La licantropia

On the dark side
Under the Moon
The wolves gather

Bella-Jacob-Wolf-Eclipse-e1321074303695

morrigan disapproves
Credits immagini: Summit Entertainment e Bioware Co., rispettivamente

Da dove si origina il mito del licantropo, il “lupo mannaro”, l’uomo che nelle notti di Luna piena si trasforma in una famelica e spietata creatura metà umana e metà lupesca? Una mitologica bestia feroce che si può fermare solo con un proiettile d’argento?

Il termine viene dal greco antico λυκάνθρωπία, lykánthropía (composto di λύκος, lykos, “lupo”, e ἄνθρωπος, anthrōpos, “umano”). Soprattutto chi ha fatto il liceo classico ricorderà che le trasformazioni in lupo sono in effetti immaginate fin dall’antichità. Per esempio, quella di Licaone, punito da Zeus per aver tentato di ingannarlo offrendogli carne umana. Oppure i racconti di Petronio, Virgilio e Ovidio. Nel Satyricon per esempio c’è una vera e propria novella in cui un uomo si trasforma in lupo.
Si tratta però di discorsi differenti: sono le metamorfosi, e in particolare la teriantropia. Miti lontani nel tempo e nello spazio, oppure storie fittizie, magari allegoriche o dai toni fiabeschi, che non hanno niente a che vedere con il mostro a cui di solito pensiamo.
Non c’è alcun indizio che gli antichi temessero che membri delle loro comunità potessero trasformarsi improvvisamente in pericolose bestie metà umane metà canine, aggredendo i viandanti o i membri della comunità, così come è nella superstizione comunemente intesa.
Inoltre, non sempre la figura del lupo era vista in maniera negativa in antichità. Fedro lo cita come simbolo di superbia e prepotenza nelle sue fiabe, ma il lupo è anche uno dei simboli di Roma e molti guerrieri (soprattutto germani) ne indossavano le pellicce, perché gli si riconosceva forza, fierezza, fedeltà e tenacia.
Invece il termine “lupo mannaro” (dal latino lupus hominarius) in origine indicava solo un supposto lupo molto grosso, feroce e antropofago, non per forza sovrannaturale.
Solo dal medioevo in poi ha iniziato a definire anche l’uomo-lupo bestiale.

Ed è sempre nel medioevo, precisamente dal folklore pagano degli Slavi, che si origina la credenza in una maledizione come la concepiamo noi (a volte confondendosi anche con altre superstizioni sempre di origine slava come quella sui vampiri).

Image credits: Lucas Cranach the Elder - Gotha, Herzogliches Museum (Landesmuseum), via Wikimedia Commons
Credits: Lucas Cranach the Elder – Gotha, Herzogliches Museum (Landesmuseum), via Wikimedia Commons

Forse l’influenza veniva dalla tradizione germanica. Il lupo, animale sacro al dio Odino, era temuto ma anche molto rispettato e per un uomo catturarne uno era motivo d’onore. Vi erano per esempio gli Ulfheðnar, guerrieri scandinavi che indossavano pellicce di lupo: si diceva, forse in maniera allegorica, che ne condividessero lo spirito o addirittura potessero trasformarsi in battaglia.
Sono protagonisti delle saghe nordiche insieme ai berserker, ma testimonianze di guerrieri simili sono presenti in quasi tutte le tribù germaniche; secondo la leggenda, si trasformavano essi stessi in lupi durante la battaglia. I resoconti latini raccontano di come erano temuti per la loro ferocia in battaglia, soprattutto nelle imboscate notturne.
Poiché i vichinghi, soprattutto tramite gli esploratori e i mercanti noti come variaghi (che erano svedesi) fondarono regni nelle Russie, importando anche i loro retaggi culturali, molte leggende locali potrebbero avere assimilato qualche elemento dei racconti scandinavi. Ma queste sono supposizioni e non ci sono certezze.

