Intervista a Silvano Fuso del CICAP

Nel 1989 venne fondato il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale (CICAP), poi nel 2013 aggiornando la P finale ad indicare “Pseudoscienze”.
La storia dell’organizzazione è di grandi successi, attraverso la valutazione dei casi pseudoscientifici col metodo scientifico e la divulgazione dello scetticismo e della razionalità.
Abbiamo deciso di intervistare uno dei suoi soci più illustri, un noto ricercatore e divulgatore: Silvano Fuso è laureato in chimica (indirizzo chimico-fisico) e ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Scienze Chimiche, nonché segretario regionale della sezione ligure del CICAP [1].

silvano1
Innanzitutto, benvenuto, è un gran piacere scambiare quattro chiacchiere cordialmente, come davanti a un tè. Perché non iniziare raccontando un po’ ai nostri lettori delle prossime piacevoli iniziative del CICAP a cui assistere e dei risultati più recenti? E magari anche del tuo ultimo libro Chimica quotidiana, che nell’anno appena passato ha vinto il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica dell’Associazione Italiana del Libro.

 

Il piacere è mio: parlo sempre volentieri di certe tematiche. Iniziamo dal CICAP. È in pieno svolgimento il “Corso per indagatori di misteri 2015” [2]. Siamo arrivati alla tredicesima edizione e il titolo di quest’anno è “Curiosi per passione”. Il corso si tiene a Torino, presso la sede del Circolo Amici della Magia. È iniziato a gennaio e proseguirà fino a giugno. Stiamo inoltre scaldando i motori per il nostro convegno nazionale che si svolgerà nell’autunno 2015. Di recente poi, a fine 2014, abbiamo pubblicato, come tutti gli anni, il nostro resoconto sul controllo delle previsioni di maghi e astrologi. Ancora una volta nessun operatore dell’occulto ha dimostrato di riuscire a prevedere alcunché che non possa essere previsto basandosi semplicemente sul buon senso [3].
Riguardo al mio libro Chimica quotidiana, beh non nego che il premio mi ha fatto molto piacere. Scopo del libro è stato quello di smontare le tante false credenze che circondano la chimica, facendo capire come essa sia presente dovunque, sia nel mondo naturale sia in quello artificiale. Nel libro ho seguito la vita di un uomo qualunque, lungo l’arco di 24 ore. Non c’è aspetto nella nostra esistenza in cui non compaia la chimica. Purtroppo la chimica viene spesso demonizzata e c’è chi richiede la sua messa al bando da molti settori della vita: dal cibo, dall’agricoltura, dalla medicina, ecc. In realtà, eliminando la chimica, si eliminerebbe tutto. Il Prof. Luciano Caglioti, che ha cortesemente scritto la prefazione al mio libro, nel suo volume I due volti della chimica (del 1979) affermò: “…a riflettere bene, tutto è chimica. Ogni atto della vita, ogni fabbricazione, ogni materiale comporta una trasfor­mazione chimica”. Senza la chimica non esisteremmo neanche noi stessi: la vita stessa è chimica.

Parlando in generale, come possiamo considerare il ruolo della scienza in Italia, al giorno d’oggi? E come la sua percezione da parte del pubblico, il suo essere promossa e incoraggiata dalle istituzioni?

