No, ancora una volta non c’entrano i vaccini

Un recentissimo studio pubblicato su Nature Communications conferma ancora una volta il ruolo che ha la genetica nello sviluppo dei disturbi dello spettro autistico.

La comprensione delle cause e dei meccanismi molecolari alla base dei disturbi dello spettro autistico è, ad oggi, un fervido campo di studio della ricerca. Purtroppo, nonostante siano tutte raggruppate sotto le stesso nome, le notevoli differenze che si riscontrano tra le diverse forme di queste condizioni rendono molto complicato il lavoro dei ricercatori.

Ciò che ad oggi sembra assodato, stando alle recenti pubblicazioni sull’argomento, è il legame tra lo sviluppo di queste patologie e l’alterazione funzionale di alcuni geni regolatori (si parla di loss of function, ovvero “perdita di funzionalità”). Questi, in sostanza, funzionano da “interruttori molecolari” nei confronti di altri geni che vengono così attivati e disattivati regolandone la funzione. Allo stato attuale, infatti, sono stati identificati vari geni che agiscono come fattori di rischio nello sviluppo di disturbi dello spettro autistico. Questi, si è visto, sono tutti espressi durante lo sviluppo fetale del cervello e ciò ha suggerito che esista un importante sistema di regolazione che si comporta come un direttore d’orchestra durante il complesso processo. In particolare, nello studio che vi riportiamo in calce, è stato analizzato il gene CHD8 che, oltre ad essere uno dei geni rischio per i disturbi dello spettro autistico, regola l’avvolgimento della cromatina determinando l’attivazione o meno di altri geni correlati al rischio di sviluppo dei disturbi.

La cromatina, giusto per fare un inciso, altri non è che il DNA presente nel nucleo delle cellule unito a delle proteine e RNA. Il nome deriva dal fatto che, in un preparato al microscopio ottico, risulta essere molto colorata. All’interno del nucleo delle nostre cellule, la cromatina può andare incontro a diversi gradi di avvolgimento, compattandosi così in strutture come i cromosomi. La compattazione della cromatina è anche però un modo con cui si può regolare l’espressione genica, ovvero stabilire quali geni debbano essere letti e tradotti e quali no. Il gene CHD8 fa proprio questo: sintetizza una proteina che va ad alterare la struttura della cromatina in modo che non possano essere espressi tutti i geni contenuti in quei tratti di DNA.

Per comprendere il ruolo che questo gene avesse nella regolazione, i ricercatori hanno provato ridurne l’espressione in cellule staminali umane del tessuto nervoso, tecnica conosciuta come gene knockdown. I risultati ottenuti hanno svelato che molti dei geni associati allo sviluppo della malattia andassero incontro a un’errata regolazione proprio in mancanza di un sufficientemente funzionale gene CHD8.

Tutto ciò ha portato i ricercatori a concludere che il gene, in presenza di mutazioni o modificazioni loss of function, contribuisca allo sviluppo dei suddetti disturbi andando ad alterare un antico e consolidato sistema di regolazione genica che interviene durante lo sviluppo nervoso, rendendolo di fatto un importante responsabile molecolare dell’eziologia della ASD (Autism Spectrum Disorders).

Sulla base della funzione dei vari geni bersaglio di CHD8 (individuati su cellule staminali, cervello fetale umano e corteccia cerebrale di topo embrionale), i ricercatori hanno ipotizzato che potrebbe venir meno la corretta proliferazione e differenziazione dei progenitori delle cellule nervose. Questo causerebbe, nelle fasi di maturazione successive, differenti proporzioni tra i tipi cellulari nella corteccia cerebrale.

Naturalmente non siamo davanti al “gene dello spettro autistico”, gli stessi ricercatori precisano che vanno ricercati e studiati altri geni regolatori e fattori di trascrizione legati all’insorgenza della malattia. Solo in questo modo, incrociando le nuove conoscenze con le precedenti, sarà possibile trovare i meccanismi molecolari e nervosi alla base della patogenesi della ASD.

Fonti e bibliografia di riferimento: 

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