Xylella fastidiosa negli ulivi in Brasile?

Un recentissimo studio pubblicato dalla rivista Phytopathologia Mediterranea conferma l’associazione tra Xylella fastidiosa subsp. pauca e piante di ulivo coltivate in Brasile.
Alla fine del 2014 un gruppo di ricercatori Brasiliani ha osservato gli stessi sintomi del Co.Di.R.O. salentino (Complesso del disseccamento rapido dell’olivo), in alcuni ulivi della Serra da Mantiqueira, catena montuosa che attraversa gli Stati di Minas Gerais e San Paolo nel sud-est del Brasile. In due oliveti siti in Maria da Fé (MG) e Sao Bento do Sapucaí (SP), distanti tra loro 130 km sono state individuate piante di olivo sintomatiche, che mostravano bruscatura delle foglie (disseccamento fogliare) e piante senza sintomi evidenti.

Dal paper: i sintomi del disseccamento rapido dell'ulivo osservati nello stato di Minas Gerais.
Dal paper: i sintomi del disseccamento rapido dell’ulivo osservati nello stato di Minas Gerais. Credits: Helvécio Della COLETTA-FILHO, Carolina Sardinha FRANCISCO, João Roberto Spotti LOPES2, Adelson Francisco DE OLIVEIRA and Luiz Fernando de Oliveira DA SILVA

I ricercatori hanno prelevato campioni di foglie e rametti da porzioni ancora verdi degli alberi che mostravano però sintomi di disseccamento. Tutte le piante appartenevano a tre diverse varietà: Ascolana, Grappolo e Arbequina. Le piante malate mostravano branche totalmente disseccate, o foglie con diversi livelli di bruscatura a partire dalla parte apicale del lembo, esattamente come gli ulivi pugliesi malati. Tramite PCR (polymerase chain reaction) è stata testata la presenza di Xylella fastidiosa e la presenza specifica della sottospecie pauca, riscostrando questa sottospecie in 8 dei 9 campioni di rametti raccolti da piante sintomatiche. Altri 20 campioni prelevati da alberi senza sintomi sono risultati esenti dal batterio.

Le analisi filogenetiche hanno mostrano che il ceppo ST16 di Xylella fastidiosa subsp. pauca isolato dagli ulivi con sintomi di bruscatura è lo stesso ritrovato in Brasile nel caffè nei primi anni 2000. Inoltre è molto vicino a ST11 e ST13 ritrovati negli agrumi ammalati di clorosi variegata (CVC) anche se questi ceppi non hanno dato prova di attaccare l’ulivo nell’esperimento di inoculo. Servirebbero comunque ulteriori studi per chiarire l’origine del batterio che attacca gli ulivi brasiliani. Dai rametti prelevati sono state isolate con successo colonie batteriche di Xylella fastidiosa subsp. pauca, identificate dalla peculiare “crescita fastidiosa” in vitro, dalla colorazione e con la PCR.

filogenesi

In una seconda fase i ricercatori hanno inoculato in condizioni controllate piante sane, alte 20 cm, pungendole con aghi infetti ripetendo l’operazione due volte a distanza di due settimane. Due piante sono state usate come controllo con tampone fosfato salino e altre quindici piante inoculate con tre ceppi diversi di Xylella fastidiosa subsp. pauca: ST71 e ST13 associati rispettivamente al susino e agli agrumi e ST16 trovato negli ulivi brasiliani. Dopo 60 giorni, le analisi sulle piante inoculate in screen house hanno evidenziato che solo il ceppo del batterio trovato negli ulivi brasiliani (ST16) è riuscito a infettare tutte le piante. Mentre sia ST13 che provoca la clorosi variegata degli agrumi che ST71 non hanno dato prova di infettare l’ulivo. Da questa prima evidenza di X. fastidiosa sbsp. pauca in olivi brasiliani ammalati si è capito che il ceppo che infetta gli olivi brasilini è ST16, lo stesso ritrovato nelle piante di caffè Brasiliane. In Italia l’epidemia è associata invece a ST53, lo stesso ST che infetta oleandri e piante di caffè in Costa Rica.

In conclusione i ricercatori ipotizzano che, considerata la prossimità delle piantagioni di caffè agli uliveti, la X. fastidiosa possa essere trasmessa dalle cicaline, insetti Rincoti appartenenti alla famiglia Cicadelidae. Sebbene non sia stato ancora dimostrato che X. fastidiosa sia l’agente causale del disseccamento degli ulivi, è innegabile la forte correlazione tra i sintomi e il patogeno in tre lughi diversi (Italia, Argentina e Brasile). Ulteriori test di patogenicità con ceppi diversi di X. f. subsp. pauca sono attualmente in corso in Brasile.

In attesa dei test di patogenicità, il nostro pensiero torna alle dichiarazioni a mezzo stampa fatte dei magistrati. Nel macello che sta avvenendo in Puglia fra ricercatori, agricoltori, ambientalisti e molti altri, non si può fare a meno di notare che tra i punti su cui si basa l’inchiesta giudiziaria in corso ce n’è almeno uno molto importante. Così importante da ritenere inutile il piano di contenimento che prende il nome di Silletti bis (vedee Appendice).

I magistrati sostengono, vista la consulenza dei periti, che inbSalento sarebbero presenti ben nove ceppi di Xylella fastidiosa sottospecie pauca. Tale variabilità, sempre secondo la magistratura, non può essere che il frutto di almeno 15 o 20 anni di presenza sul territorio salentino del batterio. Il video della conferenza stampa è questo, intervento del procuratore capo Cataldo Motta al minuto 2.15:

Le accuse rivolte ai ricercatori sono molto gravi: diffusione colposa di malattia vegetale, inquinamento ambientale, falso materiale e ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici, distruzione di ambiente naturale.
Il documento tecnico ufficiale fornito dalla rete SELGE, di cui fanno parte anche alcuni dei ricercatori indagati è disponibile cliccando qui.

Esso dice che il ceppo di Xylella fastidiosa rinvenuto in Salento appartiene alla sola sottospecie pauca, ed è peculiare rispetto agli altri casi registrati fino ad ora; infatti le analisi comparative mostrano forti evidenze che il tipo rinvenuto nel Tacco d’Italia abbia peculiarità distinte rispetto alle altre varietà della ssp. pauca registrate nelle banche dati pubbliche.
Il documento fra l’altro rassicura che il ceppo non attacca il genere Citrus (ma ricordiamo che se dovesse mutare di nuovo sarebbe un problema, quindi è relativo fino ad ora).

Orbene, il 29 dicembre l’Ansa comunica che i consulenti della procura di Lecce, quella che ha disposto il sequestro preventivo degli ulivi, affermano che la popolazione batterica di Xylella fastidiosa che si è diffusa nel territorio salentino “è assegnabile alla sottospecie ‘pauca’ ed è assolutamente peculiare e diversa da ogni altra pauca di cui si ha finora conoscenza. Tale peculiarità è in massima parte dovuta al numero e al tipo di piante che sembra attaccare nel Salento”. Queste dichiarazioni però sono in linea con quanto detto dai ricercatori di Bari nel rapporto SELGE! Ma sono a mezzo stampa e non quelle della perizia, che sarebbe utile a questo punto visionare pubblicamente.

Sul Corriere del Mezzogiorno vengono aggiunte informazioni in più:

Secondo gli esperti «un diverso ambiente, quello salentino rispetto a quello costaricano, ha permesso al batterio di esplicare un più elevato potere fitopatogeno». Aggiungono i consulenti che «la popolazione presente nel Salento non sembra costituire una popolazione omogenea». Quindi ci potrebbero essere state «non un’unica introduzione dalla Costa Rica, ma più introduzioni di Xylella, non solo dalla Costa Rica». La Xylella inoltre «potrebbe essere entrata nel Salento anche molto tempo fa, tanto da aver avuto il tempo di subire modificazioni genetiche […] le ipotesi potrebbero essere queste e altre ancora, tutte da studiare, ma soprattutto è da verificare se effettivamente nel Salento sono presenti popolazioni diverse, come sembrano indicare taluni dati raccolti dagli stessi ricercatori in Puglia e mai da essi, inspiegabilmente, adeguatamente commentati».

Forse il batterio è entrato più volte da diverso tempo, il tempo necessario a Xylella per differenziarsi così tanto, ma bisogna comunque verificare.
Motta dice che l’eradicazione del batterio ha senso solo se la diffusione è recente: quindi se il batterio sta da 15 o 20 anni è ormai considerabile endemico e non eradicabile. Anche su questo si basa il sequestro delle piante di ulivo che sarebbero state tagliate a breve. E’ bene ricordare però che già da tempo i ricercatori e lo stesso piano di interventi per fronteggiare l’emergenza si sognano di eradicare il batterio! La strategia che si è cercato di adottare è quella di creare un cordone fitosanitario o buffer zone per rallentare la diffusione della malattia a nord, come indicato nel Pest Risk Assessment pubblicato dall EFSA a fine 2014 (pagina 100 del documento) per rallentare la diffusione della malattia a nord. La procedura di contenimento del batterio da quarantena non è vincolata ai test di patogenicità, non importa che sia esso la causa primaria del disseccamento. In Europa basta la presenza di Xylella fastidiosa in una specie vegetale perché vengano eseguiti con urgenza interventi fitosanitari. Queste misure come già detto servono a ridurre la probabilità che il contagio si espanda in altre zone e che il batterio colpisca altre colture.

Fonte foto: http://www.ilpaesenuovo.it/2015/12/19/inchiesta-xylella-non-si-puo-parlare-di-emergenza-motta-batterio-in-salento-da-almeno-15-anni-ue-tratta-in-errore-da-dati-impropri/
Fonte foto: http://www.ilpaesenuovo.it/2015/12/19/inchiesta-xylella-non-si-puo-parlare-di-emergenza-motta-batterio-in-salento-da-almeno-15-anni-ue-tratta-in-errore-da-dati-impropri/

 

Abbiamo quindi tramite i documenti dei ricercatori di Bari e tramite le dichiarazioni a mezzo stampa dei consulenti della procura di Lecce l’informazione che fronteggiamo un batterio Xylella fastidiosa ssp. pauca ceppo salentino, col timore che forse possano esserci altre popolazioni, ma contemporaneamente il dubbio è: su cosa si stanno basando di preciso i magistrati ora nelle loro indagini?
Le dichiarazioni a mezzo stampa non sono pubblicazioni scientifiche, né esse sono il rapporto della perizia su cui si basano i magistrati. Sarebbe utile leggere allora tali carte delle consulenze, che a quanto pare tutti citano e di cui tutti dispongono, anche se non sono pubblicate. Così da poter confrontare i dati su carta dei consulenti con quanto affermato dai ricercatori di Bari, e capire meglio cosa c’è dietro la storia dei 9 ceppi, dei 15/20 anni, delle popolazioni diverse.

Soprattutto perché se i consulenti avessero realmente degli argomenti che smentiscano quello che la scienza ha sostenuto fino ad’ora dovrebbero condividerli con la comunità scientifica. Perché non rendere pubbliche le perizie? Se queste affermazioni fossero vere, è importante che vengano condivise con la comunità scientifica, perché possano fornire ulteriore materiale di confronto ai ricercatori che lavorano sul fastidioso batterio, non solo in Salento, ma in tutto il mondo.

*aggiornamento del 15 gennaio*

Su Le Scienze è stata pubblicata una lettera aperta al procuratore capo Cataldo Motta di Lecce chiedendo trasparenza sui documenti in possesso alla magistratura. Potete visionarla e sottoscriverla cliccando qui.

Riferimenti:

Approfondimenti:

APPENDICE: il piano Silletti

Dal 1 giugno 2015, in seguito alla Decisone d’esecuzione UE 2015/789, la regione Puglia ha aggiornato i confini delle aree interessate da Xylella fastidiosa che comprendono tutta la provincia di Lecce e parte di quella di Taranto e di Brindisi. Le aree delimitate sono suddivise in: zona di sorveglianza, zona cuscinetto e zona infetta. La zona cuscinetto si estende per 10 km, confinando con la zona infetta, mentre la zona di sorveglianza, ampia 30 km, è situata a nord dalla zona cuscinetto. La zona infetta corrisponde a tutta la provincia di Lecce con alcuni focolai puntiformi in quella di Brindisi (nei comuni di Oria, Torchiarolo, Cellino San Marco e San Pietro Vernotico). Per la parte settentrionale della zona infetta, una fascia di 20 km a nord di Lecce, sono previste specifiche misure di contenimento.

silletti

Il nuovo Piano degli interventi, trasmesso a fine giugno e ribattezzato Silletti bis, definisce le strategie di contenimento della popolazione dell’insetto vettore (Philaenus spumarius) e di riduzione della quantità di inoculo del batterio. L’obiettivo primario è la “bonifica e messa in sicurezza” dei focolai all’esterno della provincia di Lecce e nella fascia di 20 km a nord della provincia stessa. Le azioni da intraprendere differiscono per livello di priorità e in base alle suddivisioni territoriali di cui sopra.

  • Azioni ad alta priorità nei focolai esterni alla provincia di Lecce

Nei focolai all’esterno della provincia di Lecce è prevista, entro un raggio di 100 m da ogni pianta infetta, la rimozione di TUTTE le specie sensibili al ceppo europeo di Xylella fastidiosa, dette piante ospiti¹, indipendentemente dal loro stato di salute. Tutte le altre piante che presentano sintomi indicativi della batteriosi devono essere sradicate. Queste misure saranno affiancate da un’attività di campionamento e di esame di tutte le suddette piante e da trattamenti insetticidi contro l’insetto vettore.

  • Azioni ad alta priorità nella zona di contenimento (20 km a N della provincia di Lecce)

Estirpazione di tutte le piante risultate infette da Xylella fastidiosa, monitoraggio di tutte le
piante ospiti nel raggio di 100 m dalle piante infette e impiego di insetticidi contro la sputacchina.

Per il controllo del vettore sono cruciali le operazioni agronomiche di aratura e fresatura (in particolare durante il mese di aprile quando gli stadi giovanili della sputacchina trovano rifugio sulle piante spontanee infestanti gli oliveti). Come già evidenziato nella prima versione del Piano Silletti dette operazioni, se applicate propriamente, contribuiscono notevolmente a ridurre la necessità di insetticidi per il controllo dell’insetto vettore. Esse sono, peraltro, preferibili al diserbo chimico, sia in termini di impatto ambientale che per efficacia nel contenimento del contagio: il diserbo chimico avrebbe l’effetto di allontanare l’insetto vettore senza ucciderlo mentre, secondo le stime dell’università di Bari, negli oliveti arati si conserva l’11% della popolazione di Philaenus (l’89% in quelli non arati).

Secondo l’Efsa eradicare il batterio nelle zone in cui è largamente diffuso risulta molto difficile, le operazioni di contenimento imposte nelle aree demarcate sono utili quantomeno a tentare di limitarne la diffusione. Inoltre non ci sono evidenze che una delle misure da sola (eradicazione delle piante infette, controllo della popolazione del vettore, divieto di movimentazione di materiale infetto) risulti efficace. Pertanto è consigliato usare strategie combinate la cui efficacia dipende dalle dimensioni dell’epidemia, dal tempo intercorso tra la prima manifestazione e l’identificazione della malattia, dall’abbondanza delle piante ospiti e del vettore nell’area e da quanto rigorose e rapide sono le misure adottate.

Secondo quanto riportato dalle cronache locali, domenica 18 ottobre, in diverse località dell’area cuscinetto e della zona infetta sono stati piantati centinaia di ulivi, contravvenendo al divieto sancito dalla decisione UE 215/789 (ripreso nell’ art. 7 del D.M. 19/06/2015) e al buon senso.
Queste iniziative, insieme alle operazioni di disturbo volte a ostacolare e impedire gli abbattimenti, non produrranno altro effetto che non sia quello di inibire l’unico tentativo attualmente praticabile per contenere la diffusione del patogeno Xylella fastidiosa. Rimane solo da chiedersi se, prima o poi, tutti i diretti responsabili ne pagheranno le conseguenze.


¹ Acacia saligna (Labill.) Wendl., Catharanthus sp., Myrtus communis L., Nerium oleander L., Olea europaea L., Polygala myrtifolia L., Prunus avium (L.) L., Prunus dulcis (Mill.) D.A. Webb, Rhamnus alaternus L., Rosmarinus officinalis L., Spartium junceum L., Vinca sp., Westringia fruticosa (Willd.) Druce .

Fonti: 

Articolo a cura di:

  • Gianluigi Avogadro
  • Alessandro Mattedi
  • Paola Biasi

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