Xylella fastidiosa: intervista al professor Alexander Purcell

Oggi parleremo con Alexander Purcell, Professore Emerito alla University of California-Berkeley per il Dipartimento di Scienze, Politiche e Gestione Ambientali. Si tratta di uno dei più importanti scienziati fra quelli che studiano il batterio noto come Xylella fastidiosa. Per quarant’anni la sua ricerca ha analizzato la Xylella, gli insetti vettori di patogeni vegetali e la diffusione globale del batterio. Inoltre, è venuto qui in Italia per osservare la situazione in Salento, dove la Xylella fastidiosa ssp. pauca è attualmente citata come la causa della diffusione della malattia degli olivi (CoDiRO). Trovate l’originale in inglese linkato a fondo articolo.

https://ourenvironment.berkeley.edu/people/alexander-purcell
https://ourenvironment.berkeley.edu/people/alexander-purcell
  1. Benvenuto su Italia Unita per la Scienza, dr. Purcell. Come già saprà, qui in Italia, nella regione del Salento, stiamo affrontando la Xylella fastidiosa: c’è molta confusione, tutti sono preoccupati per l’impatto agricolo (gli ulivi su tutto) e siamo davvero lieti per questa intervista in cui discutere liberamente sul batterio.

”È un piacere sentirvi, e sono contento di parlarvi di Xylella e delle controversie che sembrano imperversare su molti aspetti del modo in cui questo batterio sta infestando gli ulivi in Italia. I suoi effetti sugli ulivi e altre piante si espanderanno sicuramente nel vecchio mondo.„

  1. Iniziamo con la recente pubblicazione riguardo la presenza di Xylella fastidiosa ssp. pauca in Brasile [1] [2]: la forte correlazione (come riportato nel paper) fra gli ulivi sintomatici e la presenza di X. f. subsp. pauca in Argentina, Italia e ora Brasile può essere considerata una prova definitiva della relazione di causa-effetto fra la Xylella e la malattia degli alberi di ulivo?

“Siccome i ceppi di Xylella fastidiosa ssp. pauca dell’arancio e del caffè sono diffusi e molto vari in Sudamerica, non è sorprendente che questa sottospecie sia stata trovata negli ulivi.„

  1. Quanto possiamo considerare vasta ora la diffusione di Xylella? Come possiamo fronteggiare questo nuovo focolaio? I piani proposti per l’Italia potrebbero adattarsi anche al Brasile?

La diffusione di Xylella fastidiosa in Europa è una cosa seria, anche senza considerare il danno agli ulivi. Come hanno mostrato molti studi, Xylella fastidiosa è molto variabile geneticamente. Ogni sottospecie, e anche i ceppi di una stessa sottospecie, possono variare molto in relazione al tipo di pianta in cui provocano sintomi di malattia. Molte piante la ospitano senza avere sintomi, ma la correlazione tra il rinvenimento di Xylella e la presenza dei sintomi del decadimento rapido dell’olivo (CoDiRO) è un’evidenza della responsabilità di Xylella fastidiosa per questa malattia. Inoltre, le evidenze della presenza in altre piante suggeriscono che il “ceppo ulivo” di Xylella possa attaccare altre specie di interesse commerciale o ambientale.

Quello che sembra essere lo stesso ceppo di Xylella dell’ulivo, è stato trovato anche nell’oleandro, e la sottospecie sandy è causa accertata della bruscatura fogliare dell’oleandro, con sintomi simili a quelli degli oleandri malati in Salento. Per quanto riguarda ciò che gli scienziati tradizionalmente richiedono come prova definitiva che Xylella causi il CoDiRO, dobbiamo aspettare la verifica completa dei postulati di Koch, dei quali l’ultimo passo è mostrare che l’infezione sperimentale di piante d’olivo causa i sintomi del CoDiRO, e che lo stesso batterio può essere reisolato da quelle stesse piante. Capisco che questi esperimenti siano ancora in corso, e che si debbano attendere i risultati definitivi. Non sono coinvolto in questi test, per cui dovete chiedere agli scienziati che li stanno conducendo per sapere esattamente cosa è stato fatto. L’età delle piante e lo stress possono influenzare il periodo di incubazione necessario al manifestarsi dei sintomi. Ciò significa che potrebbe volerci più di un anno per completare i test. Per cui, cosa si deve fare, mentre la malattia degli ulivi si espande esponenzialmente? È ben confermato che certi insetti sono vettori della Xylella fastidiosa, per cui questi vettori devono essere inclusi in ogni piano di controllo.

Come si gestisce una nuova malattia? Due cose sono state nominate ripetutamente, la rimozione delle piante malate e il controllo di quello che sembra essere il principale insetto vettore, una sputacchina, Philaenus spumarius. Se il batterio si muove principalmente da olivo ad olivo, la rimozione degli alberi può rallentare la diffusione della malattia. La distribuzione spaziale e il tasso di diffusione della malattia (CoDiRO), sono coerenti con una diffusione esponenziale (logaritmica). La rimozione delle piante malate sembra essere efficace in Brasile per una malattia degli aranci provocata da Xylella (CVC). La diffusione del CoDiRO in Salento sembra simile a quella del CVC in Brasile, ma non simile a quella della malattia di Pierce della vite nella California settentrionale. Ci sono ragioni complesse – principalmente climatiche – per cui questo [la rimozione delle piante infette, NDT] non funziona con il morbo di Pierce nella California settentrionale. Per una spiegazione del fenomeno (mancanza di una efficace diffusione da vite a vite del morbo di Pierce) rimando all’Annual Review of Phytopathology (2013; 51:339-356).

Per le aree fortemente contagiate, l’eradicazione di un batterio che ha un elevato tasso di diffusione e che infetta molte specie di piante, la rimozione delle piante, anche in combinazione con il controllo del vettore, è improbabile che salvi le poche piante ancora senza sintomi. Per le aree in cui Xylella fastidiosa ha al momento infettato un numero limitato di alberi, ci può essere la possibilità di fermare o rallentare la diffusione del batterio e della malattia da esso provocata, ma il contenimento funzionerà solo se si agirà scrupolosamente e rapidamente. Maggiore sarà il ritardo, minori le probabilità che il sistema abbia successo. Se solo alcuni frutteti vengono trattati, ed altri ignorati, sarà una sconfitta. Per come la vedo io, la rimozione degli alberi malati, unita al controllo del vettore, è il metodo che è stato proposto dagli scienziati e dalle autorità per il controllo delle malattie, così come dalle autorità competenti dell’Unione Europea, ma questo approccio è stato ostacolato da altri gruppi che sostengono di agire nel pubblico interesse. La proposta rimozione degli alberi infetti e controllo del vettore, è efficace? Non lo sapremo mai a meno di non testarla su larga scala. Se questa fosse una malattia animale o umana, non ci sarebbe nessuna seria opposizione al metodo proposto, e poche preoccupazioni per l’ambiente. Penso che ciò che i gruppi di opposizione non prendono in considerazione sia il grave danno che la loro opposizione reca all’agricoltura e all’ambiente. Più tempo ci vuole a mettere in atto i metodi proposti, meno probabilità ci sono che siano efficaci. Può sembrare ironico, ma più tempo aspettiamo a rimuovere le piante malate, ad applicare i trattamenti insetticidi e le altre misure di contenimento, tanto più rapidamente andranno persi altri alberi, e maggiore sarà la necessità di controllare il vettore in futuro. È vero che esiste la possibilità che il metodo di contenimento non funzioni, ma nessuna alternativa seria è stata presentata, eccetto che da coloro che negano ogni ruolo di Xylella fastidiosa nella morte degli ulivi e di altre piante – il tutto senza nessuna prova che le loro controtesi siano vere.„

  1. Ci sono pubblicazioni recente che hanno sperimentato la possibilità di impiegare dei batteriofagi contro la Xylella [3] [4] [5]. Le analisi in laboratorio hanno mostrato risultati incoraggianti con la sottospecie californiana, quella che attacca le viti [6], il che potrebbe rendere possibile uso di questa strategia come arma idonea contro la Xylella. Tuttavia, i test sono stati effettuati solo in serra. Quanto tempo è necessario per avere delle conclusioni definitive in merito a questa strada? Quanto sarà difficile tradurre questi risultati dall’ambiente in serra al campo aperto? C’è da immaginarsi che nell’ultimo caso dovremmo comunque affrontare il problema dei vettori, che trasferiscono costantemente la Xylella da un ospite all’altro, ma potremmo anche impiegare una strategia integrata.

“I recenti risultati di Gonzales et al. riguardo la terapia con batteriofagi sono molto incoraggianti, ma devono essere valutati nel più difficile ambiente del campo aperto. Prestate anche attenzione alla cautela che gli Autori suggeriscono nella loro pubblicazione riguardo l’uso dei batteriofagi. Uno dei pericoli dell’uso di altri ceppi di Xylella per proteggere dal ceppo CoDiRO, è quello di introdurre ceppi che possono danneggiare altre piante. Di sicuro questi test non verranno fatti in Europa, ma in Brasile, Argentina e Costarica, nazioni dove non c’è la necessità di introdurre ceppi esotici di Xylella per i test.„

  1. Cosa ne pensa delle considerazioni fatte dagli scienziati italiani nel collegare la malattia degli ulivi (CoDiRO) alla Xylella? I loro metodi e il loro approccio sono sufficienti per ottenere prove?

”Il campionamento e i metodi sperimentali di cui sono a conoscenza sono gli stessi che avrei usato io. Gli scienziati di Bari e delle agenzie UE coinvolte (EFSA) hanno chiesto consigli e collaborazione agli scienziati con esperienza specifica su Xylella.„

  1. I magistrati italiani hanno bloccato il piano Silletti e avviato delle indagini contro gli scienziati italiani a Bari. Una delle ragioni che motivano le loro decisioni è nel riportare una sua dichiarazione, durante un congresso dell’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare con sede a Parma), che sarebbe “non fate il nostro stesso errore: contro la Xylella è completamente inutile rimuovere gli alberi”. La frase è detta qui, al minuto 1:30: https://www.youtube.com/watch?v=pYXvgkmxDsA

    Ma è vera?

“Secondo la traduzione in inglese del video, hanno ripreso il commento attribuito a me da Rosa D’Amato, secondo il quale sarei contrario alla rimozione degli alberi. Ciò è falso. Vedi il mio commento più sotto.„

  1. Viene anche riportata dall’europarlamentare Rosa D’Amato, qui [8]. Può confermarci o negare questa dichiarazione? Ha anche ulteriori considerazioni da fare sulla decisione dei magistrati (bloccare il piano di contenimento e sequestrare gli alberi)?

”Posso leggere l’italiano con l’aiuto di Google. In questo caso sono abbastanza sicuro da poter affermare che la citazione fatta dalla D’Amato, sia quella attribuita a me che quella attribuita al Prof. Joao Lopes, è COMPLETAMENTE FALSA. Ho avuto conferma di ciò via email dal Prof. Lopes. Dopo il workshop a Bruxelles, ho discusso questo punto per circa un’ora con la D’Amato, così come riportato dalla sua assistente amministrativa. Non ho mai sostenuto di essere contrario alla rimozione degli alberi, al contrario l’ho appoggiata fortemente e ho anche indicato che essa da sola non avrebbe funzionato – bisogna applicare anche il controllo del vettore in una qualche fase (in effetti il controllo del vettore dovrebbe essere fatto immediatamente prima della rimozione degli alberi).

Più che la mia opinione o ricostruzione dei fatti, potete ascoltare voi stessi quello che ho detto al workshop sulla Xylella. Non ho affrontato la rimozione degli alberi nel mio discorso, il Professor Lopes l’ha menzionata. Ha sottolineato come questa sia una delle misure principali per il controllo della malattia da Xylella negli aranceti brasiliani. Un video del mio discorso e di quello del Professor Lopes sono disponibili su Internet qui:

http://livestream.com/un/events/4480617

L’intervento comincia nella parte centrale del video (il secondo dei tre) a due minuti (Purcell) e a 37 minuti (Lopes). Non ho nominato la rimozione delle piante come metodo di controllo. Come potete vedere, Lopes afferma che la rimozione delle piante è un importante fattore di controllo della CVC negli alberi giovani, e la potatura nei casi in cui i primi sintomi si presentassero in quelli più vecchi. La potatura non è stata invece efficace per il morbo di Pierce, causato da Xylella nella vite, e potrebbe non funzionare nel CoDiRO degli ulivi.„

  1. Inoltre i magistrati italiani riportano attualmente le conclusioni di altri ricercatori secondo i quali in Italia abbiamo 9 differenti ceppi di Xylella, introdotti probabilmente decenni fa, un tempo sufficiente per accumulare mutazioni genetiche. Tuttavia, il loro lavoro, su cui si basano le indagini dei magistrati, non sono pubblici. Solo i magistrati ne hanno accesso. Cosa ne pensa?

“Dov’è questo report? Potete mandarmene una copia?

Conosco solo 5 sottospecie, più il batterio della bruscatura fogliare del pero, che potrebbe essere un’altra specie o sottospecie di Xylella. Non posso rispondere senza avere maggiori dettagli, possibilmente pubblicati secondo i canoni della scienza.„

  1. Il punto è questo: i magistrati italiani sono gli unici ad avere accesso a questi dati. La comunità scientifica non può visionare e valutare le perizie secondo cui la Xylella sarebbe innocua o addirittura endemica in Italia. La situazione è bizzarra anche perché alcuni degli esperti nominati dai magistrati hanno riportato presso l’agenzia di stampa dell’ANSA che il ceppo di Xylella in Salento appartiene solo alla ssp. pauca ed è un ceppo particolare. Ecco due esempi sui quotidiani italiani (che i nostri lettori hanno già letto nei giorni scorsi), tramite Ansa [9] e il Corriere del Mezzogiorno [10]. Beh, questa posizione concorda con la valutazione fatta dai ricercatori di Bari nel rapporto finale della rete scientifica SELGE [11]. Ma i magistrati affermano che i loro esperti avrebbero ottenuto conclusioni ben differenti! Come dovremmo reagire, secondo lei, a questa confusione e mancanza di dati? La prospettiva è certamente differente fra scienziati, giornalisti, istituzioni e cittadini, ma qui la situazione sembra esser diventata un po’ troppo caotica.

“Senza altri dettagli (dati), non si possono fare ulteriori commenti in aggiunta all’osservazione che conferma la principale conclusione che i ricercatori di Bari hanno pubblicato. ll secondo link [quello del Corriere del Mezzogiorno, NDT] ripete i contenuti del primo, ma aggiunge commenti che per me non hanno alcun senso„

  1. Un’altra congettura è questa. Franco Trinca del comitato NOGM ha proposto la seguente teoria: gli studi tassonomici mostrano che l’antenato comune a tutti gli attuali ceppi di Xylella risale a circa 15.000 anni fa (Nunney et al 2012; Schuenzel et al. 2005). Secondo la sua teoria, quest’epoca corrisponde alla nascita dell’agricoltura, pertanto è probabile che le prime popolazioni di Xylella si originarono in questo periodo nel bacino del Mediterraneo. Egli ritiene che tutte le attuali sottospecie di Xylella che stanno attaccando le arance in Brasile o le vigne negli USA si sarebbero originate da un ceppo europeo. Il ceppo originale potrebbe essere un diretto progenitore dell’attuale ssp. pauca perché quest’ultima mostra un’elevata differenziazione nei polimorfismi genetici, e l’attuale ceppo in Salento potrebbe essere endemico.

“Un orologio molecolare [12] per Xylella fastidiosa non è al momento adeguato perchè la ricombinazione tra omologhi influisce sulle stime. L’orologio è al momento basato su un assunto che non è stato mai testato per questo batterio. La diversità di Xylella fastidiosa è ancora troppo poco compresa per poter fare affermazioni di questo tipo, comunque. I problemi noti con gli orologi molecolari sono un problema specialmente per i batteri che vanno incontro a frequenti ricombinazioni tra omologhi. Le evidenze al momento sono molto forti nel considerare Xylella fastidiosa un batterio originario dell’America.

Tentativi di coltivazione delle viti europee nel sud degli USA hanno portato più volte a fallimenti, probabilmente dovuti alla malattia di Pierce e altre malattie e insetti infestanti endemici.

Io non sono a conoscenza di alcuna prova che supporti l’ipotesi che la Xylella, in ogni possibile forma, sia arrivata in europa prima del trasferimento di materiali vegetali dall’America. Questa teoria è una speculazione completa.„

  1. Grazie per la sua spiegazione. Comunque, la rivista di divulgazione scientifica Le Scienze (edizione italiana di Scientific American) ha pubblicato una lettera aperta al procuratore capo Cataldo Motta, chiedendo libero accesso alle perizie effettuate dagli esperti da lui assunti [13]. Molti scienziati stanno sottoscrivendo questo messaggio. Lei pensa che firmare questa lettera aperta potrebbe contribuire alla trasparenza e al rispetto del metodo scientifico nelle indagini?

“Non conosco e non ho mai avuto a che fare con la legge italiana, per cui non posso commentare su problemi legati a questa. Certamente, sono necessari dati rilevanti per poter trarre qualunque conclusione in merito alla validità di affermazioni riguardanti le conclusioni scientifiche o attività.„

  1. Grazie professor Purcell. Parlare con lei è stato davvero un piacere e speriamo che i nostri lettori possano ottenere alcune spiegazioni sulla situazione, poiché molte persone qui in Italia stanno facendo riferimento alla sua opera al fine di rilasciare differenti dichiarazioni relative a scenari differenti.  

“Grazie a voi e a tutti i vostri lettori!„

 

Note:

[1] http://italiaxlascienza.it/main/2016/01/xylella-fastidiosa-negli-ulivi-in-brasile/ (italian)

[2] http://www.fupress.net/index.php/pm/article/view/17259 (english)

[3] http://italiaxlascienza.it/main/2015/10/virus-batteriofagi-per-la-xylella/(italian)

[4] http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0128902#pone-0128902-g002

[5] http://www.apsnet.org/meetings/Documents/2014_meeting_abstracts/aps2014abS39.htm

[6] http://italiaxlascienza.it/main/2015/03/xylella-fastidiosa-e-i-vigneti-californiani/

[7] http://italiaxlascienza.it/main/2015/04/xylella-fastidiosa-insetti-vettore-trattamenti-per-la-sputacchina-e-contagio-in-francia/

[8] http://damatorosa.eu/xylella-damato-m5s-usa-e-brasile-confermano-che-abbattere-ulivi-non-serve-ma-ue-fa-orecchie-da-mercante-sulla-pelle-della-puglia/

[9] http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/mondo_agricolo/2015/12/29/xylella-consulenza-esperti-specie-puglia-diversa-da-altre_8d592019-b335-4cd8-aaa0-f72869c13f77.html

[10] http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/cronaca/15_dicembre_29/xylella-consulenti-procura-specie-puglia-diversa-che-altrove-020d09dc-ae3e-11e5-bec0-c5dc32c2b9b8.shtml?refresh_ce-cp

[11] http://www.cespevi.it/servfito/pdf/Report_pauca_SELGE.pdf

[12]http://www.lescienze.it/news/2016/01/15/news/xylella_lettera_aperta_procuratore_lecce_motta-2930682/

[13]: L’orologio molecolare è un modello usato in biologia per poter calcolare in quanto tempo è avvenuta la separazione tra due specie dal loro ultimo antenato comune. Si basa sul fatto che le mutazioni nel DNA avvengono ad una determinata frequenza. Di conseguenza, andando a valutare le differenze nelle sequenze di DNA tra due organismi si può determinare da quanto tempo è avvenuta la separazione. Per approfondimenti in inglese cliccare qui (Nature) oppure qui (Berkeley University), mentre per uno spiegone in italiano c’è un articolo del nostro Alessandro Tavecchio qui.

Traduzione di: Alessandro Mattedi, Giovanni Perini, Antonio Di Finizio, Monica Bonetti, Alessandro Tavecchio. 

Trovate cliccando qui l’originale in inglese.

Per consultare il nostro archivio di link e riferimenti in italiano sul caso Xylella, compresi i nostri altri articoli sulla vicenda, potete cliccare qui.

Ringraziamo per il supporto e l’impegno riguardo il caso Xylella:

  • Beatrice Mautino, biotecnologa e giornalista scientifica, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze (CICAP)
  • Marco Cattaneo, fisico, direttore della rivista Le Scienze
  • Lisa Signorile, biologa e comunicatrice scientifica, National Geographic Italia
  • Paola Biasi, giornalista, Siderlandia.it
  • Anna Rita Longo, giornalista, Science Writers in ItalyCICAP
  • The Ninth, giornalista e autore per Bufale un tanto al chilo

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