Le vere ragioni per le quali il condom-cambia-colore non potrebbe mai funzionare

Il condom-cambia-colore

Un gruppo di ragazzi ha inventato dei condom che cambiano colore a contatto con una infezione sessualmente trasmissibile!”. Tre ragazzi intelligenti, un’idea innovativa, un concorso a premi, un tema importante e scottante; diamo il tutto in pasto a internet e la storia diventa il titolone del secolo. Più tardi, un’azienda si dice interessata al concetto e le condivisioni esplodono in un tripudio di gioia.
In realtà Ali Daanyaal, Shah Chirag (quattordici anni) e Nawaz Muaz (tredici) hanno vinto la sezione “Salute” dei TeenTech award con la loro idea “S.T.Eye” che è, appunto, un’idea: il risultato di una giornata di brainstorming che si ispira ai test fatti in laboratorio per rilevare la presenza di infezioni sessualmente trasmissibili come AIDS, clamidia e sifilide.
Ma se nella vostra vita avete fatto un test per qualunque di queste patologie, sapete che ci vogliono almeno un paio di giorni per avere un risultato, anche da laboratori molto grandi.

Al momento ci sono due tecniche per rilevare le infezioni sessualmente trasmesse; una si basa sul DNA, mentre quella che i ragazzi sostengono di voler utilizzare è il rilevamento degli antigeni di superficie tramite anticorpi specifici, abbastanza ovviamente, visto che prima di poter procedere con le analisi basate sul DNA sarebbe necessario intensificare i campioni con un periodo di reazione a catena della polimerasi (alias PCR).
Gli anticorpi sono proteine particolari che si incastrano in modo preciso sulle proteine presenti all’esterno del virus o del batterio che si sta cercando (gli antigeni); nel caso in esame questo pone non pochi problemi: prima di tutto, utilizzare un solo metodo di rilevamento esclude la possibilità di rilevare gli altri patogeni, quelli che si rilevano con il DNA; poi, la tecnologia che viene comunemente utilizzata per rilevare la presenza di antigeni si chiama ELISA (Enzyme Linked ImmunoSorbent Assay), composta da una macchina piuttosto grossa e pesante che legge campioni disposti su placche da 96 settori ciascuno dei quali deve essere esposto ad alcuni reagenti e cicli di lavaggio/maturazione;

Infine, la conservazione sul condom o nella bustina dei reagenti necessari al test ne diminuirebbe di molto la durata commerciale… senza dimenticare che, al momento, un anticorpo che cambi colore quando attivato non esiste.

un ricercatore vicino a una macchina per test ELISA
un ricercatore vicino a una macchina per test ELISA: piuttosto scomoda da tenere in un condom.

 

Per rendere possibili questi condom sarebbe quindi necessario:
1.- restringere questo percorso dai molti passaggi a un passaggio singolo,
2.- ridurre la tecnologia a qualcosa di talmente piccolo e automatico da poter essere inserito e contenuto nella membrana elastica di un condom,
3.- accertare che i reagenti utilizzati siano sicuri per contatti prolungati e ripetuti con la mucosa vaginale e la pelle del pene
4.- rimanendo in grado di funzionare il 100% delle volte
5.- nonostante i condom stessi al momento non abbiano il 100% di affidabilità (circa 98% di efficacia, se usato correttamente )

Sembra una prospettiva meravigliosa e un bel sogno, ma né i ragazzi del concorso né scienziati o ricercatori riescono ad immaginarsi come fare a rendere possibile la cosa.
Un altro problema riguarda l’utilità di un condom che cambia colore a contatto con una STI: se uno dei ragazzi ha dichiarato che “Eviterebbe [alla gente] l’imbarazzo di andare personalmente in una clinica e [permetterebbe loro di] avere i risultati nella privacy della loro casa”, davvero vorremmo scoprire che noi o il partner abbiamo un’infezione indossando un preservativo? Riformulo: davvero voremmo scoprire dopo -per forza di cose- aver consumato anche solo in parte un rapporto penetrativo, se uno dei due partiva positivo a un simile test? E in caso di rottura del preservativo?

Ultima novità: l'imbarazzo dato da un condom che cambia colore
“Rimani azzurro, rimani azzurro, rimani azzurro!”

 

Personalmente preferisco avere rapporti sessuali protetti in ogni caso -anche all’interno di relazioni stabili- ma un simile oggetto non lo userei: esistono già kit per test da fare a casa e inviabili in pacco anonimo al laboratorio, si possono comperare online ed i risultati arrivano via e-mail o busta per posta in busta chiusa.

Davvero vorreste scoprire un'infezione sessualmente trasmissibile dopo il sesso guardando il colore del preservativo?

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Federico Dagostin è fisioterapista e consulente sessuale, da sempre appassionato di scienza e di cucina, passa il suo tempo seguendo la squadra femminile di pallavolo Riso Scotti Volley Pavia e lavorando tra Pavia e Milano come fisioterapista libero professionista specializzato in riabilitazione dei disturbi del pavimento pelvico.
Oltre a scrivere qui su Italia Unita Per La Scienza cerca di tenere un blog dove parla di riabilitazione, sessualità, costume, tecnologia

photo credit: Condom via photopin (license)

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