Dalla chemio a Hamer: quando l’informazione fa parte della cura

Nell’antichità le persone ammalate si affidavano alle cure di guaritori che con l’ausilio di erbe, polveri minerali, piante e formule magiche promettevano il rimedio ai mali più disparati. È  stata con la sperimentazione prima di prodotti naturali e di sintesi poi che è nata la farmacologia (il cui termine pharmakon vuol dire non a caso veleno). La medicina in quanto scienza non solo respinge tutte le pratiche alternative che si sostituiscono a essa ma le condanna fermamente perché la loro effettiva validità non è stabilita da rigorosi esami scientifici. Eppure dal passato remoto della pseudoscienza ritornano ai giorni nostri fondamentalisti che indicano come origine delle malattie eventi superstiziosi che come tali devono essere curati. Torna spesso alla ribalta un personaggio controverso, allontanato dalla comunità scientifica, già finito in carcere per abuso della professione medica: l’ex dott. Hamer, creatore e divulgatore della Nuova Medicina Germanica per la cura del cancro. Questo metodo si basa su un insieme di teorie secondo le quali il tumore è il frutto di un conflitto psichico. Esse non sono mai state sottoposte a una sperimentazione seria e i loro principi, oltre a essere infondati, negano tutto quello che è stato scientificamente dimostrato sul funzionamento dell’organismo sano e di quello malato. Questa teoria infatti, rifiuta l’uso dei farmaci, provocando nei pazienti che la seguono gravi ritardi nelle terapie e trasformando così tumori curabili in forme incurabili. Come se non bastasse, a far da corollario al “metodo Hamer” troviamo idee razziste e antisemite: la medicina clinica ufficiale sarebbe una cospirazione ebraica per decimare i non ebrei.

Di questi metodi alternativi se ne contano a decine e, non a caso, riguardano soprattutto le malattie più gravi. Basta una ricerca su Google per accorgersene. Internet gioca un ruolo di primo piano nel diffondere e alimentare le idee di sedicenti luminari, che vantano esperienze decennali e forniscono sui loro siti dati e testimonianze sull’efficacia delle proprie terapie. Peccato che nessun dato sia confermato da analisi rigorose, ma solo da una cieca fiducia nei confronti dei “guru”, stregoni 2.0 che sfruttando la debolezza emotiva di pazienti già provati da diagnosi pesanti, utilizzano l’altissimo potere di persuasione del web. Ecco come il popolo di santoni sopravvive al giorno d’oggi: Internet è diventato il moderno passaparola di pratiche pseudo-miracolose. Sembra un paradosso: lo stesso mondo tecnologicamente avanzato che getta le basi per il progresso scientifico (strumenti diagnostici avanzati, chirurgia robotica…) è anche lo strumento principale di trasmissione di menzogne. Infatti, secondo i dati Istat, gli italiani che si rivolgono a terapie alternative sono circa 8,2 % dell’intera popolazione [1]. È anche vero che di fronte alla diagnosi di cancro, ad esempio, subentra la paura del dolore,degli effetti collaterali legati alla chemioterapia, alla radioterapia, agli interventi, mentre i trattamenti “naturali” promettono falsamente l’assenza di effetti indesiderati e puntano sulla capacità di offrire miglioramenti immediati e di allontanare il dolore. Dovrebbe essere ricordato però che le terapie alternative sono da molto tempo oggetto di svariate critiche. Un esempio è l’omeopatia, priva di riscontro scientifico sia per ciò che concerne l’efficacia (ricondotta e ridotta dalla comunità scientifica all’effetto placebo) sia per ciò che riguarda il funzionamento, in totale contrasto con le più elementari regole della chimica molecolare.

In Italia la multiterapia Di Bella e la truffa di Stamina hanno provocato scalpore e offerto spunto di sfiducia nella medicina ufficiale. La dimostrazione è avuta con il caso della ragazza padovana morta di leucemia dopo aver rifiutato la chemioterapia in favore del metodo Hamer [2]. La famiglia si è appellata all’autonomia nella scelta della cura, malgrado tutti gli sforzi fatti dai medici verso un protocollo standard, che avrebbe offerto alla diciottenne un’ottima percentuale di sopravvivenza.

Certo, si parla di percentuali, non di certezze. Certo, esiste il diritto alla libertà di cura. Ma affidarsi ai “guru” non è curarsi. Equivale a non fare nulla, dal momento che le cure alternative non hanno alcun effetto terapeutico antitumorale. Bisognerebbe rimarcare questo aspetto.  È dovere dello Stato difendere i cittadini dai propugnatori di terapie alternative. Per questo occorre una corretta informazione scientifica, un’onesta professionalità medica e una fiducia nel progresso delle armi terapeutiche che vengono messe in campo sempre più di frequente.Le terapie tradizionali, nei loro limiti e con le loro tossicità (ricordiamo il significato di pharmakon) hanno portato a risultati incoraggianti. Questo fenomeno indica che il Sistema sanitario nel nostro Paese funziona, nel suo complesso diagnostico-terapeutico [5].

Ma se l’evidenza è dalla parte della medicina tradizionale, come riescono a difendersi e a diffondersi i medici alternativi? Secondo loro l’ostilità accademica è dovuta, principalmente, ai reciproci interessi economici che legherebbero i medici ufficiali alle aziende bio-farmaceutiche. In particolare, l’industria farmaceutica costituirebbe un florido business che non tiene conto della salute del paziente; producendo farmaci soprattutto antitumorali e chemioterapici che curano solo certi aspetti della malattia, causando però altri problemi, per i quali si potranno in seguito trovare altri farmaci da somministrare. In questo giro gli unici a ricavarne profitto sono i produttori, mentre i pazienti sarebbero costretti ad accettare questa condizione, entrando loro malgrado in una condizione di dipendenza perenne.

D’altra parte anche il giro d’affari della medicina alternativa è imponente, con centinaia di migliaia di praticanti nelle svariate discipline, e una stima negli Stati Uniti, intorno ai 3 miliardi di dollari, mentre in Europa si viaggiava intorno al miliardo di euro nel 2009. In Italia i ricavi di settore si attestano tra i 250 ai 400 milioni di euro [3,4]. Il fatto di utilizzare pratiche che allo stato attuale hanno dimostrato scarsa o nulla efficacia reale oltre all’effetto placebo e, riguardo l’omeopatia, utilizzando rimedi privi di qualsiasi elemento attivo (quindi esenti dalle costose procedure di validazione e controllo richieste ai farmaci “tradizionali” allopatici [6]), rende la medicina alternativa un’attività economicamente assai conveniente. A essa non sono forse imputabili le accuse di quegli stessi conflitti d’interesse che rivolge alla medicina ufficiale?

Resta il fatto che ricondurre il dibattito sulla salute delle persone a una mera concezione economica, oltre a non offrire alcuna soluzione, non è eticamente accettabile. L’unica guerra che si dovrebbe combattere è quella contro le malattie.È in questo campo che dovrebbero concentrarsi tutte le forze e le competenze. Contro gli imbonitori, i ciarlatani e gli stregoni l’unica medicina è la divulgazione dell’evidenza scientifica.

Testo a cura di Valeria Benedetto
Editor Stefano Bertacchi

Rivisitazione del testo originale dell’autore su Neos Magazine

[1] http://www.istat.it/it/files/2014/07/salute_9-luglioDEF_14-luglio.pdf?title=Tutela+della+salute+e+accesso+alle+cure+-+10%2Flug%2F2014+-+Testo+integrale.pdf
[2] http://www.repubblica.it/cronaca/2016/08/31/news/padova_famiglia_rifiuto_chemio_studentessa_morta_leucemia-146963943/?ref=search
[3] http://www.wired.it/scienza/medicina/2015/04/10/omeopatia-etica/
[4] http://www.linkiesta.it/it/article/2016/01/16/facciamocene-una-ragione-lomeopatia-e-un-pacco/28928/
[5] http://www.registri-tumori.it/PDF/AIOM2014/I_numeri_del_cancro_2014.pdf
[6] Il termine allopatico (unione di due parole greche: allos, diverso, e pathos, sofferenza) è stato inventato dal medico tedesco Hahnemann, proprio per contrapporlo  con la parola omeopatia (omeo=simile, uguale), con la quale definì la medicina alternativa da lui fondata.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: