Staminali contro Stamina: la partita è chiusa

Cellule staminali di topo
Cellule staminali di topo

Il 23 aprile 2013 lo scienziato e medico giapponese Shinya Yamanaka, premio Nobel per la medicina nel 2012, identificatore dei geni chiave per la “riprogrammazione cellulare” e presidente della Società Internazionale per la Ricerca sulle Cellule Staminali, pubblicò un comunicato in cui espresse preoccupazione per l’autorizzazione da parte delle autorità italiane all’impiego di una terapia chiamata “metodo Stamina” verso cui non vi era alcuna prova di sicurezza ed efficacia [1].

Cosa è il “metodo Stamina”?

Questa tecnica, ideata dall’imprenditore e presidente di Stamina Foundation Davide Vannoni, come descritto dal comitato scientifico istituito dal Ministero della Salute [2], “prevede la conversione di cellule staminali mesenchimali (cellule solitamente destinate alla generazione di tessuti ossei e adiposi) in neuroni, dopo una breve esposizione ad acido retinoico diluito in etanolo”. In sostanza, continua il documento, “la terapia consiste nel prelievo di cellule dal midollo osseo dei pazienti, la loro manipolazione in vitro (incubazione delle cellule staminali per due ore in una soluzione di acido retinoico) e infine la loro infusione nei pazienti stessi. Data la natura del materiale di partenza (carota ossea) questo tipo di preparazione comporta il rischio di iniezione di materiale di origine ossea al livello del sistema nervoso. Il protocollo prevede l’utilizzo di cellule sia dello stesso paziente (autologhe) che da donatore (allogeniche). Manca tuttavia l’indicazione di un piano di identificazione, screening e testing di donatori allogenici ed esclude, tra l’altro, la verifica del rischio di malattie e agenti trasmissibili (HIV-1, HIV-2, HBV, HCV, Treponema pallidum, HTLV-1, HTLV-2, CMV, CID) [vale a dire malattie come AIDS, epatite B, epatite C, sifilide, leucemia a cellule T e coagulazione intravascolare disseminata, ndr]. In assenza di tali controlli, l’impiego di cellule allogeniche potrebbe rappresentare un rischio per i pazienti [per i rischi connessi a eventuali rigetti, ndr]”. Inoltre, nei documenti presentati da Stamina Foundation, è stata rilevata l’assenza di informazioni in grado di escludere contaminazioni a rischio di BSE (bovine spongiform encephalopathy, conosciuto anche come morbo della mucca pazza) legata alla  variante umana, la malattia di Creutzfeld–Jakob di tipo neuro-degenerativo. C’è da aggiungere che “le somministrazioni ripetute previste dal protocollo (5 cicli, costituiti ciascuno da un’infusione endovenosa più una intrarachidea) potrebbero aumentare il rischio di fenomeni di sensibilizzazione con complicanze anche gravi come encefalomielite”.

Dott. Marino Andolina (a sinistra) e Davide Vannoni (a destra), figure di riferimento della vicenda Stamina
Dott. Marino Andolina (a sinistra) e Davide Vannoni (a destra), figure di riferimento della vicenda Stamina, in un fotogramma di un servizio de “Le Iene”.

Tutto questo veniva affermato a fine 2013, quando in una conferenza stampa il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin annunciò la sospensione della sperimentazione in relazione ai possibili rischi infettivi per i pazienti che ricevevano le iniezioni preparate con questo metodo [3]. In sostanza, questo è il sunto degli esperti, in aggiunta ai rischi legati alla possibile contaminazione delle cellule e alla possibile iniezione intrarachidea di materiale osseo, non essendo possibile comprendere le caratteristiche e quindi le potenzialità fisiologiche della popolazione cellulare ottenuta, risulta impossibile stabilirne il profilo di sicurezza [4].

Va poi aggiunto che questa manipolazione-conversione di cellule staminali mesenchimali in neuroni è priva di qualsiasi validità scientifica che ne attesti l’efficacia, oltre a non possedere brevetto. Infatti, malgrado Vannoni abbia presentato una domanda di brevetto negli Stati Uniti, questa è stata respinta proprio per la non chiarezza della metodologia di coltura.

Stamina no, staminali sì. Perché?

Il metodo Stamina, giudicato fraudolento dalla giustizia italiana, ha in qualche modo cavalcato l’onda delle promettenti prospettive di terapie con le cellule staminali giocando molto sulla disperazione dei malati e dei genitori disposti, come è umanamente comprensibile, ad aggrapparsi a qualunque speranza per i propri figli. Quale può essere, tuttavia, un serio e reale ruolo delle staminali nella terapia delle malattie degenerative? Il Prof. Yamanaka risponde a questa domanda nel comunicato già citato a inizio articolo:

Le staminali hanno il potenziale di migliorare il trattamento di numerose malattie gravi, ma le terapie cellulari presentano nuove sfide. Seppur mantenendo l’entusiasmo per il progresso di alcune cure, non dobbiamo ignorare le leggi e le norme che esistono già oggi per proteggere i pazienti e assicurare che i farmaci siano fabbricati con standard rigorosi e poi ne sia verificata la sicurezza e l’efficacia, prima che vengano immesse sul mercato. Anche perché quando in qualche modo il processo regolatorio è stato aggirato, i trattamenti che ne sono emersi si sono dimostrati dannosi per i pazienti. Deve esserci una solida base di evidenze biologiche perché prodotti a base di cellule staminali possano essere valutati positivamente, che prevedano risultati pre-clinici e modelli plausibili del comportamento di queste unità biologiche nel momento in cui vengono usate per interagire con il processo patologico. Per questo sottolineiamo ancora l’importanza del parere delle autorità regolatorie [vale a dire istituzioni come l’Agenzia Italiana del Farmaco o l’European Medicines Agency, ndr]. A tutti i livelli dello sviluppo di queste nuove terapie bisogna che queste vengano testate in trial clinici controllati: solo in questo modo si può giungere a conclusioni che possano realmente aiutare i pazienti.

Prof. Yamanaka, professore all'Università di Kyoto, premio Nobel per la medicina del 2012
Prof. Shin’ya Yamanaka, professore all’Università di Kyoto, premio Nobel per la medicina del 2012

Il 2 luglio dello stesso 2013 la rivista scientifica Nature aveva definito il metodo Stamina “una terapia basata su dati fallaci e soprattutto inefficace” scatenando le ire del guru del metodo [5].

Qual è stato il ruolo dei media nell’intera vicenda?

Innegabilmente il caso Stamina è stato negli ultimi anni quello che Di Bella fu alla fine dello scorso millennio: il fallimento della corretta informazione giornalistica che privilegia lo scoop del momento e la cavalcata sull’onda dell’indignazione popolare rispetto ad un serio approfondimento con esperti del settore. L’impatto comunicativo ha giocato un ruolo di primo piano nell’alimentare false speranze, presentando come fenomenali le “cure” a base di staminali che venivano proposte, oltre che con Stamina, anche in paesi non proprio al centro degli ultimi progressi scientifici come la Thailandia e dove, soprattutto, i sistemi sanitari non riescono sempre a garantire gli standard e i controlli affermati nel mondo occidentale. Viceversa, i fatti provati che condannavano Stamina venivano sistematicamente ribaltati se non proprio proposti come una “dimostrazione” della “falsa propaganda del potere costituito” o di imprecisati “interessi di potenti multinazionali” che avverserebbero l’impiego di queste terapie.

Se in generale questo giudizio negativo si può estendere alla quasi totalità dei mass media, è stata la trasmissione televisiva “Le Iene” che più di tutte ha contribuito ad alimentare un clima di estrema tensione, tanto da poter essere presa come esempio di irresponsabilità nella pratica della libertà d’informazione. Come affermato dalla ricercatrice e senatrice Elena Cattaneo in una lettera a “La Stampa” del gennaio 2014, “sono venuti danni irreparabili a persone e alla sanità pubblica, mescolando finzione e realtà, e creando circostanze insussistenti per manipolare e spettacolarizzare le sofferenze di malati e parenti.”[6]

Nella vicenda Stamina, Le Iene hanno fatto da cassa armonica alle menzogne e alle falsità, montando e trasmettendo filmati di bambini gravemente malati, parti di documenti decontestualizzati facendo così percepire al pubblico che il trattamento Stamina producesse effettivi e “visibili” miglioramenti.

L’instancabile accanimento a favore di Stamina ha a più riprese mortificato e umiliato, oltre che la verità e il legittimo bisogno di chiarezza delle famiglie, anche la reputazione di non poche persone, esperti e scienziati “colpevoli” di aver fatto luce nel “caso Vannoni”. In molti, infatti, si sono esposti alla gogna mediatica dettagliando l’inesistenza di un vero e proprio “metodo” come riportato nelle valutazioni dell’ufficio brevetti statunitense, o indagando circa gli accordi commerciali intrattenuti dallo stesso Vannoni con un’impresa farmaceutica multinazionale, la Medestea. Altri hanno cercato di spiegare come, in realtà, Stamina si trattasse di uno pseudo-metodo plagiato e falsato da artefatti sperimentali russi (come riportato da Nature). Altri ancora hanno mostrato come il trattamento non avesse nemmeno i requisiti di legge per essere «compassionevole» (parola usata troppo spesso e a sproposito per giustificarne l’adozione) o come non vi fosse mai stata un’autorizzazione formale dell’Agenzia Italiana del Farmaco a effettuare il trattamento presso gli Spedali Civili di Brescia e che, nel 2012, l’Agenzia avesse riscontrato illegalità e promulgato un’ordinanza di blocco. Paradossalmente, lo stesso Vannoni dichiarò che la sperimentazione clinica di Stamina era inutile a causa della variabilità di alcune patologie trattate. È il caso della SMA, l’atrofia muscolare spinale, fino a quel momento malattia bandiera del metodo, da escludere dalla sperimentazione governativa in quanto sarebbe stato impossibile osservarne benefici, una dichiarazione che suona come una lampante autodenuncia della fumosità del metodo che si proponeva. Nonostante fossero scesi in campo specialisti, scienziati e clinici del mondo, tra cui premi Nobel, a evidenziare che non ci fosse nessun metodo e nessuna cartella clinica in cui fosse scritto che i pazienti risultassero migliorati, si sono dovuti attendere i risultati delle indagini di forze dell’ordine e magistratura per registrare un decisivo cambio di rotta da parte dei media.

Tutto è bene quel che finisce bene

La vicenda giudiziaria di Stamina si sta concludendo proprio in questi giorni con l’arresto di Vannoni (che aveva già patteggiato nel marzo 2015 22 mesi di carcere), sospesi con la condizionale. L’accusa rimane la stessa: truffa aggravata e somministrazione di farmaci non conformi, aggravati dalla transnazionalità. Infatti, l’attività di somministrazione del metodo Stamina continuava all’estero, in Georgia, dove i pazienti affetti da malattie neuro-degenerative pagavano fino a 30 mila Euro per le infusioni. Al di là dell’impatto mediatico e degli strascichi giudiziari, questa vicenda mette in luce la cattiva informazione e la pericolosità di una “improvvisazione” di pseudo-protocolli clinici lontani dal metodo scientifico che danneggiano irrimediabilmente i cittadini e il servizio sanitario.

Attualità e prospettive delle staminali

Midollo osseo, all'interno sono contenute cellule staminali ematopoietiche che vengono impiegate nei trapianti
Midollo osseo, all’interno sono contenute cellule staminali ematopoietiche che vengono impiegate nei trapianti

Se Stamina è stato messo k.o., la partita per le staminali è appena iniziata. Dal momento che per loro stessa natura esse hanno il compito di riparare e sostituire le cellule vecchie o danneggiate, la ricerca si orienta sullo studio delle cellule iPS (cellule staminali pluripotenti indotte non ricavate da embrioni, ma prelevate da tessuto adulto e riprogrammate in laboratorio allo stato embrionale). In un prossimo futuro potrebbero essere alla base di terapie per la cure di alcuni tipi di malattie neurodegenerative, infarto e danni spinali. Al momento ci sono pochi tipi di trapianti di cellule staminali che si sono dimostrati sia efficaci che sicuri. Il miglior esempio è il trapianto di cellule staminali ematopoietiche (trapianto di midollo). La Società Internazionale per la Ricerca sulle Cellule Staminali (ISSCR) ha aggiornato le Linee Guida già esistenti riguardo alla ricerca nel settore delle cellule embrionali umane e all’applicazione clinica delle cellule staminali. Le nuove raccomandazioni, pubblicate a maggio 2016 affrontano diverse tematiche tra le quali l’utilizzo delle nuove tecnologie, la trasparenza e l’accessibilità degli studi pre-clinici e clinici, il coinvolgimento dei pazienti e la corretta informazione da condividere in un linguaggio adeguato al pubblico [7]. Con questo documento la scienza detta a se stessa le regole da seguire. Il futuro della ricerca sulle staminali è un campo aperto.

Testo a cura di: Valeria Benedetto
Editor: Stefano Bertacchi
Review: Jakob Panzeri e Antonio Di Finizio

Note e approfondimenti:

[1]: ISSCR Emphasizes Importance of Regulatory Oversight for Stem Cell Products for Clinical Use – isscr.org, 2013 Press Releases and Statements

[2]: il documento a cui si fa riferimento è la nota prot. n. PRE.DG. 33565 datato 11 settembre 2013

[4]: Atti dell’indagine conoscitiva svolta dalla 12° commissione permanente del Senato, documento conclusivo: Origine e sviluppo del cosiddetto caso Stamina

[5]: Trial and error, Italian officials should not go ahead with expensive clinical tests of an unproven stem-cell therapy that has no good scientific basis

[6]: “Sul caso Stamina l’informazione-spettacolo è stata irresponsabile” – La Stampa, 19 gennaio 2014

[7]: ISSCR Releases Updated Guidelines for Stem Cell Research and Clinical Translation – isscr.org, 2017 Press Releases and Statements

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