Sentenza sulla Commissione Grandi Rischi e terremoto dell’Aquila: intervista a Gaetano De Luca dell’INGV

Il 6 aprile 2009 alle ore 3.32 un terremoto di magnitudo 6.3 sulla scala Richter interessò il territorio della città dell’Aquila, con epicentro in una zona nei pressi di Roio, con una fratturazione che si è propagata verso sud-est per svariati km. Il bilancio è di 309 vittime, oltre 1500 feriti e oltre 10 miliardi di euro di danni stimati.

Diverse inchieste e controversie sono sorte in seno alla questione: sulla prevedibilità del sisma, le dichiarazioni di Giampaolo Giuliani con il suo presunto metodo basato sul radon, la posizione di INGV e Protezione Civile, le affermazioni del geologo Antonio Moretti, la polemica tra Boschi e Bertolaso, il processo alla Commissione Grandi Rischi, le cause dei crolli, la ricostruzione, le intercettazioni, l’operazione “Dirty Job”…

Recentemente il processo alla CGR ha visto la sentenza di secondo grado ribaltare il giudizio di primo grado precedentemente stabilito.

Per capire meglio i retroscena di questa decisione, se è stata giusta o sbagliata, e quale atmosfera si viva a L’Aquila, abbiamo intervistato il dottor Gaetano De Luca, tecnologo presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Centro Nazionale Terremoti), impegnato nel monitoraggio sismico sia con la rete sismica nazionale sia con una rete sismica a scala regionale

gaetano

La ringraziamo quindi per la partecipazione a questa intervista dedicata alla questione del rischio sismico in Italia, del terremoto a L’Aquila del 2009 e soprattutto della recente sentenza sulla commissione grandi rischi (CGR) che ha fatto discutere l’opinione pubblica. Prima di iniziare con le domande riguardo la sentenza e la situazione aquilana, dottor De Luca, ci può spiegare in breve in cosa consiste il suo lavoro da geofisico e quali attività ha svolto, in particolare nel territorio abruzzese?

Piccola precisazione: non sono un geofisico ma un fisico che dopo la laurea è riuscito a trovare “fortuna” (le virgolette sono un po’ ironiche) in campo sismologico.
Dopo circa 8 anni di precariato c/o il Dipartimento di Fisica dell’Università di L’Aquila (1991-1993) e presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN (1994-1998) vinco un concorso per fisico nel Servizio Sismico Nazionale dell’ex Dipartimento per i Servizi Tecnici Nazionali accorpato agli inizi del 2000 nel Dipartimento di Protezione Civile ed in questo periodo comincio ad avere problemi non da poco (1998-2004), i dettagli sono ben documentati nella video-intervista fatta per il blog di Beppe Grillo di cui la trascrizione è presente sul sito 6aprile [1] e che trovate anche su youtube [2].

Dopo il terremoto del 6 Aprile 2009 ho effettuate diverse interviste in particolare in queste due, dove potete trovare maggiori dettagli sul mio lavoro:

La mia maggiore occupazione è stata ed è legata al monitoraggio sismico attraverso la progettazione, la realizzazione, la gestione di reti sismiche e/o reti accelerometriche e/o array sismici a scala locale e la successiva analisi dei dati oltre ad importanti parentesi legate alla sismologia vulcanica (Stromboli e Vesuvio), alle misure di deformazioni crostali e alla micro zonazione sismica.
Per il territorio abruzzese semplicemente progettai e realizzai per conto del Servizi Sismico Nazionale agli inizi degli anni ’90 una delle prime reti (forse la prima in italia) di monitoraggio sismico con sistemi di acquisizione digitali e con l’utilizzo di sensori a 3 componenti per osservare in 3D il movimento del terreno. Tale rete fu smantellata subito dopo il terremoto del Molise (2002) senza nessun tipo di ragione ma solo per continuare e massimizzare una sorta di mobbing nei miei confronti, circa 5 miliardi delle vecchie lire di strumentazione ammucchiata nei magazzini della Protezione Civile.
“Emigrai” presso l’INGV (2004) e fui assunto nel 2010 perdendo circa 13 anni di anzianità maturata presso il Dipartimento di Protezione Civile e con un’enorme fatica rimisi in piedi il sistema di monitoraggio sismico dell’appennino centrale; ricordo che agli inizi della mia collaborazione con l’INGV nell’area vi erano solo 3 stazioni di rilevamento sismico ed in pochi anni (2008) arrivammo ad avere oltre 40 siti operativi di cui 18 come rete regionale e le restanti come rete nazionale.

In particolare, ci può riassumere in breve di cosa si è occupato, in relazione al monitoraggio della regione e alla sua vicenda in cui ha studiato e analizzato il fenomeno dell’amplificazione sismica nel territorio aquilano? Ciò che nel video qui sopra ha espresso più nel dettaglio.

Ci provo.

Ottobre 1996: terremoto di Amatrice, 4.1 di magnitudo
avevamo della strumentazione sismica all’interno della galleria pedonale Aquilpark
che porta dal parcheggio e sbuca a piazza duomo.
Registrammo segnali “anomali” dovuti ad una risonanza di tutto il centro storico della
città; tali misure sull’amplificazione furono migliorate e confermate durante la crisi
sismica dell’Umbria-Marche 1997.
Il fattore di amplificazione raggiunge valori prossimi a 10 in un intervallo di frequenze
molto particolare che in teoria NON dovrebbero avere effetti devastanti su piccoli
edifici ma sicuramente ha peggiorato la “risposta” del centro storico all’evento del 6 aprile.
Le cause di tale amplificazione sono principalmente dovute ad effetti geologici a livello locale dell’immediato sottosuolo (circa 0-600 m). In altre parole il centro storico è costruito sopra un enorme “colata” di megabrecce proveniente dal periodo di deglaciazione e presenta strati disomogenei che vanno a poggiarsi sull’antico letto del lago attualmente occupato dal fiume Aterno. Quindi una situazione geologica molto “favorevole” per avere importanti effetti
di sito e quindi amplificazioni.
Con in dato accertato nel 1999 organizzai a titolo personale una conferenza stampa per cercare di sollecitare una messa in sicurezza del centro storico, soprattutto delle strutture più vulnerabili … non l’avessi mai fatta … fui “censurato” dal direttore del Servizio Sismico Nazionale (all’epoca Dr. De Marco e attualmente mi risulta consulente dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione di L’Aquila), dal 1999 al 2002 di fatto fui pesantemente ridimensionato come lavoro fino ad arrivare nel 2002 al totale smantellamento della rete di monitoraggio sismico in abruzzo che tanto faticosamente avevo portato avanti dal lontano 1991.
Come già detto adesso lavoro (da circa 4 anni) all’ingv.

Ci dica: quanto è fattibile l’opera di prevenzione, soprattutto in zone dal risaputo rischio sismico come le nostre? Si può mettere in sicurezza un abitato, oppure in certi casi non si può aggiustare una rotta e si sarebbe dovuto pensare prima a progettare un edificio

Prima di tutto bisogna evidenziare che NON esiste una prevenzione SENZA un sistema di monitoraggio ambientale adeguato, in altre parole se ti devi difendere da un nemico LO DEVI CONOSCERE altrimenti continueremo sempre a rincorrere i disastri ambientali con decreti legati all’emergenza e a cucire le classiche “toppe”.
Nel campo della prevenzione sismica NON sono un ingegnere strutturista ma posso tranquillamente dire che la messa in sicurezza è sempre fattibile, soprattutto PRIMA di un terremoto!!!

Veniamo alla questione della CGR. Una domanda schietta: il processo dell’Aquila è stato un processo alla scienza perché non si è saputo prevedere il terremoto?

Purtroppo nell’opinione pubblica è molto presente la sensazione, anzi la certezza, che il processo si sia basato sulla possibilità o meno di prevedere un terremoto.
In realtà la questione è molto più complessa. Faccio solo notare che sapendo a priori che i terremoti NON si possono prevedere, perché viene riunita una Commissione Grandi Rischi? Le motivazioni credo siano state altre e le intercettazioni telefoniche al dr. Bertolaso hanno messo in luce un po’ di situazioni “critiche”, come ad esempio i ritardi sui lavori in Sardegna per il G8 oppure per i continui “allarmi” di Giuliani.
Ritengo NON sia stato un processo alla Scienza. Ho già dichiarato che è stato giusto fare un processo, quello che NON mi va giù è che gli attori siano stati solo degli scienziati membri e non membri di una commissione presieduta dal DPC. In altre parole: dove è la politica? I sindaci? I presidenti di Regione? I presidenti di Provincia? I vari assessori di protezione civile in ambito comunale, provinciale e regionale? I sindaci per fare un esempio hanno importanti responsabilità in ambito di protezione civile [3].

credits: Wikimedia
credits: Wikimedia

 

In molti hanno però avuto questa sensazione, tanto che anche Nature scrisse articoli in cui mostrava perplessità per questa questione [4] [5]. Secondo lei, perché il processo dell’Aquila è stato percepito come un processo alla scienza?

Credo che i media, soprattutto a livello locale, abbiano avuto un ruolo non secondario sulla vicenda. Solo per far riflettere: meno del 50% dei giornalisti “scientifici” possiede una laurea “scientifica” mentre mi risulta che per fare il giornalista sportivo esistono corsi formativi post-laurea specializzati nel settore sportivo. Non è facile divulgare scienza. Purtroppo, soprattutto nelle situazioni “emergenziali” (maggiormente legate ai disastri naturali) si preferisce inseguire i dati di maggior ascolto o lettura e quindi “inquinare” delle realtà scientifiche con gossip di vario tipo; la “demonizzazione” e/o la “esaltazione” del Radon come precursore sismico ne è un esempio lampante.

È soddisfatto dell’esito del processo?

C’è ancora la cassazione che dovrà decidere come ultimo grado di giudizio. Ho già espresso la mia perplessità su un processo in cui manca incredibilmente la politica locale e non.

 Ritengo NON sia stato un processo alla Scienza. Ho già dichiarato che è stato giusto fare un processo, quello che NON mi va giù è che gli attori siano stati solo degli scienziati membri e non membri di una commissione presieduta dal DPC

Cosa è cambiato dalla prima sentenza a questa?

Direi che che l’aspetto più importante è che abbiamo assolto tutti TRANNE
una persona che all’epoca dei fatti presiedeva la Commissione Grandi Rischi,
quindi i giudici della Corte d’Appello hanno trovato un colpevole… aspettiamo
comunque il giudizio della Cassazione.

Molti aquilani contestano che, se è vero che non si può prevedere un terremoto, è vero anche che non si può prevedere che una scossa non ci sarà, pertanto l’opera di rassicurazione fatta nei giorni precedenti al tragico sisma andrebbe quindi biasimata. Secondo lei era ben chiara la responsabilità fra CGR, protezione civile, figure politiche e altri enti riguardo questo fatto?

La Commissione Grandi Rischi viene riunita NON per prevedere il terremoto o il NON terremoto. Le ragione sono diverse: per esempio i piani di emergenza comunali sono stati fatti? Chi li conosce? Sono fattibili? Hanno lacune? Sono stati redatti nel rispetto delle normative? Sono state fatte delle esercitazioni? ecc ecc
Per le altre questioni credo di aver già dato delle risposte, aggiungo che nella sentenza di appello è stato condannato il Dr. De Bernardinis, all’epoca dei fatti presiedeva la Commissione Grandi Rischi ed è lo stesso che diciamo “ha tranquillizzato” la popolazione in una intervista ad una emittente locale. Superficialità? Incompetenza ? … la sentenza è di circa 400 pagine [6] e si leggono, per esempio, queste dichiarazioni: “esprimono concetti scientificamente errati e certamente rassicuranti, non potendo qualificarsi la situazione in atto come ‘favorevole’ e priva di pericolosità” .
Altra riflessione: il Dr. De Bernardinis è diventato, dopo il terremoto del 6 Aprile 2009 (il 7 ottobre 2010), presidente dell’ISPRA, il massimo organismo sulla ricerca “ambientale”. Comunicato stampa della Presidenza del Consiglio: “Il 7 ottobre il Consiglio dei Ministri ha nominato l’ingegnere Bernardo De Bernardinis Presidente dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Il Consiglio gli ha espresso i più sentiti ringraziamenti per l’eccellente opera da lui svolta in nove anni di attività presso il Dipartimento della Protezione Civile”. [7]
Addirittura Legambiente: “Una bella notizia per l’ambiente e la ricerca. Il Consiglio dei Ministri di ieri ha nominato l’ingegnere Bernardo De Bernardinis Presidente dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Molti auguri di buon lavoro al nuovo Presidente – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – le cui capacità e competenze sono la migliore garanzia di un nuovo slancio per un Istituto fondamentale per un Paese come l’Italia, perché proprio le attività di ricerca e prevenzione possono garantire un futuro positivo al nostro paesaggio e al territorio”. [8]
Non faccio commenti… credo si commenti da sé.

Credits: Wikimedia
Credits: Wikimedia

 

Alcuni esponenti della CGR, però, come proprio De Bernardinis, fecero affermazioni che in seguito sono state molto contestate, come quella sul fatto che le piccole scosse scaricherebbero l’energia che si accumula nella faglia. Ci può spiegare perché, da un punto di vista scientifico, non ha senso questa affermazione?

Questa “affermazione” è sbagliata per due motivi: uno di carattere sismologico e l’altro puramente legato ad una ignoranza della matematica di base (credo terza media inferiore).
(1) Il motivo sismologico: attualmente è impossibile stabilire il livello di instabilità di una faglia. In altre parole non sappiamo esattamente se una struttura abbia raggiunto il livello del carico di rottura o sia molto lontano dal raggiungerlo; quindi pensare che uno sciame sismico (più correttamente una sequenza sismica) oppure un evento isolato abbia ‘scaricato’ non ha senso in quanto non sappiamo quale è il livello di energia da scaricare. In parole povere se hai una vasca con 1000 litri d’acqua e ne scarichi 10, te ne mancano altri 990. Il problema è che noi NON sappiamo quanta acqua c’è nella vasca; possiamo intuirlo, estrapolarlo, calcolarlo con metodi statistici ed indiretti, ma NON siamo in grado di misurare direttamente.
(2) Motivo matematico: facciamo un’ipotesi non molto lontana dalla realtà e cioè che la struttura sismogenetica del Morrone-Maiella abbia una attuale potenzialità di generare un evento da 5.5, ipotesi questa molto ottimistica in quanto la zona in questione ha potenzialità che possono essere vicine a magnitudo 6.5 o maggiore. Domanda: quanti eventi da 3.5 ci vogliono per esaurire l’energia accumulata di un 5.5? Risposta: circa 1000 eventi di magnitudo 3.5. Questo perché la scala delle magnitudo è logaritmica, per ogni grado bisogna moltiplicare per un fattore di circa 30. Un evento di magnitudo 4.0 NON è il doppio più forte rispetto ad un evento di mangnitudo 2.0 ma ben 1000 volte!!

Ma se non ha senso scientifico parlare di “scaricare l’energia della faglia”,
come si può fare con sì tanta leggerenza una tale affermazione, col ruolo che si ricopre?

Bisognerebbe chiedere direttamente all’interessato… francamente resto piuttosto sconcertato! Sembra che in italia quando si riveste un ruolo di responsabilità si perda completamente la capacità di circondarsi di persone competenti.

Lei pensa che la preoccupazione maggiore nei giorni precedenti il 6 aprile fosse preoccuparsi della sicurezza dei cittadini o di smentire le affermazioni di Giuliani?

A livello mediatico ho avuto la sensazione che si sia percepito proprio questo, cioè la fretta di “smentire” Giuliani, o meglio smentire il “metodo” di misura di Giuliani (infatti NON mi risultano affermazioni riguardo alla previsione del terremoto PRIMA del 6 Aprile). Inoltre, e le intercettazioni telefoniche lo confermano, il dipartimento di protezione civile, all’epoca dei fatti, era fortemente impegnato nella organizzazione del G8 in Sardegna e quindi la “crisi” sismica aquilana… li stava per così dire…”distraendo”.

La ringraziamo per avere espresso questi suoi pensieri e averci concesso la sua opinione in merito. Ci vediamo nei prossimi appuntamenti di CapiAmo il Pianeta per parlare di prevedibilità dei terremoti e sfatare un po’ di miti e disinformazione a riguardo.

Volentieri! Grazie a voi e a presto!

Approfondimenti:

Note:

[1] http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/2009/11/11/gaetano-de-luca-laquila-si-poteva-salvare.html

[2] www.youtube.com/watch?v=peGNEc_ests

[3] http://protezionecivile.formez.it/node/1379

[4] http://www.nature.com/news/2011/110914/full/477264a.html

[5] http://www.nature.com/news/l-aquila-verdict-row-grows-1.11683

[6] http://www.usirdbricerca.info/images/stories/pdf/legislazione/Sentenza%20Appello%20Aq%201-100.pdf

[7] http://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/anno-2010/bernardo-de-bernardinis-presidente-dellispra

[8] http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati?page=49

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