Perché ti pago?

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Di solito sono loro a chiedere «chi ti paga?». Questa volta vorrei invece essere io a chiedere «perché li paghiamo?». I politici, intendo.

Un recente intervento dell’On. Elena Fattori (M5S) suggerisce ciò che alcuni politici pensano essere il motivo per cui noi li paghiamo. Al minuto 2:45 la Senatrice afferma che «è la politica che deve decidere se è opportuno o meno applicare una tecnologia». Un concetto tutto sommato ragionevole, almeno a prima vista.

Dal resto del suo intervento però traspare un inquietante equivoco. Pare infatti di capire che detta decisione politica debba basarsi sul recepimento di una non meglio identificata opinione pubblica (5:25), ovvero su una ancor più evanescente mutata sensibilità dei cittadini (1:10).

Nel caso della sperimentazione animale, in particolare, nulla conterebbe il fatto che la quasi totalità dei ricercatori di tutto il mondo allarghi le braccia sconsolata dicendo «ma noi non possiamo ancora fare a meno degli animali». La fantomatica mutata sensibilità degli elettori, secondo la Senatrice, imporrebbe di vietare l’uso di animali nella ricerca biomedica, senza preoccuparsi di valutare se ciò sia possibile o meno (4:52). Addirittura la Fattori si spinge fino a sostenere che gli scienziati debbano essere in un qualche modo educati a diffondere una non meglio precisata cultura alternativa (5:50).

Il ruolo del politico, secondo la Senatrice, sarebbe quello di mero esecutore della volontà popolare, ovvero di tradurre in legge il risultato di qualsivoglia sondaggio, imponendolo a tutti, anche culturalmente. Indipendentemente dall’effettiva realizzabilità del desiderio espresso dai più.

Ecco, questa è un’idea che mi ha fatto gelare il sangue.

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Se le cose stessero davvero così, anzitutto non si spiegherebbe il motivo per cui un parlamentare debba percepire più di dodicimila euro mensili, più benefici, più ricca pensione dopo soli cinque anni di “lavoro” (virgolette obbligatorie, vista l’ipotesi di partenza). Un trattamento che per la stragrande maggioranza di noi comuni cittadini non è neppure un sogno.

Tutto questo solo per contare i like su Facebook, o i commenti su un blog? Non penso proprio.

C’è evidentemente qualcosa che non va. Il lavoro di un politico deve essere un po’ più sofisticato della banale esecuzione di una non meglio identificata volontà popolare.

Della questione, infatti, si erano già accorti un po’ di secoli fa quegli stessi filosofi greci che per primi teorizzarono la distinzione tra le diverse forme di governo. Distinzione che usiamo ancora oggi.

Già Polibio (e forse anche Platone prima di lui) indicava col termine oclocrazia, una forma degenerata di democrazia nella quale le decisioni venivano prese dalle masse. Una vera e propria tirannia della maggioranza, che imponeva il suo volere a tutti, sempre e comunque. Il governo dei “mi piace” su Facebook.

Ma allora, cosa si suppone che faccia un Politico?

Posto che la mera esecuzione della volontà dei più è, come minimo, un’inaccettabile semplificazione, proprio il caso della sperimentazione animale ci offre l’opportunità sia di capire meglio cosa esattamente non va nell’oclocrazia – ovvero il motivo per cui già Polibio, Platone ed Aristotele la ritenevano una degenerazione – sia ciò che si suppone debba fare un Politico, per meritare titolo e stipendio.

Nella questione zoopiria, abbiamo da una parte i ricercatori, che dicono «senza animali non possiamo fare il nostro lavoro». Dall’altra una (presunta) maggioranza di cittadini che dicono: «ci dispiace per topolini e scimmiette, vorremmo che venissero lasciati stare».

Assecondare la (presunta) maggioranza significherebbe paralizzare la ricerca biomedica, con grave danno proprio per quella stessa maggioranza. Addirittura, la ricerca si sposterebbe all’estero dove le normative tutelano di meno il benessere animale, peggiorando forse anche la situazione degli animali che si vorrebbero “difendere”.

D’altra parte la maggioranza (presunta) non può essere ignorata, neppure se maggioranza non fosse. Questa è la differenza tra oclocrazia e democrazia: ascoltare le necessità anche di chi maggioranza non è.

