Tumore al cervello: la dieta chetogenica per il glioblastoma

Il tumore cerebrale rappresenta una patologia relativamente rara, costituendo approssimativamente il 2% di tutti i tumori. Tale patologia colpisce ogni anno in tutto il mondo sette persone su centomila. Il glioblastoma multiforme è la forma più comune di tumore cerebrale primitivo maligno: rappresenta il 23% dei tumori cerebrali e colpisce prevalentemente la popolazione adulta (45-70 anni). Il sesso maschile è colpito con frequenza doppia rispetto a quello femminile.

È spesso associato a una prognosi infausta: la sopravvivenza è limitata, nonostante l’intervento chirurgico e le successive terapie. I sintomi possono manifestarsi in qualsiasi fase della malattia e dipendono dalla sede in cui si sviluppa il tumore e dalla sua estensione. Essi comprendono epilessia e deficit neurologici diversi in base alla zona colpita (es. deficit motori, perdita di memoria a breve termine, disturbi del linguaggio); inoltre, in tali pazienti si evidenziano reazioni psicologiche alla malattia, come disturbi di ansia e dell’umore.

Il trattamento standard del glioblastoma prevede, laddove possibile, la resezione chirurgica (ovvero la rimozione fisica), seguita dalla chemioterapia e dalla radioterapia. Inoltre, negli ultimi anni si è assistito a un crescente interesse riguardo il trattamento nutrizionale dei tumori cerebrali, in quanto numerosi studi hanno evidenziato come alti valori protratti di zuccheri nel sangue “alimentino” il tumore, favorendone la crescita e svolgendo un ruolo negativo per la sopravvivenza di pazienti con glioblastoma.

È stato quindi ipotizzato che una restrizione dei carboidrati nella dieta potrebbe ostacolare  il funzionamento delle cellule tumorali e la crescita cellulare anomala,  aumentando la sopravvivenza libera da progressione della malattia. Le cellule tumorali hanno infatti una ridotta capacità di utilizzo dei corpi chetonici come fonte energetica, mentre il tessuto cerebrale sano è in grado di utilizzarli come “carburante” alternativo. La riduzione dei carboidrati e la conseguente produzione di chetoni, che avviene normalmente durante un digiuno prolungato a scopo protettivo, può essere ottenuta anche grazie all’impiego di una dieta  chetogenica classica, soprattutto se a ridotto apporto energetico.

La dieta chetogenica classica, utilizzata a scopo terapeutico in diverse patologie neurologiche rare (come alcune forme di epilessia farmacoresistente o il deficit dell’enzima Glut-1), è un modello dietetico caratterizzato da un alto apporto di grassi (80-90% del fabbisogno energetico giornaliero) e un basso apporto di carboidrati (2-8% del fabbisogno energetico giornaliero). Tale apporto di grassi associato a un minimo apporto di carboidrati induce a livello epatico una cronica produzione di corpi chetonici utilizzati poi come carburante alternativo per le cellule cerebrali sane. I corpi chetonici, inoltre, sembrano svolgere un’azione protettiva a livello neuronale sia contro i radicali liberi sia diminuendo la frequenza e le entità delle crisi epilettiche.

In particolare, due studi, uno italiano e uno americano, hanno mostrato la regressione della massa tumorale durante il trattamento con dieta chetogenica classica, abbinata a chemio e radioterapia, con una ricomparsa dopo la sua sospensione. Ad oggi sono in corso quattro trial clinici su volontari affetti da glioblastoma sottoposti a dieta chetogenica, di cui tre condotti negli Stati Uniti e uno, denominato ERGO II, in Germania.

Altri alimenti quali frutta e verdura, caffè, tè e gli acidi grassi essenziali (omega-3 e omega-6), sono poi risultati avere un effetto protettivo, evidenziando un’associazione inversa tra il loro consumo combinato e il rischio di tumori cerebrali, ipotizzando quindi il loro utilizzo come coadiuvante nel trattamento classico per un approccio terapeutico promettente. Gli antiossidanti contenuti negli alimenti di origine vegetale e le fibre alimentari, infatti, possono svolgere un ruolo chiave nella prevenzione di questo tipo di tumori, essendo protettivi per il danno del DNA e l’inibizione della crescita cellulare, a differenza dell’utilizzo di integratori alimentari risultati inefficaci se non addirittura favorenti la progressione di altre specie tumorali.

Tuttavia i risultati ottenuti da questi studi necessitano di essere confermati da studi più ampi e più a lungo termine, ma diete a basso contenuto calorico ricche di cibi di origine vegetale e diete chetogeniche controllate potrebbero essere efficaci sia per la prevenzione che per il trattamento dei tumori cerebrali.

Testo a cura di: Ramona De Amicis – Dietista Nutrizionista
Edito: Stefano Bertacchi e Alessandro Tavecchio
Si ringrazia per la revisione: Marco Delli Zotti

 

Bibliografia

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