Da dove provengono gli Etruschi?

Gli Etruschi sono una delle civiltà più affascinanti del mondo antico perché sostanzialmente avvolti nel mistero. Pochi testi scritti e reperti diretti, di cui quasi nulla si è potuto decifrare. Pochi documenti che non fossero descrizioni di altri su di loro. La loro lingua era completamente diversa da quella dei popoli vicini, secondo alcuni studiosi nemmeno indoeuropea. Possedevano molti tratti culturali inediti che non si trovavano in alcun popolo italico e che poi i Romani gli copiarono.
Di loro non si è saputo quasi nulla per millenni, nemmeno l’origine. Gli stessi antichi non erano d’accordo su questo punto e sostanzialmente erano tre le versioni che circolavano:

  1. Secondo Erodoto, gli Etruschi erano un popolo che proveniva dall’Anatolia. L’Anatolia oggi si chiama Turchia ma i Turchi con gli Etruschi non c’entrano nulla: sarebbero giunti 1500 anni dopo e avrebbero ribattezzato la penisola col loro nome prima di mescolarsi con la popolazione locale. Comunque, ai tempi mitici della guerra di Troia, nella regione di Lidia (che si affacciava sul mar Egeo) secondo Erodoto ci fu una grave carestia. La siccità era gravosa, i contadini scioperavano perché i salari erano troppo bassi, i supermercati erano vuoti. Re Atis decise di risolvere la situazione dividendo il suo popolo in due. Una metà avrebbe salpato verso Occidente guidata dal principe Tirreno, un po’ perché era molto bravo e si fidava, un po’ perché era troppo bravo e temeva che l’avrebbe spodestato alla prima occasione. Gli esuli, dopo tante peripezie, sarebbero infine approdati lungo le coste occidentali dell’Italia. Avrebbero poi fondato 12 città e inventarono (o meglio importarono) la toga, i ravioli e la corrida. Gli indigeni Umbri avrebbero iniziato a chiamarli Tirreni dal loro grande leader e il mare su cui si affacciavano prese il nome di Tirreno. Invece i Romani decisero di chiamarli Tusci (da cui Etruschi o Toscani, l’etimologia è la stessa per entrambe le parole). Tracce di ciò sarebbero nel fatto che alcune parole etrusche assomigliano vagamente ad altre parole delle lingue anatoliche, come se fossero imparentate. I famosi e misteriosi Popoli del Mare, che distrussero il regno ittita, fecero vedere i sorci verdi all’Egitto e si scontrarono con gli ebrei in Canaan, potrebbero essere anch’essi imparentati con loro. Il mito di Enea sarebbe inoltre ispirato dal ricordo di vere migrazioni compiute dagli anatolici in passato. Virgilio avrebbe poi, con la sua Eneide, romanzescamente imparentato Etruschi e Troiani per dare illustri antenati alla famiglia di Ottaviano Augusto e farlo sembrare gagliardo. L’Eneide è un poema epico di fantasia ma anticamente veniva considerato una fonte storica attendibile.
    Dr Zimbu, MinisterForBadTimes (author of original image) - Questo file deriva da: Map Anatolia ancient regions-en.svg Mappa delle regioni storiche dell'Anatolia CC BY-SA 4.0
    Mappa delle regioni storiche dell’Anatolia. Credits: Dr Zimbu, MinisterForBadTimes, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons
  2. Dionigi di Alicarnasso, che in Anatolia ci viveva, era completamente in disaccordo. Sosteneva che gli abitanti della Lidia contemporanei a lui erano estranei agli Etruschi. Avevano costumi diversissimi, come uno di Bergamo di sopra rispetto a Bergamo di sotto. Un giorno che era in vacanza in Maremma, chiese ad alcuni abitanti del luogo come si chiamassero, e gli venne risposto Rasenna. La parola non aveva nulla a che fare con Tirreno né con alcun lemma della lingua lida. Seppure ci siano alcune sporadiche parole che forse per caso si somigliano fra l’etrusco e il lido, per il resto il primo è alieno anche a qualunque dialetto anatolico. L’unica spiegazione, per Dionigi, è che fossero un popolo autoctono antichissimo. In virtù della sua antichità parlava una lingua tanto diversa da quella di chiunque altro, perché ogni altro popolo giunse molto tempo dopo nelle loro zone proveniente da luoghi più distanti. Magari Etruschi e Lidi discendono a loro volta da un superantichissimo popolo che abitava le coste mediterranee e venne gradualmente sopravanzato dall’arrivo dei popoli italici, celtici, greci ecc. (quelli che noi chiamiamo indoeuropei). Le lingue col tempo mutano. È forse possibile che il tempo passato tra la partenza di Tirreno e la nascita di Dionigi sia stato sufficiente per differenziare l’etrusco dal lido rispetto a un’antica proto-lingua comune dell’area mediterranea? Quel tanto che basta per farle sembrare due lingue diverse?
  3. Tito Livio notò che la lingua di alcuni popoli alpini, come i Reti, sembrava avere qualche somiglianza con l’etrusco. Livio pensava che i Reti discendessero da alcuni Etruschi, che si erano fermati nei casolari in Alto Adige, avevano apprezzato il capriolo coi funghi, la Sachertorte e il bombardino a cena, e decisero di trasferirsi lì. Ma nel XIX secolo alcuni studiosi ritennero implausibile questo percorso, perché al tempo degli Etruschi non esistevano ancora i casolari di montagna, le torte Sacher e i bombardini. Difficilmente si sarebbero trasferiti dal caldo Sole dell’Italia al Regno delle nebbie e del freddo. Per come sono stati ricostruiti dagli archeologi i traffici commerciali e le migrazioni di popoli, la tendenza era più nel senso di marcia opposto. Forse allora erano gli Etruschi che provenivano da nord, ed erano calati giù dalle Alpi, facendosi strada fra le varie popolazioni celtiche e italiche prima di insediarsi in Toscana? Oppure colonizzarono una lunga striscia di terra dalle Alpi fino al Tirreno prima dell’arrivo di popoli celtici e italici che si misero in mezzo, separando i due grossi tronconi di Reti ed Etruschi che così si differenziarono in maniera indipendente l’uno dall’altro? Non si sa. Boh. Chissà. Forse. Alla fine i Reti vennero conquistati dai Romani e successivamente quei posti vennero colonizzati dai Germani, quindi non ci sono rimaste molte tracce nemmeno di loro.

Qualunque fosse l’origine, gli Etruschi ai tempi in cui Roma venne fondata (753 a.C) dominavano la regione dell’odierna Toscana. Fondarono centri anche in Pianura Padana e Campania e furono un’influenza importante per la nascita della civiltà romana a partire dal substrato latino. C’è chi ritiene che gli Etruschi avessero formato le prime élite aristocratiche che si latinizzarono e da cui poi discesero i patrizi romani, mentre i Latini composero la prima plebe che migrò in città in cerca di fortuna.

Credits: MM, CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons
Credits: MM, CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

 

Secondo alcuni studiosi lo stesso nome Roma sarebbe di origine etrusca: deriverebbe da rum, che vorrebbe dire fiume. Inizialmente Roma doveva essere un insediamento fluviale per approvvigionare i mercanti che costeggiavano l’Italia da nord fino alle ricche città greche del sud. A quei tempi le strade erano poco sicure, tra briganti e fiere. La via più sicura era spostarsi lungo le coste e i fiumi. Forse c’erano molte altre Rome sparse lungo il versante tirrenico che erano state fondate per fungere da avamposto mercantile. Ma una di esse riuscì a conquistare le altre, nazionalizzò persino la propria origine (attribuendola a Romolo e Remo) e per nobilitarla ci aggiunse gli ascendenti divini (con Marte e Rea Silvia). La lingua etrusca perdurò fino al I secolo d.C. prima di estinguersi.

Gli Etruschi diedero molto ai Romani, nella cultura e nella tecnica. Etruschi erano i primi ingegneri edili e architetti, che insegnarono ai Romani a costruire gli archi e gli acquedotti. La toga era etrusca, come il circo massimo, il foro e la cloaca massima, costruiti proprio dai re Tarquini. Etruschi erano molti riti religiosi, i giochi gladiatori e il fascio littorio che divennero simboli tipici della romanità. Infine, erano Etruschi (e Greci) i pedagoghi chiamati a insegnare nelle case romane ai fanciulli, perché gli altri Romani all’inizio della loro storia erano analfabeti, ignorantoni e abbastanza rozzi e maneschi.

Dove la storiografia manca di elementi sufficienti per ricostruire la storia degli Etruschi (che è anche un po’ storia nostra), interviene in tempi più attuali la biologia. Nel 2004 il dottor Cristiano Vernesi e il professor Guido Barbujani dell’Università di Ferrara analizzarono dei frammenti di DNA estratti da alcuni scheletri provenienti da tombe etrusche. Il DNA è molto fragile, ma se non è passato molto tempo e i resti sono ben conservati, si può ancora recuperare qualche campione.  Il DNA può essere analizzato e sequenziato, per poter essere così messo a confronto con quello di abitanti odierni. I confronti non riguardano singoli geni, ma interi gruppi di alleli in zone specifiche del DNA mitocondriale (che si eredita solo dalla madre e quindi non viene ricombinato). Tenendo conto della velocità con cui nel genoma possono accumularsi mutazioni e delle migrazioni documentate, è possibile stimare parentele tra individui e gruppi di individui, spostamenti delle popolazioni e loro datazione.

