TRAPPIST-1: quando la scienza diventa istantaneamente popolare

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L’umanità ha vinto, è questo quello che ho pensato quando ho visto il TG1 delle 20, notoriamente il più importante appuntamento con l’informazione degli italiani, aprire con il servizio approfondito sui sette pianeti di tipo terrestre individuati intorno alla piccola stella rossa (delle dimensioni simili a quelle di Giove) TRAPPIST-1.
E la conferma l’ho avuta aprendo Facebook e trovandovi, oltre ai vari link di approfondimento scientifico, una inserzione pubblicitaria dedicata.

Farina Pianeti TRAPPIST

Non ricordo tanto clamore per un’altra scoperta scientifica non strettamente legata alle nostre vite (non si parla di una cura contro una malattia terribile, per intenderci). E se in un periodo di crisi economica e morale come quello che stiamo attraversando, notizie del genere fanno ancora emozionare, allora aveva ragione Dante a dire che non siamo stati creati per vivere nell’ignoranza, ma “per seguir virtute e canoscenza”.
Fermo restando che, a conti fatti, per ogni euro speso in applicazioni spaziali ce ne sono almeno tre che ritornano alla comunità: un investimento impareggiabile.
Ad essere sincero, da addetto ai lavori, non credo che questa possa essere la notizia scientifica dell’anno, ma adesso milioni di italiani sanno che fuori dal Sistema Solare ci sono altri pianeti, che questi possono essere simili alla Terra e che quindi, anche se non è il caso odierno, l’uomo, dopo millenni passati a chiedersi se esistesse altra vita al di fuori della Terra, sta ora approntando gli strumenti adatti per rispondere in modo scientifico a questa domanda.
Ora tante persone potranno coltivare nuovi sogni, animati da nuove speranze. E lo possono fare ancora di più sapendo che tutto ciò è stato reso possibile da passi avanti da gigante compiuti in meno di un quarto di secolo. Solo nel 1995, infatti, è stata annunciata per la prima volta la scoperta di un pianeta in orbita intorno ad un’altra stella: il primo sistema esoplanetario. Ma fino al 2009, anno in cui l’innovativo telescopio spaziale Kepler ha iniziato a scandagliare il cielo con l’obiettivo dichiarato di scovare un pianeta “gemello” della Terra, nessun pianeta extrasolare aveva dimensioni più piccole di Nettuno.
Finalmente, utilizzando il metodo dei transiti [VIDEO], con un telescopio spaziale e delle tecniche di analisi dedicate, è stato ora possibile provare che praticamente ogni stella ospita un sistema esoplanetario. Alcuni di essi anche con caratteristiche simili al nostro: come nel caso di Kepler-452b, poco più grande della Terra, in orbita intorno ad una stella simile al Sole, ad una distanza simile a quella Terra-Sole.

L’importanza della scoperta riguardante TRAPPIST-1 risiede anche in un altro aspetto della ricerca: trovare tanti pianeti composti prevalentemente di roccia, intorno a stelle tanto piccole da poter analizzare in un futuro prossimo le loro atmosfere durante il periodo di transito può far compiere un balzo avanti enorme nella comprensione di questi ambienti alieni.
E se pensiamo che nel prossimo futuro sono pronte a partire nuove missioni dedicate esclusivamente allo studio sempre più dettagliato degli esopianeti (TESS della NASA, e ChEopS e PLATO dell’ESA) in grado da colmare quel vuoto nella casella “sistemi simili al nostro”, è possibile comprendere perché gli esperti NASA hanno affermato che non è questione di “se”, ma di “quando” (probabilmente un paio di decenni a mio parere) verrà trovato un pianeta con tutte le carte in regole per sapere “dove sono tutti”, come si chiese Enrico Fermi.

Qui l’articolo scientifico originale (in inglese e a pagamento)

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