sono tutti molto partecipi nella review dei contenuti e spesso sviluppano dei dibattiti molto interessanti nei commenti, insieme alle persone meno informate.
Abbiamo però trovato una certa ostilità in alcune frange femministe e tra alcuni elementi della divulgazione scientifica tradizionale. E Barbiexanax, che ci ha scatenato contro, come è solita fare, le sue fangirl, che più volte abbiamo sorpreso a denigrarci con argomentazioni fantasiose, a volte anche sulla vostra pagina.
Abbiamo ricevuto però commenti positivi da diverse figure di spicco, tra cui Dario Bressanini, che in un paio di occasioni ha sottolineato la validità dei nostri contenuti. Rimangono tuttavia abbastanza critici tutti quelli che intendono la divulgazione come un’attività totalmente separata dall’intrattenimento di massa.

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Curiosando per la rete, abbiamo visto che molti giovani apprezzano il progetto in particolare per l’audacia e per il cercare di attirare l’attenzione e coinvolgere in maniera originale, piuttosto che mantenendo un rigore formale dalla cattedra. In fondo anche Piero Angela disse che è importante insegnare divertendo. Voi vi vedete in queste opinioni?

Assolutamente, questa massima di Piero Angela ci guida sin dagli inizi nello svolgimento delle nostre attività. Crediamo che non si possa dare per scontato l’interesse di tutti i lettori e che basti poco per vincere quella resistenza che esclude buona parte del pubblico dai contenuti di stampo scientifico.

C’è chi la ritiene apprezzabile come piccola goliardata, ma non che TxS esca troppo dai ranghi, perché non sarebbe divulgazione bensì esibizionismo e si attirerebbe l’attenzione con il corpo femminile e non con la scienza in sé. Abbiamo letto critiche di persone che vorrebbero conoscere la scienza perché gli viene spiegata la scienza, non perché gli vengono presentati in faccia dei petti prosperosi. Cosa ne pensi?

È evidente, analizzando l’engagement del blog e della pagina, che il numero di like è maggiormente dipendente dal contenuto del cartello e del post piuttosto che dalla qualità della foto e del corpo ritratto. I pochi post non strettamente legati a fatti scientifici, come ad esempio quello sul contest natalizio per la ricerca, anche se accompagnati da foto molto ben fatte, hanno attirato l’interesse di una frazione molto piccola di utenti. Questa non è una prova, ma perlomeno è un indizio del fatto che i contenuti di nudo passano spesso in secondo piano.

Ci sono anche alcuni comunicatori il cui responso si può riassumere in questo modo: loro hanno impiegato molto tempo e fatica per documentarsi, studiare e preparare contenuti scientifici approfonditi da divugare in maniera “tradizionale”, ed ecco che il primo blog che si toglie il reggiseno ottiene dieci volte più seguito in virtù della passione per le forme femminili. Questo cosa ti fa pensare?

Il processo di studio e documentazione è parte integrante del nostro processo produttivo e il fatto di aver scelto una cornice come quella delle foto di nudo non implica che il lavoro sia più rapido. Vogliamo essere rigorosi e corretti, quindi è necessario molto impegno, anche se avendo poca esperienza ogni tanto qualche errore scappa. Fortunatamente i nostri lettori sono spesso molto preparati e attenti e in un certo senso i nostri articoli vengono sottoposti a una peer review costante.Per rispondere ancora meglio alla domanda vorrei dire che il pubblico a cui ci rivolgiamo è diverso e più ampio per scelta: è normale che i numeri siano diversi.

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Secondo voi, quanti dei vostri followers sono realmente interessati ai contenuti che proponete, e quanti vi seguono solamente perché “evviva evviva le puppe” ignorando il resto?

Non ci è possibile fare una stima precisa, ma direi che molti di quelli che avevano iniziato a seguirci solo per le tette si siano autofiltrati col tempo. Ad ogni modo si tratta di un effetto collaterale ineliminabile che accettiamo.

Pensi di essere riuscita nell’intento di avvicinare qualche persona alla scienza?

A giudicare da alcuni messaggi sembrerebbe di sì. Non abbiamo in ogni caso un obiettivo di lungo periodo in tal senso, che è il compito della divulgazione tradizionale. Noi puntiamo piuttosto al contrario, ad avvicinare la scienza alle persone, attraverso alcuni messaggi chiave.

Quando abbiamo lanciato l’iniziativa #iostoconrosetta per sensibilizzare su come la scienza sia in generale trascurata e sminuita in Italia (e non solo in occasione del famigerato servizio televisivo), anche voi avete aderito e in molti hanno seguito entrambi. Ci fa piacere.

Sì, è stata davvero una bella iniziativa ed è un metodo molto efficace per comunicare e soprattutto stimolare le persone a raccogliersi, a partecipare e a sensibilizzarsi.

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Ti dirò, nel mondo non sei la prima a provare a comunicare un messaggio di tipo scientifico usando il corpo. E forse non lo sa nemmeno chi ha commentato la vostra iniziativa. Per esempio, le Babes Against Biotech, il creazionista turco Adnan Oktar o le pubblicità della PETA ove lancia anche messaggi espliciti su chi lo fa meglio. Ma questi messaggi sono contrari a quel che la comunità scientifica sostiene riguardo tali argomenti, su cui anche noi (e molti altri divulgatori) abbiamo cercato di sfatare la disinformazione a riguardo; e noto che anche su TxS sono state pubblicate foto in linea con la posizione della comunità. Insomma, anche l’antiscienza utilizza queste armi e per ogni messaggio che trasmettete essa può farne uno opposto. Non pensi che ciò faccia perdere legittimità o efficacia alla tua iniziativa? E se sorgessero dei cloni che promuovessero messaggi favorevoli a credenze pseudoscientifiche come l’omeopatia o il creazionismo?

La nostra non è un’idea così originale, un’ispirazione di questo tipo sarebbe arrivata in ogni caso, prima o poi. Poi, a prescindere dal metodo che utilizzeranno i disinformatori per diffondere l’antiscienza, i loro messaggi saranno egualmente criticabili e smontabili ed è su quello che ci dobbiamo concentrare.

In genere la comunità scientifica e razionalista si è sempre schierata contro queste mosse, sostenendo che utilizzassero il corpo o l’avvenenza delle modelle per attirare l’attenzione e diffondere così messaggi errati. Come ti rapporti rispetto a questo?

Secondo me entrambe le visioni sono sbagliate e nascondono la natura del problema, così come della soluzione. Il mezzo comunicativo non è intrinsecamente buono o cattivo, è solo più o meno efficace nel veicolare un messaggio. Noi cerchiamo l’efficacia dove i metodi usati dalla divulgazione tradizionale falliscono. Il fatto che siano gli stessi usati dall’anti-scienza, dalla disinformazione e dai venditori di fumo non è un caso. Li usano perché funzionano, ma il loro problema è il messaggio, non il mezzo. Serve un’evoluzione pragmatica in questo senso e noi pensiamo di incarnarla così come fa il vostro sito, in misura e maniera molto diversa, ovviamente.

Vista la tematica del vostro progetto, potrebbe essere molto interessante (e utile) una campagna a favore della prevenzione per il cancro al seno. Oppure qualcosa sulla libertà di espressione. Cosa ne pensi?

Una campagna del genere è già stata fatta, di sicuro non la replicheremo a breve, ma si può senz’altro pensare a qualcosa di simile. La campagna per la libertà di espressione ha poca attinenza con i nostri temi, invece, pur trattandosi di un tema sicuramente importante.

In questo momento sul tuo blog, Lara, c’è però anche un’iniziativa per Natale a favore delle campagne di finanziamento dei progetti di ricerca, che trovo senz’altro interessante, ce ne puoi parlare?

Esatto, allora: la prossima settimana pubblicheremo una breve guida ai regali di Natale che aiutano la Ricerca scientifica. L’iniziativa si chiama “A Natale fai un regalo alla Ricerca” e le regole pubblicate sul nostro sito sono davvero poche e semplici. Le foto che accompagneranno questa guida vogliamo sceglierle attraverso un piccolo contest natalizio che abbiamo proposto ai nostri lettori: sceglieremo le foto migliori, ci scriveremo un breve articolo d’accompagnamento e le pubblicheremo lunedì 15. Speriamo di convincere quante più persone possibile a prendere in considerazione di fare un gesto responsabile e altruistico per questo Natale, in fondo c’è ancora tempo!

tette per la scienza

A proposito di nuove iniziative, ho visto anche che pochi giorni fa avete lanciato la versione inglese del progetto su Tumblr e Facebook, come sta andando?

Sì, vista l’attenzione ricevuta dai media internazionali lanciare una versione in inglese ci sembrava il passo più ovvio. Siamo ancora in una fase preparatoria e i post sono ancora pochi, ma stiamo lavorando per tradurre tutti i contenuti grazie a dei traduttori volontari molto competenti e il risultato sinora è soddisfacente. Più avanti tireremo le somme.

 

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Un messaggio molto in tema.

Pensi anche che forse chi si è impuntato molto verso di voi, prendendola magari anche come una questione personale, non stia alimentando una guerra fra poveri, se altrove i mezzi e i fatti compiuti sono quelli?

Senz’altro, ma più che spiegare le mie ragioni e parlare dei seppur piccoli risultati che arrivano ogni giorno non posso fare. D’altra parte convincere persone chiaramente imprigionate in un loop polemico e che riportano sempre le stesse quattro critiche (spesso infondate) da due mesi non ci interessa molto.

C’è una famosa frase, attribuita alla Montalcini: “Le donne che hanno cambiato il mondo, non hanno avuto bisogno di dimostrare nulla, se non la loro intelligenza”. Ti ritrovi?

D’accordissimo. Ed è per questo che nessuna modella si espone personalmente mettendoci nome e cognome. Un po’ per questioni di privacy, ma anche perché a nessuna interessa essere ricordata per avere questa o quell’altra forma del seno. Non vogliamo autopromuoverci, vogliamo attirare l’attenzione su dei messaggi. Le ricercatrici e le studentesse che ci stanno aiutando, sia con le foto che con i post, continuano a studiare e fare il proprio lavoro con serietà e passione e nessuno dei loro superiori saprà mai se hanno partecipato e con quale foto. 

Per finire, una domanda forse più “easy” e semiseria: all’università di Berkeley è stato scoperto che si può contenere la proliferazione cellulare del tumore al seno mediante compressione meccanica. L’università stessa ha presentato la notizia in questo modo ironico: per combattere il cancro ai seni… strizziamoli! 🙂

Naturalmente è solo una metafora e le cose non stanno proprio così, ma… immagino apprezzi la goliardia nel presentare lo studio. E se questo humour lo avessero anche gli enti di ricerca e accademici italiani?

Credo che in Italia l’ironia e la semplicità del messaggio sarebbero stati apprezzati da molti, soprattutto i più giovani, ma credo anche che purtroppo molti avrebbero storto comunque il naso. Pare che qualsiasi cosa utilizzi metodi comunicativi ironici e legati alla sessualità venga malvisto a prescindere dalla propria efficacia.

Grazie Lara, è stato davvero un piacere intrattenersi qui con te a fare quattro chiacchiere per capire meglio.

Grazie a voi. Alla prossima!

UN ETTO DI ROSETTE
Vignetta di Pandalike che fa riferimento alla vicenda di Matt Taylor e la missione Rosetta, qui con una maglietta decisamente in tono. http://www.pandalikes.com/la-scienza/attachment/484

 

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