Mileva Einstein: anche lei contribuì al Nobel

Mileva e Einstein

In pochi sono a conoscenza che la moglie del celebre Albert Einstein fosse una fisica; ancora meno che abbia contribuito in modo notevole ai lavori del marito, nonostante l’assenza del suo nome in letteratura.
Questa donna grandiosa era Mileva Marić, nata in Serbia nel 1875 da una famiglia benestante. Il padre riuscì a ottenere dal Ministero dell’Istruzione un permesso per far frequentare alla figlia le lezioni di fisica presso una scuola superiore nello stesso Paese. I suoi compagni di classe la definivano come una ragazza brillante e al tempo stesso introversa. Terminò gli studi a Zurigo nel 1894, non senza difficoltà psicologiche dovute alle ripetute offese dei ragazzi a causa della sua andatura claudicante. Sempre lì, nel 1896, fu ammessa al Politecnico insieme ad Albert Einstein. Da quel momento in poi i due diventarono inseparabili, nonostante lei non seguisse molto le lezioni, prediligendo lo studio autonomo. Mileva era una ragazza metodica, ben organizzata e aiutò molto Albert durante il suo percorso di studi.

In una lettera del 1899 che Albert le scrisse da Milano leggiamo: “il clima qui non mi piace molto, e mentre mi manca il lavoro, mi trovo immerso in pensieri negativi. Mi manca averti vicino […]”.
Una testimonianza indiretta sulla sinergia tra i due è quella del fratello di Mileva, Miloš Jr, sostenendo che la coppia si sedeva ogni sera davanti al tavolo, con la sola luce di una lampada ad olio, per lavorare tutta la notte alla risoluzione dei più disparati problemi di fisica. Lei fu molto d’aiuto nelle ricerche di Albert, e contribuì notevolmente sia come supporto psicologico, sia come vero e proprio aiuto alla stesura degli articoli. In uno dei salotti scientifici che Miloš Jr era solito tenere, una volta Einstein disse: “Ho bisogno di mia moglie. Lei è capace di risolvere tutti i miei problemi matematici”.
Michelmore, uno dei biografi di Albert, scrive che questi impiegò cinque settimane per la stesura dell’articolo che pose le basi della relatività ristretta e si riposò a letto per altre due, mentre la moglie ricontrollava minuziosamente tutto il lavoro. Possiamo però dire che ella contribuì specificatamente al Nobel del marito grazie ai suoi aiuti nello studio dell’effetto fotoelettrico.
Quello che importava a Mileva, tuttavia, era sostanzialmente la felicità e il successo del marito. La decisione di non apparire in letteratura come co-autrice fu infatti presa mutualmente. La storica Milentijević sostiene che il motivo fu soprattutto sociale: purtroppo avere il nome di una donna in un articolo importante nei primi anni del secolo scorso significava automaticamente far perdere credibilità al contenuto dello stesso.

A questo punto dobbiamo sottolineare che Einstein non fu un marito esemplare. Frequenti furono i tradimenti e i danni sia psicologici che – presumibilmente – fisici inflitti alla moglie. Secondo Hans C. Ohanian, come scritto nel suo libro “Einstein’s mistakes: the human failings of genius”, alla fine del 1905 Mileva era ormai diventata la sua cuoca personale e la madre dei suoi figli, perdendo ogni interesse nella fisica. Anche se altri storici, quali Stachel et al. (1), ritengono che ciò non sia vero, dato che in quel periodo la moglie scriveva lettere piene di entusiasmo a proposito della sua vita con Einstein e che sembrano quindi far tendere a sfavore la suddetta teoria sulla perdita d’interesse nella materia. L’argomento è controverso.
La cosa certa è che molte sono le testimonianze dell’aiuto di Mileva al lavoro del noto fisico tedesco e, nonostante ci siano molte prove a favore di una fervida collaborazione della moglie, dobbiamo dire che la storia in questi casi è crudele: non c’è modo di recuperare un Nobel mancato o un nome caduto nell’oblio; quello che è possibile fare è ristabilire una memoria collettiva attraverso la storia della scienza, per non dimenticare i veri volti dietro i quali si nascondono le scoperte scientifiche.

Testo a cura di: Matteo Paolieri

Fonti e approfondimenti:

(1) Stachel J, Cassidy D.C., Renn J., Schulmann R., The collected papers of Albert Einstein, vol. 2: the swiss years: writings, 1900-1909, Princeton University Press, 1990

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