I mari sono oscuri e pieni di terrori (color arcobaleno)

Se l’Inferno fosse una scintillante festa arcobaleno del terrore, trovereste questo tizio a bere drink fino alle 10 del mattino.

If Hell’s a glittery rainbow party of terror, you’ll find this guy having post-drinks in the pub at 10am.

– Becky Crew per Scientific American

Eunice di rimini

Ciao tesorucci! Piacere di conoscervi!
Il mio nome è Eunice, da Rimini. Sì, proprio così.

Per la precisione secondo gli zoologi il mio nome completo all’anagrafe tassonomica è Eunice aphroditois. Si tratta di un nome in greco antico, perché nel mondo scientifico tradizionalmente si usano proprio il greco e il latino per dare nomi, in quanto erano le lingue di cultura all’epoca della nascita del metodo scientifico (e gli scienziati di paesi diversi comunicavano tra loro scrivendo opere in latino, persino Newton lo fece). La disciplina che si occupa di dare i nomi agli animali è chiamata tassonomia e fu inventata dal naturalista svedese Linneo nel XVIII secolo. Se lo dovessimo tradurre in italiano, questo nome significherebbe più o meno “Vittoriosa di Afrodite”. Ma Eunice era anche una bellissima ninfa marina nella mitologia greca, una delle Nereidi. E sono bellissima anch’io!

Comunque, non sono sola, ci sono varie altre specie di Eunice, circa 350 (contatele!). Le altre specie mie sorelle a volte non mi assomigliano per niente, mentre altre non sono poi tanto dissimili da me, il che a volte confonde un po’ chi ci incontra. Gli amici zoologi non fanno distinzioni e ci chiamano tutte affettuosamente (e affettosamente…) verme Bobbit, o Bobbit worm in inglese. Vi spiego il perché.

Sono infatti un verme marino. No, dai, non scappate, non c’è nulla di male. Abito nei fondali fino a 20 metri di profondità, infossata nel sedimento. Vivo nelle acque più calde di tutti gli oceani, ma potete trovarmi anche nel Mar Mediterraneo. Come detto prima, a volte c’è un po’ di confusione con le mie sorelle: nel Mar Adriatico vive Eunice roussaei, dai colori tra il bordeaux e l’arancione. Gli scienziatoni che si occupano delle scienze della vita, la biologia, sempre impegnati a catalogare e classificare gli esseri viventi, mi hanno inserita in uno dei gruppi di vermi più antichi a essere comparsi nella storia naturale ed evolutiva della Terra, quello degli anellidi. Se lo avete già sentito nominare, è lo stesso a cui appartengono i lombrichi che tanto sono amati dagli agricoltori e dai giardinieri perché aiutano le coltivazioni. Eh sì, può non sembrare ma siamo imparentati, anche se molto alla lontana!

Ciò che contraddistingue gli anellidi rispetto ad altri animali è il corpo suddiviso in segmenti ad anello, da cui il nome per l’appunto. È palese, non tutti gli anellidi sono uguali. Anche voi non siete uguali ai vostri cugini più lontani, tipo quelli che vivono in America dove un secolo e mezzo fa migrò il bis-bis-prozio, pur essendo imparentati.

A differenza dei lombrichi, però, sono inserita nella suddivisione dei policheti, che prendono il nome dalla presenza di numerose appendici setolose o criniere (in greco rispettivamente: (polús πολύς e cháitē χαίτη). Magari nei vostri acquari avete avuto dei policheti famosi, come la mia cugina Sabella spallanzanii, detta spirografo, oppure Lanice conchilega, detta muratrice delle sabbie. Oppure li avete incontrati andando al mare e facendo immersioni. Fidatevi, se avete mai avuto a che fare con il mondo marino ne avrete visto almeno uno una volta. Tutti organismi che vivono fissi sul fondale (in gergo tecnico si dice che sono bentonici) e filtrano le particelle in sospensione trascinate dalle correnti grazie alle loro setole pelose.
In poche parole polichete vuol dire pelosetto di mare!

Capito tesorucci? Non sono un tenero pelosetto?

Eunice_aphroditois
Photo credits: Jenny Huang ~ Flickr, CC BY 2.0 via Wikimedia Commons

Io però vivo sì sul fondale, ma non filtro l’acqua in maniera statica. Sono un po’ diversa dalle mie lontane cuginette filtratrici. Il mio lavoro è quello di essere una spazzina delle carcasse che trovo (sono cioè saprofaga), ma soprattutto una temibile predatrice. Preferisco cacciare di notte.

La mia tecnica è peculiare, e il mio infausto soprannome deriva da questa. Ricordate che ho detto che a volte sono chiamata verme… Bobbit? E che vuol dire? Il motivo è che ho quelle che sembrano delle mascelle a forma di enormi forbicioni. Trattasi in realtà di una faringe cornea. Quando individuo una preda, la estrofletto così rapidamente, ma così rapidamente, ma COSÌ RAPIDAMENTE, che la forza con cui impatto verso la preda è capace di spezzarla a metà. Una volta afferrata, la trascino giù nel mio buco (letteralmente) di appartamentino per divorarla.

