Quando i titoli (e i contenuti) tradiscono i risultati

I fatti
Durante il mese di luglio è stato pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica internazionale, Lancet Oncology, il lavoro di un gruppo di ricercatori italiani che ha identificato una firma molecolare di 35 microRNA – detta MiROvaR, che sarebbe in grado di predire al momento della diagnosi quale sarà il decorso clinico di un tumore dell’ovaio. In breve, basandosi sull’analisi del profilo di espressione di questi 35 miRNA, è stato possibile separare i casi che recidivano entro 18 mesi dalla fine della prima linea di terapia da quelli che recidivano più tardi, e quindi ancora sensibili alla terapia a base di carboplatino, il farmaco d’elezione per il trattamento del tumore ovarico.
Il lavoro è un punto di orgoglio per la ricerca italiana perché i risultati sono stati ottenuti con approcci molecolari combinati con analisi bioinformatiche su una ampia coorte di pazienti, circa 800 casi, raccogliendo informazioni da diversi centri clinici italiani e internazionali. I risultati del lavoro sottolineano, come abbiamo già più volte accennato in altri articoli di questo sito, le potenzialità dei microRNA come fattore prognostico in oncologia.

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E cosa si dice sulla carta stampata?
I risultati di questo lavoro sono stati ripresi in un editoriale sul quotidiano “La Repubblica” il cui titolo parla già di un nuovo test clinico “Nuovo test italiano prevede la prognosi del tumore ovarico”. Al di là dei toni trionfalistici presenti nel testo, il messaggio, per chi legge quest’articolo senza un background scientifico, è che oggi è possibile per le persone malate di tumore ovarico richiedere il test al momento della diagnosi per poter conoscere i tempi con cui la malattia recidiva. In breve, i risultati dello studio sembrano già un patrimonio della clinica a disposizione dei pazienti. Purtroppo va anche detto che l’articolo è stato ripreso senza senso critico dai social network e quindi molte donne o famigliari lo hanno potuto leggere.

Primo: non creare false illusioni…
Spiace davvero dover togliere questa illusione ma non è affatto così!
Il lavoro è uno studio retrospettivo, si basa cioè su una serie di casi selezionati negli ultimi 10 anni circa in diversi centri italiani di cui erano disponibili tutte le informazioni cliniche e i reperti bioptici e ha generato una serie di dati che poi sono stati confrontati con quelli generati oltreoceano dal consorzio del TCGAtlas. Quindi lo studio riporta una osservazione fatta sul passato ma non ha ancora alcuna valenza diagnostica per il futuro. Per questo occorre ancora molto tempo e lavoro e non è detto che, come sostengono gli autori stessi, altri miRNA possano essere aggiunti o tolti alla firma originale di MiROvaR.
Si pensi a quanto è avvenuto per il tumore al seno. Nel lontano 2002, quando eravamo agli albori della gnomica, fu pubblicato un primo lavoro in cui si identificavano un gruppo di circa 80 geni la cui espressione era in grado di predire se le donne con tumore al seno senza infiltrazione linfonodale potessero beneficiare o meno di un ulteriore trattamento farmacologico dopo intervento chirurgico. Sono passati da allora 14 anni in cui i dati dello studio sono stati analizzati, rivisti e testati da tanti altri ricercatori in diverse parti del mondo e solo questa estate è stato pubblicato il risultato di uno studio prospettico in cui si affermava la valenza di questa firma di geni per predire la prognosi di pazienti con tumore mammario.I risultati di questo studio daranno finalmente il via alla possibilità di usare la firma molecolare a scopo prognostico nella clinica di tutti i giorni. Ma dalla prima osservazione retrospettiva sono passati 14 anni. Tempo necessario perché le osservazioni di uno studio retrospettivo diventassero la base per uno studio prospettico, in grado di introdurre in clinica un nuovo strumento con potenzialità diagnostiche.

…Quindi
E’molto importante che non passi un facile messaggio soprattutto nel rispetto delle persone che si trovano in una condizione di sofferenza e che potrebbero avere illusioni da questo risultato. I dati ottenuti sono un importante traguardo della ricerca scientifica ma, per ora, non possono essere trasferiti nella pratica clinica.

Paola Mosconi, Dipartimento di Salute Pubblica & Sergio Marchini, Dipartimento di Oncologia
IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

Per saperne di più

•    Bagnoli M, et al. “Development and validation of a microRNA-based signature (MiROvaR) to predict early relapse or progression of epithelial ovarian cancer: a cohort study” The Lancet Oncology 2016; 17:1137-1146.
•    Montebelli MR. Nuovo test italiano prevede la prognosi del tumore ovarico, La Repubblica 2 Settembre 2016 http://www.repubblica.it/oncologia/diagnosi/2016/09/02/news/nuovo_test_italiano_permette_di_prevedere_la_prognosi_delle_pazienti_con_tumore_dell_ovaio-147045510/.
•    Cardoso F et al. 70-Gene Signature as an Aid to Treatment Decisions in Early-Stage Breast Cancer. New England Journal of Medicine 2016; 375: 717-729.

 

http://www.fondazionemattioli.it/news/113-quando-i-titoli-e-i-contenuti-tradiscono-i-risultati-2
http://www.marionegri.it/it_IT/home/Quando+i+titoli+e+i+contenuti+tradiscono+i+risultati/144108,News.html#

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