In ricordo di Gianni Bonadonna, padre italiano dell’oncologia medica

 

440 a.C. Nelle storie, lo storiografo greco Erodoto racconta di Atossa, regina di Persia, colpita all’improvviso da un’insolita malattia. Atossa era figlia di Ciro e moglie di Dario, sovrano della potente dinastia Achemenide. A metà del proprio regno, la regina di Persia si accorse di un nodulo al petto che perdeva sangue. Atossa aveva il cancro. Una forma di cancro maligno detto  infiammatorio,  in cui le cellule neoplastiche invadono i vasi linfatici formando una tumefazione arrossata con perdite ematiche. Se Atossa avesse voluto, una schiera di prestigiosi medici sarebbe giunta per lei da ogni città dell’impero. Invece la regina di Persia si chiuse in una fiera e impenetrabile solitudine. Nascondeva il suo corpo avvolto tra le lenzuola, evitando di mostrarsi in pubblico. Supplicò infine uno schiavo greco, Democene, di asportarle il seno con un colpo di spada. Una vera e propria mastectomia. La prima testimonianza letteraria della mastectomia.

1973. L’oncologo italiano Gianni Bonadonna visita il National Cancer Institute di Bethesda. È un uomo gentile, affascinante, di grande cultura, vestito impeccabilmente con abiti confezionati su misura a Milano. Bonadonna è convinto che l’associazione tra terapia medica e chirurgica possa abbassare la percentuale di recidive di tumore mammario. Una chemioterapia adiuvante – che in latino significa aiutante – dunque un prezioso aiutante della chirurgia che consenta di eliminare i focolai microscopici di cellule tumorali non asportabili dal bisturi del chirurgo. Ma tutto questo deve essere dimostrato. Ed è così che, in un clima di scetticismo generale ma anche di grande speranze, ebbe inizio il primo trial sulla chemioterapia adiuvante per il cancro mammario. Fondamentale fu il sostegno del chirurgo milanese che per primo aveva affrontato il dogma della mastectomia, sostenendo la possibilità di un intervento più conservativo, oggi noto come quadrantectomia: il dr. Umberto Veronesi. I risultati dello studio di Bonadonna e Veronesi furono annunciati nel convegno oncologico di Bruxelles del 1975. A distanza di due anni, metà delle donne non trattate con la chemioterapia era andata incontro a una recidiva, mentre nel gruppo di donne che avevano sperimentato il protocollo CMF (Cytoxan – Metotrexate – Fluorouracile) solo un terzo erano andate incontro a una ricaduta. La chemioterapia adiuvante aveva prevenuto una recidiva di cancro in circa una donna su sei. Non fu questa l’unica grande scoperta di Bonadonna, fondatore e direttore del primo reparto di Oncologia Medica in Italia. Fondamentale il suo contributo per sperimentare il protocollo terapeutico ABVD, grazie al quale è possibile ottenere la remissione completa del linfoma di Hodgkin. Oggi è possibile fare diagnosi precoce di tumore al seno con lo screening mammografico. La diagnosi precoce ha permesso una riduzione della mortalità specifica di carcinoma mammario e garantisce anche una migliore qualità di vita, vista la disponibilità di trattamenti chirurgici di tipo conservativo e l’interazione con chemioterapia e radioterapia. Per questi risultati, dobbiamo ringraziare il Dr. Gianni Bonadonna. Che la terra ti sia leggera, Gianni, e possa tu essere d’esempio a tanti giovani ricercatori.

bidone_17690928-031-kLr-U43110808567056qRC-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443

“Mi sono trovato tante volte al bivio tra l’uomo e la sua scienza, tra il mercato e la persona e ho scelto sempre una strada precisa: la ricerca contro il cancro è la mia vita. La vita prima di tutto” (Gianni Bonadonna)

PER AFFRONDIRE

Testo a cura di: Jakob Panzeri

Editor: Stefano Bertacchi

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: