“Così tanto l’universo ama la vita…”

(foto provenienti da Hubblesite Gallery, sezione 25th anniversary wallpapers, dove ne trovate di molte altre a risoluzioni anche maggiori cliccando sul link evidenziato)

 

 

"Mystic Mountain", una montagna di gas e polveri nella nebuosa di Carina. L'apice di una colonna lunga 3 anni luce di idrogeno viene spazzata via dalle radiazioni delle stelle vicine, mentre unleash jets of gas that stream from the peaks. Credit: NASA, ESA, and M. Livio and the Hubble 20th Anniversary Team (STScI)
Montagna Mistica“, un enorme cumulo di gas e polveri nella nebuosa della Carena.
L’apice di una colonna lunga 3 anni luce di idrogeno viene spazzata via dalle radiazioni delle stelle vicine, mentre quelle sottostanti proiettano getti di gas e plasma che si disperdono nello spazio.
Credit: NASA, ESA, and M. Livio and the Hubble 20th Anniversary Team (STScI) – link alla versione wallpaper

 

Poiché l’universo, oltre i limiti di questo nostro mondo, è infinito, la mente vuole sapere che cosa vi sia al di là, fin dove essa riesce a spingersi con la sua intelligenza.

– Tito Lucrezio Caro  (Pompei o Ercolano, 94 a.C. – Roma, 15 ottobre 50 a.C.),
De Rerum Natura“, p. 30; 2007
poeta e filosofo romano, seguace dell’epicureismo.

Anche io posso vedere le stelle di notte, in un deserto e sentirle. Ma vedo meno o di più? La vastità dei cieli tende la mia immaginazione – colpito da questo carosello il mio piccolo occhio coglie luce vecchia di un milione di anni. Una vasta struttura, di cui sono parte. Forse la mia sostanza è stata eruttata da qualche stella dimenticata, come una, ora sta eruttando lassù. 

– Richard Philips Feynman (New York, 11 maggio 1918 – Los Angeles, 15 febbraio 1988),
La Fisica di Feynman, vol. I-1, cap. 3-4, 1994, p. 3-9
premio Nobel per la fisica nel 1965

Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle.

– Carl Edward Sagan (New York, 9 novembre 1934 – Seattle, 20 dicembre 1996),
The Cosmic Connection: An Extraterrestrial Perspective“, pag. 189-190, Anchor Press/Doubleday, Garden City, New York; 1973
astronomo, astrofisico, astrochimico, divulgatore e scrittore di fantascienza, tra i fondatori del progetto SETI

"Gli Altari della Creazione" a Hubble revisited its iconic "Pillars of Creation" image with this sharper and wider view of pillars in the Eagle Nebula. The towering pillars are about 5 light-years tall, bathed in the blistering ultraviolet light from a group of young, massive stars located off the top of the image. Stars are being born deep inside the pillars, which are made of cold hydrogen gas laced with dust. Credit: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)
I Pilastri della Creazione“, tre colonne di idrogeno nella nebulosa dell’Aquila
Le torri sono alte circa 5 anni luce e sono irradiate dalla luce ultravioletta di un gruppo di giovani stelle massicce nella parte alta della foto. All’interno delle colonne le stelle nascono continuamente per la condensazione gravitazionale dei gas e delle polveri. 
Credit: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA) – link alla versione wallpaper

 

La cosa sorprendente è che ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa. E gli atomi nella tua mano sinistra vengono probabilmente da una stella differente da quella corrispondente alla tua mano destra. È la cosa più poetica che conosco della fisica: tu sei polvere di stelle. Le stelle sono morte perché tu potessi essere qui adesso.

– Lawrence Maxwell Klaus (New York, 27 maggio 1954),
“A Universe From Nothing”, AAI 2009 (16:50-17:23)
astronomo, fisico, scrittore

« Nelle vostre vene scorre ferro prodotto nel cuore di una stella morta da tanto tempo. Così tanto l’universo ama la vita. »

– Samatar Jama Barre,
“Questo non è un esilio”, tratto da Sid Meier’s Civilization: Beyond Earth
lead designers: Will Miller e David McDonough

Per uno che non doveva far parte di questo mondo, devo confessare che all’improvviso mi costa lasciarlo. Però dicono che ogni atomo del nostro corpo una volta apparteneva a una stella… forse non sto partendo, forse sto tornando a casa.

– Vincent Freeman, personaggio del film Gattaca
scritto da Andrew Niccol

"Nebulosa del granchio", aaa The Crab Nebula is a supernova remnant, all that remains of a tremendous stellar explosion. Observers in China and Japan recorded the supernova nearly 1,000 years ago, in 1054. Credit: NASA, ESA, J. Hester and A. Loll (Arizona State University)
Nebulosa del granchio“, mosaico di foto del telescopio Hubble
La nebulosa del granchio è il resto di una supernova, tutto ciò che rimane di una tremenda e incommensurabile esplosione stellare. Gli osservatori cinesi e giapponesi registrarono questa supernova quasi mille anni fa, nel 1054. 
Credits: NASA, ESA, J. Hester and A. Loll (Arizona State University) – link alla versione wallpaper

 

Qual è il fatto più sorprendente che ci può raccontare a proposito dell’universo?

“Il fatto più sorprendente è sapere che gli atomi che compongono la vita sulla Terra, gli atomi che costituiscono il corpo umano sono riconducibili ai crogioli in cui vennero ‘cucinati’ gli elementi leggeri in elementi pesanti, nei loro nuclei a temperature e pressioni estreme.
Queste stelle, quelle di massa più grande, diventarono instabili nei loro ultimi anni, sono collassate e poi sono esplose, spargendo i loro ricchi ‘visceri’ per la galassia. ‘Visceri’ composti da carbonio, azoto, ossigeno e tutti gli ingredienti fondamentali della vita stessa. Questi ingredienti sono andati a far parte di nubi di gas che si condensarono e collassarono, per formare la successiva generazione di sistemi solari – stelle con pianeti orbitanti.
E quei pianeti hanno ora gli ingredienti necessari per la vita.

Così, quando guardo il cielo di notte, so che sì, siamo parte di questo Universo. Siamo in questo Universo. Ma forse la cosa più importante, anche più di entrambe, è che l’Universo è dentro di noi. Quando rifletto su questo fatto, guardo in alto: molte persone si sentono piccole perché sono piccole e l’Universo è grande, ma io mi sento grande, perché i miei atomi provengono da quelle stelle.

C’è un livello di connessione. Questo è davvero ciò che si vuole nella vita. Vogliamo sentirci collegati, vogliamo sentirci importanti, vogliamo sentirci come partecipi di ciò che accade intorno a noi. Questo è esattamente ciò che siamo, semplicemente per il fatto di essere vivi.”

– Neil deGrasse-Tyson (New York, 5 ottobre 1958),
TIME Magazine: ten questions to astrophysicists Tyson“, tradotto da Massimiliano Bellisario
astrofisico e divulgatore, attualmente direttore dell’Hayden Planetarium del Rose Center for Earth and Space

 

 

"Ammasso di Galassie" The gravity of a galaxy cluster called SDSS J1004+4112 warps and magnifies the light from a distant quasar. Light from the quasar, the bright core of a galaxy fed by a black hole, appears in the center of this image and four other locations around it. Other distant galaxies appear as arcs. Credit: ESA, NASA, K. Sharon (Tel Aviv University) and E. Ofek (Caltech)
Ammasso di galassie SDSS J1004+4112, effetto a lente gravitazionale
La gravità di questo ammasso di galassie distorce e amplifica la luce di una quasar distante, la cui luce, il cuore brillante di una galassia che alimenta un buco nero, appare al centro della foto e in altri quattro punti. Le numerosissime galassie attorno appaiono ad arco sempre per lo stesso effetto.
Credits: ESA, NASA, K. Sharon (Tel Aviv University) and E. Ofek (Caltech) – link alla versione wallpaper

 

 

 

Approfondimenti:

 

Photo credits: Hubble Space Telescope, NASA / ESA
wallpapers for the Hubble’s 25th anniversary

« L’eterno mistero dell’Universo è che esso sia comprensibile. »

– Albert Einstein,
“Pensieri di un uomo curioso”

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