Disinformazione sui vaccini: 7 mosse per difendersi

Ho già avuto occasione di riflettere sui motivi che ci spingono a rinviare o a rinunciare alle vaccinazioni. Tra questi sembra giocare un ruolo importante anche la capillare opera di disinformazione svolta da alcuni veri e propri professionisti del campo. Sì perché se uno guadagna facendo disinformazione, fosse anche solo con i banner pubblicitari di un sito o vendendo qualche libro, è a tutti gli effetti un professionista della stessa.

La campagna di sensibilizzazione al vaccino tuttora in corso, sta dando ad alcuni di questi professionisti della disinformazione nuove occasioni di visibilità sui media. Il danno nasce dal fatto che troppi giornalisti e redattori italiani non hanno ancora capito che è deleterio concedere a queste persone un falso equilibrio (false-balance), perché le loro tesi sono ad un primo impatto molto accattivanti e credibili. Citano numeri, statistiche ufficiali, rapporti istituzionali, ricerche pubblicate su riviste prestigiose eccetera.

Come fanno ad essere così persuasivi? Alcuni di loro riescono addirittura a sostenere che anche le grandi campagne vaccinali siano inutili. Ad esempio, uno degli ostacoli più duri che deve superare chi fa disinformazione sui vaccini è l’evidente successo del programma di eradicazione della poliomielite, una cosa che è sotto gli occhi di tutti. Stiamo parlando di una campagna vaccinale mondiale che è riuscita a far estinguere questa malattia devastante anche in nazioni estremamente povere, con sistemi sanitari ben lontani dall’efficienza di quelli a cui siamo abituati noi cosiddetti occidentali. Anche una nazione poverissima come Haiti ha potuto eradicare questo pericoloso virus, e lo ha fatto ormai più di vent’anni fa. Eppure tra i disinformatori antivaccino c’è chi vorrebbe farvi credere che invece la poliomielite è scomparsa grazie a non meglio precisati “miglioramenti delle condizioni igieniche”. Che cosa sia cambiato nelle condizioni igieniche, per dire, degli Stati Uniti tra gli anni ’60 e ’70; di Haiti tra gli anni ’80 e ’90 o dell’India tra gli anni ’90 e 2000 non è dato sapere. Ebbene: i disinformatori riescono a sostenere anche questa tesi palesemente assurda in modo convincente, citando magari fonti ufficiali. Hanno un modo solo per riuscire in questo vero e proprio gioco di prestigio statistico: distorcere i dati e manipolare le statistiche.

Purtroppo, siccome la maggior parte delle persone nella vita si occupa d’altro che di epidemiologia – e più in generale non si può pretendere che tutti quanti diventiamo esperti in ogni campo del sapere – per molti può essere davvero difficile accorgersi di queste vere e proprie prese in giro. Per questo ho deciso di riassumere in questo comodo bignamino gli stratagemmi principali che i disinformatori dell’antivaccinismo mettono in atto col preciso intento di farvi credere tre cose:

1) Che le malattie infettive sono molto meno pericolose di quanto non siano in realtà.

2) Che i vaccini sono molto meno efficaci di quanto non siano in realtà.

3) Che i vaccini sono molto più pericolosi di quanto non siano in realtà.

Ecco quindi, solo per voi, una comoda sintesi dei principali stratagemmi con cui gli antivaccinisti manipolano i dati per sostenere le loro congetture sballate.

1) Confondere incidenza, prevalenza e mortalità

L’incidenza è il numero dei nuovi casi di una malattia, mentre la prevalenza è il numero totale dei malati, vecchi e nuovi. Se per una data malattia migliorano le cure, scende la mortalità, e di conseguenza sale la prevalenza, perché un numero maggiore di persone sopravvivono alla malattia. Il vaccino invece fa scendere l’incidenza: prevalenza e mortalità scenderanno solo più tardi, come conseguenza indiretta del minor numero di nuovi malati che si aggiungono ogni anno. Sfruttando abilmente questi numeri, gli antivaccinisti possono farvi credere, ad esempio, che la poliomielite stava scomparendo già prima del vaccino, perché la mortalità era in calo. Invece la mortalità era in calo grazie all’adozione del polmone d’acciaio; la malattia ha cominciato a regredire solo con l’introduzione della vaccinazione.