Rievocazioni di guerrieri sassoni, VI-VII secolo d.C. notare le pellicce. Credits: http://www.wulfheodenas.com/
Rievocazioni di guerrieri sassoni, VI-VII secolo d.C. notare le pellicce.
Credits: http://www.wulfheodenas.com/

Comunque, durante il basso medioevo la superstizione si diffonde (o torna indietro) nei principati tedeschi e da lì si propaga rapidamente nel resto d’Europa.
Nei secoli XV e XVI nasce la caccia alle streghe. In parallelo, seppur non con altrettanta diffusione, stava emergendo un po’ ovunque un’isteria di massa su presunte pericolose trasformazioni in uomini-lupo mostruosi e antropofagi; sventurati venivano accusati di trasformarsi in lupo e compiere delitti, e non importa se perché avevano stretto un patto col demonio o perché vittime di sortilegio da parte di una strega. E furono numerosi i poveri diavoli che ci rimisero la pelle (reale) piuttosto che la pelliccia (immaginata).

Non si sa di preciso cosa scatenò questa isteria.
L’ipotesi più probabile è che fosse un modo per giustificare le aggressioni all’uomo da parte dei lupi (e magari qualche omicidio o imboscata di banditi…), che all’epoca avvenivano ancora seppur sporadicamente. Difatti, si è notato che in altri paesi esistevano superstizioni simili di uomini che si trasformavano nelle fiere maggiormente temute: iene in Etiopia, tigri in Asia, giaguari in Sud America e così via. L’uomo ha sempre temuto gli animali selvaggi e solo quando ha iniziato a controllare la natura ha imparato anche ad apprezzarla.
In alcuni casi invece si trattava di “anziani saggi incantatori”. In Baviera si diceva che alcuni di loro potessero lanciare un Wolfssegen per scongiurare gli attacchi dei lupi o un Wolfbann, un incantesimo che invece ne induceva l’attacco. Vennero tollerati fino a quasi il XVII secolo, quando poi su di loro ricadde l’accusa di stregoneria. Sporadicamente, a inizio di quel secolo, alcuni di loro escogitarono trucchi per far credere nella popolazione di avere davvero poteri magici connessi ai lupi. Di lì all’accusa di trasformarsi in lupi mannari il passo è breve.

Diversi autori moderni hanno provato a razionalizzare il fenomeno come interpretazioni dell’epoca di malattie oggi ben più note.
Nel 1963 Lee Illis fece la prima diagnosi retroattiva, suggerendo potesse trattarsi di porfiria, una malattia genetica rara che comporta un’alterazione di uno degli enzimi che sintetizzano il gruppo eme dei globuli rossi nel sangue, causando pallore per anemia, fotosensibilità, arrossamento dei denti e psicosi.
Forse qualcuno di questi malati potrebbe essere stato scambiato per un lupo mannaro, dato che già si suppone possano aver ispirato la caccia ai vampiri (e nei paesi dell’Europa dell’Est spesso le figure di mannari e vampiri erano quasi sovrapposte).
Ian Woodward però respinse subito l’ipotesi: i licantropi mitologici venivano rappresentati invariabilmente come lupi o lupeschi, e in forma umana non erano mai descritti così come i pazienti di porfiria.
Un’altra ipotesi era l’ipertricosi: un’altra condizione genetica, che comporta un’estesa crescita di peli e capelli su tutto il corpo, tale da assomigliare veramente a dei lupi. Ma sempre Woodward respinse nuovamente l’ipotesi: è una malattia troppo rara per poter essere associata ai numerosi casi di licantropia denunciati dal tardo medioevo in poi; inoltre, spesso le vittime erano comunque catturate “in forma umana”, mentre ci sono testimonianze persino di nobili affetti da questa condizione, che doveva essere nota.

Ritratto di Pedro Gonzales (Tenerife, 1537 – Capodimonte, 1618), autore anonimo, 1580 circa, conservato presso la Camera dell'arte e delle curiosità. Fu un nobile spagnolo, appartenente alla corte di Enrico II di Francia, soprannominato dai suoi contemporanei "Salvaje Gentilhombre de Tenerife" e "Hombre Lobo Canario".
Ritratto di Pedro Gonzales (Tenerife, 1537 – Capodimonte, 1618), autore anonimo, 1580 circa, conservato presso la Camera dell’arte e delle curiosità. Fu un nobile spagnolo, appartenente alla corte di Enrico II di Francia, soprannominato dai suoi contemporanei “Salvaje Gentilhombre de Tenerife” e “Hombre Lobo Canario”.

Woodward fa un’altra ipotesi: la rabbia. Il virus della rabbia si moltiplica nel tessuto muscolare e connettivale per poi raggiungere il sistema nervoso centrale e infiammare cervello e nervi. Fra i sintomi ci sono idrofobia, movimenti violenti, emozioni incontrollate, confusione, perdita di sensi, aggressività; sintomi che potrebbero essere scambiati come un principio di trasformazione. Può essere trasmesso tramite un morso, soprattutto di un cane o un lupo infetti: tutto combacia con la superstizione della maledizione della licantropia che si trasmette per morso.
La teoria non fa una grinza ed è stata la più accreditata per molto.
Purtroppo, si scontra con un forte problema: la trasmissione della licantropia per morso non è mai stata citata in alcun mito o leggenda prima dell’epoca contemporanea. E’ un’invenzione a posteriori, assieme all’idea che solo l’argento uccida i licantropi, come accade per altre caratteristiche di altri mostri storici come i vampiri.

Non è facile risolvere il mistero. Gli unici documenti di quelle epoche relativi alla licantropia sono “perizie tecniche” di medici invitati in processi per una particolare condizione psichiatrica, e questo rende ancora più difficile la risoluzione.
Gli studiosi dell’epoca, come il medico luterano Johann Weyer, venivano interpellati come “consulenti” per determinare se v’era la presenza di marchi di una strega o altri segni sovrannaturali. Essi rifiutavano le sciocche spiegazioni folkloristiche e utilizzavano il termine licantropo esclusivamente per definire una condizione clinica (i paesani invece usavano termini come werewolf, loup-garou, hombre lobo o vlko-dlak, a seconda del luogo).
Cosa sarebbe questa condizione clinica?
Questa licantropia, chiamata proprio così in letteratura scientifica, è un disturbo psichiatrico – una sorta di sindrome schizofrenica.

lykantrophen
Image credits: Pencilartguy via DeviantArt http://fav.me/d769wyk (fair use for educational purposes)

La licantropia clinica consiste nell’immaginare di potersi trasformare o addirittura di essere un lupo, o al più un cane: è un delirio cosiddetto “zooantropico”, di un uomo che si crede animale.
La sintomatologia consiste in uno spettro continuo di comportamenti psicotici vari influenzati anche dal contesto culturale in cui si vive. Questi vanno da una lieve dissociazione mentale, in cui ci si sente come se si fosse canidi pur mantenendo la lucidità, fino a una totale immedesimazione nello stereotipo del licantropo, con ringhi, ululati e andamento quadrupede. Per estensione, possono essere inclusi nel termine anche altri disturbi zooantropici: si riportano casi di persone convinte di essere gatti, iene, uccelli o addirittura rane e… api!

Non si sa perché si scatena. Si sospetta che possa essere una conseguenza di altre condizioni come un disturbo bipolare o la depressione clinica, ma alcuni esperimenti suggeriscono che possa dipendere anche da particolari condizioni neurologiche (cioè proprio dall’architettura delle sinapsi). In particolare, sembrerebbe che chi è affetto da licantropia percepisca davvero che il suo corpo stia cambiando, perché in alcuni pazienti è stata rilevata attività cerebrale insolita nelle zone dell’encefalo deputate alla propriocezione e alla percezione del proprio corpo. Alcuni autori la associano a disturbi schizofrenici e affettivi, in alcuni casi come un tentativo di esprimere emozioni soppresse (specialmente in contesti aggressivi o sessuali) tramite la figura di un animale, ma la psicosi può essere anche un sintomo di altri disturbi psichiatrici.
Viene in genere trattata tramite psicoterapia o farmaci neurolettici.

La condizione clinica come accennato è nota fin dall’antichità, quando veniva associata a un eccesso di “bile nera”. La prima testimonianza è del medico greco Marcello di Sida, nel II secolo d.C.
Medici greci e latini prima, come Paolo Egineta o Claudio Galeno, e scienziati arabi poi, come Avicenna, descrissero la licantropia narrando di come gli individui affetti vagassero solitari di notte, irrequieti come anime in pena, “ululando” e frequentando i cimiteri fino all’alba. Galeno nel suo trattato scientifico medievale, Sulla melanconia, suggerisce dei rimedi terapeutici contro la licantropia, considerata come “affezione melanconica celebrale”.
Come già detto, niente di tutto questo nell’antichità aveva a che fare con le metamorfosi mitologiche, né con la superstizione slava.
Nel medioevo questo sapere si perse fino all’Umanesimo, che riscoprì i termini licantropia e mania lupina.

In un’epoca di ignoranza, paura del sovrannaturale e caccia alle streghe, trovare un cadavere lungo un sentiero nel bosco e sentir parlare di un pazzo che ululava (e diceva di sentirsi lupo) a qualche villaggio di distanza, è facile che inducesse… equivoci. Qualche villico poteva benissimo fare due più due a modo suo e concludere che il pazzo si trasformasse per davvero e si cibasse di carne umana. Meglio prendere provvedimenti che non si sa mai, radunando gli altri maschi adulti del circondario con torce e forconi e “indagando”.

Ancora una volta, però la licantropia clinica non pare sia la risposta definitiva al nostro mistero dei lupi mannari, perché seppur sia stata presa in esame in alcuni processi, non sembra bastare da sola per giustificare la portata dell’isteria collettiva.
Forse la spiegazione reale è un misto di tutte queste cose, che situazionalmente e localmente si innestavano su un substrato superstizioso già pre-esistente che da sé era scoppiato. Purtroppo le fonti sono scarse e il periodo di isteria relativamente breve. In epoca illuminista, la superstizione è quasi scomparsa. Diderot, nella sua Enciclopedia, riporta che almeno in Francia e nei paesi vicini durante il XVII secolo non erano più denunciati casi, che comunque erano da ricondurre a qualche disturbo nel cervello.
Rimanevano però casi di supposti lupi mostruosi, giganteschi e feroci, come la bestia del Gévaudan (stando alla leggenda, la prima creatura uccisa con proiettili d’argento); probabilmente esagerazioni di reali casi di attacchi oppure tentativi di razionalizzazione degli omicidi.

Come già accennato, nell’età moderna, nel XVI secolo, uno dei principali oppositori alle superstizioni popolari come la caccia alle streghe o ai lupi mannari fu il medico luterano Johann Weyer, in qualità di “consulente”. Egli fu uno dei pochi a descrivere la licantropia clinica in quell’epoca. In molti dei processi, Weyer sosteneva che gli accusatori avevano sicuramente accalappiato dei poveri licantropi (clinici), che in realtà sono solo pazzi solitari e innocui; e per forza che in alcuni casi confessavano: credevano veramente di essere lupi! Avevano bisogno più di un buon medico che di un esorcista o un inquisitore.

Purtroppo, non sempre gli studiosi di questi casi venivano ascoltati. I più fortunati, fra quei poveri diavoli accusati di trasformarsi in lupi mostruosi e antropofagi, se la cavavano con una scorticatura parziale per vedere se sotto la pelle c’era il pelo.

 

Fonti e approfondimenti:

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: