Mattarella, Beppe Grillo e l’uranio impoverito

Ancor prima della sua nomina a presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato accusato dal Blog di Beppe Grillo (link) di aver negato il nesso tra uranio impoverito e insorgenza di tumori nei reduci nella guerra dei Balcani. Anzi di aver addirittura negato che fossero stati usati proiettili all’uranio impoverito dalla NATO.
Le cose, però, non andarono esattamente così, come ha anche affermato il Fatto Quotidiano (link).
Vediamolo insieme, ma prima di vederle, è necessaria una premessa fondamentale riguardo l’uranio impoverito.

mattarella

COS’E’ L’URANIO IMPOVERITO?
Il cosiddetto “uranio impoverito” è il prodotto di scarto del processo di arricchimento dell’uranio. Processo di arricchimento che serve a rendere l’uranio “naturale” utilizzabile come combustibile per le centrali nucleari.
In natura esistono 3 isotopi di uranio, l’U-234, l’U-235 e l’U-238. Solo l’U-235 è fissile (ossia può essere usato per produrre energia in una reazione di fissione nucleare) in condizioni normali, mentre l’U-238 può dare reazioni nucleari soltanto se colpito da neutroni ad alta energia. Il problema è che per ogni kg di uranio, solo 7 g sono di U-235, mentre la parte restante del materiale è U-238 (l’U-234 è lo 0.005% dell’uranio). Il processo di arricchimento è un processo che porta, attraverso la centrifugazione dell’U, ad arricchire una parte del materiale (che è la parte che verrà usata nei reattori nucleari) di U-235, ossia ad aumentare la percentuale di U-235 rispetto all’U-238. Ovviamente, questo significa che gran parte del materiale, composto per la maggior parte di U-238 verrà scartato. Tale parte di scarto si chiama uranio impoverito.

USO DELL’URANIO IMPOVERITO
Data la sua bassa percentuale di U-235, tale materiale non può essere usato nei reattori nucleari. Ma ha una caratteristica che lo rende appetibile alle forze militari di tutto il mondo. E’ un materiale estremamente denso (quasi 2 volte il piombo) ed estremamente resistente. Quindi venne utilizzato per quasi 20 anni nei proiettili e nei missili, per renderli più penetranti, e nei carri armati come corazza.
Molti dei proiettili nei quali veniva usato l’uranio impoverito erano proiettili esplosivi, che quindi disperdevano l’uranio in particelle piccole e facilmente inalabili.

uranioimpoverito

RADIOATTIVITA’ E PERICOLOSITA’ DEL MATERIALE
L’U-238, come l’U-235 è debolmente radioattivo. Sì, c’è da sfatare un mito: la radioattività di una bomba nucleare o di una centrale nucleare, non è dovuta all’U-235, ma agli isotopi che vengono prodotti dalla fissione dell’U-235. Di per sé, sia l’U-235 che l’U-238 decadono tramite decadimento alfa, che è un tipo di radiazione poco penetrante (non riescono a passare lo strato dell’epidermide).
In pratica l’uranio non è di per sé pericoloso. Lo diventa se lo si inala o lo si ingerisce. Infatti le mucose interne del corpo umano non sono spesse come la pelle e le radiazioni alfa passano dentro i tessuti, causando danni irreparabili. Il risultato è mutazioni e l’insorgenza di tumori.

