Su creazionismo e prime datazioni geologiche

Quanto è antica la Terra?

Nessuno, prima dell’era contemporanea, ha mai potuto verificarlo. Le uniche risposte possibili erano quelle dovute al mito o alla religione. Ma anche qui non c’erano esattamente delle risposte. La Bibbia, per esempio, non riporta alcuna data.
Prima ancora, il Papiro dei Re egizio parla di un “regno degli dei” 36.620 anni prima del faraone Menes, ma è un po’ vago su quest’ultimo e sulla durata di vari sovrani.
La mitologia greca era suddivisa in epoche oscura, mitica e storica, cercava di stabilire le ultime due (ed era un delirio di datazioni diverse rispetto alla prima Olimpiade, la guerra di Troia o il diluvio di Ogigo) ma alzava le mani per la prima.

Nell’era volgare gli studiosi decisero allora di provare per vie traverse, deducendo l’anno di creazione a partire da alcuni eventi di cronistoria accertata (es. 586 a.C., la distruzione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor), da conoscenze sui cicli astronomici e poi sfruttando la cronologia ebraica, risalendo attraverso i vari patriarchi della Genesi che vivevano centinaia e centinaia di anni, con sommo orrore dell’INPS dell’epoca.

Genesis
Non è la copertina del vinile originale, ma di una ristampa.

 

Comunque, in principio era il VI millennio prima di Cristo. La tradizione bizantina data l’origine della Terra al 5509 a.C. mentre Eusebio di Cesarea posticipa di poco al 5199 a.C.

C’erano perplessità dovute alle discrepanze fra le varie edizioni dell’Antico Testamento. Il testo masoretico ebraico divergeva cronologicamente rispetto a quello greco del Septuaginta, poi c’erano la chiesa armena che andava per conto proprio e l’anarchia pre-Vulgata.
Inoltre, gli stessi patriarchi della cristianità non prendevano troppo alla lettera la Bibbia. Curiosamente, infatti, i primi autori cristiani ritenevano i famosi 6 giorni come un’allegoria [1], qualcuno pensava a una creazione istantanea, altri a lunghe epoche ciascuna rappresentata da un giorno.

Beda il venerabile nel 703 d.C. decise che il IV millennio era più consono e propose il 3952 a.C., ma alcuni monaci lo considerarono eretico per questo e rifiutarono la data. Mutatis mutandis, quasi mille anni dopo gli studiosi cambiarono parere e si allinearono con i suoi calcoli.
Nel 1657 il futuro teologo John Lightfoot stabilì che la creazione della Terra avvenne il 22 settembre del 3928 a.C., al crepuscolo. Alle successive 9 di mattina precise comparve l’uomo (ma non il bus delle 9).
Nel 1650 l’arcivescovo irlandese James Ussher precisò il conto: 22 ottobre del 4004 a.C.
Nel 2348 poi ci sarebbe stato il diluvio universale e nel 1921 venne Abramo.

Fu questo il famoso calendario Ussher-Lightfoot ancora adesso usato come riferimento dai creazionisti. Non furono certo i primi (e neanche gli ultimi) a cimentarsi in quest’impresa, ma le loro opere diventarono il compendio definitivo e “scientifico” usato come riferimento bibliografico dai teologi. Era mutato il contesto culturale: se fino al 1500, soprattutto col rinascimento, la cultura umanistica non prendeva troppo alla lettera la Bibbia, la riforma protestante accentuava questa caratteristica, in risposta alla corruzione del clero cattolico che Lutero, Calvino, Zwingli e altri denunciavano. La contro-riforma si adeguò mettendosi sulla difensiva verso ciò che poteva mettere in dubbio le sacre scritture.

La nascita delle moderne scienze naturali sollevò dei dubbi su questa data tanto vicina a noi, in particolare nel XVIII secolo con l’Illuminismo. Lo scienziato scozzese James Hutton parlò di “ciclicità” dei fenomeni geologici.

 

james hutton
James Hutton (1726 – 1797), ritratto di Henry Raeburn. Geologo, fisico, chimico, agronomo e tante altre cose… altro che dottorato con specializzazione.

 

Il cosiddetto attualismouniformitarismo (termine coniato da William Whewell), di cui Hutton era il padre e che venne poi popolarizzato dal collega John Playfair, sosteneva che i processi naturali che hanno operato nei tempi passati sono gli stessi che possono essere osservati nel tempo presente: lentamente, ma continuamente, tramite fenomeni come l’erosione o la sedimentazione, agiscono sulla superficie terrestre.

Sempre più dettagli del nostro pianeta non combaciavano con questo ordine temporale tanto breve.

Per esempio, acqua e vento erodono le coste e le cime delle montagne; dove l’aspetto è più frastagliato, la formazione è recente, mentre dove è più smussato e basso è più antica.

Al contrario i fiumi trascinano detriti, che si accumulano alla foce sotto forma di sedimenti, portando in là quella costa che il mare tende a erodere.

delta
credits: wikimedia commons

 

Pisa fu una repubblica marinara, ma attualmente non è sul mare, per via dei depositi fluviali che hanno nei secoli allontanato la costa. Il Tigri e l’Eufrate in Mesopotamia nelle cartine attuali convergono in un unico fiume ma un tempo erano separati.

Il suolo non è inerte ma composto da strati differenti. Ogni strato è dovuto all’accumulo di sedimenti in diverse ere geologiche.

Quando l’acqua sommerge o si ritira da una zona, lascia depositi che sono visibili ancora oggi nelle montagne; ciò indica che in tempi diversi l’acqua raggiungeva livelli differenti (sappiamo oggi che ciò è per via del sollevamento delle catene montuose dovuto alla tettonica a placche e ai cambiamenti di temperatura che influivano sul livello dei mari). A riprova di questo, la presenza di fossili di animali marini in alta quota.

SONY DSC
Strati geologici delle Dolomiti. Testimoniano la presenza di un clima desertico, con depositi di evaporiti (gessi, calcari) e argille. Sopra e sotto ci sono le dolomie ed i calcari che raccontano della presenza di atolli e scogliere coralline (un mare tropicale) [2]. Photo credits: Alfred Erardi, via http://www.holimites.com/it/scoprire-le-dolomiti/natura-004/la-vita-trasformata-in-pietra-004

Infatti stavano inoltre iniziando a saltare fuori, sempre più spesso, quei curiosi oggetti che fin dai tempi degli antichi greci non si sapeva bene cosa fossero e che noi chiamiamo fossili.

In particolare, Georges Louis Leclerc, conte di Buffon, nel 1717 pubblica Les epoques de la Nature. Fossili alla mano, fu tra i primi a dire che le specie sono cambiate dalla Creazione.

Come era possibile che tutto quanto fosse avvenuto in così poco tempo? Tutti gli scienziati del ‘700 erano sicuri che la Terra dovesse essere molto più vecchia. Buffon immaginò che i pianeti si fossero originati dalla collisione di una grossa cometa con il Sole. Misurò il tempo di raffreddamento di sfere metalliche arroventate e stimò quanto ci avrebbero messo planetoidi rocciosi, calcolando che la Terra ha circa 75.000 anni, suddivisi in sette età a seconda della fauna presente [3].

Il primo a rispondere, senza volerlo, fu il naturalista francese Georges Cuvier. Fu tra i pionieri dell’odierna stratigrafia e, analizzando gli strati geologici, il suo lavoro lo portò anche a diventare il fondatore delle forme moderne di paleontologia e anatomia comparata.

 

georges cuvier
Jean Léopold Nicolas Frédéric Cuvier (1768 -1 832), per gli amici George. Fu antesignano di Jurassic Park: scoprì specie importanti e fu il primo a ipotizzare una Terra dominata dai grandi rettili. Ritratto di autore ignoto.

 

Cuvier si trovò ad analizzare scientificamente i fossili e concluse ufficialmente (cosa all’epoca innovativa) che dovevano esserci state specie passate, ora estinte (prima si riteneva ciò una speculazione).
Non solo, applicò a questi fossili la sistematica di Linneo, che aveva già espanso introducendovi il concetto di phylum (es. artropodi, molluschi, cordati ecc.) che riuniva più classi (mammiferi, rettili, pesci ecc.) [4].