2) Ignorare i cambiamenti nella definizione delle malattie, i movimenti di popolazione o nuove pratiche diagnostiche

Se non si tiene adeguatamente conto dei diversi fattori che possono influire sulla diagnosi di malattia, o sulla scrupolosità con cui le diagnosi vengono riportate agli organi competenti, i valori di incidenza, prevalenza e mortalità risultano falsati. Un esempio classico è proprio quello dei disturbi dello spettro autistico, la cui diagnosi è cambiata molto nel corso degli ultimi anni, ed oggi comprende disturbi che prima erano classificati a parte, e addirittura forme così leggere da non richiedere intervento medico: forme che prima non erano neppure prese in considerazione e oggi vengono comunque riconosciute come autismo. Se non si tiene debitamente conto di ciò, è facile far credere che la prevalenza dell’autismo sia in aumento (non è così) e attribuire poi questo aumento a ciò che fa più comodo.

3) Omettere il numero degli esposti al contagio

Il contesto tipico di questo escamotage è quello in cui i disinformatori citano report su focolai di infezione. Confrontando il numero dei malati vaccinati e non vaccinati, e omettendo di indicare quanti erano i vaccinati esposti (tipicamente si ammalano molto meno dell’uno percento dei vaccinati esposti) e quanti invece i non vaccinati esposti (tipicamente si ammala più dell’ottanta per cento dei non vaccinati esposti, ed è inoltre da loro che parte il focolaio), vi possono far credere che la vaccinazione sia ininfluente per la diffusione delle malattie. Un meccanismo simile è usato sistematicamente da un famoso medico disinformatore (che non citerò), che è solito confrontare il numero di persone che hanno subìto conseguenze gravi da una determinata malatia, con generici elenchi di effetti avversi segnalati in seguito (vedi punto successivo) a vaccinazione. Omettendo il numero dei vaccinati, il numero dei non vaccinati esposti alla malattia, e addirittura la frequenza di questi generici effetti avversi, il disinformatore ha gioco facile a farvi sovrastimare enormemente la pericolosità di un vaccino, facendovi al contempo sottostimare la pericolosità della malattia prevenuta dal vaccino stesso.

4) Confondere consequenzialità temporale e causalità

Anche in questo caso l’esempio più tipico ce lo fornisce l’autismo: il fatto che esso venga diagnosticato in seguito a un episodio febbrile successivo a una vaccinazione, non significa necessariamente che (a) l’episodio febbrile sia dovuto al vaccino (b) l’autismo sia stato provocato dal vaccino o dall’episodio febbrile. Recentemente questo stratagemma ha trovato spazio anche nelle aule di tribunale, dove è stato fatto credere ad un giudice che i normali report di eventi avversi registrati successivamente alla vaccinazione, fossero invece eventi già riconosciuti come causati dal vaccino stesso. Ne ha parlato il Dottor Di Grazia (Medbunker) in un suo recente articolo. È interessante anche notare, a questo proposito, che alcuni report in letteratura suggeriscono che gli episodi febbrili intensi possano alterare più o meno temporaneamente il quadro clinco di alcune forme di autismo, potrebbe quindi non essere un caso se alcune diagnosi (non la malattia!) avvengono proprio in seguito ad episodi febbrili, indipendentemente dal fatto che essi siano indotti da un vaccino oppure no.

5) Sottintendere che un vaccino è utile solo se perfetto

La perfezione non è di questo mondo, e i vaccini non fanno eccezione. Lo sanno bene i disinformatori, che spesso impostano le loro elucubrazioni sull’utilità o meno di una vaccinazione dando per sottointeso che un vaccino è utile se e solo se (a) ci rende al 100% invulnerabili alla malattia, tipo superman; (b) ci fornisce questa immunità totale secula seculorum, per tutta la vita; (c) ci protegge da qualunque variante virale/batterica presente (e magari anche futura… ) sulla faccia del pianeta. Questo sottointendere l’indispensabilità della perfezione consente al disinformatore di eludere di fatto ogni vero confronto tra rischi e benefici, che è il fattore dirimente sull’utilità di un vaccino. Dire che un vaccino è inutile perché ogni tanto anche qualche vaccinato si ammala è un po’ come dire che i freni dell’automobile sono inutili perché ogni tanto si tampona lo stesso. Questa strategia viene usata soprattutto per contestare i vaccini per influenza, pertosse e HPV, che sono comunque utili anche se non ci difendono né in modo permanente, né da tutti i ceppi batterici/virali presenti e futuri. A volte viene usata anche per il vaccino antipolio.

6) Trascurare l’andamento altalenante delle malattie infettive

Le malattie infettive non colpiscono costantemente nel corso dell’anno, e neppure allo stesso modo tutti gli anni né simultaneamente in ogni luogo. Trascurando questi fattori un disinformatore può scegliere opportunamente il lasso di tempo e il luogo in cui contare i casi di una determinata malattia, in modo da farvi credere che essa sia molto più rara, e quindi molto meno pericolosa, di quanto non sia in realtà. Il morbillo, ad esempio, prima della vaccinazione si presentava tipicamente ogni 5-7 anni: i dati di incidenza di questa malattia relativi ad un anno e ad un’area geografica in cui non c’era epidemia, possono quindi farla sembrare molto più rara di quello che era. In realtà, prima che fosse disponibile il vaccino, tutti, prima o dopo, dovevano fare i conti con questo virus.

7) Produrre un fiume di testo troppo lungo per poter essere letto e contestato per intero

Quando messi alle strette, i disinformatori ricorrono infine a questa strategia generica, comune a tutti coloro che si dedicano alla diffusione delle pseudoscienze: copiano e incollano fiumi di testo, con decine di affermazioni indimostrate e ipotesi assortite. Altre volte sono elenchi più o meno lunghi di ricerche scientifiche e report di focolai di infezione che, se analizzati in dettaglio, danno torto agli antivaccinisti stessi. Può sembrare un suicidio fornire fonti che ci danno torto, ma non è necessariamente così, perché per copiare e incollare un lungo elenco bibliografico, o un sermone da blog, il disinformatore impiega pochi secondi, mentre a voi servirà come minimo una buona mezz’ora solo per recuperare qualcuna delle fonti citate e capire che queste non sostengono ciò che afferma il disinformatore. Nel frattempo chi segue “dal di fuori” potrebbe credere che sia il disinformatore quello che parla con cognizione di causa.

A prima vista quelle riportate sopra possono sembrare tutte finezze irrilevanti, ma se usati ad arte questi stratagemmi rendono credibili anche delle elucubrazioni completamente insensate. Mi rendo conto che per chi non è avvezzo alle insidie dell’epidemiologia, il primo impatto con queste considerazioni possa non essere facile, ma se riuscirete a capire a fondo questi trucchetti di distorsione dei dati, e a tenerli ben presenti quando leggerete presunte informazioni sui vaccini, vi accorgerete che le tesi dei disinformatori dell’antivaccinismo fanno acqua da tutte le parti. Ad esser buoni.

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Per approfondire

L’uso fuffaldino delle statistiche non è certo prerogativa solo dei disinformatori anti-vaccino, e neppure solo delle pseudoscienze. Se l’argomento vi interessa, potete leggere l’ottimo “Mentire con le Statistiche” di Darrel Huff.

Se invece ad intrigarvi è proprio l’epidemiologia in quanto tale, in rete si trovano molte risorse gratuite in inglese, compresi veri e propri corsi universitari, come questo della prestigiosa Johns Hopkins University. In italiano mi sento di consigliarti l’ottimo “Quaderno di Epidemiologia” curato dal Professor Ezio Bottarelli, della facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Parma (ricordati però che lo stamping-out, molto usato in ambito zootecnico, di solito non è visto di buon occhio in medicina umana).

Se invece stai cercando i numeri, trovi dati e analisi (e molto altro) sui vaccini in quantità sui siti di VaccinarSì e LeVaccinazioni.
Buona lettura!

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Quest'anno (fino al 13 ottobre) sono stati registrati 51 casi di poliomielite da virus endemico. Questi casi si concentrano tra Pakistan e Afganistan, dove la guerra e alcune sacche di opposizione violenta di matrice ideologico-religiosa, hanno reso particolarmente difficile distribuire il vaccino a tutta la popolazione. Nel resto del mondo il poliovirus è estinto. Quando anche in queste aree la malattia sarà scomparsa, non ci sarà più bisogno del vaccino. Mai più. Come già accaduto per il vaiolo. In questo sta il grande vantaggio delle vaccinazioni su qualunque altro intervento medico: la possibilità di far sparire per sempre una malattia, permettendo ai nostri figli o nipoti di fare a meno anche della vaccinazione stessa. (foto: polioeradication.org)
Quest’anno (fino al 13 ottobre) sono stati registrati 51 casi di poliomielite da virus endemico. Questi casi si concentrano tra Pakistan e Afganistan, dove la guerra e alcune sacche di opposizione violenta di matrice ideologico-religiosa, hanno reso particolarmente difficile distribuire il vaccino a tutta la popolazione. Nel resto del mondo il poliovirus è estinto. Quando anche in queste aree la malattia sarà scomparsa, non ci sarà più bisogno del vaccino. Mai più. Come già accaduto per il vaiolo. In questo sta il grande vantaggio delle vaccinazioni su qualunque altro intervento medico: la possibilità di far sparire per sempre una malattia, permettendo ai nostri figli e nipoti di fare a meno anche della vaccinazione stessa.
(foto: polioeradication.org)

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