Ridi che ti passa: il solletico

Il solletico è una sensazione che tutti conosciamo e che abbiamo largamente sperimentato durante la vita. Anche per questo, oltre che per le sue caratteristiche peculiari, nei secoli ha stuzzicato la curiosità di alcuni grandi pensatori (Platone, Galileo, Bacon, Darwin, Freud) che si sono interrogati sulla sua origine e sul suo significato. Ma quali sono i meccanismi dietro al solletico?

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Il solletico è una sensazione generalmente piacevole, associata a una serie di reazioni tipiche e involontarie come la risata, l’agitazione e il rilassamento muscolare. Photo credits: David Shankbone, via Wikimedia Commons CC 3.0

Prima di tutto va sottolineato come con il termine “solletico”, nell’accezione comune, siano indicate due distinte forme di sensazione, definite alla fine del 1800 da Hall e Allin come knismesi e gargalesi.

La knismesi è una sensazione spiacevole e fastidiosa, evocata da un tocco leggero in movimento sulla pelle (come una piuma o lo zampettìo di un insetto). È una sensazione che condivide molte caratteristiche con il prurito/dolore sia dal punto di vista anatomico (infatti la sezione delle vie nervose deputate alla trasmissione di queste sensazioni provoca la scomparsa della knismesi) sia dal punto di vista della risposta evocata che consiste nel grattamento della zona interessata. Pertanto la knismesi è stata descritta come una sorta di “prurito in movimento” ed è dunque probabile che si sia evoluta a partire proprio da prurito e tatto come meccanismo di difesa contro piccoli parassiti o insetti. Tale evoluzione è probabilmente avvenuta in tempi remoti come dimostra la presenza della knismesi in diverse specie animali.

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La spiacevole sensazione che state immaginando di provare osservando questa immagine è precisamente la knismesi. Photo Credits: https://pixabay.com/it/formiche-legno-formiche-mano-4239/ (Pubblico dominio)

La gargalesi invece è una sensazione generalmente piacevole evocata da una stimolazione più intensa in particolare a livello di alcune zone sensibili (ascelle, ventre, collo, piante dei piedi, perineo, etc.) che provoca la tipica reazione di risata incontrollata e di agitazione in chi la prova. I meccanismi neurofisiologici alla base della gargalesi sono probabilmente differenti da quelli della knismesi, tuttavia tra le due sensazioni c’è un certo grado di sovrapposizione per cui è possibile che esse derivino da diverse interazioni tra le sensazioni di prurito e di tatto.

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Knismesi e gargalesi sembrano derivare da diversi gradi di interazione tra prurito/dolore e tatto. La sezione della via spinotalamica, deputata alla trasmissioe del dolore (a destra) porta all’abolizione quasi completa della knismesi ma gradi variabili di gargalesi sono matenuti. Probabilmente ciò deriva dalla partecipazione della via delle colonne dorsali, deputata alla trasmissione del tatto (a sinistra). Photo Credits: OpenStax College, via Wikimedia Commons CC 3.0

Inoltre la gargalesi è descritta principalmente nell’uomo e nelle grandi scimmie (ma anche nel topo sembra sia stato descritto un fenomeno simile), è legata fortemente a meccanismi sociali complessi e potrebbe dunque avere un’importanza notevole nello sviluppo dell’individuo. La gargalesi è la sensazione che più di tutte coincide con la nozione comune di “solletico” pertanto da qui in avanti ci si riferirà in particolare a questa sensazione.

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Nei ratti è stato osservato un fenomeno che potrebbe essere assimilabile alla gargalesi. Photo Credits: Reg Mckenna, via Wikimedia Commons CC 3.0 

 

Una delle caratteristiche più tipiche del solletico è il fatto che esso non può essere autoindotto ma può essere stimolato solo da un agente esterno. La base neurofisiologica di questo fenomeno sembrerebbe essere associata a una rappresentazione futura interna del nostro sistema motorio che permette di attuare una sorta di previsione sensoriale. In pratica è come se il nostro sistema nervoso prevedesse le conseguenze sensoriali di un nostro comando motorio e “filtrasse” quelle informazioni. Elementi chiave in questo processo sembrerebbero essere il cervelletto e un’area del cervello chiamata corteccia cingolata anteriore.

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La corteccia cingolata anteriore (sinistra, in giallo) e il cervelletto (destra) sembrano essere centrali nel meccanismo di previsione sensoriale che impedisce di autoindursi il solletico. Photo Credits: Wikimedia Commons (Pubblico dominio)

Altra caratteristica del solletico è di evocare una serie di reazioni involontarie (risata, rilassamento muscolare, agitazione). La tipologia di tale reazione è controversa e alcuni la considerano una sorta di riflesso in risposta a uno stimolo inaspettato (al pari del riflesso di trasalimento) mentre altri ritengono sia una risposta stereotipata ma ben più complessa di un riflesso e in parte modificabile. Infatti una persone può imparare a sopprimere la propria risposta al solletico mentre non si può imparare a bloccare un riflesso.

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Rappresentazione schematica di un riflesso semplice spinale. Lo stimolo raggiunge il midollo spinale tramite la branca afferente del riflesso e fa sinapsi con il neurone motorio che, tramite la branca efferente, raggiunge il muscolo bersaglio e ne provoca la contrazione. Nel riflesso semplice il cervello non viene raggiunto e pertanto la risposta generata è indipendente dalla volontà e stereotipata. In particolare nell’immagine è rappresentato il riflesso di allontanamento: uno stimolo doloroso sul dito provoca una contrazione muscolare e l’allontanamento della mano dalla fonte dello stimolo. Photo Credits: MartaAguayo, via Wikimedia Commons CC 3.0

La domanda a questo punto è: che ruolo ha il solletico?

Molti hanno sottolineato l’importanza del solletico nello sviluppo psicologico e sociale dell’individuo e il fatto che sia necessario un agente esterno sembrerebbe avvalorare tale idea. Il solletico sembrerebbe infatti fortemente implicato, nell’infanzia, nel consolidamento del rapporto madre-figlio e nel favorire il contatto materno oltre a permettere la creazione di un forte legame di fiducia tra figlio e genitori. Dopo l’infanzia il solletico sembra importante come fonte di piacere associata al gioco, nello sviluppo sociale e di interazione cognitiva oltre a generare un contesto di intimità tra gli individui. In tal senso è interessante notare come il solletico sia un comune elemento di “punizione” non violento tra fratelli o amici generando contesti di “dominazione” e “sottomissione” non aggressivi. Poiché però la stimolazione eccessiva e prolungata può passare dall’essere piacevole all’essere fastidiosa, fino a diventare una vera sensazione di sofferenza (tanto che il solletico è stato utilizzato come metodo di tortura), la risata che esso provoca, fintanto che lo stimolo rimane piacevole, sembra implicata nella distinzione tra comportamento aggressivo e non.

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Il solletico sembrerebbe avere un ruolo importante nel consolidamento del rapporto tra genitore e figlio e nella formazione di un forte legame di fiducia. Inoltre sembrerebbe importante nello sviluppo dei rapporti sociali e nell’interazione con altri individui durante il gioco. Photo Credits: Joe Shlabotnik, via Flickr CC 2.0 (riutilizzo non commerciale)

Dopo l’adolescenza, il solletico sembra assumere una maggiore carica erotica, entrando a far parte di giochi sessuali, dei preliminari e del sesso in generale. Tale rapporto tra sesso e solletico può essere portato all’estremo e configurarsi come una forma di ossessione con connotati sadomasochistici e voyeristici tanto da essere considerato una forma di parafilia.

Per quanto riguarda la differenza nella sensibilità al solletico nelle varie aree corporee alcuni teorizzano che questa si sviluppi nel periodo prenatale come meccanismo per indurre il feto ad assumere e mantenere una posizione ottimale durante la vita intrauterina. Altre ipotesi si sono invece soffermate sulla valenza difensiva del solletico, sottolineando come molte delle zone più tipicamente sensibili, siano anche le più esposte durante un combattimento corpo a corpo. Dunque il solletico potrebbe “allenare” a prestare maggiore attenzione alle proprie zone vitali e ricoprirebbe un ruolo importante, durante il gioco, nello sviluppo inconscio delle abilità di combattimento nel bambino. La risata pertanto senso sembrerebbe fungere da incoraggiamento involontario a continuare il gioco e perpetrare dunque la sua valenza formativa.

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Non lo sapete ma il solletico vi ha resi dei guerrieri migliori! Photo credits: http://www.publicdomainpictures.net/view-image.php?image=56211&picture=child-and-knight-dress (Pubblico dominio)

Dunque, in definitiva, è probabile che il solletico si sia evoluto a partire dalle sensazioni di prurito/dolore e tatto fino ad assumere un importante ruolo nello sviluppo delle interazioni sociali all’interno e all’esterno del nucleo familiare, nel gioco e nella sfera sessuale, oltre a garantire agli individui un vantaggio evolutivo per la valenza difensiva e per la spinta a un maggiore sviluppo delle proprie abilità di combattimento.

 

Fonti e approfondimenti:

  • Hall GS, Allin A. The psychology of tickling, laughing and the comic. Am J Psychol 1897;9:142.
  • Blakemore SJ, Walpert DM, Frith CD. Central cancellation of selfproduced tickle sensation. Nat Neurosci
  • 1998;7:635-40.
  • Blakemore SJ, Wolpert D, Frith C. Why can’t you tickle yourself? Neuroreport. 2000 Aug 3;11(11):R11-6.
  • Selden ST. Tickle. Am Acad Dermatol. 2004 Jan;50(1):93-7.
  • Kandel ER, Schwartz JH, Jessell TM. Principi di Neuroscienze. CEA, 2014
  • Conti F. (a cura di) et al. Fisiologia medica. Edi-ermes, 2010

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