Egli si chiese: perché si sono estinte?

La sua ipotesi fu che in passato, grandi calamità naturali, imponenti se non globali, ma molto brevi, avevano sconvolto la Terra. Ciò comportò l’estinzione di numerose specie – evidentemente, anche il modellamento dell’attuale superficie. Cuvier divenne così uno dei principali esponenti del cosiddetto catastrofismo, in principio opposto all’uniformitarismo (su cui prevalse fino a che Charles Lyell, nel 1830, pubblicò Principi di Geologia): il mondo è tendenzialmente statico finché uno sconvolgimento epocale non rimescola le carte in tavola.  I due approcci si sarebbero poi integrati, in particolare con la scoperta delle grandi estinzioni di massa.

Comunque, è a questo punto che i creazionisti colsero la palla al balzo: i modellamenti geologici, le specie scomparse, rientravano nell’idea di una Terra non più vecchia di 6000 anni, assumendo il cataclisma. E qual è il cataclisma per antonomasia, se non il diluvio universale? I fossili altro non erano che i resti di animali morti come il behemoth o il leviatano.

Ryu affronta il leviatano Tyrano.
Ryu affronta il leviatano Tyrano.

 

Il povero Cuvier da buon illuminista non parlò mai di Noè, creazioni divine o metafisica, anzi ribadì come specie diverse comparvero in epoche differenti e scomparvero per diverse catastrofi. Comunque, la comunità scientifica notò che queste pretese erano un attimino forzate e non combaciavano con le sempre più numerose evidenze sperimentali. Poi, l’avvento dell’evoluzionismo nuovamente diede uno scossone al dibattito su quanto sia vecchio il mondo.

L’età della Terra adesso iniziava ad essere descritta non solo in migliaia e migliaia di anni, ma in milioni. Diversi studiosi proposero svariati metodi per calcolare l’età della Terra. Fra i più noti: per Lord Kelvin la Terra da uno stato fuso iniziale si stava raffreddando gradualmente a un tasso misurabile confrontando la temperatura superficiale con quella delle miniere: 98 milioni, poi ritrattati tra i 20 e i 400. Nel 1899 il fisico irlandese John Joly ipotizzò che le prime acque fossero dolci e che il sale fosse stato portato a un ritmo ben preciso dai fiumi che erodevano il suolo: 90 milioni di anni.

Furono però Henry Becquerel, Hernest Rutherford e i coniugi Curie su tutti, lavorando a tutt’altro (la radioattività) a fornire i mezzi con cui Clair Patterson avrebbe correttamente datato l’età della Terra a ~4.5 miliardi di anni fa… a sua volta fornendo le soluzioni ad altri problemi.

Ma questa è un’altra storia che merita un racconto a parte.

 

 

 

Approfondimenti:

Fonti e bibliografia di riferimento:

Note:

[1] Vedere:

  • Clemente d’Alessandria, Stromata 6, PG 9, 369, 376 (cliccare qui, traduzione inglese)
  • Origene, Contra Celsus 6,60, PG 11, 1389 (cliccare qui per greco antico; qui traduzione in inglese)
  • Sant’Agostino, De Genesi ad litteram, 4, 33, 52 PL 34,318; 4, 22, 39 PL 34,312, etc. (testo in latino)
  • S. Tommaso d’Aquino, Quaestiones disputatae de potentia dei, quest. 4, a. 2, Sum. Th. I Q. lxvii-lxxii (testo in latino e inglese)
[2] il commento nella didascalia è di Gilberto Bonaga, geologo, dell’associazione nostra sorella Minerva.

[3] La facoltà di teologia della Sorbona gli abbaiò contro. Così Buffon si limitò a ritrattare tutto e poi riproporlo nella successiva Histoire Naturelle.

[4] Cuvier però non era evoluzionista, dibattito di cui esistevano prodromi prima di Darwin. Riteneva che i fossili disponibili non mostrassero segni di cambiamento graduale fra le specie.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: