Peni deambulanti, copulazioni remote e fecondazioni a distanza

Essere un maschietto nel regno animale non è sempre facile, soprattutto tra gli invertebrati. A un certo punto si viene chiamati da madre natura ad adempiere a un compito “scritto” nel DNA: trovare una femmina, corteggiarla, indurla all’amplesso, fecondarla per trasmettere i propri geni alla discendenza e, come se non bastasse, “discutere” con i sicuri rivali in amore che muoiono quanto te dalla voglia di consegnare il loro “pacchetto genetico”.
Bisogna essere veloci, se non si vuole che oltre ai rivali qualche predatore ci colga in flagrante, per cui non sempre ci si può godere il momento. I biologi evoluzionisti si sono interrogati a lungo su quale sia il significato evolutivo della riproduzione sessuale, così dispendiosa energeticamente e pure rischiosa, per lo meno in confronto ad altri mezzi riproduttivi come la partenogenesi. Ma la ricombinazione del DNA, il “rimescolamento” che avviene quando il patrimonio genetico di due gameti si uniscono, rispetto a una popolazione di individui geneticamente identici e quindi molto più vulnerabili a malattie o cambiamenti ambientali, controbilancia ampiamente la spesa energetica maggiore.
Comunque, che tu sia una gazzella, una vespa assassina o una planaria sessuata, se non muori prima, un giorno combinerai i tuoi cromosomi con quelli di un’esemplare femmina della tua stessa specie.
A quel punto potrai considerare compiuto il tuo intento: il DNA si è trasmesso nella generazione successiva. Eventuali mutazioni nello zigote o già nei gameti potranno essere nocive, inerti o vantaggiose, contribuendo all’evoluzione per selezione naturale operata dall’ambiente.
Se la “fidanzata” ha qualche considerazione di te al di là del tuo essere un dispensatore di spermatozoi, potreste formare una coppia, costruire il nido, difendere il territorio e allevare la progenie che tanta fatica è costata. 
Altrimenti, ora prendi la camicia e vattene che mi sporchi la camera, o ti becchi gli artigli da tigre.
Se sei sfortunato potresti anche finire mangiato. Magari decapitato, come nelle mantidi religiose.
"tesoro, metti la testa sul ceppo che stasera ho voglia" credits: Wikimedia commons
“tesoro, metti la testa sul ceppo che stasera ho voglia”
Photo credits: Wikimedia commons
In natura si assiste a molte situazioni diverse. Il cavalluccio marino, per esempio, è romanticamente monogamo e compagno per la vita, e partorisce lui. Al contrario, un po’ meno romanticamente i maschi degli acari del genere Adactylidyum “nascono” nell’utero della madre, ingravidano le loro sorelle sempre ancora dentro l’utero, e poi muoiono, prima ancora che tutti vengano messi alla luce (o meglio: prima ancora che tutti divorino la madre dall’interno emergendo alla luce da soli). Se siete salmoni, morirete entrambi per lo sforzo immenso compiuto: l’essenziale è avere fecondato le uova che la stagione successiva daranno vita a una nuova generazione che proseguirà il ciclo.
Eh, la natura non è idilliaca come viene spesso presentata alla televisione. Soprattutto quando bisogna procacciarsi il cibo o una prole. E fa sembrare bambinesche molte lagne che dei primati della specie Homo sapiens a volte fanno perché non ricevono sufficienti attenzioni.
Mettendo da parte le battute e facendo un attimo un po’ più i seri (…), magari dopo aver suggerito la lettura di qualche libro per approfondire la tematica della sessualità nel mondo animale nelle note in fondo [1], vediamo un attimo una star di questo spettacolo.
Infatti, fra i protagonisti ci sentiamo di riservare un posto particolare a una delle categorie di organismi più bistrattate e calunniate del globo, dei simpatici pelosetti che oltre all’essere mazziati dalle nostre ciabatte e dalle nostre terribili storie su di loro, lo sono anche nella loro terribile vita sessuale: i ragni.
 
I ragni sono degli artropodi, per la precisione dei chelicerati della classe degli aracnidi, e hanno un apparato riproduttivo tutto particolare.
 
Hanno, innanzitutto, quelli che sembrano due “peni”.
 
women
Questi “peni” non sono veramente dei peni. Sono delle appendici, sensoriali e “prensili”, presenti nei chelicerati e chiamate pedipalpi, che assomigliano a dei pon-pon e sono situati in prossimità del volto. Sono degli arti. Negli scorpioni si sono evoluti nelle famigerate chele. Nei ragni invece sono come delle zampette.
Non sono connesse ai testicoli, per cui il ragno deve secernere prima lo sperma su un filo di seta e raccoglierlo con il pedipalpo. C’è una piccola struttura, chiamata embolo, che assomiglia a una pipetta e che serve a depositare lo sperma nelle vie riproduttive delle femmine.
Per la nostra semplificazione possiamo assimilarne la funzione a quella del pene, o a una manina che regge dei pon-pon, raccoglie lo sperma e lo “emette”.
 
Ai ragni comunque non importa. O almeno, le femmine si limitano ad attendere finché non decidono che il marito è più adatto al ruolo di un pasto oppure che il pasto in fondo in fondo può essere anche un marito.
Fonte: http://www.spiders.us/articles/identification/
“Oh, hi! Don’t ya know that your chromosomes have combined beautifully?”                                                                                                                                                                                                                     Photo credits: http://www.spiders.us/articles/identification/

 

 
I maschi di ragno semplicemente subiscono. 
Innanzitutto sono quasi sempre molto, moooolto più piccoli della consorte. Le proporzioni possono variare tra le specie, ma non è raro trovare dimorfismi sessuali davvero considerevoli nelle dimensioni [3].
 
Spesso devono rompere il ghiaccio con una ragazza con tremila convenevoli, inchino e tappeto rosso, altrimenti basta un solo errore di etichetta che verrebbero divorati immediatamente. Ed eccoli escogitare innumerevoli stratagemmi nel toccare la ragnatela o il corpo della loro (gigantesca) sposa.
 
Non hanno alcuna voce in capitolo riguardo quando farlo, come farlo, quanto durare, che posizione assumere: decide tutto la femmina. E il peggio è che non gli dice nemmeno che fantasie ha, per cui se il ragno sbaglia e accarezza la zampetta poco sotto dove vuole il grattino, lei può decidere che sta correndo troppo e che è meglio se per conoscersi meglio prima lui rimanga a cena [3].
Come piatto principale.
Un piccolo maschio si avvicina a una femmina di Nephila clavipes. La sproporzione è enorme. Un altro maschio attende nei paraggi, sperando di avere un'occasione per consegnare il proprio "pacchetto", magari perché la femmina è troppo impegnata a mangiare il primo partner da accorgersi di lui. (Photo : Flickr: Gustavo Mazzarollo)
Un piccolo maschio si avvicina a una femmina di Nephila clavipes. La sproporzione è enorme. Un altro maschio attende nei paraggi, sperando di avere un’occasione per consegnare il proprio “pacchetto”, magari perché la femmina è troppo impegnata a mangiare il primo partner da accorgersi di lui.
(Photo : Flickr: Gustavo Mazzarollo)
 
I maschi di ragno devono rischiare e sopportare di tutto per potersi riprodurre, al punto che riderebbero se degli esemplari di Homo sapiens si lamentassero con loro del tempo passato ad attendere per andare al ristorante e di altri rituali insignificanti, ostentando la solita plutocratica sicumera.
Come se non bastasse, spesso anche se va tutto bene, se il ragno ha fatto tutto bene, ha toccato i fili di seta e il corpo della femmina nei punti giusti, se la cena romantica a base di coleotteri è andata alla stragrande, la femmina lo ha fatto salire su sulla propria ragnatela eccetera eccetera, dopo la tanto sudata e desiderata inseminazione, la dolce ragazza decide di divorarlo lo stesso, perché sì. Le girava così, che ci potete fare. Buon funerale.
Dal punto di vista della fitness evolutiva, poco importa se il maschio sopravvive: quel che conta è che i suoi geni si ricombinino con quelli della femmina, trasmettendosi nella prole.
Spider porn, Spider porn... credits: mating pair jumping spiders (Phidippus clarus) photo : Flickr: David Hill
Spider porn, Spider porn…
credits: mating pair jumping spiders (Phidippus clarus) photo : Flickr: David Hill
 
 
Ma esistono alcuni ragni che non ci stanno a farsi fare la pelle pur di accoppiarsi con una donna e hanno escogitato un metodo davvero innovativo per trovare l’amore e portarsi la pellaccia a casa. Si chiama copulazione remota.
 
Ed è qualcosa che, mutatis mutandis riguardo le nostre strutture analoghe, noi umani probabilmente non accetteremmo mai, nel nostro orgoglio e nella nostra superbia di primati neotenici che strillano per tutelare la nostra virilità, ma che per loro si è davvero tramutato in una questione di sopravvivenza.
 
Sostanzialmente, alcune specie di ragno hanno sviluppato durante l’accoppiamento la capacità di distaccare i propri pedipalpi, ovviamente dopo aver localizzato i genitali femminili per procedere all’inseminazione, ed essi su azione chimica continuano a secernere gli spermatozoi.
Detto papale-papale, i loro organi facenti funzione di “peni” si spezzano durante l’amplesso e fanno tutto il resto da soli. A volte lo fanno le stesse femmine, ma il risultato non cambia.
 
Questa cosuccia si chiama “fenomeno dell’eunuco” e apparentemente sembra uno svantaggio, dato che il ragno non potrà mai più riprodursi – e come già detto, poco cambia con l’essere mangiati se quel che conta è trasmettere i propri geni.
Ma ci sono anche dei vantaggi.
 
Nephilengys nel riquadro il pedipalpo Credits: Nature, Joelyn Oh / from ref 1
Nephilengys malabrensis
nel riquadro il pedipalpo
Credits: Nature, Joelyn Oh / from ref 1, photo: Daiqin Li
 
Femmina sempre di Nephilensis che questa volta però ha deciso che il partner meritava di rimanere per cena. Come dessert. Photo by Matjaž Kuntner
Stessa femmina di Nephilengys che questa volta però ha deciso che il partner meritava di rimanere per cena.
Come dessert.
Photo by Matjaž Kuntner

 

Il pedipalpo rimane inserito nel pertugio necessario e continua a deporre sperma nelle vie riproduttive femminili – oltre che a impedire il passaggio a pedipalpi rivali. Inoltre, forse per evitare che la femmina decida che ne ha avuto abbastanza e lo rimuova troppo presto, il pedipalpo rotto lavora molto più in fretta che se fosse ancora attaccato al resto del corpo.
Ciò assicura la paternità della prole. Un investimento sicuro, insomma.
La cosa più sorprendente è che i ragni così “mutilati” sembrano avere come una scarica testosteronica e diventano degli attaccabrighe pazzeschi, tenendo alla larga gli altri rivali. Quelli eunuchi completi sono dei lottatori formidabili, più combattivi di quelli eunuchi per un solo pedipalpo che sono più combattivi di quelli con tutti i pedipalpi integri [4].
 
Nella costante lotta per il successo evolutivo, questi ragni hanno così realizzato un double formidabile: avere una fecondazione assicurata lontano da competitori e poi continuare una tranquilla vita da scapoli non più sul mercato ma dediti al turismo e alla gastronomia. Possibilmente non come portata principale, si spera per loro.
 
Bibliografia e riferimenti:

Note:

[1] Ci sentiamo di consigliare innanzitutto i libri Il coccordillo come fa della nota zoologa e divulgatrice nostrana Lisa Signorile, dopodiché Anche le coccinelle nel loro piccolo di Menno Schilthuizen. La prima autrice l‘abbiamo anche intervistata.

[2] Su Geo & Geo Francesco Petretti parla un po’ di dimorfismo sessuale nei ragni.

[3] National Geographic – Cara, non mangiarmi, ti faccio un massaggino

[4] Smithsonian Science – Male spider sexual organs work fastest only when a female breaks them off

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: