Secondo nome: Huntington – Design for All – Mostra

AICH Milano Onlus e Huntington Onlus, in collaborazione con l’Università di Pavia, nell’ambito del progetto “la cura in una cellula” presentano la mostra “Secondo nome: Huntington” dal 14 novembre al 2 dicembre allestita presso il Collegio Fratelli Cairoli di Pavia.

AICH Milano Onlus e Huntington Onlus, in collaborazione con l’Università di Pavia, nell’ambito del progetto “la cura in una cellula” presentano la mostra “Secondo nome: Huntington” dal 14 novembre al 2 dicembre allestita presso il Collegio Fratelli Cairoli di Pavia. Non si tratta di un’anteprima, bensì di un progetto itinerante. La mostra, infatti, è stata inaugurata il 29 giugno scorso presso la Triennale di Milano, dove è poi rimasta esposta fino al 30 luglio; renderla itinerante è parte dell’obiettivo e del desiderio che ha portato alla sua realizzazione. Secondo nome: Huntington conclude una serie di iniziative che per oltre un anno hanno coinvolto familiari, designers, biologi, ricercatori e fablab/makerspace milanesi, tutti chiamati a mettersi in gioco e fare rete per riflettere insieme sulla malattia con uno sguardo distante da tabù, stereotipi e pregiudizi che troppo spesso accompagnano l’Huntington. Una malattia che, come “un secondo nome”, il destino attribuisce alla persona: un’eredità familiare che da quel momento la accompagna, diventando parte integrante della sua identità.

La mostra, perseguendo uno scopo informativo e di sensibilizzazione, contribuisce ad accendere la luce su questa malattia rara per la quale, ancora oggi, non esiste una cura. L’Huntington (scient. Còrea Major) è una patologia ereditaria degenerativa del Sistema Nervoso Centrale che colpisce le persone nel pieno della loro vita (tendenzialmente tra i 30 e i 50 anni) andando a modificarne completamente le abitudini quotidiane, le capacità cognitive e l’autonomia, poiché è caratterizzata da movimenti involontari patologici, gravi alterazioni del comportamento e un progressivo deterioramento cognitivo. Il suo impatto non è irrilevante: in Italia si stima che esistano 150.000 persone colpite direttamente o indirettamente dall’Huntington. La malattia, infatti, non è un fatto individuale: abita il singolo ma diviene tanto rapidamente quanto naturalmente una questione familiare. I pensieri, le aspettative, i sogni di ognuno ne sono inevitabilmente coinvolti, assorbiti, interrogati senza scelta, così come lo spazio, il tempo, la casa.

Per la prima volta con questa iniziativa anche il mondo del design è chiamato a raccontare l’Huntington, immaginando prodotti pensati per i malati ma utilizzabili da tutti. Viene così ribaltata la prospettiva che solitamente sottende l’approccio dei prodotti per disabili: con la mostra nasce un variegato microcosmo di possibilità volte all’aumento della qualità della vita dei malati di Huntington e dei loro familiari – spesso i principali se non unici caregiver – tramite una sensibilità progettuale che proponga prodotti funzionali accessibili a tutti, rendendo la quotidianità più semplice e superando la visione convenzionale della disabilità come “qualcosa che va aggiustato”. La mostra è articolata in due sezioni: una dedicata ai progetti dei vincitori del concorso under35 “…ma così è la vita! Junior design contest”, l’altra ai progetti di designer – tra cui Alessandro Guerriero, Lorenza Branzi e Nicoletta Morozzi, Lorenzo Damiani e Brian Sironi – chiamati a confrontarsi con la gestualità istintiva dei malati e con la loro forza quotidiana, raccontate in diversi scenari domestici.

I designer hanno riflettuto sull’Huntington, su implicazioni psicologiche e pratiche del vivere, su una diversità che, con sfumature diverse, ognuno di noi può sperimentare nel corso della vita. I progetti esposti rispettano infatti le necessità della malattia, ma parlano di gesti, di emozioni, di delusioni, di paure, di speranze e di sfide universali. Afferma il curatore Davide Crippa: “Sono storie di vita quotidiana, frammenti di routine familiari che svelano equilibri sospesi tra il coraggio e la paura del presente, che ci raccontano gesti ordinari, ma talvolta insormontabili; sono problemi da osservare con delicatezza, un mondo di disabilità che si ribella alla dimenticanza, codici della normalità da rimettere in discussione; sono attimi, paure, nudità sfuggenti; sono tentativi di autonomia e rivendicazioni di gioia; sono storie di cura e di amore, di perdite e di conquiste, di paure e di sollievi. Sono progetti come ‘racconti fragili’ composti per dare forma a un manifesto del progetto debole, un manifesto per la Malattia di Huntington”.

 

A cura di
Davide Crippa
Progetto di allestimento Ghigos

Promotori
AICH Milano Onlus
Huntington Onlus

Coordinamento generale
Barbara Di Prete
Alessandra La Terza
con Mission Continuity

Designer
Damiano Alberti, Lorenza Branzi, Tommaso Brillo, Lorenzo Damiani, Daniele Enoletto e Angelo Passariello, Ghigos, Sirine Graiaa con Elodì Malacarne e Giulia Massacesi, Alessandro Guerriero, Claudio Larcher, Nicoletta Morozzi, Claudia Scarpa, Serpica Naro, Brian Sironi, Sovrappensiero, Tecnificio

Fablab Partner
FabLab Milano, Ideas BIT FACTORY, Makers Hub, Opendot, Polifactory, TheFabLab, WeMake, YATTA!

Editore
D Editore

Ufficio stampa
Mission Continuity

Media partner
Italia Unita per la Scienza

Sponsor tecnici
Grafiche Villa
Manifatture Tessili
Prete Olmo Giuseppe SpA Poliplast Snc di Maduzzi Gianni & C.

Patrocini
LEDHA – Lega per i diritti delle persone con disabilità
LEDHA PAVIA
ADI – Associazione per il Disegno Industriale
Fondazione Telethon

Per informazioni:
Mission Continuity
mc@aichmilano.it

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