La scienza dovrebbe avere un ruolo centrale in una società moderna. L’Italia vorrebbe essere un paese moderno, ma purtroppo la scienza viene continuamente maltrattata. È ben noto che il nostro paese investe pochissimo in ricerca e formazione, che dovrebbero invece essere i nodi strategici per rilanciare l’economia. Purtroppo nel nostro paese esiste una diffusa (in)cultura antiscientifica che ha varie radici. Anni fa avevo dedicato un libro a queste tematiche, dal titolo I nemici della scienza. C’è una radice filosofica, legata alla cultura che ha dominato il nostro paese nel passato: pensiamo, ad esempio, alla filosofia idealista e crociana in particolare. C’è poi una radice di carattere religioso: la cultura cattolica dominante ha rappresentato e rappresenta tutt’ora un freno alla ricerca in molti settori, rilevanti dal punto di vista bioetico. Infine c’è un diffuso atteggiamento antiscientifico di matrice ambientalista. La tutela dell’ambiente è sacrosanta, ma quando assume atteggiamenti fondamentalisti nuoce gravemente alla scienza. Pensiamo alle campagne irrazionali contro la sperimentazione animale o contro gli ogm. L’opinione pubblica è purtroppo fortemente influenzata da questo clima (in)culturale. Le istituzioni non fanno molto. Spesso addirittura vengono promulgate leggi palesemente antiscientifiche e vi sono parlamentari che danno credito a bufale come quella delle scie chimiche. La nostra classe politica, salvo rarissime eccezioni, non possiede una cultura scientifica e le scelte delle istituzioni rispecchiano tale lacuna. La scuola potrebbe avere un ruolo fondamentale per invertire questa tendenza, ma purtroppo tutte le roboanti riforme strombazzate dai vari governi negli ultimi anni non hanno mai affrontato con la dovuta serietà il problema della diffusione della cultura scientifica attraverso la scuola.

Nello specifico, la divulgazione e il giornalismo scientifici oggi nel nostro paese in che condizioni versano?

 
Il giornalismo generalista ha solitamente un basso livello di cultura scientifica e accade spesso di leggere notizie che riguardano tematiche scientifiche che lasciano molto a desiderare in quanto a correttezza dell’informazioni. Per quanto riguarda invece il giornalismo scientifico e la divulgazione, abbiamo per fortuna una situazione nettamente migliore. Abbiamo bravissimi giornalisti scientifici. Soprattutto stanno emergendo nuove generazioni di giovani molto capaci che hanno intrapreso questa strada, ottenendo ottimi risultati. Che vi siano giovani che si rendano conto dell’importanza della scienza e della sua diffusione è sicuramente motivo di conforto e di ottimismo. Voi di Italia Unita per la Scienza ne siete un bell’esempio e bisogna farvi i complimenti! È anche estremamente positivo il fatto che sempre più ricercatori si siano resi conto della necessità di far conoscere quello che fanno nei loro laboratori. In tal senso, iniziative come “La notte dei ricercatori” o i vari festival della scienza svolgono un ruolo importantissimo per avvicinare il grosso pubblico alla scienza.

Grazie per i complimenti! C’è da dire, comunque, che nonostante il grande lavoro degli Angela nel condurre Super Quark o Ulisse, a giorno d’oggi mancano un po’ quei grandi documentari a tema del passato, come Il Pianeta dei Dinosauri. Oppure Cosmos di Carl Sagan, che è stato riproposto da Neil deGrasse Tyson ma che nel nostro paese era disponibile solo sul canale satellitare del National Geographic. Per contro, spopolano i vari Voyager, Mystero, Adam Kadmon. E se provassimo a riproporre al grande pubblico quei grandi temi, quelle suggestive caratterizzazioni della scienza che tanto ci hanno emozionato?

 
Beh, sarebbe sicuramente una bella cosa. I programmi di pseudo-divulgazione che hai citato (Voyager, Mistero, ecc.) hanno un ruolo molto negativo. Molta gente scambia le solenni panzane trasmesse da questi programmi per fatti accertati dalla scienza e ciò è deleterio. Questi programmi sono purtroppo accattivanti e attraggono molto l’attenzione del pubblico, soprattutto giovane, ma producono un’informazione-spazzatura. Io sono persuaso che si possa mantenere lo stesso livello di attrazione, fornendo al tempo stesso informazioni scientificamente corrette. L’esempio classico è proprio SuperQuark. Nonostante il rigore e la correttezza dell’informazione che trasmette, riesce da decenni a ottenere ottimi livelli di ascolto. Quindi per avere audience non è affatto necessario trasmettere panzane. Se viene offerto un buon programma, scientificamente corretto e ben confezionato, il pubblico lo apprezza.

Le persone non cercano l’informazione, ma ciò che conferma le loro convinzioni, i loro pregiudizi… le loro ideologie. Oppure sono disposte ad ascoltare ciò che vorremmo comunicargli?

 
Dipende molto dalle persone. Purtroppo molte persone non sono disposte a cambiare le proprie idee nemmeno di fronte alle evidenze più schiaccianti. Per fortuna però non tutti sono così. Molta gente ha il desiderio di conoscere e di capire e quindi è disposta anche a cambiare idea. Io per ragioni professionali sono continuamente a contatto con i giovani. Una cosa che noto costantemente è proprio la loro estrema disponibilità a mutare la propria posizione. I ragazzi stanno costruendo la loro “visione del mondo” e sono costantemente alla ricerca di nuovi “tasselli” per completarla. Spesso, basandosi su quello che ricevono dai media, si sono fatti una certa idea su determinati argomenti. Se però si cerca di far capire loro cosa dice la scienza relativamente a questi argomenti e quali sono le motivazioni che essa propone, i ragazzi sono disponibilissimi a cambiare idea. Naturalmente bisogna spiegare loro le argomentazioni portate dalla scienza e confrontarle con quelle di chi sostiene posizioni opposte, evitando assolutamente un atteggiamento “ex cathedra”. Quando, alla fine, si rendono conto di come stanno realmente le cose, sono i primi a indignarsi per le errate informazioni che hanno ricevuto dai media. La loro naturale inclinazione alla ribellione si manifesta proprio contro i media che li hanno presi in giro. Credo sia estremamente importante questo tipo di lavoro sui giovani. La scuola dovrebbe avere un ruolo centrale in questo senso ma, come dicevo prima, non sempre vengono create le condizioni affinché la scuola adempia fino in fondo a tale compito.

Però la missione di contrastare le derive antiscientifiche incontra sempre più difficoltà. Ci sono veri e propri report che mostrano come ribattere a chi sostiene una pseudoscienza spesso finisce solo con il farlo arroccare su sé stesso, e molti divulgatori notano puntualmente questo fatto [4]. Per esempio, riguardo il tema delle vaccinazioni. Ed inoltre produrre una bufala richiede tempo, energie e competenze di gran lunga inferiori a quelle necessarie per confutarla.

 
In parte è sicuramente vero. Ritengo però che sia estremamente importante il modo in cui si cerca di correggere le derive antiscientifiche. Se si adotta un atteggiamento saccente, dall’alto (del tipo: “io so le cose, mentre tu non sai niente”), l’arroccamento è inevitabile. Se invece, come dicevo prima, si cerca di esaminare insieme i fatti e di confrontare le argomentazioni della scienza confrontandole con quelle di chi ha posizioni opposte, qualche risultato si riesce a ottenere. Purtroppo molta gente è condizionata dal modo in cui certe discussioni vengono affrontate dai media e dai talk show in particolare. Nei talk show, in nome di un errato concetto di democrazia, quando si dibatte su un certo argomento, viene invitato un ospite “pro” e un ospite “contro” e ognuno dice la sua. Quando si dibatte su argomenti scientifici e uno degli ospiti è uno scienziato esperto in materia e l’altro ospite no, la gente non percepisce fino in fondo la differenza. Evidentemente la discussione non è paritetica. Quello che dice lo scienziato non rappresenta la sua opinione, ma ha alle spalle numerose ricerche e studi seri. L’altro ospite, invece, si limita a esporre la sua opinione o a raccontare aneddoti. Spesso il pubblico non capisce la differenza e interpreta la posizione dello scienziato come una delle tante opinioni. Ebbene, per smontare le pseudoscienze occorre far capire che non bastano le opinioni e gli aneddoti per dirimere una questione, ma contano i fatti. Certo, il processo richiede tempo e pazienza. Per questo bisognerebbe diffondere la consapevolezza che la ricerca della verità è una cosa faticosa, ma al tempo stesso estremamente gratificante. Molto di più delle pseudo-verità preconfezionate propinate da certi media o offerte da sedicenti esperti improvvisati. Il pubblico, in genere, ama molto i romanzi e il film gialli in cui un investigatore, passo dopo passo, raccoglie faticosamente indizi e prove fino a far luce su un crimine. Nessuno, ovviamente, si fiderebbe delle conclusioni raggiunte da qualcuno che non ha svolto alcuna indagine. Bisognerebbe far capire alla gente che la scienza è esattamente la stessa cosa. Medici e biologi sono tanti “tenenti Colombo” e virus e batteri i criminali che bisogna incastrare. Ma anche fisici e chimici sono dei “commissari Montalbano” che cercano di interrogare la materia per carpirne segreti. Chissà se, presentando in questo modo la scienza, il pubblico la seguirebbe con maggiore interesse?

Forse un po’ di responsabilità ce l’hanno anche coloro che dovrebbero rappresentare la scienza. Incapacità di comunicare correttamente (per esempio l’approccio “ex cathedra”), oppure freddezza e alterigia nei rapporti con chi vorrebbe conoscere. Per non parlare degli errori anche di importanti scienziati [5], che magari non controllano le fonti esattamente come i siti di disinformazione o i giornalisti meno professionali. Ne avevamo parlato anche con Salvo Di Grazia [6]. Cosa ne pensi?

 
Sì, questo vale soprattutto per il passato. Molti scienziati non hanno saputo comunicare adeguatamente al grosso pubblico ciò che stavano facendo nei loro laboratori. Inoltre, le poche volte che lo facevano, cercavano di farlo con toni saccenti, calando dall’alto la loro sapienza. Come accennavo prima, questo è sicuramente il modo peggiore di diffondere la scienza. Per fortuna le cose sono cambiate. Sempre più ricercatori sentono l’esigenza di aprirsi al pubblico e di spiegare in modo semplice e comprensibile a tutti ciò che fanno. Occorre anche osservare che questo mutato atteggiamento non è dovuto solamente a scopi educativi e di promozione culturale. È anche un’esigenza dovuta al fatto che la ricerca pubblica è finanziata con i soldi dei cittadini. Quindi è un loro preciso diritto sapere come vengono impiegati i loro soldi. I ricercatori si sono resi conto di ciò e quindi si sentono giustamente in dovere di aprirsi al pubblico. Se vogliono legittimamente sperare in più ampi investimenti nella ricerca pubblica, è necessario che i cittadini sappiano cosa si sta facendo nei centri di ricerca.
Riguardo agli errori degli scienziati, beh anch’essi sono esseri umani come tutti gli altri, con le loro debolezze, le loro ambizioni, le loro leggerezze, ecc. Mi spiace citare un altro mio libro, ma La falsa scienza è proprio dedicato alle cantonate prese da molti scienziati, alcuni anche di tutto rispetto e autori di importanti scoperte. A un certo punto della loro carriera però si sono talmente innamorati di certe idee al punto di continuare a sostenerle anche di fronte alle evidenze contrarie più palesi, coprendosi spesso di ridicolo. Questi episodi dovrebbero mostrare per l’ennesima volta che nella scienza non conta la posizione del singolo, ma solo ciò che viene condiviso dall’intera comunità scientifica. Anche questo aspetto occorre farlo capire bene al pubblico. Riguardo ai giornalisti, il controllo delle fonti dovrebbe essere la prima cosa da fare prima di pubblicare una notizia. Purtroppo non tutti lo fanno e spesso vengono diffuse notizie infondate o comunque distorte. Per questo motivo occorre sforzarsi per promuovere un maggior senso critico nel pubblico, invitandolo ad adottare costantemente la regola secondo la quale “affermazioni straordinarie richiedono prove altrettanto straordinarie”.

E invece, di un approccio più “pop”, divertente e attento ai nuovi canali di comunicazione, cosa ne pensate, per comunicare la scienza? Per esempio, l’uso dei blog e dei social network, per creare “community” di appassionati che a loro volta trasmettano la loro passione ai conoscenti. Oppure programmi più irriverenti e spensierati, come i mitici MythBusters (anch’essi da noi disponibili solo sul satellitare, e senza nessuno di paragonabile come “atteggiamento”).

