Lottare per la ricerca. Lottare per la vita.

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Una delle nostre locandine per la prima edizione della giornata nazionale, l'8 giugno 2013. Il logo era ancora alla prima versione.
Una delle nostre locandine per la prima edizione della giornata nazionale, l’8 giugno 2013. Il logo era ancora alla prima versione.

 

Fare i ricercatori di ambito biomedico in Italia è difficile. Oltre ai problemi relativi ai posti di lavoro col contagocce, ai finanziamenti carenti, agli stipendi risicati e alle attrezzature limitate, al giorno d’oggi si devono fare i conti anche con un odio mediatico crescente.

Spesso, infatti, vengono chiamati “assassini”, “sadici”, “bestie”, “mostri psicopatici”.

Esistono persone che vorrebbero i ricercatori morti fra atroci sofferenze, lentamente agonizzanti, perché alcuni di loro conducono ricerche che fanno uso o si collegano in qualche modo alla sperimentazione animale. Alla vivisezione.

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Alcuni dei manifesti di proscrizione di ricercatori. Foto del Corriere di Milano [1].

C’è un risentimento viscerale, giudicando negativamente i ricercatori, attribuendo loro determinate caratteristiche.

Chi compie ricerca è consapevole che è necessario sperimentare sugli animali, che ciò può prevedere la morte dell’animale; farlo non comporta alcun piacere allo sperimentatore. Soprattutto quando uno vi si affeziona, ebbene sì.

I ricercatori sono esseri umani, dopotutto, e ci ricordano che folle sarebbe chiunque ritenesse gli animali dei meri oggetti organici, verso i quali non siamo tenuti ad alcun genere di etica – non più di quella necessaria con una caffettiera o uno pneumatico.

Cosa li porta allora, a proseguire?
Ma anche a sopportare minacce, accuse, insulti?

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Photo credits: BBC [2]
Quello nella foto è Darek Fidyka in una sessione di fisioterapia. Nel 2010 rimase paralizzato dal torace in giù per un’aggressione col coltello.

Grazie ad un’innovativa tecnica di trapianto cellulare, condotta da un’equipe polacca in collaborazione con scienziati inglesi, Darek ha camminato nuovamente [3].

La tecnica era stata già sperimentata con successo su ratti e cani affetti da lesioni al midollo spinale prima di passare agli interventi su esseri umani. Essa prevede il trapianto nel sito danneggiato di un particolare tipo di cellule (chiamate dagli specialisti cellule olfattive gliali o “olfactory ensheathing cells”, OEC), presenti nei bulbi olfattivi del paziente [4]. Si tratta di cellule situate nella parte posteriore del naso, deputate alla rigenerazione dei neuroni olfattivi che possono sovente essere danneggiati dall’ambiente esterno. Infatti, le cellule nervose del sistema olfattivo assieme a quelle dell’ippocampo sono le uniche a rigenerarsi anche da adulti. Così è possibile ricreare collegamenti fra le fibre nervose della parte ferita, evitando problemi di rigetto dato che le cellule provengono dal paziente stesso.

Questo campo della medicina rigenerativa e delle neuroscienze è in costante sviluppo. Permettere a pazienti affetti da lesioni spinali di tornare a demabulare è uno dei più grandi successi dell’attuale apparato di ricerca in medicina e sperimentazione biomedica.

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Foto per gentile concessione del figlio Ranieri De Maria.

 

Il chirurgo mostrato in questa foto è Aldo De Maria, mentre in Gran Bretagna sperimentava su di un cane la tecnica di trapianto di rene attualmente utilizzata [5] e perfezionata dopo gli interventi pionieristici di Murray negli anni ’50. Per riuscire a mettere a punto tale intuizione tecnica si dovette sperimentare su moltissimi cani, concessi e messi a disposizione soprattutto da istituzioni pubbliche in Gran Bretagna e in Italia.

La speranza di una vita migliore per molte persone è dovuta anche all’operato di persone come Aldo De Maria, e innumerevoli altri scienziati, medici e chirurghi.

Noi tutti riconosciamo che non si è potuto fare a meno di questi animali per il progresso della medicina. Ma soprattutto, ricordiamo e riconosciamo che senza il loro sacrificio questi progressi non sarebbero stati possibili. Nel corso degli anni milioni di persone, in prospettiva, sono state letteralmente salvate grazie alla ricerca medica e chirurgica. Senza queste tecniche sarebbero andate incontro a sofferenze o morte.

Non possiamo non riconoscere il debito dovuto verso tutte le cavie nei modelli animali, per permettere di raggiungere questi scopi e ottenere questi nobili risultati. C’è una famosa statua, a Novosibirsk, un tributo ai topi impiegati nella ricerca, a memoria del loro sacrificio:

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Photo credits: Politsib.ru

A Yokohama, invece, presso l’istituto di ricerca RIKEN (理研), ogni 8 dicembre c’è il giorno della commemorazione e ringraziamento per gli animali che hanno donato la loro vita per il progresso della biologia e medicina. Questa foto qui sotto ci è stata concessa da Piero Carninci ricercatore italiano che lavora lì in Giappone, che l’ha scattata per la giornata 2015. Si vede l’altare con i fiori portati dai ricercatori e dal personale nella cerimonia annuale. Il suo commento è stato questo:

Ci tenevo a mostrare a tutti voi questa foto per far capire (soprattutto in Italia, viste tante discussioni) che anche noi ricercatori sentiamo il problema. Purtroppo, sebbene faremmo a meno di usare gli animali, purtroppo il loro uso è indispensabile per una varietà di motivi, prima di tutto perché quello che si vede con le cellule in cultura non è generalmente riproducibile in animale (e nell’uomo).

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Foto per gentile concessione di Piero Carnici del RIKEN.

Gli stessi animali hanno potuto trarre beneficio dalla ricerca biomedica.
Prendiamo la terapia genica, in cui si trattano le malattie rimpiazzando direttamente parti del DNA delle cellule. Grazie ad essa, alcuni topi e cani affetti da cecità sin dalla nascita hanno potuto negli ultimi mesi ricevere una parziale ristorazione della propria vista [6]. La terapia ha rimpiazzato le cellule sensitive oculari negli animali, affetti da una condizione simile alla retinite pigmentosa, utilizzando anche un gene umano per aumentare la sensibilità alla luce nelle cellule [7].

Non si è trattato solo di curare animali, la terapia potrà poi essere applicata a pazienti umani. Gli animali dello studio sono stati dei modelli di ricerca, perché prima di portare a un livello clinico la terapia si verifica se funziona in un grande modello animale, quale risposta si ottiene, se ci sono imprevisti. Ciò è stato possibile perché le similitudini presenti fra la nostra retina e le loro; un aspetto molto importante della ricerca biomedica è infatti la conservazione dei caratteri [8].

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Credits: École Polytechnique Fédérale de Lausanne

 

Questo oggetto invece si chiama “E-Dura”. Presentata dal politecnico federale di Losanna sulla prestigiosa rivista Science [9], si tratta di una protesi elastica in silicone rivestita da tracciati in oro e dotata di elettrodi anch’essi in silicone e microsfere di platino in grado di inviare impulsi al midollo spinale.
Il risultato è notevole perché ha permesso nei ratti da laboratorio degli studi di trasmettere gli stimoli nervosi in seguito a trauma spinale. Il vantaggio che ci si aspetta su molte delle altre tecniche prostetiche è notevole perché promette molti meno rischi di rigetto, di infiammazione dei tessuti (ciò capitava con gli innesti rigidi) e soprattutto di durabilità (fino a 10 anni di pieno regime).

Per testare l’impianto, i ricercatori hanno hanno applicato un protocollo sviluppato presso la stessa università nel 2012. Il progresso è iterativo. Si tratta di passaggi ineluttabili fatti gradino dopo gradino, a partire da uno studio di base che può svilupparsi in direzioni diverse. Le scoperte non giungono subito. Le cure non nascono dal nulla. Ci vogliono tempo, risorse, duro lavoro, scambio ed espansione continua delle conoscenze. Questa è la ricerca.

Questi sono solo alcuni esempi di cosa muove i ricercatori, perché continuano a condurre il loro lavoro nonostante tutto, per alleviare il mondo dal dolore della malattia. A questo link c’è una lettera aperta di un ricercatore anonimo, che approfondisce ancora di più cosa lo muove (leggetela perché è davvero significativa [10]). A lui dispiace per ogni singolo malato che la medicina non può salvare. I ricercatori non intraprendono anni di studio, tirocinio e praticantato solo per “tagliare topi”.
Ciò che sanno è che, nella situazione attuale, e ancor più in quella passata:

la sperimentazione animale è ed è stata l’unica, dolorosa, insostituibile via.

Per quanto dispiaccia anche a tutti noi che si impieghi, è una pratica al momento non sostituibile se non in casi limitati (nei quali è già obbligatorio fare ricorso a metodi che non prevedano l’uso di animali). Fatto ben diverso dal maltrattamento di animali.

Seguendo il principio delle 3R (ridurre, rifinire, rimpiazzare) [11] il numero di animali impiegato deve essere il minimo indispensabile e questi devono soffrire quanto meno possibile.
Non diciamo frasi di circostanza, la ricerca opera attivamente per ridurre il più possibile gli animali, eccovene un esempio:

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Photo credits: Wyss Institute/Design Museum

La tecnologia dei cosiddetti “organs on a chip”, detti anche reattori biomolecolari, che promette di rivoluzionare molti aspetti della ricerca biomedica nei prossimi anni [12]. Si tratta di un sistema in vitro capace di simulare alcune funzionalità organiche e processi patologici. Naturalmente questo processo non avverrà istantaneamente e non potrà rimpiazzare tutto (per esempio lo studio delle mutazioni a livello embrionale, i test regolatori per uso veterinario o valutazioni dell’impatto ambientale, o le neuroscienze); ma si tratta di un campo che è stato sviluppato per lungo tempo ed ha il potenziale di rimpiazzare una grande quantità di cavie nei test pre-clinici e di sicurezza nei prossimi 10-20 anni, avvicinandoci sempre più a una vera e propria medicina personalizzata per i pazienti.

Ciò che servono ora sono menti brillanti disposte a impegnarsi nel cammino della ricerca per tutelare l’uomo, l’ambiente e il benessere animale. Ma non di chi  compie azioni come quelle mostrate nelle immagini a inizio articolo.

Ma sarà sempre così ottimistico come la mettiamo? Esisteranno persone veramente ciniche e senza scrupoli? Ci sono stati episodi in passato di vera crudeltà? Esiste ancora oggi chi non segue i patti o fa il furbo?

Certo.
Lo ammettiamo.

Così come sono esistiti tedeschi che volevano conquistare il mondo. Ma il primo tedesco che passa non è un nazista. Né all’epoca erano tutti così: uno tra tutti Schindler, che riposa nel Giardino dei Giusti delle Nazioni e come lui moltissimi altri non passati alla storia.
I luoghi e i tempi cambiano progressivamente; e invitiamo, come sempre, chiunque sia a conoscenza di irregolarità all’interno di strutture di ricerca a segnalarle agli organi competenti.
Crudeltà e scorrettezza non servono a nessuno, soprattutto non alla scienza, e il benessere dell’animale è anche scientificamente funzionale al buon esito dell’esperimento. Ne fa una bella esposizione Francesco Mannara sul blog della Fondazione Veronesi [13].
Ma, come per la statua, è questione anche di gratitudine e di consapevolezza. La vice-presidente di Pro-Test Italia, Ambra Giulia Marelli, ha affermato per noi:

Amare gli animali è una cosa bellissima, è un gesto di nobiltà dell’anima che riesce a vedere la vita in un essere diverso [14].

Disprezzare gli animali, ritenere che chi li ama sia un emarginato sociale, è indegno e profondamente ottuso, tanto quanto chi disprezza l’uomo e preferirebbe lasciar morire un bambino affetto da una malattia rara piuttosto che sacrificare un topo per aiutarlo. Anche a loro lo dobbiamo [15].

Ci colpisce anche l’esperienza di un’altra ricercatrice e nostra amica che stimiamo molto, Agnese Collino, dell’Istituto Europeo di Oncologia.

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Credits: il Sole 24 Ore [16]

Il modello murino delle sue ricerche era geneticamente modificato per sviluppare tumori nel fegato. La routine del suo lavoro, ricercando dati utili per saperne di più sull’epatocarcinoma, prevedeva anche di accertarsi il più possibile del benessere dei topi sotto studio. Lei e due colleghe proposero, nel protocollo poi validato al ministero, un ecografo per monitorare l’avanzamento della malattia in ciascun topo. Questo non solo per assicurarsi che il tumore raggiungesse una massa sufficiente per le analisi (evitando di rendere inutile il sacrificio), ma anche per evitare che crescesse troppo e procurasse poi eccessive ed inutili sofferenze all’animale.

I ricercatori che sosteniamo non sono sadici. Sono persone normali, come tutti noi, ma che hanno intrapreso un percorso che li ha portati a studiare il funzionamento dei viventi. Non li considerano oggetti da tenere in considerazione solo finché tornano utili. Non vogliono la sofferenza delle cavie che li accompagnano ogni giorno in questa scoperta e sono loro riconoscenti per quello che rappresentano e quel che permettono di ottenere, per il bene di tutti.

Lottano per la ricerca. Lottano per la vita. [17]

Hanno scelto questo percorso perché molti ne hanno bisogno; adulti vittime di incidenti, bambini senza speranza di crescere, persone di ogni età divorate da mali terribili, dalla sofferenza. Sono state sfortunate nella lotteria genetica, in natura è spietata, ma nella società umana si può compensare, arginare, rimediarvi. Un passo alla volta: Roma non s’è fatta in un giorno.

Approfondimenti:

Note:

[1] http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_gennaio_11/statale-solidarieta-studiosi-ricercatori-contro-l-attacco-prof-d529f49a-7aa8-11e3-b46a-38fa5c85cfc2.shtml

[2] http://www.bbc.com/news/health-29645760

[3] http://speakingofresearch.com/2014/10/21/paralysed-man-walks-cell-transplant/

[4] https://www.cognizantcommunication.com/journal-titles/cell-transplantation

[5] Considerations_on_the_1st_clinical_case_of_renal_homotransplant_done_in_Italy,Policlinico,sez. prat.,LXXIII(1966),pp.729-42 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/5329894

[6] http://newscenter.berkeley.edu/2014/12/08/new-therapy-holds-promise-for-restoring-vision/

[7] http://www.pnas.org/content/111/51/E5574.abstract

[8] http://italiaxlascienza.it/main/2014/12/avete-tutti-i-neuroni-di-un-lumacone/

[9] http://actu.epfl.ch/news/neuroprosthetics-for-paralysis-an-new-implant-on-t/

[10] https://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/2012/04/02/sono-un-ricercatore/

[11] Francesco Mannara, Fondazione Veronesi – La regola del rimpiazzo

[12] http://www.theguardian.com/artanddesign/2015/jun/22/the-end-of-animal-testing-human-organs-on-chips-win-design-of-the-year

[13] Francesco Mannara, Fondazione Veronesi – Le cure raffinate per il benessere delle cavie animali

[14] http://italiaxlascienza.it/main/2013/09/amore-per-gli-animali-amore-per-luomo/

[15] http://italiaxlascienza.it/main/2013/11/anche-a-loro-lo-dobbiamo/

[16] http://vincenzomoretti.nova100.ilsole24ore.com/2014/07/08/collino/

[17] La frase, che abbiamo scelto come titolo dell’articolo, venne coniata dai ricercatori per una manifestazione di Pro Test Italia del 2013: https://protestitalia.wordpress.com/2013/06/01/comunicato-stampa-centinaia-di-scienziati-manifestano-a-difesa-della-ricerca/

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