Immaginate un leone che vive nascosto nel terreno, da cui spara fuori le zanne dalla bocca, in una maniera talmente forte da essere capace di aprire letteralmente in due una gazzella, per poi trascinarla in un buco dove verrà mangiata. Ecco, faccio qualcosa di simile quaggiù. Potete comprendere quindi di che reputazione terrificante io goda qui fra gli abitanti dei fondali marini.

Infatti il soprannome mi venne dato in onore di Lorena Bobbit, che nel 1993 mozzò il pene di suo marito (però usò un coltello e non delle forbici). Giuro, è vero! Fu quel tesoruccio spiritosone di Terry Gosliner a sceglierlo per tutte le Eunici.

Image via: Echinoblog
Image via: Echinoblog – Who named the Bobbit Worm (Eunice sp.)? And WHAT species is it truly?

Ah, questi zoologi, bisognerebbe fare qualcosa per il loro humour diffamatorio.

La celebre rivista divulgativa Scientific American poi ha infierito: infatti ha affermato che se all’Inferno facessero dei party arcobaleno del terrore, starei ad ordinare drink fino alla mattinata successiva. Per diamine, a voi farebbe piacere se qualcuno sindacasse sulle vostre abitudini sminuzzatorie? Sgrunt.

Ogni tanto mi accusano di qualcosa. Tutte noi Eunici, a seconda della specie, abbiamo purtroppo una pessima fama. Di certo, preferisco essere associata alla Vittoria piuttosto che a un caso di violenza.

Ammetto però che a volte combiniamo qualche birichinaggine e beh, insomma, siamosolo  di carattere un po’ deciso, dai…

* sigh *

Va bene, forse un po’ ce la cerchiamo questa nomea.

Nel 2009 un mio amico venne importato per sbaglio nel Blue Reef Aquarium di Newquay, in Cornovaglia. Si accorsero di lui dopo che i pesci iniziarono a sparire dalla vasca, magari un pezzo alla volta, quando non erano già tranciati in due. Beh, dai! Qui non potete biasimarlo. L’hanno strappato dal suo habitat senza accorgersene e ‘sti tontoloni nemmeno si sono premurati di controllare i sassi che hanno inserito nelle loro vasche! Ricordate tesorucci acquariofili, controllate sempre cosa prendete e mettete. Per la cronaca, chiamarono il mio amico Barry.

La vita, si sa, è ingiusta. Però io rimango bellissima e coloratissima, vero? Mi prendono in giro e chiamano così perché sono solo tutti invidiosi di quanto io sia bella con i miei sgargianti riflessi arcobaleno, dovuti alla sovrapposizione di strati cellulari sulla mia corazza chitinosa che rifrangono la luce:

Picture via Aqualifeimages
Picture via Aqualifeimages
Eunice 2
Picture via Aqualifeimages

 

Per aiutarmi nella caccia posseggo cinque escrescenze filamentose che fungono da organo sensoriale. Sono come antennine ipersensibili, se una sventurata preda si avvicina troppo parte il segnale nervoso per cui devo estroflettere i miei forbicion ehm la mia faringe cornea per catturarla. Come se ciò non bastasse, inietto anche una potente tossina per stordirla, così da ingoiarla, anche se è più larga di me. Tanto, posso crescere fino a ben 3 m (TRE METRI) di lunghezza, quindi ne ho più che a sufficienza di intestino per assimilare il mio pasto! Immaginatemi mentre mi arrampico sulla vostra gamba.

Come molti altri policheti, vivo avvolta in una sorta di astuccio mucoso, che avvolge il mio corpo proteggendolo dall’attrito contro le pareti sabbiose della mia tana e che produco grazie alle ghiandole che circondano la mia superficie. Ma quando è il tempo di riprodursi, me ne disfo e nuoto via in cerca di un partner. Tranquilli, non gli mozzo il pene nonostante il mio soprannome, anche perché nessun polichete possiede un pene. L’umorismo di certi zoologi è veramente inappropriato, visto?


Oh, però, i ricercatori non sanno ancora di preciso come mi riproduco nel dettaglio, ma suppongono che io mi accoppi in età molto giovane per poi proseguire per la mia strada da polichete indipendente e in carriera (addetta ISTAT-Bentos per il controllo della popolazione). Questi guardoni non si fanno proprio gli affarini loro, perdindirindina!

Però, in effetti, attualmente sono single.
Qualche tesoruccio vuole venire a cena da me stasera? Ho giusto un certo languorino…

Intendo, come ospiti. 

Approfondimenti:

Alcune note:

  • il nome comune italiano “Eunice da Rimini” è vero, non è una battuta nostra. Non sappiamo però da dove si origini (se qualcuno lo sapesse ci facesse sapere). Inoltre, è probabile che non si tratti realmente di Eunice aphroditois ma di Eunice roussaei;
  • anche se Eunice sp. viene spesso paragonata alla lingua dello xenomorfo di Alien, quest’ultimo porta più somiglianze con le murene, in futuro approfondiremo la tematica con degli articoli dedicati;
  • il termine bobbit worm nei paesi anglofoni è spesso usato in generale per riferirsi a qualunque esemplare grosso del genere Eunice, non solo a Eunice aphroditois.

“i pony non sono più l’unica cosa arcobaleno nel reame”

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