 
Personalmente non proprio ho nulla in contrario e ritengo possano essere ottimi canali di divulgazione, purché fatti in modo corretto. A proposito di MythBusters, il primo mito da sfatare è proprio quello secondo il quale la scienza sarebbe una cosa seriosa e noiosa e che gli scienziati sarebbero individui privi del senso dell’umorismo. I grandi scienziati hanno in genere uno spiccato senso dello humour, sono di solito abbastanza irriverenti nei confronti delle convenzioni sociali e amano moltissimo la trasgressione. Se ci pensiamo bene la scienza stessa è trasgressione in quanto non si accontenta mai di ciò che sappiamo e cerca sempre qualcosa di nuovo. Richard Feynman che suona il bongo o Albert Einstein che fa la linguaccia sono diventati un po’ l’emblema dell’irriverenza degli scienziati. Personalmente ho avuto la fortuna di conoscere alcuni grandi scienziati e di essi mi hanno sempre colpito la straordinaria semplicità, l’umiltà e la simpatia. L’esatto opposto dello stereotipo del professorone austero, altezzoso e pedante. Vi sono alcuni libri di storia della scienza e che si soffermano sugli aspetti caratteriali degli scienziati che confermano come molti di essi siano stati caratterizzati da profonde qualità umane. Mi viene in mente, ad esempio, I trent’anni che sconvolsero la fisica di George Gamov. I “mostri sacri” della fisica del novecento, da Planck ad Einstein, da Bohr a Fermi, da Pauli a Schrödinger, emergono in tutta la loro umanità. Forse anche far conoscere meglio la biografia degli scienziati potrebbe servire ad avvicinare il pubblico alla scienza.

Ci siamo dilungati molto, e per ora possiamo concludere qui; magari in futuro proseguiremo la chiacchierata, anche dal vivo. Grazie, è stata davvero una piacevole conversazione. Ci vediamo presto alle prossime iniziative di IUS e del CICAP! Un ultimo messaggio ai nostri lettori.

 
È stata piacevole anche per me e sarò ben contento di poter continuare dal vivo la conversazione. Non vorrei cadere nel retorico, ma il messaggio che mi sento di mandare ai lettori è il seguente: amate la scienza!
Spesso non ce ne rendiamo conto, ma noi terrestri del XXI secolo abbiamo il privilegio di godere condizioni di vita che nessun altro abitante della Terra, prima di noi, ha mai potuto neppure sognare. Abbiamo sicuramente ancora tanti problemi, ma nel passato si viveva sicuramente peggio. Chi rimpiange i “bei tempi antichi” ha la memoria corta. I “bei tempi antichi” erano quelli in cui si doveva lavorare duramente dal mattino alla sera semplicemente per sopravvivere a stento, l’aspettativa di vita era cortissima rispetto alla nostra, orrende malattie producevano sofferenze inimmaginabili al nostro corpo e paure e superstizioni tormentavano la nostra mente. Se abbiamo superato tutto questo lo dobbiamo alla scienza. La scienza ha migliorato enormemente le nostre condizioni di vita materiali e ha allargato a dismisura le nostre conoscenze sul mondo che circonda e su noi stessi. Disprezzare la scienza significa esaltare l’ignoranza e l’ignoranza non ha mia prodotto nulla di buono. A presto!

 

 

 

Note:

[1] http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=200275

[2] http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=275815

[3] http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=200180

[4] http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/01/25/riflessioni-di-uno-scienziato-divulgatore-parlare-ai-biodinamici/

[5] http://italiaxlascienza.it/main/2014/12/come-non-leggere-una-ricerca-parte-6-verifica-delle-fonti-citazioni-e-il-telefono-rotto/

[6] http://italiaxlascienza.it/main/2015/01/intervista-a-salvo-di-grazia/

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: