Lo strano caso dei centri di recupero che non possono recuperare

 

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Screenshot di Scienza in Rete

La sera del 14 febbraio 2015 su Striscia la Notizia è stato mandato in onda un servizio di Edoardo Stoppa relativo alla manifestazione del 5 febbraio del Partito Animalista Europeo sotto il dipartimento di fisiologia de La Sapienza, in protesta verso le ricerche del professor Roberto Caminiti. Il servizio è visibile cliccando qui [1].

Il caso mediatico sostenuto contro il professor Caminiti dura da dicembre. La prima risposta fu la video-intervista di Pro-Test Italia allo stesso professore [2]. Noi invece vi abbiamo parlato recentemente delle conseguenze applicate di queste ricerche di base, che riguardano le interfacce cervello/computer per lo sviluppo di protesi bioniche [3].

Nell’ultimo servizio vengono fatte affermazioni fuorvianti, che meritano di essere analizzate, discusse e illustrate sia dal punto di vista scientifico che giuridico ed etico.

Qui ci limiteremo al fatto che esisterebbero “quattro strutture che si sono offerte di prenderli da oggi, subito questi animali”, in risposta al fatto che “possono essere restituiti a delle strutture che in qualche modo li possono recuperare e che le associazioni che si battono in difesa degli animali e che hanno dei budget annuali piuttosto consistenti non si sono mai poste il problema di creare dei centri per questi animali.

Le strutture che Stoppa cita con un foglio (che però non fa vedere da vicino) sono queste:

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  • Centro Recupero Animali Selvatici della Maremma di Semproniano (GR)
  • Centro tutela e ricerca fauna esotica e selvatica Monte Adone di Sasso Marconi (BO)
  • Centro Recupero Animali Selvatici di Cuneo (CN)
  • Parco Faunistico di Pian dell’Abatino di Poggio San Lorenzo (RI)

Cos’hanno di caratteristico questi centri?
Beh, detto papale-papale non sono centri specializzati per la riabilitazione degli animali da laboratorio. Sono invece centri di recupero di animali selvatici, due anche esotici.
Fa differenza?
Sì, molta.

Questi centri, abbreviati in CRAS [4], sono specializzati nel recupero e nella reintroduzione della fauna selvatica. Alcuni di essi ospitano per il Ministero dell’Ambiente gli animali sequestrati dalla forestale e detenuti illegalmente (e se si tratta di specie alloctone, vengono stoccate per un tempo indefinito).

La Legge 13 marzo 1993, n. 59 definisce un esemplare di specie selvatica come un animale proveniente direttamente dall’ambiente selvatico (e da genitori a loro volta di specie selvatica) o anche un animale “proveniente da nascita in cattività limitata alla prima generazione” [5]. Se l’animale non è recuperabile, viene soppresso entro 6 mesi, ma un 10% degli esemplari può essere detenuto in caso di piani didattici. Non possono però essere utilizzati come attrazione, non trattandosi di zoo, pertanto non si possono ricevere visite turistiche che finanzino la struttura, solo visite didattiche.

L’animale da laboratorio richiede un approccio totalmente diverso per il suo recupero rispetto a quello di uno selvatico.
I macachi studiati da Caminiti sono nati e cresciuti completamente in cattività. Lo stesso Caminiti ribadisce che non sono animali nati e cresciuti nella giungla. Non fanno parte neanche del programma CITES [6] (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione). Necessitano di strutture apposite, quelle a cui il professore fa riferimento.

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Roberto Caminiti. Immagini per cortesia di Pro-Test Italia.

 

Comunque, non si tratta di strutture specializzate per i primati. Il loro personale non è formato per certi animali e – magari anche involontariamente – potrebbere non rispettare le loro esigenze etologiche. Non hanno nemmeno alcuna colonia di primati in cui integrare la scimmia: i macachi hanno una forte socialità, per il loro benessere psicofisico è importante che siano in una colonia stabile e con una struttura gerarchica definita.

C’è di più: questi macachi sono rhesus (Macaca mulatta [7]) e possono facilmente contrarre la tubercolosi [8]. Chi lavora con i macachi deve frequentemente fare il test per la tubercolina, esporre gli animali al batterio è spesso una condanna a morte per gli esemplari [9].

Tutti motivi ancora più importanti per pretendere strutture idonee, personale qualificato e ponderatezza nel muoverli.

Prelevare coercitivamente questi animali e introdurli in un ambiente estraneo a cui non sono abituati, con persone che non riconoscono e in mano ad un’organizzazione priva di personale qualificato per occuparsi di animali usciti dai laboratori, sarebbe causa di forte stress psicofisico per gli stessi, a tutto loro detrimento. E porrebbe a repentaglio anche la sicurezza di altri animali.

Per questo la riabilitazione degli animali da laboratorio è un processo molto delicato.

A dire il vero, non esistono neanche elementi per cui si dovrebbe pensare che i macachi necessitino di essere “recuperati” per far fronte a stress o altro.

Come si fa a capire se un animale è stressato?

Innanzitutto bisogna valutare gli atteggiamenti e i segni particolari, ovvero lo “stato del sensorio”. Il primo indizio è ricercare i cosiddetti “movimenti stereotipati” [10] [11]. Si tratta di movimenti ripetitivi, compiuti in apparenza intenzionalmente ma in realtà senza scopo, quando un animale è in condizioni di stress o maltrattamento; per esempio nel caso di prigionia coatta, senza nemmeno i bisogni più elementari [12] e in questi casi non solo interferiscono con la normale attività fisica ma possono anche indurre danni. Il video di Edoardo Stoppa mostra alcune scimmie (dove? quando? lui parla di un non meglio specificato “laboratorio universitario”, quindi non è nemmeno La Sapienza?) riprese in gabbia che però non mostrano nessuno di questi comportamenti. Ciò vuol dire che non erano degenerate in una condizione psicotica per via dell’ingabbiamento.

Ma ammettiamo che fossero state spostate apposta. Vediamo un po’ quest’altro video del professor Caminiti [13], anch’esso citato da Stoppa nell’ultimo servizio. Il macaco è assolutamente tranquillo. Non mostra per niente disagio, né tanto meno spavento o stress. E badate, le sue braccia sono libere: credete che non darebbe segni di agitazione, se non fossero abituate a quegli esperimenti e li trovassero assolutamente tranquilli, niente di cui avere timore?

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I macachi nel laboratorio, immagini di Pro Test Italia e per gentile concessione del prof. Caminiti. Notate subito quella specie di collare che le “costringe”. Ma avete notato anche che gli arti sono liberi?

 

Come minimo, lancerebbero addosso a chiunque si avvicini il cibo che gli viene offerto. Ed è qui una chiave importante di tutto: il cibo che in tutta calma mangiano. Non lo farebbero se fossero stressati. Questo nel comportamentismo si chiama “rinforzo positivo” [14], ovvero in sostanza il caro vecchio premio con cui gli animali imparano che l’esperienza è anzi piacevole, di modo da essere contente e collaborative. Notate bene anche dove volgono lo sguardo: si guardano attorno, è un gesto di curiosità, o meglio di aspettativa, perché attendono il frutto o la noce.

Sono molte le ricerche che hanno studiato il comportamento dei primati e animali di fronte a premi, anche dal punto di vista dell’empatia cognitiva. Ma ne parleremo in futuro in altri articoli.

Oltre a rifiutare il cibo, e a lanciarlo contro gli operatori, le scimmie cercherebbero di divincolarsi, emetterebbero dei vocalizzi; in caso di depressione, non risponderebbero agli stimoli, interagirebbero poco con gli operatori, non manifesterebbero curiosità e perderebbero interesse per l’ambiente circostante. Invece sono tranquille, vispe e rilassate.

Come ulteriore prova del 9 si può valutare anche lo stato di nutrizione, la tonicità muscolare, la cute, il pelo. Un animale stressato apparirebbe tendenzialmente deperito, con scarso tono muscolare, pelo opaco, irto e non uniforme, talvolta con aree alopeciche.

Le immagini estrapolate e decontestualizzate dal servizio sono fuorvianti: mettono in luce solo che sono su di una strana sedia, sotto “costrizione”,  con “perni nel cranio” (che sarebbero dei “ferma-testa”). Non mostrano che in realtà gli arti sono liberi, non mostrano qual è il comportamento, l’etologia dell’animale. Non dicono che quelle scimmie collaborano volontariamente.

Quei macachi in realtà stanno benissimo e hanno totale fiducia in chi gli sta intorno e si cura di loro.

I commenti sviano l’attenzione dallo stato clinico degli animali, eppure di elementi per valutare in modo oggettivo e il grado di benessere ce ne sono: il pelo è lucente, folto, l’animale è reattivo, interagisce con l’ambiente ed è collaborativo.

Ma poi, sarebbe stato sicuro trasportarli in quei centri?

Riabilitare un macaco non è semplice. Bisogna mantenere la colonia intatta rispettando le gerarchie, cambiare il tipo di approccio umano in modo graduale (in modo da non generare stress), sterilizzare gli animali e, soprattutto nei primi tempi dell’acclimatamento, seguirli con un medico veterinario perché il cambio di ambiente e il trasporto sono comunque traumatici. Un animale stressato è immunodepresso. Il nuovo posto ha i suoi patogeni, differenti da quelli dell’ambiente precedente ai quali il sistema immunitario del macaco era abituato.

Abbiamo visto che le strutture dei centri non sono idonee al loro mantenimento. Ma non solo. Un altro motivo che rende inauspicabile la cessione degli animali ad alcune di queste strutture è la poca serietà con le quali hanno propagandato l’affidamento di alcuni degli animali da sperimentazione, colpevolizzando il laboratorio che ha ceduto a loro gli animali e la sperimentazione animale in generale (avviene anche all’estero in alcuni casi).

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Uno dei leoncini di Monte Adone. Sono molto teneri, vivono come gattini, o cuccioli di cane in casa. L’immagine è bella. Ma sono leoni. Non è questo il modo di allevarli, se l’intento futuro è di reintrodurli nel loro habitat selvatico. Ai macachi servirebbe altro. Immagine da Il Piccolo [15].

Prendiamo per esempio il Centro tutela e ricerca fauna esotica e selvatica Monte Adone di Sasso Marconi (BO) e il caso del Parco Faunistico di Pian dell’Abatino di Poggio San Lorenzo (RI). Recentemente sono salite sugli altari della cronaca vicende riguardanti la questione dei primati dello stabulario di Modena, delle quali si è già occupata Pro-Test Italia intensivamente qui e qui [16]. Esemplificativo è il caso di Yuri, macaco prelevato per accordo. Tuttavia, l’azione è stata pubblicizzata come “salvataggio”, ma l’animale ora è solo e la struttura di Modena ingiustamente screditata. La LAV ha addirittura dipinto il fatto con epiteti sensazionalistici, come “macachi salvati dalle torture”.

Il centro di Semprioniano invece negli ultimi anni è stato centro di un sospetto scandalo per traffico illegale di animali e occultamento di decessi [17]. Sarà vero? A tutt’oggi le indagini non hanno ancora accertato vi sia stato il dolo, ma se la reputazione della Sapienza e del professor Caminiti vengono soggette a offesa per mera insinuazione, ci pare strano che Edoardo Stoppa faccia due pesi e due misure diverse. In più, tempo fa sono stati sollevati dubbi, sembra che i veterinari non possano in alcun modo accedere e capire quanti animali ci sono e in che condizioni sono detenuti [18]. Ripetiamo: per molto meno Edoardo Stoppa ha condotto inchieste.

La cosa più bizzarra è che le associazioni come la LAV si comportano all’esatto contrario di quanto affermato nel servizio di Stoppa. In questa notizia [19], che riguarda una scimmia sequestrata a Napoli dai carabinieri e dalla forestale perché posseduta illegalmente da un privato, si afferma parole testuali (sottolineatura nostra) che:

Alberta era stata affidata allo Zoo di Napoli a causa della carenza in Italia di strutture attrezzate per la detenzione e il recupero di questi animali esotici.

Tramite una rete di collaborazioni internazionali, si è dovuto trovare un posto in Spagna per potervi affidare il macaco. Conferma schiacciante proprio di quanto abbiamo detto sopra.

Ascoltate poi il video, a 1.30:

“la disturberà andare in aereo, entrare nel cargo?

“difficilmente perché l’animale è tranquillissimo, sta studiando le nostre mosse, ha capito che non sta succedendo niente di grave per lui, per cui il fatto che ci guarda incuriosito, che mangia mentre ci guarda…. quindi difficilmente, difficilmente subirà uno stress”

Esattamente come nel video che mostra i macachi del prof. Caminiti! Riguardatelo però con l’audio disattivato e il video della LAV che parla nella stessa scena. Ennesima dimostrazione che il montaggio cambia il senso degli eventi.

Ma allora a che gioco giochiamo?

Oltre a ciò, uno dei fattori più importanti di cui tenere conto è che c’è un buco a livello normativo, manca giurisprudenza che regolamenti su questo passaggio di animali. Se queste strutture volessero veramente occuparsi di animali da laboratorio, dovrebbero farne specifica richiesta al Ministero della Salute, ricevere l’approvazione dopo determinati controlli che valutino se le strutture e i protocolli di riabilitazione sono adeguati ed essere ufficialmente riconosciute come tali.
Non basta che il buon Edoardo Stoppa dica semplicemente che queste strutture abbiano manifestato interesse nei confronti degli animali, infatti senza leggi o permessi particolari, ogni movimento è fuori legge. È inutile lanciare un appello al prof. Caminiti su questo fatto, siccome lui non è responsabile degli animali sotto questo punto di vista.

La cosa più importante però è che non ci sono strutture che hanno fatto richiesta al ministero.

Esiste comunque un centro, un’associazione, un qualcuno che possa benedettamente prendersi cura allora degli animali da laboratorio dopo la fine degli esperimenti, che si occupi della loro riabilitazione e recupero?

Sì.

Si chiama La Collina dei Conigli [20]. Dispone di un solo centro scarsamente finanziato a Monza dentro il parco di Villa Reale. Ma si occupa solo di piccoli animali: topi, ratti, conigli e cavie, anche se in situazioni di emergenza è capitato gestissero anche pochi beagle. Non dispongono delle attrezzature per accogliere primati. Si tratta dell’unico centro di recupero per animali da laboratorio che esiste in Italia e dotato di permessi.

Mal finanziati, mal supportati. Lo ha detto Caminiti nella video-intervista e ce lo chiediamo anche noi: dove sono gli ingenti patrimoni che sarebbero come manna dal cielo per questa associazione [21]? Chi li supporta? Chi gli dà una mano?
Nessuno.
Attualmente, a sinistra sulla loro home, compare una bella voce “Chi ci sostiene: *in costruzione*”. Se ciò che preoccupa è recuperare e salvare l’animale, perché non supportano piuttosto iniziative nobili come questa? E, vale anche per i Primati, non ci sono centri di recupero su tutto il territorio, solo parchi faunistici.
Forse non tutto quadra, in questi servizi televisivi che fanno alta audience e assecondano le campagne mediatiche di varie associazioni e partiti che hanno aggredito la figura di importanti ricercatori come Caminiti. E che nell’iter di “sequestro cautelativo” ottengono ritorno d’immagine, stanziamento fondi e magari attirano donazioni.
C’è del marcio da qualche parte, come da tutte le parti.
E non sono solo queste le furbacchionate del servizio, che presto verranno illustrate una per una.
stoppavergogna
Approfondimenti:
Note:

 

[1] Video di Striscia la Notizia del 14/02/2015

[2] Video-intervista di Pro-Test Italia a Roberto Caminiti – In risposta a Striscia La Notizia e alla LAV: I Primati nella Ricerca Scientifica

[3] Italia Unita per la Scienza – Donna tetraplegica muove col pensiero un braccio robotico per nutrirsi

[4] Recuperoselvatici.it – Elenco dei CRAS

[5] Recuperoselvatici.it – Normativa

[6] Corpo di polizia forestale dello stato – CITES

[7] International Union for the Conservation of Nature – Macaca mulatta

[8] Istituto Superiore di Sanità – Tubercolosi

[9] K. Mätz-Rensing and F.-J. Kaup 4 {German Primate Centre, Göttingen, Germany} – Tubercolosis in nonhuman primates 

[10] Rosalind M. Ridleya and Harry F. Baker (Psychological Medicine / Volume 12 / Issue 01 / February 1982, pp 61-72Copyright © Cambridge University Press 1982) – Stereotypy in monkeys and humans 

[11] R.M. Ridley (Progress in Neurobiology Volume 44, Issue 2, October 1994, Pages 221–231) – The psychology of perseverative and stereotyped behaviour

[12] William A. Draper and Irwin S. Bernstein, Yerker Lbordon’es of Primde Biology (Perceptual and Motor Skills, 1963, 16, 231-234. @ Southern Universities Press 1963) – Stereotyped behavior and cage size

[13] Video-intervista di Pro-Test Italia a Roberto Caminiti – A.A.A.Primati, Ricerca e 4R, cercasi associazioni animaliste serie 

[14] Kendra Cherry – What is positive reinforcement?

[15] Il Piccolo – Simba il leoncino bisiaco è diventato papà e divo della tv

[16]
  1. Pro Test Italia – La verità sullo stabulario di Modena
  2. Pro Test Italia – Animalisti contro università di Modena: com’è cominciato tutto 

[17] http://qn.quotidiano.net//lifestyle/2013/03/21/862217-animali-semproniano-wwf.shtml

[18] Newsfood – Centri di recupero animali 

[19] LAV – una nuova casa per Alberta

[20] http://www.lacollinadeiconigli.net/index.php

[21] Davide Valentini – Le 10 cose sulla LAV che non vorresti sapere

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