Perché non possiamo “convivere„ con Xylella

L’idea di una natura benigna, che tende spontaneamente alla convivenza pacifica e armonica di tutte le specie, è tanto accattivante quanto errata. Il numero di specie estinte supera di gran lunga quello delle esistenti. Eppure la convinzione dell’esistenza di una sorta di Madre Natura benevola, è così profonda e radicata da spingerci a volte a confidare nell’improbabile soluzione spontanea di gravi problemi sanitari, come accaduto nel “caso Xylella”.

Madre Natura non è né buona né cattiva, è indifferente.

Le leggi di natura non hanno pietà1. Non so bene quando sia nata quella visione che vorrebbe la natura come una sorta di Eden, dove ogni forma di vita può vivere in pace e armonia con ogni altra; ma si tratta di un equivoco.

Gli equilibri naturali sono quanto di più lontano dalla pace e dall’armonia si possa concepire. I geni sono egoisti. L’equilibrio naturale è più simile ad una guerra di trincea senza tregua, tutti contro tutti, incancrenita su una posizione dalla quale nessuno riesce più ad avanzare. Le alleanze (simbiosi) sono l’eccezione.

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Foto: Felix_Broennimann – Pixabay.com

Per dirla in modo un po’ più rigoroso, un equilibrio naturale è quella situazione nella quale nessuno degli attori in gioco può ottenere un vantaggio – rigorosamente personale e immediato – cambiando qualcosa del suo essere.

Toccate questo equilibrio, e l’ecosistema comincerà a mutare, fermandosi se e solo quando avrà trovato un nuovo punto di stallo. E se lungo la strada la metà delle specie coinvolte andrà incontro ad estinzione, così sarà; nessuno se ne rallegrerà né le piangerà – eccetto Homo sapiens.

L’universo non è né buono né cattivo, è indifferente. Ad ogni passo calpestiamo (letteralmente) i cadaveri di centinaia di specie che non ce l’hanno fatta. Non c’è nulla di etico né di armonico negli equilibri naturali: essi sono un evento accidentale, che noi vediamo spesso per il solo motivo che essi equilibri durano più a lungo delle condizioni di disequilibrio.

Anche la visione della natura nella quale i lupi muoiono di fame quando i cervi diminuiscono di numero, permettendo a questi ultimi di prosperare nuovamente, è una semplificazione eccessiva. Nel mondo reale i lupi non mangiano solo cervi, per cui il declino di questi ultimi non ne compromette necessariamente la sopravvivenza. Nel mondo reale i lupi sono perfettamente in grado di portare ad estinzione una popolazione di cervi, e ciò accadrà anche se l’estinzione dei cervi ridurrà per sempre il cibo a disposizione dei lupi, e quindi il loro numero.

I geni non sono solo egoisti, sono anche ciechi.

Se poi il predatore è una malattia infettiva, le probabilità di vedere il lato più spietato di madre natura sembrano crescere considerevolmente.

Cryphonectria parasitica, il fungo che ha quasi estinto i castagni americani.

Nel 1904 giunsero a New York, dal Giappone, alcuni esemplari di castagni asiatici (Castanea crenata) contaminati da un fungo chiamato Cryphonectria parasitica, che trovò nel castagno americano (Castanea dentata) un ospite ideale, praticamente privo di difese.

In meno di quarant’anni la popolazione nordamericana di castagno americano – stimata in quattro miliardi di individui – si ridusse a poche migliaia, confinate in appezzamenti isolati dal resto della copertura boschiva, dove il fungo non è ancora riuscito ad arrivare. Queste sparute popolazioni residue sono tuttora minacciate dall’infezione, e non c’è modo di ripristinare la popolazione originale, perché il fungo ha trovato altri ospiti che ne garantiscono la permanenza sul territorio a tempo indeterminato: così come i lupi non mangiano solo cervi, Cryphonectria. non colpisce solo i castagni americani, e in alcune specie l’infezione è asintomatica.

Xylella fastidiosa e la viticoltura americana.

Xylella fastidiosa non è un fungo ma un batterio, però il suo potenziale epidemiologico non è molto diverso da quello di Cryphonectria. Anche X. può infettare molte specie, alcune in forma asintomatica, altre invece in forma letale.

Un ceppo di Xylella fastidiosa – diverso da quello salentino – è in grado di aggredire la vite. Diffuso in tutto il sud degli Stati Uniti, aveva già reso la viticoltura quasi impossibile nella contea di Los Angeles. Alla fine degli anni ’80 l’introduzione accidentale di un nuovo insetto vettore – che non dipende dalla vicinanza di corsi d’acqua per riprodursi – ha aumentato enormemente la capacità di diffusione del batterio, e ora la malattia (il Morbo di Pierce) sta minacciando tutta la produzione vitivinicola californiana. Le specie che si infettano in forma asintomatica o comunque non letale – agrumi, mandorli, oleandri e numerose essenze selvatiche – sono troppe e troppo diffuse per poter pensare all’eradicazione, e al momento l’unica soluzione che sembra in grado di contenere il proliferare dell’infezione è la distruzione sistematica dei vigneti infetti. La quale, tuttavia, non impedisce a Xylella di diffondere in ambiente selvatico. La situazione della viticoltura californiana è tuttora critica.

Xylella fastidiosa in Salento: come Cryphonecria?

Il ceppo di Xylella arrivato in Salento è diverso da quello californiano.

Xylella fastidiosa pauca ST53 è trasmessa da una sputacchina (Philaenus spumarius) endemica in Italia e in tutta l’area mediterranea. L’ultimo aggiornamento pubblicato da EFSA sulle essenze sensibili a questo ceppo ne riporta più di trecento, tra specie e ibridi; di queste, almeno ventidue sono presenti in Salento. L’elemento chiave per capire la pericolosità della situazione è che non tutte le ventidue specie vengono uccise rapidamente dalla malattia; alcune, come l’alaterno (Rhamnus alaternus), sembrano essere addirittura asintomatiche.

Questo significa che Xf ST53 non ha bisogno dell’ulivo per sopravvivere nel territorio salentino: si trova cioè in una condizione evolutiva molto simile a quella di Cryphonectria, il fungo che ha quasi estinto il castagno americano.

Ciò che rischiano gli ulivi salentini – e di tutto il bacino del Mediterraneo – è la stessa sorte toccata al castagno americano: l’estinzione. Inoltre, data l’attuale densità di ulivi nell’area mediterranea, qualunque variante attenuata di Xylella sarebbe evolutivamente svantaggiata rispetto alle consorelle più virulente, per cui, fino a quando la popolazione di ulivi e di altre specie ospite non sarà ridotta al lumicino, ogni speranza di attenuazione spontanea del ceppo è puro esercizio retorico. Al massimo si può sperare di trovare qualche esemplare più resistente, sicuramente utile agli interventi di contenimento, ma che da solo non potrà certo rimpiazzare la genetica degli uliveti perduti.

Non è tutto. È vero che Xf ST53 non sembra in grado di aggredire vitigni e agrumi, ma altri ceppi di Xf, come già ricordato, sono in grado di farlo. Mentre state leggendo questo articolo le sputacchine salentine stanno facendo centinaia di “inoculi sperimentali” di ST53 su agrumi e vigneti.

È solo questione di tempo. Se lasciamo campo libero a Xf, presto o tardi imparerà ad aggredire anche queste coltivazioni, come ha già fatto oltreoceano.

Chi ha voglia di prendersi questa responsabilità alzi la mano.

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1. «Natural laws have no pity» Robert Anson Heinlein.

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Per approfondire:

Della questione della malattia del castagno americano ci siamo già occupati anche noi in questo articolo. Se avete dimestichezza con l’inglese, trovate altre informazioni e riferimenti su Wikipedia inglese e sulla pagina dedicata alla malattia della Columbia University. Sul nostro sito trovate anche un approfondimento sulla presenza di Xylella nei vitigni californiani.

Sul Piano Silletti potete leggere questo approfondimento pubblicato da Siderlandia.it.

Sul modo di difendersi da Xylella abbiamo già pubblicato un articolo sulle tecniche già collaudate, e un altro su un interessante filone di ricerca.

Inoltre, da questo recente articolo firmato Daniele Rielli, sembrerebbe che la possibilità di trovare geni di resistenza a Xylella tra gli ulivi selvatici o rinselvatichiti non sia così remota. Tuttavia identificare questi caratteri di resistenza e portarli nelle varietà coltivate non è impresa facile né rapida. Si tratta quindi di un progetto a lungo termine.

Anche Le Scienze si sta occupando del caso Xylella: qui trovate gli articoli pubblicati fin’ora. Sul nostro sito trovate invece una comoda rassegna stampa.

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