Cassini, tra Grand Finale e futuro

NASA_Cassini

Alle 13.54 ora italiana del 15 settembre 2017 la NASA ha annunciato di aver definitivamente perso il contatto radio con la sonda Cassini, contatto che era mantenuto dall’antenna 43 del Deep Space Network di Canberra (Australia).

Il segnale radio ricevuto prima della perdita di contatto (sopra) e dopo (sotto)
Il segnale radio ricevuto prima della perdita di contatto (sopra) e dopo (sotto)

Si è conclusa così una missione che è durata 19 anni e 11 mesi (era stata lanciata il 15 ottobre 1997), durante gran parte dei quali ci ha permesso di conoscere come mai prima d’ora Saturno ed il suo mirabolante sistema di lune.

Come ha però avuto modo di ricordare Badri Younes della NASA durante l’evento celebrativo svoltosi in ASI in concomitanza con l’ultimo tuffo di Cassini verso l’atmosfera di Saturno:

non c’è da esser tristi: dobbiamo festeggiare

Questo perché il volo di Cassini è finito oggi, ma i dati che ci ha lasciato, compresi quelli di una qualità ed un dettaglio senza paragoni, dovranno essere analizzati a lungo dai ricercatori che fanno parte del team per poterne trarne le importanti informazioni che contengono.

Mantenendo attivo l’archivio, che nel tempo diventerà interamente pubblico, i prossimi anni saranno pieni di pubblicazioni basate su questi dati (in totale sono 635 GB), con un occhio già rivolto verso progettazione delle prossime missioni dedicate alla risoluzione dei misteri che Cassini ha aperto.

Perché questa è la scienza: porsi delle domande, trovare il modo di rispondervi e quindi ripartire con nuove domande, prima nemmeno immaginabili.

E senza il supporto fattivo dell’industria tutto questo non sarebbe possibile. Cosa che sappiamo bene in Italia dove, nonostante gli scarsi finanziamenti alla ricerca di cui ci si lamenta spesso, e le piccole dimensioni del nostro Paese, riusciamo sempre ad essere in prima file nelle collaborazioni internazionali.

Il tutto grazie ad una sinergia collaudata tra enti scientifici ed aziende (che negli anni si sono trasformate da piccole realtà a colossi internazionali) finanziata sapientemente dall’ASI. Di questa sinergia esempio principe può essere quella sfida che quasi trent’anni fa Angioletta Coradini lanciò dall’INAF alle Officine Leonardo per costruire uno spettrometro ad immagini con caratteristiche e prestazioni ritenute quasi impossibile: una sfida vinta con la presenza di VIMS sulla Cassini, che ha avuto l’onore di essere l’ultimo strumento ad essere spento prima del “suicidio” della sonda madre.

E se “del futur non c’è certezza” possiamo però essere certi che l’esplorazione dello spazio non si fermerà qui: nuove missioni sono in partenza, dedicate a Marte e al sistema gioviano, per fermarsi al solo Sistema Solare e lasciando perdere esopianeti, astrofisica delle alte energia e cosmologia. Ed altre missioni stanno prendendo corpo nella mente di qualche giovane ricercatore, stuzzicato dalle scoperte strabilianti dell’oceano di acqua sotto la superficie ghiacciata di Encelado e del “mondo alla rovescia” di Titano, dove a formare laghi, fiumi e piogge sono idrocarburi come il metano.

Encelado con i suoi geyser ed il mare sotto la superficie (NASA)
Encelado con i suoi geyser ed il mare sotto la superficie (NASA)
La superficie di Titano ripresa dalla Huygens (NASA)
La superficie di Titano ripresa dalla Huygens (NASA)

Grazie alla Cassini non siamo mai stati tanto vicini alla scoperta di mondi capaci di ospitare la vita e, per usare ancora altre parole di Badri Younes,

you are only limited by your imagination… and sometimes by the laws of physics

 

Per approfondire:

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