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Il ruolo del Politico è proprio quello di mediare tra le esigenze di tutti i cittadini, maggioranza o minoranza che siano, purché le loro richieste siano ragionevoli. Ovvero che rispettino l’annosa questione della libertà individuale, che finisce quando comincia quella di un altro.

Quindi, nel caso della zoopiria, il compito del Politico è quello di mettere i ricercatori in condizioni di svolgere il loro lavoro (ad esempio, proteggendoli adeguatamente dall’ecoterrorismo… ), garantendo al contempo che gli animali da laboratorio siano trattati nel modo migliore possibile; prevedendo anche l’obiezione di coscienza per studenti e ricercatori, ma in una forma che non comprometta né la formazione dei professionisti di domani, né i protocolli di ricerca.

Lo stesso principio si può applicare ad altri àmbiti. Ad esempio consentendo agli agricoltori che lo desiderano di coltivare varietà OGM, purché garantiscano la non contaminazione dei campi limitrofi (vent’anni di convivenza in mezzo mondo dimostrano che bastano pochi collaudati accorgimenti). Ma soprattutto perché la tecnologia OGM, che la Fattori sembra voler relegare a mera curiosità di laboratorio, può dare un grosso contributo sia alla salubrità degli alimenti e alla riduzione degli sprechi – ad esempio quelli legati alla contaminazione da fumonisine – che alla stessa conservazione delle varietà agricole di nicchia, di cui l’Italia ha bisogno, e che a volte rischiano di scomparire per la loro vulnerabilità a qualche malattia. L’ingegneria genetica potrebbe salvarle. Dobbiamo buttare via tutte queste possibilità, solo per assecondare la (presunta) maggioranza?

Ancora, un Politico dovrebbe disporre in modo da consentire di accedere alle tecniche di fecondazione assistita, facendo anche in modo che l’obiezione di coscienza non comprometta il servizio sanitario. Stesso discorso per la contraccezione.

Anche per molti altri argomenti vale lo stesso principio. Poco importa se certe questioni “urtano la sensibilità” di non meglio precisati altri. Questi altri non hanno il diritto di imporre la propria volontà a tutti, neppure se sono la maggioranza. È questo che distingue la Democrazia dall’Oclocrazia: il principio di non invasione della libertà altrui. Principio che non è sempre facile da applicare, tutt’altro, ma questa non è una scusa.

Questo stesso principio, se correttamente applicato, garantisce anche che le richieste delle minoranze che vengano eventualmente accolte, non siano dannose per la società. Una ipotetica minoranza favorevole all’omicidio non sarebbe comunque assecondata, sempre per via della già citata interferenza con la libertà altrui (di non essere uccisi, nella fattispece). Anzi: non sarebbe da assecondare neppure se fosse maggioranza. Si va sempre a parare lì.

commodo

Dite che non è facile? Certo che non lo è!¹ Sono molti i casi controversi. Pensate alla questione della liberalizzazione dell’uso delle droghe: fino a che punto le Istituzioni sono tenute a “prendersi cura” dei cittadini, vietando? E nel caso della pedofilia, cosa succede se qualcuno sostenesse che il minore è consenziente? Farebbe davvero una qualche differenza? E le cinture di sicurezza? E il casco? Se non li uso ci vado di mezzo solo io. È quindi sbagliato che lo Stato me li imponga? Sono davvero solo affari miei se mi vado ad ammazzare stupidamente? E allora, gli interventi di Vigili del Fuoco e Soccorso Alpino? Li paga solo chi ha avuto bisogno o tutti quanti? Questi sono solo alcuni esempi di temi “caldi” per i quali, in Italia o all’estero, c’è chi propone soluzioni diverse (talvolta molto discutibili).

È proprio per dirimere questioni come queste che i politici li paghiamo più di dodicimila euro al mese, più benefici, più una ricca pensione dopo soli cinque anni di lavoro.

Sarebbe ora che cominciassero a guadagnarseli.

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(1) A onor del vero, nel caso della sperimentazione animale, sarebbe stato sufficiente recepire la Direttiva Europea senza inventarsi improbabili modifiche, che costringono ad allevare animali fuori dall’Italia, per poi importarli, con grave danno per il loro benessere. Il tutto per assecondare la presunta volontà di una presunta maggioranza, a dimostrazione di quanto riesca ad essere deleteria l’oclocrazia.

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