Biodiversità e specie invasive: intervista a Lisa Signorile

Zoologa, naturalista, scrittrice e divulgatrice scientifica: Lisa Signorile vive da anni in Inghilterra dove si occupa professionalmente di genetica di popolazioni, ha collaborato col London Zoo e lavora da free lance con il National Geographic.

Soprannominata “la scienziata che studia gli animali strani”, ha pubblicato anche libri come “L’orologiaio miope” (titolo che che è anche il nome del suo blog personale), “Il viaggio e la necessità”, e “Il coccodrillo come fa”. Ma non si occupa solo di zoologia: con un dottorato in genetica, un master in conservazione forestale, un passato con la biochimica e una forte attività divulgativa su tematiche varie (come OGM, ricerca e società) è sicuramente qualcuno con cui è interessante fare quattro chiacchiere a proposito di un argomento che sta tornando alla ribalta, quello della gestione delle specie invasive. E voi, cosa ne pensate?

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Innanzitutto, grazie per essere qui con noi a scambiare quattro chiacchiere, Lisa. Dicci, com’è stato per te lasciare l’Italia per proseguire la tua carriera nel Regno Unito? Cosa ti ha spinto a compiere questo passo? E poi, cosa ti ha spinto a diventare divulgatrice?

Le motivazioni sono due, sintetizzabili in “cuore e cervello”: raggiungere mio marito e il cercare altre strade, dato che quelle in Italia sembravano bloccate. All’inizio è stato molto difficile, ho dovuto riadattarmi a lingua, usi e società differenti, e mi ci è voluto del tempo. Mi consolavo pensando agli immigrati in Italia, persone che vengono da lingue e culture completamente differenti dalla nostra, e che per di più vengono trattate male, mentre io ero inserita in una società multiculturale che si sforza di abolire le barriere. La divulgazione all’inizio era un gioco, mi piaceva parlare di animali e soprattutto mi piaceva scrivere di loro: scrivere era la scusa per approfondire le mie curiosità personali, non mi sono mai preoccupata molto di quanta gente leggesse quello che scrivevo, mi divertiva farlo e basta, e un blog era la piattaforma ideale per questo.

Sicuramente questo ti porta in ogni caso a poter confrontare realtà diverse e analizzarle da più punti di vista. A tuo parere quali sono le più grandi differenze nella cultura scientifica, ma soprattutto nella sua recezione da parte del pubblico, fra Inghilterra e Italia (e magari anche nella divulgazione)?

L’Italia soffre del peccato originale crociano de “la scienza non e’ cultura”, e’ un paese dove “intellettuale” e’ sinonimo di “letterato”. Non piu’ tardi dell’altro giorno una persona, sentendo che scrivevo su National Geographic, mi ha chiesto se avessi una laurea in lettere. Ne ho una in biologia, non ho fatto neanche il liceo classico, ma riesco incredibilmente a scrivere frasi di senso compiuto, anche se –ahime’- non uso questo mio dono per criticare la Ragion Pura ma per descrivere le perversioni sessuali dei pinguini di Adelie. L’inghilterra, al contrario, e’ la pronipote della societa’ della rivoluzione industriale e gli scienziati vengono tuttora considerati capisaldi della societa’. Le scienze sono una delle materie chiave nelle scuole inglesi (laddove in Italia sono spesso relegate a due ore a settimana) e la differenza la si vede nell’approccio della societa’ alle novita’ tecnologiche e nell’avanzamento scientifico delle universita’.

Di certo, una problematica dal forte impatto scientifico (ecologico, naturalistico), che ha visto reazioni diverse e che sicuramente ti tange in prima persona, è la questione dell’invasività di animali non originari del posto, le cosiddette “specie aliene” o “alloctone” [1] (come nel famoso caso dei conigli in Australia). In particolare mi riferisco all’esempio della nutria, importata dalle Americhe per produrre pellicce, divenuta una specie invasiva e dannosa [2] [3] [4]. Eradicata in Gran Bretagna, ma ancora discussa in Italia.
Recentemente però la regione Lombardia ha dato il via libera per la caccia alle nutrie, in virtù dei danni che provocano. Cosa ne pensi? Cosa si otterrebbe? Anche se, è vero, non siamo un’isola come la Gran Bretagna e le nostre popolazioni di nutrie sono più numerose.

La legge e’ recentemente cambiata, dando autonomia decisionale a frazioni di territorio piu’ piccole delle regioni. La conseguenza e’ che si potrebbe creare il paradosso che mentre a Brambiate di Sopra si eradicano le nutrie, a Brambriate di sotto non si fa nulla, creando quello che gli ecologi chiamano un meccanismo “source and sink” di dinamica di popolazioni, che non risolve il problema e spreca le risorse investite a Brambiate di Sopra. Occorrerebbe un piano di contingenza a livello nazionale, ma questo richiede sforzi e investimenti che sarebbero probabilmente osteggiati dall’opinione pubblica. In altre parole, quello delle nutrie, cosi’ come stanno le cose, mi sembra un problema senza soluzione. A dire la verita’, non sono neanche certa sino in fondo che sia davvero un problema. Ci vorrebbero valutazioni con studi di impatto ambientale a lungo termine e su grande scala per decidere sulla base di dati coerenti, ma non e’ da escludere che i soldi investiti per le eradicazioni delle nutrie non siano meglio spesi per il rafforzamento degli argini e per la creazione di aree protette per la nidificazione degli uccelli acquatici. Il controllo delle popolazioni, al contrario, potrebbe essere davvero necessario.

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Purtroppo, la nutria non è il solo esempio. C’è lo scoiattolo grigio americano [5], che sta portando all’estinzione quello rosso europeo. O i visoni scappati [6] [7] [8]. O i cani-procione orientali. La soluzione drastica proposta dagli ecologi è quella di eradicare le specie: vuol dire sterminarli. Il pubblico come la recepisce questa idea?

Molto male, di solito, ma questo rientra in quel discorso precedente di educazione della cittadinanza alle problematiche ambientali. Al momento il singolo individuo viene valutato piu’ di intere popolazioni o ecosistemi perche’ l’individuo genera empatia, mentre l’ecosistema e’ un concetto astratto che ha minore o nessun impatto emotivo: i suoi cambiamenti non sono immediatamente percepibili, mentre la foto di uno scoiattolo morto puo’ girare all’infinito sui social networks.

Tu parli in questi casi di “effetto Bambi” [9] [10], il nostro Alessandro Tavecchio l’ha chiamata “plutopucciocrazia” [11]. Quanto incide questo fatto nelle decisioni politiche?

Moltissimo. La classe politica italiana ha un’incredibile carenza di persone di scienza al suo interno che possano agire da mediatori per prendere decisioni sulla base di dati e non di impressioni, e le consulenze scientifiche sono spesso molto burocratizzate. Oltretutto i politici decidono spesso in base all’umore dell’elettorato, che si basa a sua volta su scelte emotive, anche per la difficolta’ di accedere a dati scientifici, che sono in inglese, a pagamento, scritti in un linguaggio strano e visti con diffidenza. Questo almeno per quanto riguarda questioni viste come “non essenziali”, come la protezione di certe specie, con risultati spesso discutibili.

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Nutria (Myocastor coypus). Fonte: cesenatoday.it

 

Quanta responsabilità c’è da parte dei singoli privati e quanta da parte delle istituzioni, quando si verificano problematiche di questo tipo, legate alla fauna, al territorio? Pensiamo a tutti coloro che liberano tartarughine americane [12], ai crostacei alloctoni comparsi improvvisamente nei nostri fiumi [13], a chi pubblica sui social network i propri video in cui si vanta di aver comprato un astice atlantico per rilasciarlo in mare, a chi libera pappagalli in centro a Roma; ma anche alle imprese che hanno importato specie a fini produttivi/zootecnici, alle associazioni che si occupano delle popolazioni animali sul territorio, eccetera.

Penso che istituzioni e singoli condividano le responsabilita’. Le istituzioni perche’ non riescono, non sono interessate o non vogliono educare i cittadini, partendo dalle scuole. I singoli perche’ non si preoccupano delle conseguenze delle loro azioni, e si limitano a pensare per slogan, per condizionamento sociale o per semplice convenienza che stanno agendo a fin di bene. Quello delle associazioni ambientaliste poi e’ un discorso complesso, che meriterebbe spazio ampio. In breve, quasi tutte mostrano una deriva poco scientifica e molto animalista, almeno in alcuni elementi tollerati dalle associazioni, che alla fine va a detrimento di tutti. E’ un po’ come la storia dei musulmani e jihadisti, non tutti gli ambientalisti sono irresponsabili liberatori di visoni, ma sarebbe bello se questi elementi venissero allontanati e condannati apertamente dagli altri, per evitare confusioni.

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Pensi si possano almeno comprendere le loro motivazioni? Vogliono liberarli, o comunque gli dispiace che vengano uccise creature. Oppure, la strada per l’Inferno è lastricata di buone intenzioni, come si suol dire?

Sicuramente non lo fanno in malafede, spesso sono persone che si preoccupano per il bene del singolo individuo e per ribadire alcuni punti spesso condivisibili in teoria, ma non attuabili in quei modi o tempi. Neanche a me piace l’idea dei visoni tenuti in gabbiette al freddo per poi essere uccisi con l’elettrocuzione. Solo, penso bisognerebbe agire a livello politico per evitare crudelta’ inutili piuttosto che immettere visoni, alloctoni e pericolosi per gli ecosistemi, nell’ambiente.

Per te, chi è che ama veramente gli animali?

Capovolgerei la domanda, perche’ penso che in fondo tutti amino gli animali, almeno nel senso dei mammiferi. Penso che chi non li ama, o almeno non e’ incuriosito dalle altre specie, ha dei problemi irrisolti col proprio ego e dovrebbe interrogarsi sul perche’. Il problema e’ che tutt’oggi molti pensano che gli esseri umani siano un qualcosa di diverso e di al di sopra del resto degli animali, e’ una specie di necessita’ di autoaffermazione che non ha fondamento scientifico, ma che aiuta qualcuno a giustificare il proprio stile di vita.

Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), specie invasiva e dannosa. Fonte: romagnanoi.it 



Un’ultima domanda. Cosa ci vorrebbe per convincerti a tornare in Italia?

Ma io torno spesso in Italia, solo che poi riparto per l’UK!

Bene Lisa, ci siamo dilungati a lungo e con piacere approfondendo una tematica poco recepita dal pubblico: quello di quanto possa essere un problema, per la fauna, per l’ambiente e anche per la società, la presenza di una specie, per quanto bella, ma dannosa. Ti ringraziamo. Se vuoi, puoi condividere con noi e i nostri lettori un ultimo saluto o riflessione.

Abbiamo parlato a lungo. Allora a voi mando saluti e baci. 🙂

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Foto per gentile concessione di Lisa Signorile.

Approfondimenti:

Ministero dell’ambiente – Tavolo delle specie aliene

EFSA – Specie invasive

Note:

[1] http://www.lorologiaiomiope.com/linvasione-degli-alieni-continua/

[2] http://noidiminerva.it/2014/01/31/collassi-arginali/

[3] http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/biblioteca/protezione_natura/qcn_nutria.pdf

[4] http://www.aphis.usda.gov/publications/wildlife_damage/content/printable_version/fs_nutria10.pdf

[5] http://www.lastampa.it/2015/01/15/societa/lazampa/animali/fermate-lo-scoiattolo-grigio-francia-e-svizzera-contro-litalia-ysWxTCmx4yz3FYP3Lgu1iM/pagina.html

[6] http://agricultura.gencat.cat/web/.content/mn_medi_natural/mn18_especies_exotiques_medinatural/exotiques_medinatural/gestio_fauna_invasora/viso_america/bonesi___palazon_2007_biol._cons.pdf

[7] http://www.ce.nl/publicatie/the_environmental_impact_of_mink_fur_production/1131

[8] http://ec.europa.eu/environment/nature/info/pubs/docs/nat2000newsl/nat25_it.pdf

[9] http://www.lorologiaiomiope.com/leffetto-bambi/

[10] http://www.nationalgeographic.it/natura/animali/2014/04/15/news/leffetto_bambi_colpisce_anche_gli_scienziati-2102788/

[11] https://prosopopea.wordpress.com/tag/plutopucciocrazia/

[12] http://www.crfs-provgo.it/archivio-news/114-specie-aliene-invasive.html

[13] http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/life/life_progetto_rarity_brochure.pdf

 

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