LA GUERRA DEL GOLFO/GUERRE DEI BALCANI
Le munizioni con uranio impoverito vennero largamente usate durante la Guerra del Golfo (1991) e le Guerre dei Balcani (Guerra del Kosovo inclusa). Molti militari italiani rientrarono dal Kosovo con sintomi di avvelenamento da uranio impoverito e svilupparono tumori, principalmente leucemie e linfomi di Hodgkin.
Come riporta anche il Fatto Quotidiano, l’allora ministro della Difesa, attualmente presidente della Repubblica, si occupò in prima persona del caso, istituendo una Commissione di inchiesta medico-scientifica per far luce sulla vicenda, il 10 gennaio 2001. Pochi giorni prima, il 20 dicembre 2000, lo stesso Mattarella aveva riferito alla Camera che la Nato aveva usato più volte tali armamenti durante la Guerra dei Balcani.
Il motivo per cui si istituì la commissione medico-scientifica era perché effettivamente non si conoscevano le conseguenze sulla salute dell’uso di munizioni all’U-238.
I primi studi che riguardarono la tossicità e la cancerogenicità dell’uranio impoverito erano proprio del 2001. Il primo di essi [1] uscì il 27 gennaio 2001 su Lancet, la più prestigiosa rivista di medicina, ed era di uno studioso inglese che concludeva con l’assenza di evidenze del collegamento uranio impoverito-cancro. L’articolo quindi uscì 17 giorni dopo l’istituzione della commissione medico-scientifica e alcuni giorni dopo l’intervista riportata sul blog di Grillo. Altri studi portano la data di maggio 2001 e 2002 [2-3-4]. Prima di tale studio, esisteva uno studio precedente, che però non aveva considerato l’insorgenza di tumori, ma solo un possibile rischio dovuto al fatto di un’aumentata presenza di uranio nelle urine [5]. Lo studio precedente del 1997, condotto dall’US Army Medical Research, non considerava la cancerogenicità [6]. Inoltre molti documenti prima del 2001 avevano evidenziato come l’uso di uranio impoverito non avesse alcuna conseguenza sulla salute umana [7]. La conclusione di quasi tutti gli studi era che fossero necessarie altre ricerche per capire la genotossicità dell’uranio impoverito. Anche dopo il 2001 non c’erano ancora certezze scientifiche sull’argomento.
Soltanto nel 2005 uno studio scoprì che l’uranio impoverito poteva causare un aumentato rischio di leucemia nei topi [8]. Questo fu il primo, vero, studio scientifico che finalmente iniziò a dare delle certezze sulla cancerogenicità dell’uranio impoverito, ben 4 anni dopo i fatti riportati sul blog di Grillo.
La commissione istituita da Mattarella, detta commissione Mandelli, dall’ematologo Franco Mandelli che era a capo di tale task force tecnico-scientifica (qui si può trovare la relazione preliminare, con la data di istituzione, 22 dicembre 2000, link) confermò un eccesso di linfomi di Hodgkin, ma non potè stabilire con certezza il nesso causale.
In pratica, nel momento in cui Sergio Mattarella era Ministro della Difesa, non c’erano evidenze scientifiche in supporto alla tesi per la quale l’esposizione all’uranio impoverito potesse causare patologie tumorali. Tale correlazione venne evidenziata solo in un secondo momento, vari anni dopo e anche grazie alla commissione stessa, istituita proprio da Mattarella. Inoltre il suo mandato da ministro della difesa terminò nel giugno 2001.

La storia completa delle commissioni di inchiesta parlamentari, insieme con le conclusioni dei vari studi, può essere trovata qui (link).

Referenze

[1] Priest, N. D. (2001). Toxicity of depleted uranium. Lancet, 357(9252), 244.
[2] Mould, R. F. (2001). Depleted uranium and radiation-induced lung cancer and leukaemia. The British journal of radiology, 74(884), 677-683.
[3] McDiarmid, M. A. (2001). Depleted uranium and public health: Fifty years’ study of occupational exposure provides little evidence of cancer. BMJ: British Medical Journal, 322(7279), 123.
[4] Papastefanou, C. (2002). Depleted uranium in military conflicts and the impact on the environment. Health physics, 83(2), 280-282.
[5] McDiarmid, M. A., Keogh, J. P., Hooper, F. J., McPhaul, K., Squibb, K., Kane, R., … & Walsh, M. (2000). Health effects of depleted uranium on exposed Gulf War veterans. Environmental Research, 82(2), 168-180.
[6] Hahn, F. F. (1997). Toxicity of Depleted Uranium. DEPARTMENT OF ENERGY ALBUQUERQUE NM ALBUQUERQUE OPERATIONS OFFICE.
[7] Bem, H., & Bou-Rabee, F. (2004). Environmental and health consequences of depleted uranium use in the 1991 Gulf War. Environment international, 30(1), 123-134.
[8] Miller, A. C., Bonait-Pellie, C., Merlot, R. F., Michel, J., Stewart, M., & Lison, P. D. (2005). Leukemic transformation of hematopoietic cells in mice internally exposed to depleted uranium. Molecular and cellular biochemistry, 279(1-2), 97-104.

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