Ebbene, il DNA etrusco presentava effettivamente diverse somiglianze con gli abitanti attuali dell’Anatolia. Evidentemente devono avere un antenato in comune, un capostipite di molti millenni fa, una trisavola. Anatolici attuali che sul documento d’identità oggi hanno scritto “Turchia”. Come già detto, i Turchi nel medioevo calarono sulla penisola, la conquistarono e le diedero il loro nome da padroni. Ma come élite conquistatrice era in minoranza e si mescolò col popolo locale, che non era certo scomparso nel nulla (lo stesso fecero i Franchi con la Francia che era abitata da Galli). I Turchi provenivano dall’Asia centrale, erano parenti dei Mongoli; occhio quindi a non chiamare “Turchi” i Lidi, i Troiani o gli Etruschi. Per contro, analizzando sempre i resti nelle tombe di dati periodi, dal tardo medioevo in poi gli abitanti della Toscana, dopo secoli di dominazioni varie, non sembrano avere molto in comune con il DNA dei loro “antenati”.

E quindi aveva ragione Erodoto?

Nel 2007 Alessandro Achilli e Antonio Torroni dell’Università di Pavia decisero di confrontare il DNA di chi viveva da almeno tre generazioni nei centri di Murlo, Volterra e della Valle del Casentino con quello degli altri Italiani e dei Turchi. Le differenze nel complesso non sono molte, ma sembra che gli abitanti di questi centri siano più simili (un poco) tra di loro piuttosto che rispetto agli altri Italiani. I geni peculiari di questo piccolo “enclave” (ribadiamo: non molti) hanno alcune somiglianze con quelli degli abitanti della costa egea anatolica.

Il busto di Erodoto nella nostra cameretta sorride. Ma se vogliamo essere pignoli, si tratta di indizi ancora piccoli. Servirebbe giusto un’analisi più approfondita per certificare definitivamente che gli Etruschi erano migrati dall’Anatolia.

Silvia Ghirotto et al. nel 2013 si sono improvvisati tombaroli scientifici e hanno passato al setaccio tutte le necropoli etrusche dell’Italia centrale. L’obiettivo era raccogliere quanti più campioni possibili di DNA ancora analizzabile. È stato un lavoraccio, ma ci sono riusciti. I risultati dei loro esperimenti di laboratorio sono molto interessanti. Innanzitutto, tracce genetiche degli Etruschi rimangono negli abitanti di Casentino e Volterra, ma non nel resto della Toscana, ormai rimescolata. Beh, ovviamente, dopo secoli di dominazioni straniere fino all’unità d’Italia, non c’è da stupirsi se almeno in alcune regioni la penisola è stata remixata per grossi capi. Quindi quelle poche combinazioni di gruppi di geni tipicamente etruschi sono concentrati solo in una zona molto piccola. Però è confermato che ci sono antenati anatolici nel sangue dei Toscani. La squadra della professoressa Ghirotto è riuscita a stabilire anche quando queste sequenze di genoma si sono mescolate per la prima volta con i cromosomi italici, ovvero a quale periodo temporale risale la prima colonia anatolica in Toscana. Ed è qui il risultato sorprendente: stando al DNA, gli anatolici arrivarono in Etruria 5000 anni fa, cioè nel 3000 a.C.
Molto tempo prima della comparsa della civiltà etrusca.

Questi coloni si mescolarono con gli indigeni, che non erano italici perché i popoli italici discesero nella penisola successivamente, ma erano lì dal Neolitico. Quindi la cultura Etrusca non era composta da esuli dell’Anatolia. Si è sviluppata successivamente in loco, a partire da chi stava lì già da un paio di millenni. Essa aveva conservato nel proprio DNA parte dei geni ereditati da degli antenati anatolici, la cui partenza era ricordata in Anatolia nel mito di Tirreno, e parte dei geni di popoli pre-italici. Rimane ancora da chiarire se la lingua etrusca derivasse direttamente da un’antica lingua anatolica. Comunque, appare probabile anche l’ipotesi che derivasse da una lingua antichissima pre-esistente, per questo diversa tanto dai dialetti dell’Anatolia quanto dai dialetti italici.

Erodoto non aveva torto nel dire che gli antenati degli Etruschi erano Lidi. Ma Dionigi aveva ragione nel dire che gli Etruschi erano nativi dell’Italia e molto antichi.

Bibliografia di riferimento:

Approfondimenti:

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: